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Comunicato stampa evento: Renée Lavaillante - Je ne suis pas partie d'un seul

Dal Wednesday 13 June 2007
al Saturday 30 June 2007

Orari:
martedì/venerdì 17.30/19.30, e per appuntamento (tel. 338 3387824, stanescu@alice.it)
Gli artisti correlati Renée Lavaillante
con uno scritto di Rosa Pierno

Il titolo “Je ne suis pas partie d’un seul” di questa seconda mostra personale a Roma dell’artista québecchese Renée Lavaillante gioca sul duplice senso in lingua francese : “non sono parte di una sola cosa” e “non sono partito da un solo (punto)”. Si tratta di un assemblaggio di trentasei gruppi di tre disegni ciascuno. Sono disegni indipendenti, raccolti in un vasto arco di tempo, a volte disegni di scuola, a volte dei non-finiti, e qui riassemblati come galassie per formare un universo. Un universo effimero, un altro tentativo di quest’artista così originale di appropriarsi del caos, di rappresentarlo e di trovare il suo ordine intimo. Un’operazione demiurgica, lucida e indagatrice.
La presentazione della mostra e’ accompagnata da un testo altrettanto brillante di Rosa Pierno, vincitrice del Premio Feronia 2006, e qui allegato.
C.S.

“Je ne suis pas partie d’un seul “
disegni di Renée Lavaillante

Parti di un tutto non assemblabili. Parti disgiunte, non combaciabili, ma similari, assonanti - fra il meccanico e l’organico - fra l’osservazione e l’invenzione.

Pinne retrattili, occhi d’acciaio, presa ghermente, pelle di serpente, palpebra che scatta con suono metallico e artigli che afferrano con rugginosa lentezza, oltre che cucchiai e palette, plinti su basi concave e sferette.

Artigli sono studiati da vicino, non è possibile dire dal vero. Vero è una nozione artificiale in arte. Sarebbe così un animale sognato, reiterato da un pensiero privo di controllo, la notte.

Il tempo, necessariamente inchiavardato al lasso che intercorre tra naturale e astratto, batte come la pallina di un flipper tra i disegni.

Lo studio è condotto con avvicinamenti e appostamenti, con sovrapposizioni di punti di vista differentemente angolati. Se si potesse guardare come scattando foto, senza aggiustamenti, si avrebbe ciò che è differente sempre presente. Nessuna continuità, infatti, è rilevabile in questa costellazione, nemmeno collegando con linee i disegni, nella assurda pretesa di comporre l’impossibile animale. Eppure, l’immaginazione consente di sovrapporre la continuità inesistente della natura con la continuità della coscienza.

Potrebbe essere uno studio su aquile o coleotteri, su quel che di scabroso c’è in natura, sulla peluria o sulle squame.

Occhi fuoriescono, simili a periscopi, e zampe hanno acquisito un che di arrotondato. La matita leviga ciò che è insopportabile. Studia meccanismi di giunzione. Penetra nelle impercettibili fasi del movimento e riaggrega un pensiero retrattile.

Non si riscontrano imprecisioni nell’osservazione, ma, necessariamente, ambiguità nella classificazione. L’inaccostabile sembra tangente. Si rende inutilizzabile il principio astratto della minor differenza possibile tra le cose.

Corazze, piume e corni: animali non sono mai completamente appartenenti all’organico. Pesano nei nostri sogni densi come piombo.

Si sarebbe tentati di ripartire tali oggetti nelle tre classi: i minerali, cui viene riconosciuta la crescita, ma non il movimento né la sensibilità; i vegetali che sono capaci di sensazione; gli animali i quali si muovono spontaneamente. Eppure, sarebbe un errore, poiché un’unica classe può accogliere tali campioni: quella dell’artificio.

Non si potrebbe individuarne il nome esatto, ma allo sguardo si rendono manifeste analogie che è saggio non definire col linguaggio. Identità restano silenziose. Variazioni si producono con salti, non con gradazioni approssimabili all’infinito. Qui non ci sono esseri che continuamente variano nel tempo e nello spazio né il loro infinito perfezionarsi. Arte è già perfetta nel finito.
Rosa Pierno

Inaugurazione mercoledì 13 giugno 2007 ore 18.30

13 - 30 giugno 2007

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