Galleria d’Arte Marchesi

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Sede Via Vignatagliata 41, Ferrara 44100
Informazioni Tel +39 0532 761052 | info@guidomarchesi.com | http://www.guidomarchesi.com/



Comunicato stampa evento: Paolo Pallara - Terre emerse | Luoghi di virtù

Data di apertura sabato 23 febbraio 2008
Data di chiusura domenica 16 marzo 2008

Orari:
h. 11.00/13.00 - 18.00/22.00; gio chiuso; o su prenotazione
Gli artisti correlati Paolo Pallara
Curatori Sergio Altafini
A cura di Sergio Altafini

A pochi passi dalla Piazza Cattedrale ci si inoltra nell’antico Ghetto ebraico (le lapidi ricordano dove erano situate la scuola ebraica, frequentata anche da Bassani e la Sinagoga Spagnola, nella parallela via Vittoria).
Proprio lì, nel cuore del Ghetto, è posto un “unicum” raro a trovarsi in Italia: il ristorante “GUIDO” con annessa galleria d’arte o, se si vuole, una galleria d’arte - salotto con annesso ristorante, segno inconfondibile di una cultura del vivere che coniuga il buon gusto dell’estetica e del palato.
Autore di tutto ciò è Guido Marchesi, ristoratore e pittore.
Affidata la direzione artistica della Galleria a Sergio Altafini, esperto operatore d’arte e di cultura, realizza un programma di rispetto, che coniuga la forte presenza artistica qualitativa, sia in ambito cittadino che in riflesso nazionale, per divenire un’affidabile piccola opportunità di verifica dello stato attuale dell’arte.
L’attività pubblica prosegue con una esposizione di Paolo Pallara dal titolo “Terre emerse, luoghi di virtù”.

Critica di Sergio Altafini
Forse in questa occasione, come non mai, si avverte, nel percorso poetico del fare di Paolo Pallara, la sensazione di una svolta, di una tappa, di un punto fermo. L’autore è arrivato “nel mezzo del cammin” della sua vita artistica, tanto è vero che si vedono le tracce del passato e si intravvedono le direttrici del futuro. Si percepisce la naturalezza dei moduli espressivi derivata da grande familiarità con l’arte, pur tuttavia permane, anzi cresce, l’entusiasmo narrativo.
Pittura materica, quella dell’artista, raffinata e gradevole, che già dall’uso di materiali e colori si pone al centro di una collaudata abilità comunicativa. Le tele di diversi formati sono rivestite di carta ingiallita di vecchi giornali, stesi come texture. Successivamente nasce il progetto, attraverso la sovrapposizione o l’inserimento di frammenti di carta usata o scritta, talora anche di testi infantili, sopra i quali interviene il colore ad olio o acrilico, differente per campitura. Segue infine il segno grafico in pastello nero o a colori, ripetuto in trame alte o basse, fini o grosse: apparente scrittura, apparente ombreggiatura. Lo spessore delle carte, aggiunte quasi a bassorilievo, le pieghe della carta di fondo, dovute al collante, i terreni di gioco del colore, con forme regolari, bruno, rosso verdone, ocra, incorniciate da neri spessi contorni o traversate da orizzonti verticali o sul piano, ridefiniscono l’intera superficie. L’ultima operazione consiste nel graffiare e togliere colore, cosicché la tela abbia il carattere di vecchi intonaci usurati dal tempo e dal passaggio degli uomini. La significazione dell’opera è palpabile, nel senso vero della parola. Si prova il bisogno di tastare lo spazio piano e il simbolismo è evidente. Quelle terre che emergono dallo sfondo, che non è più cronaca quotidiana, non sono come quelle che si vedono dalle nostre parti, nel Delta. I quadrati o rettangoli di colore sono tutt’altro che isole fatte deposito di ricordi, strati di vita ormai trascorsi. Invece, la contiguità è il motivo principe e la terra è finalmente il luogo che affiora, esce come riacquisizione prodotta da un forte lavoro sul passato ancestrale, personale e collettivo. Il sentimento che si respira davanti a questi lavori può anche essere denso di nostalgia per qualcosa ormai invisibile, ma che manca, oh quanto manca! Dal vissuto antico, però, che è la stabilità della terra, sta sorgendo il nuovo, arricchito di rinnovata passione. Sono appena affiorate le terre, sorte fuori a stento, come timida intuizione, nella possibilità che il divenire sia somigliante alle proprie aspettative. Lì, in quelle zone sorte non del tutto, vi è la consapevolezza dell’essere e dell’essere stato, così piuttosto che colà. Eppure, l’incognita del nuovo, la curiosità del sapere cosa c’è dopo, comprensive pure dell’incertezza dell’avvenire, danno l’incoraggiamento per appropriarsi di un territorio che sia proprio. E che i futuri sedimenti non siano il deludente risultato di un inutile passare del tempo.

BIOGRAFIA
Paolo Pallara vive e lavora a Ferrara, dove è nato nel 1956.
Da oltre dieci anni sperimenta una pittura materica, con tensione all’informale nonostante permanga sempre una lontana matrice figurativa.

Inaugurazione sabato 23 febbraio alle ore 18.00

Fino al 16 marzo 2008

Venerdì 7 Marzo alle ore 17 e 30 giornalisti e critici intervistano l’autore

Patrocinio del Comune di Ferrara

Ingresso libero

Galleria d’Arte Marchesi
Via Vignatagliata, 41
Ferrara
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