One Piece Contemporary Art

Vicolo Orto di Napoli 5, Roma 00187
Tel +39 06 3244575
http://www.onepieceart.it/
onepieceart@libero.it

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Lisetta Carmi, I Travestiti

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Sede Vicolo Orto di Napoli 5, Roma 00187
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Data di apertura giovedì 24 gennaio 2008
Data di chiusura sabato 01 marzo 2008

Orari:
Orario: dal martedì al sabato dalle 15:30 alle 19:30
e su appuntamento.
Gli artisti correlati Lisetta Carmi

Comunicato della mostra : Lisetta Carmi, I Travestiti

Opening Giovedì 24 gennaio 2008 - ore 18:30


La galleria One Piece presenta una personale di Lisetta Carmi dal titolo I travestiti.
L’artista ha avuto un ruolo importante per la fotografia italiana, per la maniera insolita e fuori dai canali ufficiali di indagare il tessuto sociale rafforzato anche da una personalità forte ed affascinante.
Gli scatti esposti colgono dei “travesti” nel contesto quotidiano, nei loro gesti riservati, in un dialogo con se stessi fatto di gesti ed espressioni che nella visione della Carmi si svelano da un lato umano. Sono “esseri umani” colti nel loro intimo, esattamente dentro il contesto e proprio per questo ancora oggi, queste foto della Genova degli anni sessanta, risultano spietate e graffianti come talvolta lo è la realtà. Foto dure e al contempo con tratti di dolcezza ed ironia ma che pur sempre ci lasciano spiazzati ed imbarazzati, che furono ispiratori, tra l’altro, della poesia di Fabrizio De Andrè.


Lisetta Carmi è nata a Genova il 15 febbraio 1924 dove è vissuta dedicandosi prima allo studio della musica poi alla carriera di concertista che abbandona nel 1960 scegliendo di scendere in piazza con i portuali, colpita dai disordini scoppiati contro la svolta a destra del governo Tambroni. Comincia ad interessarsi alla fotografia e inizia l’attività professionale lavorando per il teatro Duse di Genova. Fa reportage vendendo i propri servizi ai giornali senza dipenderne: documenta la vita dei portuali e il mondo dei travestiti ai quali dedicherà un volume fondamentale, rivisita la Genova borghese ritraendo i monumenti e le sculture del cimitero di Staglieno. Vive a Cisternino.









ESSERI UMANI

I Travestiti svolgono un servizio sociale?
Sono l’espressione enfatizzata ed esasperata di un modo ormai superato (o in via di superamento) di considerare la donna come un bene di consumo?
Sono l’avanguardia paradossale e contraddittoria di un modo nuovo di concepire (o di abolire) i ruoli assegnati all’uomo e alla donna?
O sono tutte queste cose insieme?
Io sono entrata nell’ambiente dei travestiti per caso nel 1965 durante una festa di capodanno: li ho rivisti successivamente nella loro vita quotidiana e ho cominciato a vivere con loro e a fotografarli.
Li ho subito sentiti come esseri umani che vivono e soffrono tutte le contraddizioni della nostra società come minoranza ricercata da una parte e respinta dall’altra.
Non è un caso però se il mio interesse e la mia partecipazione ai loro problemi ha creato fra me e loro una fiducia, un affetto e una comprensione che mi hanno permesso di fare questo lavoro con un rapporto che andava al di là di un normale rapporto fra fotografo e fotografati.
Io stessa in quel tempo ero assillata – forse a livello inconscio – da problemi di identificazione maschile o femminile.
Oggi capisco che non si trattava tanto di accettazione di uno “stato” quanto di rifiuto di un “ruolo”.
E i travestiti (o meglio il mio rapporto coi travestiti) mi hanno aiutato ad accettarmi per quello che sono: una persona che vive senza ruolo. Osservare i travestiti mi ha fatto capire che tutto ciò che è maschile può essere anche femminile, e viceversa. Non esistono comportamenti obbligati, se non in una tradizione autoritaria che ci viene imposta fin dall’infanzia.
Ma chi sono i travestiti?
Perché – al di là di un mezzo per vivere – cercano così disperatamente la condizione femminile?
Che cosa significa per loro il mito della donna? E che cosa è “la donna”? intendo non solo per loro ma anche per i clienti.
Tutte domande a cui è difficile dare una risposta, ma che sono vive e presenti nel nostro tempo e che mettono oggi in crisi il rapporto uomo-donna.
I travestiti si mascherano, è vero; ma lo fanno per necessità. Hanno però il coraggio di fare quello che fanno e di affrontare una realtà spesso drammatica e violenta. Per molti di loro non esiste una alternativa di lavoro: come uomini hanno un aspetto troppo femminile,come donne hanno l’impedimento dello stato anagrafico maschile. Sopportano stati di solitudine incredibile proprio perché da una parte la società li ricerca e dall’altra li isola, li obbliga praticamente a vivere in ghetti (a Genova il loro quartiere è proprio l’antico ghetto degli ebrei), ha paura di riconoscersi in loro. Li usa, li paga, li giudica: ignorando volutamente che sono esseri umani.
Ma io credo che il giudizio che noi diamo degli altri è quasi sempre un giudizio che noi diamo di noi stessi; ciò che negli altri ci spaventa è in noi; e difendiamo noi stessi sempre offendendo quella parte di noi che rifiutiamo.
Mi diceva un travestito, riferendosi alla sua vita privata e non certo al suo lavoro:
“Quando io ho un rapporto d’amore, non mi importa se è con un uomo o con una donna: è un essere umano che in quel momento mi dà se stesso e al quale io do me stesso”. Una difesa dell’omosessualità? No.
Forse è invece un’apertura verso rapporti umani più veri e più liberi e il rifiuto di rapporti standardizzati e violenti.
E non è un caso che proprio lo stesso travestito, che anni fa appariva come una bellissima donna, oggi ha ritrovato la sua parte maschile, attende con gioia un figlio dalla donna che ama, e non fa più il travestito. La sua è stata un’avventura umana, un ritrovarsi da solo con le sue sole forze, in una società che per difendere dei principi non è più capace di vedere gli uomini.
Lisetta Carmi








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