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Luciano Maroncelli - Lo Spazio e il Tempo
Palazzo del Podestà
Sede Piazza Cavour, Rimini
Mappa
Data di apertura sabato 01 marzo 2008
Data di chiusura domenica 09 marzo 2008
Orari: h. 10.00/12.30 - 16.00/19.00
Comunicato della mostra : Luciano Maroncelli - Lo Spazio e il Tempo
Il primo marzo, al Palazzo del Podestà di Rimini, si aprirà la personale dell’artista Luciano Maroncelli col titolo “Lo Spazio e il Tempo”. Il titolo già ci dice di un tema aperto e dilatato, un tema che lungi dall’essere presunzione è accordo e analogia con le opere ad olio espressivamente intuite ed elaborate, una ricerca formale che Maroncelli persegue da tempo, con costanza in quello speco incantato e indefinito ove balenano le visioni poetiche, le immagini uniche. La tecnica usata è ricca di valori pittorici come il ritmo, il contrasto, il senso dello spazio e le variazioni armoniche, valori classici che qui ben si accordano con una pittura astratta come è la sua. L’artista ha iniziato ben presto con la astrazione, fin dagli anni settanta; è dagli anni ottanta che scopre il figurale col soggetto principale del femminile; figure di donne, nudi e maternità con sfondi simbolico-naturalistici: le foglie cadenti autunnali, i fanciulli con gli aquiloni, i cavalli in libertà. Ma è dall’inizio del ventunesimo secolo che Maroncelli matura una crisi estetica; cerca cioè nuove soluzioni, altre strade espressive per non cadere nel tradizionale ripetitivo: è partendo da un’occasione tematica come “il vedere il mondo dall’alto”, vale a dire rappresentazioni di partenza geometrizzanti, di cartografie, mappe, referenze geometriche di isole, fondali marini e la tettonica di rilievi, che in sogno poi s’allarga e il messaggio è ipiù ampio, più ricco, sempre su sfondi azzurri, come molteplici interprestazioni estetiche (e poetiche). Cioè, il tessuto geometrico dei lavori di questo pittore non è sostanzialmente irretito da rigidità e freddezza: svaria, si frantuma in una tavolozza dalle mille inflessioni e modulazioni. Strutturalmente Maroncelli impronta le sue opere (che adombrano il gusto segmentale di un Malevich) su una ricchezza di campiture tonali; la sintassi è un accostamento, anche un accavallamento o simbiosi di tasselli cromatici che atomisticamente al loro interno generano profusioni di luci, quasi fosse un mosaico dinamico e luminoso. Luciano Maroncelli è nato e vive a Rimini. L’amore per il disegno e la disciplina pittorica l’ha acquisito sin dall’infanzia. Negli anni settanta ha iniziato a mostre nazionali e concorsi, conseguendo premi e riconoscimenti rilevanti. Oggi sue opere si trovano presso collezionisti privata in Italia e all’Estero, Germania Francia, Messico e Giappone. Alcune sue mostre personali: Ancona, 1980; Bologna, 1983; Bari, 1984; Ferrara, 1997; Valmontone, Roma, 1985; Rimini, 1996-2006. la mostra chiude il 9 marzo, si trasferirà presso la Galleria Coppedè dal 19 aprile al 2 maggio 2008.
Ivo Gigli
Luciano Maroncelli
Spazio e Tempo
Il pensiero artistico di Luciano Maroncelli, sgorga da dentro e continua a fluire, insieme ai ricordi e a tutto quello che siamo, come un fiume che scorre. Sono immagini più reali di un sogno che vivono oltre gli argini del nostro Io. L’arte figurativa di Maroncelli si traduce mediante una pittura del silenzio. Un silenzio che porta alla contemplazione delle cose della vita, dove si gusta la loro essenzialità, si entra nella materia e se ne conosce la loro natura, trasformando tutto questo in colore e ricreando una verità facilmente raggiungibile quotidianamente. La sua abilità tecnica riesce a cogliere vibrazioni cromatiche di qualsiasi materiale; delle pietre, del legno, dell’intonaco, del vetro, del mare, del cielo, dei prati su cui il tempo ha lasciato i suoi segni. Nei suoi dipinti vi è un rapporto con il vissuto, con la realtà intesa prevalentemente sul piano interiore degli affetti e delle emozioni, una memoria culturale dove si ritrovano soggetti che il tempo passato ci ha lasciato. Una maestria capace di rendere il vissuto dell’uomo costantemente in movimento, raccontando ansie, timori, amori, gioie, serenità e delusioni che hanno attraversato la vita di ogni individuo. La sua delicata tecnica pittorica unita ad una sapiente pennellata, designano un’analisi della visione e dell’osservazione del mondo. Ogni dipinto è una tesi colorata sul significato dell’apparire e della visione umana. I quadri di Maroncelli possono essere ritenuti come un tipo di arte mnemonica, nel senso che dipingere diviene una sorta di memoria, di archivio storico. La sua arte costituisce l’hig-tech della memoria, della teoria dei quanti; la sua estensione stilistica è infinitamente collegata e concatenata al tempo che scorre e rapidamente si modifica in due sensi: la memoria è tanto pronta, stabile, concreta che mobile, volatile e ciclica, quasi si trattasse di un elemento che, osservato al microscopio, avesse, allo stesso tempo, le caratteristiche di un agglomerato di particelle e di un flusso ondoso. Lo spazio che il pittore ci fa conoscere sono isole che ci consegnano l’illusione della realtà, simulando qualcosa che appartiene alla sfera del mondo sensibile; esso può servire ad evocare un sentimento, un atto di intima riflessione e d’infinito cosmico, assolvendo, quindi, ad una funzione simbolica. La sua “mano” esamina il tempo e lo spazio in questo momento o in un altro, esplorando l’uomo, il razzo interplanetario, la televisione, il tempo virtuale, trasformando tutte queste sequenze in un ricordo, una polvere capace di ricondurre, come una macchina del tempo, il fruitore in istanti presenti e momenti futuri. Luciano Maroncelli è l’artista dell’esistenza analitica in tempi umani, dove nulla è certo e sicuro, perché tutto svanisce, per poi riapparire sotto altre forme in uno spazio senza barriere. Una pittura distante anni luce dalla vita frenetica che ci scorre attorno e che si inserisce in una giungla urbana anonima che sembra non riuscire più a soffrire, rilassarsi ridere o piangere.
Itinerario pittorico
L’iter stilistico di Luciano Maroncelli si snocciola attraverso il principio creativo e unificatore della realtà. Le sue tele si possono considerare come un manifesto del mondo, in cui ogni cosa può essere considerata una forma d’arte; pura essenza cosmica. Sono opere che vivono spontaneamente come un respiro, attraverso le quali si possono gustare e capire le forme, la luce, le notti, le rocce, il gran mare, la montagna, la città, gli animali e le persone che governano il mondo. Attraverso le sue immagini precisamente delineate, il pittore, fa parlare metaforicamente il muto linguaggio del cosmo, impresso eternamente dal creatore. Egli è capace di cogliere e raccogliere l’infinito senso dei dettagli. I suoi quadri sono “tutto”: forma, aria, armonia, equilibrio, desolazione ed universo, che prendono vita grazie al sapiente utilizzo di colori delicati ma ammalianti. Il tratto precisamente definito e i ritmi fermi e lineari delle rappresentazioni pittoriche, richiamano i luoghi della nostra esistenza. Le architetture fanno da sfondo nei ricordi e nelle immagini della mente di ogni individuo. Le opere di Maroncelli esemplificano il contesto inalienabile nel quale si proiettano le nostre ombre interiori; i timori. Colori, linee, spazi, sono entità che ci raggiungono a livello epidermico, divenendo sensazioni, emozioni, umori. Possono essere città, piazze, monumenti, stanze che ci appartengono o ci possono sembrare estranee, rendendoci sereni o disorientati. Determinazione e sogno confluiscono l’uno nell’altro, in modo tale che gli oggetti e le persone dei ricordi o delle attese, divengono ombre in perpetuo ed incessante apparire, per poi svanire. La materia di questi quadri è creatrice di sogni. Quella di Maroncelli è una pittura che, fin dagli esordi, si origina di stimoli profondi regalati da tonalità chiare e scure che brillano e si accendono di vita e di sogni, dove la luce illumina le cose e ne scopre anche la spirituale interiorità. Le forme, anche nella loro frammentarietà, sono completamente subordinate alle sorprese della luce; energia luminosa che si espande nell’insieme delle composizioni, risuonando limpida e fantasiosa. È la tensione luminosa a trasformare in ritmo vibrante le intuitive indicazioni della prospettiva. Lo spazio dipinto ha una elastica flessibilità che è data dalla totale identificazione con la dimensione simbolica a volte naturalistica, altre as-tratta (tirata fuori). L’artista segue il suo personale dialogo con la luce che si materializza estrosamente nei suoi dipinti. Colature di luci fiamminghe avvolgono lo spettatore estraniandolo da tutto ciò che lo circonda. C’è quasi un rapimento, un’estasi di pennellate suddivise, delicate e decise. Vi è in questa pittura una disparità di frammenti, un modo in cui la quotidianità si mescola alle sensazioni più ordinarie, come se il banale e il favoloso, insieme, creasse nuovi enigmi. L’assenza umana è una visione che continua a manifestarsi nell’incanto della vita. Una relazione di echi e contro-echi pittorici, costruiti sui colori dell’inconscio, del silenzio e della felicità.
Sara Polidori
Inaugurazione sabato 1 marzo 2008 alle ore 17.30
Dal 1 al 9 marzo 2008
Sala del Podestà
Piazza Cavour
Rimini
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