Mirionima

Piazza della Libertà, 18, Macerata 62100
Tel +39 073 3261416
progetto.p.a.@tin.it

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Giulia Gioacchini - L’occhio del tempo

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Sede Piazza della Libertà, 18, Macerata 62100
Altre informazioni Tel +39 073 3261416 | progetto.p.a.@tin.it

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Data di apertura martedì 05 febbraio 2008
Data di chiusura mercoledì 20 febbraio 2008

Orari:
tutti i giorni 9.00/19.00
sabato 9.00/13.00
domenica chiuso
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Comunicato della mostra : Giulia Gioacchini - L’occhio del tempo

A cura di Antonio G. Benemia

Vedere inizia nell’occhio, ma già Plinio nella sua Naturalis Historia aveva affermato che l’organo della vista non è l’occhio, ma la mente. Vedere è il risultato di una trasformazione del mondo esterno, fisicamente esistente, in un nostro mondo percettivo, in cui giocano un ruolo importante la nostra precedente conoscenza, la nostra cultura e il nostro stato d’animo. Il sistema visivo si comporta come un filtro: lascia passare solo una certa quantità e un certo tipo di informazioni, e non altre. È come se non vedessimo il mondo così come è, ma attraverso una finestra. Il nostro sistema visivo è la finestra sul mondo.
Con la visione dell’occhio umano, si entra in una sfera di percezioni che sfuggono alla fredda e rigorosa obiettività dei dati di osservazione per coinvolgere sottili e spesso misteriosi comportamenti soggettivi ed esperienze personali. Percezioni che portano al di là dei dati sensoriali, dando all’immagine forme e significati più vari ed articolati. Si potrebbe dire che avviene una interpretazione intellettuale di quella che è la sensazione fisiologica primitiva.
La visione si fa gesto. L’organo visivo diventa oggetto di studio attraverso raffigurazioni ripetute ossessivamente tra immaginario e reale. Attraverso l’atto del ripetere, protratto nel tempo, si verifica una sorta di trance liberatoria delle proprie conoscenze recondite, la nostra ψυχή (psiché) si libera delle proprie inibizioni e dei propri archetipi.
Rappresentare il vedente e il veduto (ciò che vede e che è visto) allo stesso tempo, come per generare il fenomeno della duplice sensazione: il mio corpo, quando lo tocco, è qualcosa che tocca ed è toccato. Conseguentemente alla esasperata indagine morfologica l’occhio non rappresenta più se stesso perché la ψυχή (psiché) non lo interpreta più secondo la funzione che svolge. L’occhio viene privato della sua specifica funzione perché la mano fa compiere al segno un percorso dettato solamente da una coscienza istintiva.
Un occhio reale ma estrapolato da tutto quello che costituisce l’apparato visivo, non in grado di “vedere”, di “percepire” inteso nel completo senso della parola, pertanto solamente “succube” della sorgente luminosa. Nel mondo così detto reale non c’è visione senza pensiero, ma non è sufficiente pensare per vedere: la visione è un pensiero condizionato. La fonte luminosa è indispensabile al nostro organo sensoriale in quanto lo guida alla scoperta di ciò che lo circonda, illuminando e illuminandolo, rendendolo in questo senso “succube” di essa stessa. L’occhio, immerso in un buio che lo avvolge, dove la luce non è più dominante, diventa un’entità a se stante, è libero di astrarre se stesso dalla propria verosimiglianza, libero di negare la propria plastica consistenza assumendo morfologie più o meno astratte. Esso inizia a subire una metamorfosi provocata dal continuo mutare dei personali stati d’animo fino ad assumere le sembianze di vere e proprie allucinazioni del “sentire”. Nel buio onirico, chiusi gli occhi, la luce non è più indispensabile per soddisfare la vista, abbiamo la percezione dell’anima. L’assenza di luce, l’oscurità, da una parte nega la nostra esistenza fisica, dall’altra fa vivere la nostra ψυχή (psiché).
Nel buio onirico ciò che la visione comune crede invisibile acquista esistenza visibile.
L’occhio vedente si incontra con l’occhio veduto, quest’ultimo è fermo, immobile, ma provoca l’animazione del vedente. L’incontro di un occhio con altri occhi per affermare la propria esistenza. L’osservatore vede il mezzo per cui può essere definito tale, egli vede ciò che guarda e guarda ciò che gli permette di vedere. L’organo sensoriale non è più uno ed unico ma si moltiplica, l’ ossessione si mostra all’osservatore.
Essenza ed esistenza, immaginario e reale, visibile ed invisibile: l’occhio del tempo confonde tutte le nostre categorie, dispiegando il suo universo onirico di essenze carnali, di rassomiglianze efficaci, di significazioni mute.
Giulia Gioacchini

Inaugurazione martedì 5 febbraio 2008 ore 17

5 - 20 febbraio 2008

Ingresso gratuito

MIRIONIMA
Piazza della Libertà, 18
Macerata 62100
Tel. 0733 261416