Fabbrica Eos Arte Contemporanea

Piazzale Baiamonti 2, Milano 20154
Tel +39 02 6596532
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Guglielmo Achille Cavellini 1914-2014

Fabbrica Eos Arte Contemporanea

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Data di apertura martedì 11 marzo 2008
Data di chiusura sabato 12 aprile 2008

Orari:
mar/sab h. 10.00/13.00 - 16.00/19.00
Gli artisti correlati Guglielmo Achille Cavellini

Comunicato della mostra : Guglielmo Achille Cavellini 1914-2014

Fabbrica Eos, in collaborazione con l'Archivio Cavellini di Brescia, rende omaggio a Guglielmo Achille Cavellini (1914-1990). GAC (così firmava le sue opere, e amava farsi chiamare), è stato un famoso studioso e collezionista dell'arte astratta europea. Dalla metà degli Anni '40 esordisce con disegni e ritratti. I '60, li dedica invece alla sperimentazione: alcuni esempi del suo lavoro sono spesso legati a citazioni, vere e proprie elaborazioni di celebri opere che ne fanno un autentico attore nella messa in scena dell'arte. GAC mette in pratica la sua teoria dell'Autostoricizzazione: il fare da sè nel costruirsi attorno l'alone del successo, mettendo in disparte i processi canonici che il sistema utilizza a tale scopo. Non è un atto di megalomane autorappresentazione, bensì l'innescarsi di una procedura alternativa: una rivoluzione all'interno della comunicazione artistica. Andy Warhol si mette a ritrarre Cavellini, e il geniaccio GAC rende omaggio a Andy con il francobollo "Le Marilyn di Warhol" (1984). L’utilizzo dei materiali di recupero (negli oggetti assemblati, negli intarsi in legno, nei carboni), è lo strumento del suo operare. Teatrini dove si accumulano tragicamente giocattoli e soldatini sottratti all'uso infantile; francobolli attraverso i quali viene reso omaggio ai geni della pittura: Picasso, Lèger, Matisse, Braque...

La curata selezione delle 30 opere esposte, concede ampio spazio alla produzione dell’artista, focalizzandosi su alcuni periodi cruciali della feconda carriera sviluppatasi dalla metà degli Anni ‘40 alla scomparsa, avvenuta nel 1990.

Nel corso della serata, verrà presentato un libro-catalogo curato dall’Archivio Cavellini per la Galleria Florence Lynch di New York. Il volume, con testo introduttivo all’opera della critica newyorkese Sue Spade, verrà poi illustrato, il 17 marzo, all’Istituto Italiano di Cultura di New York e servirà come contributo documentativo alla mostra di alcune opere di Cavellini che la Galleria Florence Lynch presenterà dal 20 marzo. Seguirà, la settimana successiva, un breakfast in Galleria inserito negli eventi per la Vip list dell’Armory Show che si inaugurerà il 27 marzo.

Il lavoro di Guglielmo Achille Cavellini, sta finalmente riprendendo luce e attenzione collezionistica dopo anni di silenziosa attesa, dovuta alla particolare e anticipatrice formula artistica.

GAC, dalla metà degli Anni ’60, iniziò un lavoro di scomposizione e rielaborazione del sistema dell’arte, mettendo l’Io artistico in primo piano di fronte alle forze critiche ed economiche.

Un lavoro che sfociò, nel ’71, nell’autoironica e insistita “autostoricizzazione” che sarà forse ricordata come il più significativo contributo di Guglielmo Achille Cavellini alla cultura contemporanea. Atteggiamento, questo, che alcuni artisti attenti alla trasformazione dei linguaggi e del ruolo dell’artista in contrapposizione al sistema dell’arte, sembrano oggi riprendere.

GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI
Guglielmo Achille Cavellini si è rivelato personaggio multiforme e geniale. Ha vissuto l'arte contemporanea dal secondo dopoguerra al 1990, anno della sua morte, come fosse un arbitro speciale. Risiede forse qui il cardine per comprenderlo a fondo. Non é stato un artista come tanti altri, con la sua piccola o grande innovazione. Non é stata una questione di stile la sua, ma una specie di giudizio illuminato che ha ricondotto giustamente all'individuo e al suo pensiero i balbettii di un sistema che si stava sbriciolando in mille rivoli di potere dove l'arte e l'artista rischiavano di rimanere relegati nell'ombra. Non è poco, si dirà. Eppure sembra che tutto ciò non sia ancora chiaro, ai più. Lo fu invece per Jean Dubuffet che nel 1978 così gli scrisse: "...Abbiamo creduto innocentemente che la capacità producesse il merito e che dal merito derivasse la gloria. Abbiamo via via scoperto che ciò non accade... Ridiamo ora attraverso di Lei dei nostri precedenti errori...".
La storia ha inizio sul finire degli anni Quaranta quando GAC (così spesso si firmava), messi da parte i suoi primi tentativi espressivi, scopre una nuova arte europea che, chiamandosi astratta, coniuga un fronte nuovo della pittura. Ne diviene uno dei maggiori collezionisti, se ne innamora come pittore e offre il suo primo giudizio all'arte. Per molti sembra che il suo valore termini qui, ma invece quella non fu altro che la scintilla iniziale, un modo per mettere in piedi un'idea dell'arte come scelta individuale che si è rivelata poi l'elemento conduttore della sua esistenza.
Nel 1960 Guglielmo Achille Cavellini ha ripreso il lavoro con rinnovata forza, dapprima sul versante dell'astrattismo pittorico che tanta parte aveva avuto nei suoi interessi del decennio precedente; ma con un gesto, un segno nuovi che appaiono ora come anticipatori del suo lavoro sulla scrittura che prenderà in seguito corpo. La sperimentazione continua, e nel '65 realizza un corpus di opere che sono un ulteriore tappa verso un utilizzo diversificato dei materiali. Recupera dalla quotidianità oggetti, soprattutto giocattoli, soldatini, lamette da barba, che uniti a materiali di discarica vanno a formare una sorta di teatrino carico di memoria e di denuncia sociale.
Quindi è la volta delle cassette che contengono opere distrutte (1966- 1968) in cui, con operazione iconoclasta, ingabbia i suoi tentativi di lavoro precedente e anche - qui appare per la prima volta l'elemento omaggio/citazione - opere di artisti di cui stima il lavoro.
Omaggio/citazione che si svela con maggiore chiarezza nel '67 e nel '68 attraverso lavori formati da intarsi in legno dipinto nei quali gioca con i personaggi della storia dell'arte (emblematica, a tal proposito, un'Ultima cena in cui i volti del Cristo e degli apostoli vengono sostituiti dalle fisionomie di illustri artisti) e coi primi francobolli, dando il via ad una ricognizione sulla "celebrazione" che sarà poi sempre presente nel suo lavoro. Attraverso i carboni ('68-'71), che per un certo periodo sono stati un suo vero e proprio simbolo dove bruciare significa creare il nuovo purificandosi, GAC coniuga più apertamente i concetti appena accennati nei lavori precedenti, dalla pittura all'oggetto, dalla citazione all'appropriazione, fino a far assumere a certe icone la valenza di opera propria (si veda, ad esempio, l'immagine dell'Italia usata in innumerevoli situazioni e contesti).
Nel '70 produce una serie di opere, le Proposte, in cui l'azzardo di appropriazione iconoclasta lo porta a sezionare tele di altri autori di importante valore storico e artistico. Il gioco e l'ironia prendono ancora più spazio lasciando posto anche al dubbio che ci si trovi di fronte ad un gesto estremo e lesionista (era sì o no Cavellini, in tempi passati, un famoso collezionista?). Nel '71 la svolta cruciale: decide di rivolgere attenzione solo a se stesso per segnalare la deformazione di un sistema permeato da invidie e chiusure invalicabili. Conia il termine "Autostoricizzazione" che fu una vera e propria puntualizzazione, un modo per mettere in pratica il suo giudizio. Il termine può sembrare a prima vista un "escamotage" brillante e narcisista per mettersi in mostra, ma è tanto forte l'idea da intrufolarsi nel sistema dell'arte e straripare nei suoi gangli più vitali mettendone in luce ogni contraddizione. Le sue mostre a domicilio furono una specie di vessillo per tanti giovani artisti con cui ebbe un fitto scambio di arte postale, tanto da creare uno degli archivi-museo tra i più cospiqui ed interessanti di questo tipo di opere provenienti da ogni parte del mondo.
Produce quindi i manifesti che innumerevoli musei di tutto il mondo dovranno usare per celebrare il suo "centenario", abbinando al suo nome la sigla 1914-2014.
A questo punto la fantasia dell'artista, liberata da ogni pudore verso l'autocelebrazione, si scatena. Nei francobolli entra in lui con la sua minima votata allo sberleffo.
Scrive una pagina dell'Enciclopedia partendo da una semplice cronaca autobiografica fino a sfociare in una vera e propria iperbole del culto della personalità.
La sua scrittura diviene quindi una cifra pittorica usata con maniacale insistenza su tutti i supporti possibili (colonne, manichini, tele e drappi di dimensioni enormi).
É questa la realtà che vede Cavellini come autentico innovatore, ed anticipatore anche negli aspetti di una nuova comunicazione nell'arte, scavalcando i canonici rapporti che sembravano una base inscalfibile del sistema, dando una risposta concreta e carica di vitalità al suo messaggio di provocante giudice del territorio dell'arte.

Inaugurazione martedì 11 marzo 2008 dalle ore 18.30

Dall’11 marzo al 12 aprile 2008

Ingresso libero

FABBRICA EOS
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