Artissima

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Comunicato stampa evento: Artissima 13: Fabio Paris Art Gallery

Dal Thursday 09 November 2006
al Sunday 12 November 2006

> Andrea Caretto / Raffaella Spagna
> Armida Gandini
> Yumi Karasumaru
> Fawn Krieger
> Eva e Franco Mattes (0100101110101101.ORG)
> Bruno Muzzolini
> Dario Neira
> Giordano Pozzi
> Federico Solmi
> Tonylight
> UBERMORGEN.COM [Lizvlx/Hans Bernhard]
> Nicola Verlato


> Andrea Caretto / Raffaella Spagna
“M.P. (Materie Prime)_Foresta Planiziale” il nuovo progetto di Andrea Caretto / Raffaella Spagna che nasce da una riflessione ad ampio raggio sul concetto di materia prima come strumento di indagine sulle relazioni profonde che legano l'essere umano all'ambiente naturale.
La definizione di M.P. mette in evidenza un'interessante ambivalenza: con il termine "Beni" si pone attenzione all'esigenza dell'essere umano di individuare e trovare nel mondo naturale dei "prodotti" che possano soddisfare i propri bisogni; dall'altro l’espressione "stato naturale" fa riferimento ad un ambiente in qualche modo ancora "vergine", estraneo all'impatto dell'uomo sulla natura. Questa riflessione offre la possibilità di godere di una doppia visuale sulla relazione essere umano - ambiente naturale; le materie prime, trovandosi al primo livello della catena della lavorazione e trasformazione, conservano ancora tutte le informazioni sulla “porzione di natura” alla quale sono state sottratte; contemporaneamente esse già rivelano la scelta culturale che ne ha deciso la funzione e, attraverso le successive lavorazioni, la forma, l’uso, la destinazione. L’analisi rimane dunque in bilico sulla linea di confine tra l’ambiente selvatico originario al quale questi materiali appartengono ed il mondo del pensiero e dell’azione umana che in essi individua e trova una possibilità per il soddisfacimento dei propri bisogni o necessità vitali.
In quest’occasione l’attenzione degli autori si rivolge verso la cosiddetta Foresta Planiziale, la formazione vegetale che sino all’epoca pre-romana caratterizzava tutta la pianura padana e della quale rimangono oggi pochissime tracce sia sul territorio che nella nostra memoria.
Le dieci sagome di legno che compongono l’installazione qui presente, appartengono alle dieci principali specie di alberi che caratterizzavano l’antica foresta planiziale.

> Armida Gandini
Per Artissima presentiamo alcune opere della mostra “Rane in pancia”, un’accurata ricognizione di quel paesaggio dissestato e irregolare che è l’emotività umana.
Armida Gandini, usa il linguaggio della fotografia arricchita da interventi disegnati. Con queste opere l’artista ha eletto a campo di indagine, proprio quelle fasi della vita – l’infanzia o l’adolescenza – maggiormente implicate nei processi di sconvolgimento e riassetto delle emozioni. L'adolescenza non è infatti solo un momento di passaggio della vita umana, è anche uno stato mentale, una condizione che si riflette prepotentemente su lifestyle e tendenze.
Gli adolescenti sono consumatori onnivori, instancabili, distratti e attenti ma, allo stesso tempo, sono creature fragili, fragilissime, specchi in cui si riflettono le numerose incongruenze e aporie del mondo adulto. Armida Gandini sposta l’attenzione dal piano della semplice registrazione delle abitudini, dei gusti, del way of life delle giovanissime al substrato percettivo ed emotivo delle adolescenti, componendo un ritratto ben più sottile e meno consolatorio.
> Yumi Karasumaru
Presenta una tela di piccolo formato della serie ‘Tokio-Agers’
Yumi ci propone una lettura tutta al femminile del Giappone nuovo e insospettabile teso fra il radicamento delle tradizioni millenarie e l’inimmaginabile sviluppo tecnologico.
Il modo di apparire di queste teen-ager trasmette la giocosità dei colori, ricordano una metropoli sfavillante di emozioni, trasmettono un’impressione di estrema freschezza ed energia, piuttosto differente da quella dei “dipendenti” giapponesi (le categorie impiegatizie) esausti nei loro abiti grigi.

> Fawn Krieger
La destinazione dello spazio in termini sociali e spirituali definisce la sua ricerca.
Ispirata dalle architetture utopiche degli anni ’60, le rudimentali strutture/sculture che realizza sono spesso modulari e portatili. Le piccole sculture e i disegni di Fawn Krieger non sono altro che la ricerca di geografie alternative collettive che nascono dalla propria esperienza.
La ricerca si fonda nella tridimensionalità delle cose, nell’idea che racchiude uno spazio sconosciuto o ignoto, astratto o tangibile, fatto di opposizioni e polarità. L’artista americana lavora sulla tradizionale nozione di spazio come ‘building’ e di come sia possibile porsi di fronte o dentro in termini tanto relazionali quanto estetici. Il processo è quello della scavatura e della costruzione di moduli rudimentali e strutture fantastiche che mostrano la natura simbolica ed arcaica dell’artista.

> Eva e Franco Mattes (0100101110101101.ORG)
Per Artissima, presenteremo in anteprima assoluta una nuova serie di opere (stampe digitali su tela) dal titolo ‘Portraits’. Sono dei ritratti realizzati all’interno di un videogame, un mondo artificiale accessibile attraverso Internet.
Ogni immagine ritrae l’alter-ego virtuale (o Avatar) di una persona reale, fondendo una forma d’arte classica con la sperimentazione tecnologica più avanzata.
Belli ma effimeri, vuoti ma intensi, comici e tragici, semplici ed ambigui, artificiali e sensuali allo stesso tempo, questi ritratti esprimono i paradossi dell’esistenza “ipermoderna”.
Con questo progetto i Mattes hanno vinto il prestigioso Premio New York 2006, presentandolo in anteprima alla Italian Academy di New York.

> Bruno Muzzolini
out_inSight, si articola intorno al problema dell’abitare e dell’immaginario legato all’idea di “casa” e si sviluppa con un nuovo video e una serie di fotografie di grande formato. Abitare è un fenomeno d’interazione spazio-temporale, una presa di possesso di uno spazio e di un tempo, una domesticazione; sotto questa luce la casa rappresenta un concreto nocciolo spaziale del nostro stato psico-emotivo e comportamentale; ovvero luogo della possibilità di riconoscersi situati. Lo sguardo dell’autore compie una ricognizione su ciò che la casa cela dietro e dentro di sé, ponendo l’attenzione sul “perturbante”, sul non domestico che dimora, insieme alle nostre esistenze, all’interno delle nostre abitazioni.
Questa nuova serie di opere (foto e video) crea un sovvertimento dei luoghi comuni e delle convenzioni certe, con sguardo distaccato e ironico mette l’accento su una condizione di precarietà e slittamento.
Con l’obbiettivo fisso su un evento improvviso i video ‘The firework house (I-II-III)’, documentano il rapido evolversi di una situazione “distruttiva” che altera lo stato di quiete di una casa/abitacolo posta in un contesto naturale. Cambiandone radicalmente l’aspetto (trasparente/opaco) modifica la nostra percezione di interno esterno architettonico.

> Dario Neira
L'assonanza, non solo acustica, tra decidere e recidere non deve condurre alla convinzione che lo spazio di rottura sia luogo vuoto: è lì piuttosto che si (s)fonda il senso, facendo della declinazione del limite, l'esercizio della sua trasgressione. Sì e No fioriscono nel momento in cui l'uno suppone l'altro. Di qui, forse, la specularità "sbieca" che rende il me una propaggine (radice?) del ‘we’.
Oppure è una questione di percussione, di risonanze tra un me cavernoso e labiale e un ‘we’ estroflesso e soffiato (nel doppio senso di espirato e sottratto). Per cui lo sguardo è "di gola" e trova nello specchio la sua epi-glottide. Infine: ‘me-we-sì-no’ non sono che gorgoglio di corpo che risuona del desiderio dell'altro (o delle sue discordie). Per citare Lezama Lima: "la parola senza ciarle, nel suo puro giallo tuorlesco".
Procede la ricerca tra corpo e linguaggio dell’artista torinese.

> Giordano Pozzi
Comporre un’emozione con un disegno, congiungere le linee agli elementi, e dare forma a strutture impossibili sono alcuni aspetti del lavoro di Giordano Pozzi. La sua scultura è una costruzione composta di tracciati e materiali che si collegano ad un processo architettonico dove però l’architettura non è lo spazio per accogliere l’uomo ma il luogo per far rivivere le emozioni.
I lavori sono quindi allo stesso tempo sculture e strutture architettoniche inverosimili che nascono dalle sensazioni e dalla sensibilità del sistema nervoso continuamente sollecitato.
Tutto è trasportato in un volume tridimensionale fatto di ritmi, incastri, vibrazioni e piccole superfici tese a catturare una propria porzione di spazio. L’artista utilizza l’analogia visiva come strumento di progettazione: vede qualcosa come essenzialmente simile ad un'altra e la percezione è istintiva, quasi somatica di quello che può essere instabile e stabile, forte e debole, naturale e artificiale, armonico o squilibrato.

> Federico Solmi
King Kong and The End of the World è il nuovo disegno tratto dall’omonima videoanimazione in cui Federico Solmi veste i panni di un indomabile King Kong che gira impazzito per le strade di New York combinandone di tutti i colori. Degni di nota sono il duello nella coloratissima Time Square tra un King Kong superdotato, armato dell’insegna di McDonald, e la Statua della Libertà che cerca di difendersi invana con un fucile Kalashnikov; ma non solo, King Kong nel suo cammino non risparmia di certo i simboli del potere del mondo dell’arte americana come il Guggheneim Museum e la Gagosian Gallery di Chelsea la quale viene sarcasticamente fatta in mille pezzi... e infine, in un nuovo mondo ‘paradisiaco’, lo stesso protagonista riproduce all’infinito sé stesso e sua moglie Jennifer attraverso una specie di macchina riproduttiva.

> Tonylight
Space LED (2006), è un piccolo monitor prodotto manualmente dall'artista assemblando, con estrema pazienza, 192 LED blu. Sullo schermo – controllato da un vecchio 386 portatile - vengono visualizzate una serie di immagini elementari pescate dalle cartucce dei videogame dell'era 8bit, come ad esempio Space Invaders. Qui l'allusione è a una fase aurorale dei media digitali, quella in cui i “primi lampi elettronici” sono arrivati a colpire la nostra fantasia, imprimendovi per sempre immagini, estetiche e colori cui oggi ci volgiamo con nostalgia. D'altra parte, è proprio dai videogame che Tonylight, e con lui molti altri artisti contemporanei, hanno tratto quell'amore per l'elettronica amatoriale e la manipolazione dei dispositivi elettronici che condiziona in maniera inconfondibile il loro lavoro, viene presentato in anteprima ad Artissima, anticipando la mostra personale dal titolo ‘General Electric, servizio elettronico centrale’ che si inaugurerà il 18 novembre nella nostra galleria.

> UBERMORGEN.COM [Lizvlx/Hans Bernhard]
Nella tempesta dei media, l'azionista digitale opera col suo corpo intero, parte e vittima del network che lo circonda. “Siamo i figli degli anni Ottanta, la prima generazione internet-pop”. Hans Bernhard porta il carico di 10 anni di internet e tecnologie (cocaina digitale), hacking dei mass media, techno underground, droghe estreme, una vita da rockstar e da stella della net.art”. Le sue reti neuronali sono connesse alla rete globale, e la sua malattia, la sindrome maniaco-depressiva che nel marzo 2002 lo confina in un ospedale psichiatrico, è la malattia del network. Da questa esperienza nascono due opere fotografiche: ‘Psych|OS - Hans No. 1 e No. 2’(2004), e il video Psych|OS (2005) è la sintesi di quella esperienza, in cui i due piani – digitale e reale, bio & tech, sistema nervoso e sistema operativo – si fondono in continuazione.

> Nicola Verlato
Presenta in anteprima italiana una tela di piccolo formato dal nuovo ciclo di opere pensato e realizzato a New York, sua attuale residenza, dal titolo: “ A midsummer night’s dream, featuring Julie Atlas, Freewheeling Franklyn and Davy Crockett”.
Fa parte di una serie di quadri ( in mostra in questo periodo alla Stux Gallery di New York), incentrati su la figura di Julie Atlas.
Julie Atlas è una performance artist attiva nel campo del Burlesque ( sorta di strip tease dai connotati ironici) e dell’arte contemporanea( lavora a NY con Deitch Projects). Nel corso di circa 10 anni di lavoro a NY è riuscita a creare una sorta di mito underground su cui Nicola Verlato ha deciso di lavorare ampliando verso una dimensione visionaria il carattere della sua immagine.
Con i suoi quadri, Nicola, si è inserito in un processo di formazione del mito come una dimensione ulteriore rispetto a quella svolta dai media e dal mercato.
Julie nelle vesti di una “porn-witch” scatena tornadi a cui poi sembra abbandonarsi in compagnia di oggetti domestici ed altri personaggi provenienti da altre mitologie ( yoda e i manga giapponesi) così come elementi naturali: nella distruzione ogni ordine si spezza e tutto si mescola annullando ogni barriera preordinata.
La ‘grid’ del moderno viene spazzata via dall’impeto travolgente del tornado vero elemento ordinatore del quadro.


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