Galleria Conarte
Sede Via Brignoni 26/r, Savona 17100
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| http://www.galleriaconarte.it/
Comunicato stampa evento: Il Tappeto Volante di Arnaldo Pomodoro
Dal Friday 15 June 2007
al Sunday 16 September 2007
Orari: 9.30/19.00
chiuso il lunedì mattina
Conarte inaugura la sua nuova stagione, portando a Savona "Il tappeto volante", la nuova personale di Arnaldo Pomodoro. Duplice l'appuntamento con il grande maestro dell'arte contemporanea, in calendario dal 16 di giugno al 16 di settembre: il Priamàr, la grande fortezza affacciata sul mare, ospiterà le opere monumentali mentre la Galleria Conarte ospiterà una collezione di venti opere.
Sono simboliche le opere che Arnaldo Pomodoro, il più grande scultore contemporaneo italiano, ha scelto di posizionare su un tappeto volante, per rappresentare iconograficamente simbologie, temi e presenze del cosiddetto "secolo breve": un Novecento raccontato dalle "porte del sapere", dalle "battaglie" che lo hanno pesantemente contraddistinto, dagli scudi, dalle colonne destinate a sorreggere il tempio, segnate e segate dallo sforzo inumano, ai solidi sventrati, acuminati, a colpire la retorica prima, facile e banale, per scivolare nel senso proprio delle cose, condensando la summa di esperienze maturate dall'artista nel suo secolo. Un ossimoro di leggerezza del volo e di visione a fare da contraltare ai temi centrali dello studio di Pomodoro. Le grandi opere in bronzo animeranno gli spazi aperti antistanti al palazzo di Sibilla, davanti al mare, anticipati visivamente da una immensa "rosa del deserto", a raccontare la poesia di una natura che trasforma in arte una goccia di acqua nascosta sotto la sabbia. L'evento internazionale, interamente gestito dalla galleria Conarte, si inserisce nell'evoluzione di una città che pensa al futuro: "Si parla tanto in questi giorni di una Savona del futuro" - afferma Federico Berruti, Sindaco di Savona - "Dalle opere di Fuksas, alla nuova centralità del porto nelle rotte internazionali, al riportare in auge una stagione artistica, come quella inaugurata da Pomodoro al Priamàr, dopo anni di relativo silenzio: non dimentichiamo che a Savona si è formato e consolidato l'estro dei maestri albissolesi, con i quali molti artisti, tra cui Lucio Fontana, hanno avuto modo di realizzare opere di rilievo internazionale".
Accompagnare il maestro Arnaldo Pomodoro sul Priamàr, seguire il suo modo di costruire la mostra, osservare il suo sguardo, disincantato e coinvolto al tempo stesso, sulla città che sta ai piedi della fortezza è stata una delle esperienze più piacevoli e istruttive del mio mandato amministrativo.
Veder crescere, giorno dopo giorno, il progetto della mostra è stato un piacere cui abbiamo partecipato in molti. L'assessore, come tutti sanno, è il terminale ultimo e più visibile di ogni avventura culturale, ma sono in tanti a lavorare dietro le quinte. A loro, nel mio ringraziamento, unisco anche i privati che hanno proposto questa straordinaria iniziativa. La "liason" culturale tra Conarte e Comune di Savona è un modello di collaborazione ideale che spero continuerà.
Ferdinando Molteni
Assessore alla Cultura
La Galleria Conarte
Nata nel 1983 e acquistata e conquistata dall’estro di Giancarlo Bruzzone, imprenditore savonese milanese d’adozione, la galleria Conarte inaugura a Savona il nuovo modo di interazione tra amministrazione pubblica e mondo dell’impresa nell’ambito dell’arte. La personale di Arnaldo Pomodoro rappresenta una svolta radicale nelle nuove strategie di Conarte, anticipando la capacità della Galleria di conciliare il radicamento nel territorio con un orizzonte di orientamento molto più vasto, che parte da Milano, dove Conarte ha sede, per farsi internazionale.
La mostra che inaugura il nuovo percorso lo chiarisce ampiamente, disegnando un parallelo marcato tra monumentale e accessibile, tra sogno e possibile, che vuole sancire una nuova modalità di fruizione dell’arte. Conarte esprime al meglio la poliedricità del suo gallerista, Giancarlo Buzzone e la freschezza, fortunata, della sua passione per l’arte. L’autunno Conarte prevede infatti un prosieguo nella valorizzazione del territorio attraverso un recupero di capolavori sommersi. Come il muro rosso di Emilio Scanavino, miracolosamente recuperato da Buzzone nell’Hotel Saraceno di Varigotti, “strappato” e attualmente in restauro a Milano. Così come l’allargamento ad altre operazioni d’arte sempre radicate nella centralità del Mediterraneo nella storia dell’arte e del mondo.
Il volo di Icaro e la resistenza dell’aria
Silvio Riolfo Marengo dialoga con Arnaldo
Pomodoro sul “Tappeto volante”
Come ti è venuta, Arnaldo, l’idea per questa mostra?
E’ stato il concetto di “tappeto volante” (citazione, mi fa piacere ricordarlo, del titolo di un lavoro dell’amico Francesco Leonetti), che è poi diventato anche il nome dell’intero progetto: un oggetto cioè mobile e “leggero” come un tappeto, da deporre su uno spalto della Fortezza, carico di sculture.
E su quel “tappeto” hai disposto alcune delle opere più rappresentative della tua ricerca, ostinatamente immersa nella contemporaneità ma anche attentissima a cogliere gli echi del passato e tanto più pronta a esaltarli quanto più ricchi di suggestioni storiche e architettoniche sono gli spazi messi a disposizione. Penso alla memorabile mostra tenuta al Belvedere di Firenze e mi chiedo cosa abbia spinto lo scultore italiano più affermato nel mondo a esporre in quella che, nonostante la sua rapida e continua trasformazione, è ancora una piccola città di provincia.
C’è stato l’apporto di Giancarlo Bruzzone, animatore di questa rassegna, e ovviamente la suggestione estrema del luogo, anche in rapporto alle mie origini, a dove sono nato. Da bambino volevo fare l’architetto, ispirato proprio dal profilo dei castelli tra la Romagna e le Marche, estasiato dalla continuità della Rocca di San Leo con il monte dal quale emerge, appassionato poi dai volumi aggettanti sulla natura. C’è un’eco, nel Priamàr, un riferimento simbolico al travaglio delle vicende umane (le battaglie, i silenzi, le profanazioni e le soprafazioni) che sono stati sempre temi centrali del mio lavoro.
Ecco, quel febbrile, fecondo e perenne intersecarsi, nella tua opera, di passato e futuro, di arcaismi e modernità, di rispetto per la natura e accoglienza delle conquiste scientifiche, in un linguaggio calibrato su un difficile equilibrio di resistenze. Non mi sembra allora un caso che tu abbia voluto orientare verso il Mediterraneo la tua scultura in apparenza più lineare, ma anche più fertile di richiami simbolici: quella “Porta del sapere” che, richiamandosi alla nascita della filosofia greca, prende le mosse da diversi “omaggi”: quello a Leonardo nel disco suddiviso nelle cinque sezioni dello studio dell’uomo come l’omaggio a Paolo Uccello ravvisabile nella “Grande battaglia” che trama la storia del mondo, individuale e universale, ieri come oggi.
La porta ha anche il valore simbolico del luogo di attraversamento di due mondi, siano essi il passato e il presente, il cognito e l’incognito, la luce e l’ombra. La porta è anche lo sguardo sul mistero che ci aiuta a infrangerlo, a superarlo con l’ausilio della scienza, della tecnologia, dell’intuizione artistica. E’ aperta sul futuro ma ci invita anche a risalire a ritroso la corrente del tempo.
Pensando alle tue prove iniziali giocate sul passaggio dalle scritture prealfabetiche all’acquisizione di un sistema semantico più efficace e strutturato, possiamo dire che la “Porta del sapere” ci invita a oltrepassare le sponde del Mediterraneo per raggiungere la “terra dei due fiumi”, dove l’uomo ha sparso per la prima volta sull’argilla i segni cuneiformi che hanno creato un sistema vero e proprio di scrittura. “Cuneus”, in latino, significa “chiodo”, il segno che proprio in quanto simbolo originario e primario del sapere ha finito per diventare cellula grammaticale e emblema araldico del tuo lavoro.
Il chiodo che compare in copertina a questo catalogo è il mio autoritratto, oso dire. E un chiodo a forma di piramide rovesciata accoglie i visitatori che, superata sul Priamàr la rampa coperta, si trovano davanti al “tappeto volante”.
Dal chiodo alle sfere, dove meglio emerge la tua inesausta curiosità per questo simbolo che hai voluto esplorare dall’interno, scavandolo, scarnificandolo, scorticandolo per coglierne all’interno le leggi che governano il mondo e l’esistenza umana, mettendone a nudo la frammentarietà.
E fratture, e lucentezze. Scavando, per usare un’immagine che mi piace molto, come una termite senza quiete…
Universo 2007
I
Perché ci fa paura quando dicono le pietre cosa siamo ancora primadi noi. Prossime a noi ma più vicine a noi che a loro ritorniamo sempre.
II
Sempre nel centro pietre, ed ai confini dell’universo uguali alle parole degli alberi zittite dalla prassi
del nostro non conoscere pietà.
III
Non c’è pietà o presente nella fuga centripeta di tutto. Ci precede e supera di nuovo nella ghiaia,
nel buio. Ci calpesta mentre ruota.
IV
Incominciamo allora dalle punte, su quelle stesse traiettorie errate per vizio di natura. Come virus
nel corpo estraneo della mutazione.
V
Lontano il nostro centro dalle nostre parole quindi ci smarrisce dentro le cellule e più indietro, negli stessi inizi del progresso minerale.
VI
Se tutto è vivo, Arnaldo, noi sigillo di morte lo sappiamo ostile, chiusi gli occhi nel ventre asciutto dei concetti. Come bambini morti di coscienza.
VII
Dentro il castello il monte, nella luna il sole si riparano dal vizio comune dell’istante mentre tutto
si forgia nuovamente in universo.
VIII
Quale pietà in questo mercato d’armi e arterie, nel costrutto che è distanza dal luogo dove andiamo per salvarci da ciò che ci spaventa e che noi siamo.
IX
Ma siamo noi l’esilio. Dentro, l’acqua, le felci, il ferro. Fuoco tramutato in carte da firmare. Nel circuito dell’astrazione non c’è vibrazione.
X
Quest’è l’Italia nel 2007, questo il nostro occidente. E se le pietre gridano lontano di noi, forgiane il suono Arnaldo, diccelo.
XI
Guardare fuori o dentro: non c’è alcuna reale differenza contro il tempo in cui tutto si vede e non si guarda. Soltanto scorre un fiume di menzogne.
XII
Perché viviamo questo eterno istante, lo consumiamo nel distratto circo d’immagini che copiano le immagini di quello che altri hanno immaginato.
XIII
(“Talvolta appare il didentro dell’uomo, pieno di dubbi, crucciato, il suo sentire incerto, confuso,
- la splendida natura rasserena i suoi giorni e resta lontana del dubbio l’oscura domanda”).
XIV
E se gridano gli alberi, se i monti ci parlano da te vorrei imparare ad ascoltare senza interpretare.
Altra pietà non c’è, non c’è pregare.
A Arnaldo Pomodoro
Aldo Nove
Biografia
Arnaldo Pomodoro nasce nel Montefeltro nel 1926, si trasferisce a Milano nel 1954. Qui frequenta
intellettuali come Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Ettore Sottsass, Fernanda Pivano, e artisti
come Fontana, Munari, Mulas, Baj e tanti altri. Realizza i primi gioielli che esporrà in alcune edizioni della Triennale milanese e i rilievi in cui emerge una singolarissima “scrittura” inedita nella scultura, subito notata e interpretata dai maggiori critici. Nei primi anni Sessanta affronta la tridimensionalità e sviluppa la ricerca sulle forme della geometria solida: ne smangia la superficie e provoca erosioni e fratture, con l’intento di romperne la perfezione e scoprirne la parte interna. Nel 1966 gli viene commissionata una sfera di tre metri e mezzo di diametro per l’Expo di Montreal, ora a Roma di fronte alla Farnesina: è il passaggio alla scultura monumentale. E’ la prima delle numerose opere dell’artista che hanno trovato collocazione in spazi pubblici di grande suggestione e importanza simbolica: nelle piazze di molte città (Milano, Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt), nel parco della Pepsi Cola a Purchase, New York, di fronte al Trinity College dell’Università di Dublino, al Mills College in California, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, di fronte alle Nazioni Unite a New York, nella sede parigina dell’UNESCO.
Nel 2000 ha realizzato la nuova "Sala d’armi" del Museo Poldi Pezzoli di Milano, nel 2002 una grande "Corona radiante" (con crocifisso di Giuseppe Maraniello) nella Cattedrale di St. John the Evangelist a Milwaukee, e nel 2003 la Croce e l’Altare per la Nuova Aula Liturgica di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, progettata da Renzo Piano. Nel 2004 è stata collocata a Roma, in piazzale Nervi, la scultura "Novecento" (altezza 21 metri e diametro 7), commissionata all’artista in occasione del Giubileo per celebrare il passaggio del millennio.
Memorabili mostre antologiche, a partire da quelle alla Rotonda della Besana di Milano nel 1974 e al Forte di Belvedere di Firenze nel 1984, fino a quelle a Parigi nei Giardini del Palais-Royal nel 2002, nel centro cittadino di Lugano nel 2004 e a Palazzo Magnani a Reggio Emilia nel 2006 lo hanno consacrato artista tra i più significativi del panorama contemporaneo. Mostre itineranti si sono inoltre svolte in Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: Stanford University, University of California a Berkeley, Mills College.
Si è dedicato anche alla scenografia, antica passione della giovinezza, realizzando "macchine spettacolari" in numerosi lavori teatrali, dalla tragedia greca al melodramma, dal teatro contemporaneo alla musica: a partire dalla messinscena con Ronconi sul lago di Zurigo di un testo di Kleist nel ’72 e dalle straordinarie esperienze a Gibellina sui ruderi negli anni Ottanta, fino a "Un ballo in maschera" di Verdi, rappresentato nel 2005 al Teatro dell’Opera di Lipsia con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Riccardo Chailly.
Attualmente sta lavorando al progetto delle scene e costumi per l’opera "Teneke" di Fabio Vacchi, con libretto di Franco Marcoaldi, tratto dal racconto di Yashar Kemal, che andrà in scena al Teatro alla Scala il prossimo settembre, con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Roberto Abbado. Ha avuto numerosi e importanti premi: a San Paolo nel ‘63, a Venezia nel ‘64, uno dei sei premi internazionali del Carnegie Institute nel ’67, con Albers, Bacon, Miró, Paolozzi e Vasarely, il Praemium Imperiale per la scultura a Tokyo nel 1990. Nel 1992 il Trinity College dell’Università di Dublino gli conferisce la Laurea in Lettere honoris causa e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-architettura. Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine "Al merito della Repubblica Italiana" nel 1996, riceve nel 2005 la Medaglia d’oro del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Vive e lavora a Milano a fianco della “darsena” di Porta Ticinese.
Inaugurazione venerdì 15 giugno 2007 ore 11
16 giugno - 16 settembre 2007
Ingresso libero
Galleria Conarte
Via Brignoni, 26r
Savona
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