Museo Masedu

Sede Via Pascoli 16, Sassari -  Mappa
Informazioni Tel +39 079234466 | antoniomarras@lescopains.com



Comunicato stampa evento: Media.comm(unity)/comm.medium

Dal Saturday 28 February 2004
al Friday 28 May 2004

Gli artisti correlati A12, Adriano Nardi, Alberto Lavoratori, Ale Staffa, Alighiero Boetti, Andrea Accardi, Andrea Neri, Anonima Di-chi-sì-lu-son, Antonella Mazzoni, Antonello Matarazzo, Anttelevision, Arrington De Dyonisio, Art In Ruins, Art In Space, Avanguardie Permanenti, Baggi Representative, Banka Di Oklahoma, Bertinetti & Co., Blu, Bruno Zanichelli, Camerablu, Cast, Caterina Notte, Chiara Demelio, Chris Lanier, Claudio Parentela, Claudio Spoletini, Cliostraat, Collettivo 33, Coniglioviola, Corrado Levi, Cristina Show, Cyberzone, Daniela Cignini, Dennis Oppenheim, Deus Irae, Discovolantetv, Dormice, E.m.p.r.e.s.a., Emilio Fantin, En Avant Comme Avant, Enrico T. De Paris, Enrico Tomaselli, Fabrizio Passarella, Firehouse, Fischerspooner, Futur Planet, G.p. Mutoid, Gahp, Generic Art History And Promotion (gahp), Gianluca Costantini, Giardini Pensili, Giorgio Lupattelli, Giulio Paolini, Giuseppe Palumbo, Hamlet Rice, Ian+, Information Fiction Publicité (ifp), Ingold Airlines, Inguine.net, James Kochalka, Jeffrey Isaac, Jessica Angiulli, Joe Sacco, Julie Doucet, Kufia, Limiteazero, M. Bertinetti & Co., Ma0/emmeazero, Maicol & Mirco, Makrida, Manfred Regen, Marco Antonini, Marco Moschini, Maria Pia Cinque, Mario Bailone, Mario Matto & C., Mario Volpi, Mark Merkeke, Massimo Semeraro, Maurizio Cattelan, Max Andersson, Michelangelo Pistoletto, Migule Brieva, Millepiani, Mimmo Manes), Minimaltv, Mosaicotv, Nello Teodori, Netcriticalzine, Nicole Fvr/2 A+p, Oginoknauss, Old Players Society, Paper Resistance, Partito Del Tubo, Pecciolitv, Peter Lang, Pier Luigi Pusole, Piero Gilardi, Premiata Ditta, Prof.dr.dr. Zagreus Bowery, Quinta Parete, Richard Long, Ronald Victor Kastelic, Sacco & Vanzetti, Santolo De Luca, Sciatto Produzie, Sergio Cascavilla, Servaas, Silvje Fleury, Stalker, Studio Azzurro, Tecnotest, Teleportotv, Tessarollo Team, Tim Rollins And K.O.S., Tommaso Tozzi, Urs Lüthi, Videor, Vilma Drk, Wochen Klausur, Www.eadessovediamo.org/ncz
Media.comm(unity)/comm.medium
Divenire comunità oltre il mezzo: l’opera diffusa

Ideazione e cura di: Gabriele Perretta
Sede: MASEDU, Centro per l’Arte Contemporanea, Via Pascoli 16, Sassari
Inaugurazione: 28 febbraio, ore 18,30
Orario espositivo:
Info: 339.71.59.330 – 335.59.86.339 – 339.65.10.508, polilab2000@libero.it
Installazione: Artès et company
Organizzazione: Artès
Collaborazioni: Installart & Polilab2000

Mostra: Media.comm (unity)/comm.medium. Divenire comunità oltre il mezzo: l’opera diffusa

Comm the comm (aition.comm…): Tim Rollins and Kos, Information Fiction Publicité (IFP), Studio Azzurro, Limiteazero, Dormice, Quinta Parete, Mario Matto & c., Cast, GAHP, Futur Planet, Makrida, Elastic Group of Artistic Research, Fischerspooner, Wochen Klausur, EN AVANT COMME AVANT, Art in Ruins, Art in Space, Tessarollo Team, G.P. Mutoid, E.M.P.R.E.S.A., Giardini Pensili, Premiata Ditta, Ultrash
Polilab01 a cura di Anonima di-chì-si-lu-son: Jeffrey Isaac, Santolo de Luca, Adriano Nardi, Sergio Cascavilla, Claudio Spoletini, Chiara Demelio, Enrico T. De Paris;
Polilab02 a cura di Old Players Society: Ronald Victor Kastelic, Fabrizio Passarella, Antonella Mazzoni, Giorgio Lupattelli, Andrea Neri, Mario Volpi, Caterina Notte, Antonello Matarazzo;
Polilab03 a cura di Cristina Show: Servaas, Ingold Airlines, Banka di Oklahoma, Pier Luigi Pusole, Tecnotest, Bruno Zanichelli, Corrado Levi, Piero Gilardi;
Polilab04 a cura di M. Bertinetti & Co.: Alighiero Boetti, Silvje Fleury, Urs Luthi, Richard Long, Dennis Oppenheim, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto;
Polilab05 a cura di Generic Art History and Promotion (GAHP):Tommaso Tozzi, Emilio Fantin, Daniela Cignini, Marco Moschini, Nello Teodori, Maurizio Cattelan;
Comm.noesis: Millepiani, Cyberzone, Collettivo 33, www.eadessovediamo.org/NCZ; Nickname: Baggi Representative, Partito del Tubo, Prof.dr.dr. Zagreus Bowery, Hamlet Rice, Coniglioviola, Bertinetti & Co.;
Newsgroup: Inguine.net (feat: manfred regen, gianluca costantini, maicol & mirko, marco antonini, giuseppe palumbo, migule brieva, paper resistance, kufia, joe sacco, alberto lavoratori, blu, sacco & vanzetti, mario bailone, firehouse, ale staffa, massimo semeraro, claudio parentela, deus irae, andrea accardi, james kochalka, maria pia cinque, arrington de dyonisio, julie doucet, enrico tomaselli, jessica angiulli, max andersson, vilma drk, chris lanier, mark merkeke, mimmo manes), nodo: www.thebrainbox.com, www.sueo.it, www.lavectoria.com, www.canefantasma.com, www.muridicarta.it;
Comm/on ground a cura di Ma0/emmeazero: A12, Cliostraat, Stalker, Peter Lang, Ian+, Nicole_fvr/2 a+p, Avanguardie Permanenti, Sciatto Produzie;
Kata_doxon.comm a cura di www.eadessovediamo.org – NetcriticalZine, nodo: Oginoknauss, ANTtelevision, MinimalTV, MosaicoTV, CameraBlu, Videor, PeccioliTV, TeleportoTV, DiscovolanteTV.


Questa mostra ha come idea centrale la convinzione che i soggetti che collaborano alla costruzione del materiale artistico hanno, ormai da tempo, assunto la tendenza a mescolare diverse esperienze e diverse identità, facendo circolare tutti i saperi, artistici e non, uno nell’altro. Da qui le comunità invisibili e le community esplicite; da qui la mente diffusa e la generalizzazione di qualsiasi applicazione estetica. Entro i manufatti, le visioni del mondo, dei luoghi e dello spazio, attraverso le immagini e la scrittura, gli stili, i generi, le architetture e le tendenze, le filosofie e gli oggetti, operano, si intrecciano e mutano continuamente significato, contesti e pretesti diversi. Le comunità divise (le comm. indivise) e le dispersioni a venire sono in accordo, ma più spesso in contrasto, le une con le altre: esse si vedono insieme e si sentono distanti, si vivono provvisorie e durature, interagiscono con loro stesse e con l’ambiente, il sapere, il senso comune e le emozioni. È come se le tracce di un lavoro, apparentemente individuale e totalmente filtrato dai rimbalzi dei media, declamassero: “the most migratory things in the world”.
In effetti, mentre da più parti si fa avanti l’ipotesi di un’eclissi delle forme di aggregazione e di una rinascita del sentimento del genio individualista e proprietario, si può dire che nessuna questione ritorna al centro del dibattito sul simbolico tanto quanto quello della community. Nel dissidio contemporaneo, quando si costruisce l’opera, la comm. non è una contesa da difendere ma un vuoto, un debito che ogni operatore ha nei confronti dell’altro. Ogni segno (o di-segno) artistico sembra ormai costituito da una potenza altrui, un’imprescindibile alterità di noi stessi.
A partire, dunque, da alcuni esempi chiave del lavoro delle art community internazionali, la mostra Media.comm… non vuole solo continuare a desacralizzare il concetto di opera, né quello di artista ma, criticando il famoso slogan di M. McLuhan il medium è il messaggio, vorrebbe dimostrare che il medium è la comunità e l’arte, dissolvendosi nella vita quotidiana, già ai tempi di Kurt Schwitters, aveva oramai superato il mezzo, scegliendo l’ambiente e la comunità non come un’effettualità, ma come un soggetto che spinge i moventi, le cause e gli impulsi a divenire. È la comunità stessa nella sua fattualità che non impone più un modello linguistico o il progetto di un’opera, ma “un’operatività diffusa”, che usa qualsiasi mezzo e realizza volontariamente un’opera disseminata, spesso mescolata tra gli strumenti e i messaggi della medialità che ormai brulicano nel sociale. In altri termini, qui la sostanza delle community è presa alla lettera, essa esprime una virtuale condivisione volontaria, una deliberata pratica di vita in comune, una “prestazione aperta” tra individui che instaurano delle relazioni reciproche, basate sulla mutualità di valori e sullo scambio di codici di accesso ad una rete infinita di cognizioni tecniche e non.
In questo concetto di collettività (in questo divenire community) rientrano tutte le espressioni artistiche e tutte vengono completamente azzerate ma anche, paradossalmente, potenziate: la pittura, la scultura, l’architettura, l’installazione, la fotografia, la musica, il cinema, il video, le televisione e la rete. Qui, ben presto si scopre che, ormai già da un bel pezzo, all’interno delle pratiche comunitarie la forma della non-opera ha preso il sopravvento, è considerata prioritaria. Ora, nella sua urgenza, anche il soggetto non appare centro (genio) assoluto dell’operatività artistica, ma l’altissima importanza dell’individuo e della sua identità stilistica è gestita all’interno di una partecipazione sparsa.
Ma questa esposizione, a partire da tali presupposti, cosa riesce a proporre al grande pubblico? Diciamo che essa offre la possibilità di ricostruire l’evoluzione dell’opera dei gruppi artistici degli ultimi anni. Si ritorna a riflettere sui temi dell’impresa collettiva per affidare a tali esperienze una funzione di monitoraggio sui mutamenti dello scenario artistico internazionale. Il rapido sviluppo tecnologico degli ultimi anni induce a imbattersi in nuovi problemi ed a sviluppare nuove strategie per affrontarli ed interpretarli. Che cosa è accaduto? Perché nelle odierne condizioni della comunicazione le identità si sono espanse? Perché la figura dell’autore ha mutato significato. Siamo in grado di scoprire la ragione di questo nuovo disagio, osservando l’ambiente e il gruppo sociale in cui lavora l’artista, perché se lo sfondo in cui l’autore agisce è in trasformazione, è in metamorfosi anche il suo ruolo. Possiamo capire l’arte del futuro se ci addentriamo in una nuova idea dell’autore. Gli esempi di artisti che circolano in comm.medium metteranno in guardia sui problemi che pone la nuova condizione artistica. Infatti, l’itinerario espositivo delle art.Comm. vuole fornire un utile raggruppamento delle questioni trattate e pone in evidenza i nuclei problematici della filosofia dei gruppi. Infatti, seguendo la mappatura disegnata dalle sezioni di tutta la mostra, i visitatori non solo potranno acquisire un’esperienza diretta della gamma crescente che l’estetica delle comunità rimanda, ma anche le suggestioni che interagiscono con essa.
Nei tempi delle comunità virtuali la diffusione e la distribuzione dell’arte cresce ogni giorno e si è trasformata in una pratica dilagante, ove tutti sono in grado di partecipare all’elaborazione di un’opera, di un manufatto, di una formattazione visiva. Di fronte alla composizione di essa non si prova più quel “sacro timore” che accompagna l’immagine del “genio”. Le comunità, con un’ironia ambiguamente nascosta da un’anonima autodefinizione, rimettono ancora una volta in discussione il senso dell’arte. Esse, contro ogni platonico timore, ci dicono che l’arte è dappertutto e gli autori sono in ogni luogo, in qualsiasi dimensione sociale. L’arte occidentale, per un destino beffardo, che le Comm (unity)… ci fanno ripercorrere nelle loro opere più importanti, è diventata lo specchio vuoto dei media. La sua sovranità si è dissolta, appare anonima nel momento in cui all’autore è stato sottratto il potere di individualizzare il suo segno. L’iter espositivo di Media.comm(unity)/comm.medium, insiste su di una storia delle comunità artistiche più recenti, composta tra l’Europa, l’America e l’Oriente, un divenire pittori, scultori, architetti, mass-mediologi, critici, turisti, misantropi, filosofi, curator trasformati, sotto lo strato di un nome collettivo, in nuovi artigiani dell’immaginario. Etichette ed emblemi, imprese ed anomie, manifestazioni collettive e montaggi, set ed occasioni di procedimento hanno contribuito a creare il tessuto artistico degli ultimi anni.
Di conseguenza, l’avvicendarsi dei gruppi, nei vari spazi del Masedu di Sassari, mette in relazione le successive generazioni con le singole personalità attive nelle diverse fasi della ricerca artistica contemporanea. Tutta la rassegna offre un panorama ampio ed articolato, sia dal punto di vista degli apporti stilistici che delle tematiche che caratterizzano l’arte comunitaria della nostra epoca. Il nostro tempo è stato definito l’era dell’intelligenza collettiva, ma all’intelligenza collettiva spesso si sovrappone, come se sussistessero tanti nickname, un divenire altra soggettività. Comm.medium… offre l’opportunità, a quanti sono interessati alle più recenti e fondate tendenze dell’arte, di farsi catturare dall’ambiente e dai medium che concorrono al gioco, sentirsi essi stessi medium, nonché proseguire negli effetti che questi segni artistici trasferiscono, spostano, trapiantano, dislocano sulla vita degli operatori anonimi. L’obiettivo è quello di sollecitare all’assimilazione, ovvero di penetrare, di interagire con l’universo dell’intelligenza generalizzata.

Media.comm(unity)/comm.medium
Divenire comunità oltre il mezzo: l’opera diffusa


Questa mostra ha come idea centrale la convinzione che i soggetti che collaborano alla costruzione del materiale artistico hanno, ormai da tempo, assunto la tendenza a mescolare diverse esperienze e diverse identità, facendo circolare tutti i saperi, artistici e non, uno nell’altro. Da qui le comunità invisibili e le community esplicite; da qui la mente diffusa e la generalizzazione di qualsiasi applicazione estetica. Entro i manufatti, le visioni del mondo, dei luoghi e dello spazio, attraverso le immagini e la scrittura, gli stili, i generi, le architetture e le tendenze, le filosofie e gli oggetti, operano, si intrecciano e mutano continuamente significato, contesti e pretesti diversi. Le comunità divise (le comm. indivise) e le dispersioni a venire sono in accordo, ma più spesso in contrasto, le une con le altre: esse si vedono insieme e si sentono distanti, si vivono provvisorie e durature, interagiscono con loro stesse e con l’ambiente, il sapere, il senso comune e le emozioni. È come se le tracce di un lavoro, apparentemente individuale e totalmente filtrato dai rimbalzi dei media, declamassero: “the most migratory things in the world”.
In effetti, mentre da più parti si fa avanti l’ipotesi di un’eclissi delle forme di aggregazione e di una rinascita del sentimento del genio individualista e proprietario, si può dire che nessuna questione ritorna al centro del dibattito sul simbolico tanto quanto quello della community. Nel dissidio contemporaneo, quando si costruisce l’opera, la comm. non è una contesa da difendere ma un vuoto, un debito che ogni operatore ha nei confronti dell’altro. Ogni segno (o di-segno) artistico sembra ormai costituito da una potenza altrui, un’imprescindibile alterità di noi stessi.
A partire, dunque, da alcuni esempi chiave del lavoro delle art community internazionali, la mostra Media.comm… non vuole solo continuare a desacralizzare il concetto di opera, né quello di artista ma, criticando il famoso slogan di M. McLuhan il medium è il messaggio, vorrebbe dimostrare che il medium è la comunità e l’arte, dissolvendosi nella vita quotidiana, già ai tempi di Kurt Schwitters, aveva oramai superato il mezzo, scegliendo l’ambiente e la comunità non come un’effettualità, ma come un soggetto che spinge i moventi, le cause e gli impulsi a divenire. È la comunità stessa nella sua fattualità che non impone più un modello linguistico o il progetto di un’opera, ma “un’operatività diffusa”, che usa qualsiasi mezzo e realizza volontariamente un’opera disseminata, spesso mescolata tra gli strumenti e i messaggi della medialità che ormai brulicano nel sociale. In altri termini, qui la sostanza delle community è presa alla lettera, essa esprime una virtuale condivisione volontaria, una deliberata pratica di vita in comune, una “prestazione aperta” tra individui che instaurano delle relazioni reciproche, basate sulla mutualità di valori e sullo scambio di codici di accesso ad una rete infinita di cognizioni tecniche e non.
In questo concetto di collettività (in questo divenire community) rientrano tutte le espressioni artistiche e tutte vengono completamente azzerate ma anche, paradossalmente, potenziate: la pittura, la scultura, l’architettura, l’installazione, la fotografia, la musica, il cinema, il video, le televisione e la rete. Qui, ben presto si scopre che, ormai già da un bel pezzo, all’interno delle pratiche comunitarie la forma della non-opera ha preso il sopravvento, è considerata prioritaria. Ora, nella sua urgenza, anche il soggetto non appare centro (genio) assoluto dell’operatività artistica, ma l’altissima importanza dell’individuo e della sua identità stilistica è gestita all’interno di una partecipazione sparsa.
Ma questa esposizione, a partire da simili presupposti, cosa riesce a proporre al grande pubblico? Diciamo che essa offre la possibilità di ricostruire l’evoluzione dell’opera dei gruppi artistici degli ultimi anni. Si ritorna a riflettere sui temi dell’impresa collettiva per affidare a tali esperienze una funzione di monitoraggio sui mutamenti dello scenario artistico internazionale. Il rapido sviluppo tecnologico degli ultimi anni induce a imbattersi in nuovi problemi ed a sviluppare nuove strategie per affrontarli ed interpretarli. Che cosa è accaduto? Perché nelle odierne condizioni della comunicazione le identità si sono espanse? Perché la figura dell’autore ha mutato significato. Siamo in grado di scoprire la ragione di questo nuovo disagio, osservando l’ambiente e il gruppo sociale in cui lavora l’artista, perché se lo sfondo in cui l’autore agisce è in trasformazione, è in metamorfosi anche il suo ruolo. Possiamo capire l’arte del futuro se ci addentriamo in una nuova idea dell’autore. Gli esempi di artisti che circolano in comm.medium metteranno in guardia sui problemi che pone la nuova condizione artistica. Infatti, l’itinerario espositivo delle art.Comm. vuole fornire un utile raggruppamento delle questioni trattate e pone in evidenza i nuclei problematici della filosofia dei gruppi. Infatti, seguendo la mappatura disegnata dalle sezioni di tutta la mostra, i visitatori non solo potranno acquisire un’esperienza diretta della gamma crescente che l’estetica delle comunità rimanda, ma anche le suggestioni che interagiscono con essa.
Nei tempi delle comunità virtuali la diffusione e la distribuzione dell’arte cresce ogni giorno e si è trasformata in una pratica dilagante, ove tutti sono in grado di partecipare all’elaborazione di un’opera, di un manufatto, di una formattazione visiva. Di fronte alla composizione di essa non si prova più quel “sacro timore” che accompagna l’immagine del “genio”. Le comunità, con un’ironia ambiguamente nascosta da un’anonima autodefinizione, rimettono ancora una volta in discussione il senso dell’arte. Esse, contro ogni platonico timore, ci dicono che l’arte è dappertutto e gli autori sono in ogni luogo, in qualsiasi dimensione sociale. L’arte occidentale, per un destino beffardo, che le Comm (unity)… ci fanno ripercorrere nelle loro opere più importanti, è diventata lo specchio vuoto dei media. La sua sovranità si è dissolta, appare anonima nel momento in cui all’autore è stato sottratto il potere di individualizzare il suo segno. L’iter espositivo di Media.comm(unity)/comm.medium, insiste su di una storia delle comunità artistiche più recenti, composta tra l’Europa, l’America e l’Oriente, un divenire pittori, scultori, architetti, mass-mediologi, critici, turisti, misantropi, filosofi, curator trasformati, sotto lo strato di un nome collettivo, in nuovi artigiani dell’immaginario. Etichette ed emblemi, imprese ed anomie, manifestazioni collettive e montaggi, set ed occasioni di procedimento hanno contribuito a creare il tessuto artistico degli ultimi anni.
Di conseguenza, l’avvicendarsi dei gruppi, nei vari spazi del Masedu di Sassari, mette in relazione le successive generazioni con le singole personalità attive nelle diverse fasi della ricerca artistica contemporanea. Tutta la rassegna offre un panorama ampio ed articolato, sia dal punto di vista degli apporti stilistici che delle tematiche che caratterizzano l’arte comunitaria della nostra epoca. Il nostro tempo è stato definito l’era dell’intelligenza collettiva, ma all’intelligenza collettiva spesso si sovrappone, come se sussistessero tanti nickname, un divenire altra soggettività. Comm. medium… offre l’opportunità, a quanti sono interessati alle più recenti e fondate tendenze dell’arte, di farsi catturare dall’ambiente e dai medium che concorrono al gioco, sentirsi essi stessi medium, nonché proseguire negli effetti che questi segni artistici trasferiscono, spostano, trapiantano, dislocano sulla vita degli operatori anonimi. L’obiettivo è quello di sollecitare all’assimilazione, ovvero di penetrare, di interagire con l’universo dell’intelligenza generalizzata.

Video Contact
Video Performance + Live Installation
di ELASTIC Group of Artistic Research
Alexandro Ladaga (Italia)
Silvia Manteiga (Spagna)

Live performer Davide Rocchi

Prodotto da ELASTIC Group

World Première

Video Contact è la nascita della video creatura :un performer macrocefalo , una video-chimera, che ha un monitor al posto della testa.
Un manichino-video il cui sguardo cattura l’anima dello spettatore nel desiderio della macchina di entrare in con-tatto fisico con lo spettatore.

La video-chimera, generata dalla tecnologia, esegue un assolo performativo al buio , interagendo con un paessagio urbano in progress, un flusso di immagini che creano una tessitura di possibilità intrecciate e marcano un territorio di realtà parallele.
Suono , immagini che procedono dalla testa-monitor , immagini che procedono dalle immagini video proiettate ...generano un’espressivo spazio-superficie , un dialogo empatico fra il mondo video del performer cieco e il mondo collettivo degli osservatori.

La pelle dello spazio diventa una superficie di estratti in movimento e sensazioni sonore dove il performer entra in con-tatto con il multiverso della virtualità e con la comunità- pubblico. In un mondo dove è vietato toccare le opere d’arte, la nostra opera d’arte live non desidera altro che entrare in con-tatto con il puBblico.



ELASTIC Group nasce come network artistico e laboratorio creativo di sperimentazione audiovisiva a 360°. Gli Elastic incentrano la propria ricerca sull'integrazione artistica di filosofia e new-tech e sulla pelle dell'architettura come superficie espressiva per l' immagine in movimento.
La definizione delIe opere del gruppo Elastic spazia dalle installazioni multimediali, a dispositivi filosofici, costruiscono parchi gioco concettuali, situazioni multistrato, scenografie psicodrammatiche. A volte divertenti, a volte sensuali, sempre lievi e dense. I loro lavori trasgrediscono - fortunatamente - i confini di ogni data disciplina. Sia barocchi che minimali: tutte le diverse atmosfere vengono fatte comunque convergere, contribuendo ad una salutare attivita' di ridefinizione dell'arte. E di noi stessi come spettatori
Elastic Group e' stato fondato da Alexandro Ladaga e Silvia Manteiga .
I loro progetti sono stati esposti in Italia, Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Austria, Grecia, Turchia, Polonia, Bulgaria, Giappone, Brasile, Cile , Canada , USA

Il poliedrico mondo di ELASTIC Group of Artistic Research usa i mezzi espressivi piu' diversi: il video, la installazione e la performance , creando un collage 'total art-work' che cambia la percezione dell'osservatore e lo induce a questionarsi le situazioni in cui normalmente fruisce l'arte, un efficace connubio tra spazio virtuale elettronico e spazio architettonico, tra macchina e spettatore.
L'aura leggermente ironica e divertita che pervade la loro estetica e una riflessione insistita sul dispositivo elettronico caratterizzano le opere di Elastic Group, che testimoniano una netta predisposizione all''elasticita' appunto - come suggerito dal loro nome, - Elastic Group of Artistic Research -, una tendenza ad adattarsi e/o attraversare e mutare/trascendere vari contesti e situazioni.




DAVIDE ROCCHI
Studia presso la Compagnia Era Acquario di Lucia Nicolussi Perego, perfezionandosi con maestri di fama internazionale. Nel 1999 viene scelto da Carolyn Carlson per essere ammesso all' Accademy Isola Danza, e in seguito entra a far parte della Compagnia della Biennale Danza; danza The Wave (1999), Parabola (1999), Light Bringers (2000) e J. Beuys Song (2001) su coreografie della stessa Carlson. Nel 2002 debutta con lo spettacolo "A trumpet sounded", di cui è interprete e coreografo, progetto realizzato per "Commissioni di nuova danza per La Biennale di Venezia".


Community plug in
Installazione fotografica costituita da multipli copie di frame-nti video che costruiscono una C
Una comunità di opere come una gigantesca spina pronta a collegarsi.
196cm x 174cm composta da 34 video frame di 20cmx20cm
By E L A S T I C Group


Un’opera composta da una comm-unity di diverse opere, da frame-nti video che compongono una copia unica.
L’opera è la comunità /comunione delle opere, uno sguardo multiplo e riproducibile che ha l’aura della nuova era dell’informa-nazionalizzazione.
.
Community plug in è un marchio, un logo, un network di opere di ELASTIC Group of Artistic Research
C per Community
C per Copia
C per Comunicazione
C per Costruzione
C per Città
C per Connessione
C per Cibernetica
C per Corpo
C per Copyright

C per Copia unica ma riproducibile…


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