Art is the distortion of an unendurable reality... Art is correction, modification of a situation; art is communication, connection... Art is social, self-sufficient, and total.
Jean Tinguely.
Capita, a volte, di tornare sui propri passi, di scoprirsi attratti dalle macerie di ció che si é distrutto, persi nello stupore assorto che tanto spesso segue l’azione, in attesa di un
segnale di nuova vita. Nel loro continuo rincorrersi e rimpiazzarsi, distruzione e creazione sono state alla base del discorso artistico contemporaneo, divenendone col tempo
una delle principali ossessioni. Questo stato di continuo divenire ha portato alcuni artisti a concentrarsi proprio sulla natura transitoria dei processi creativi, avvicinandoli all’impermanente,
al fragile, al relativo. In un articolo dedicato al lavoro di Alex Hubbard il critico Joshua Johnson ha giustamente notato come questa attitudine non rappresenti tanto
l’ennesimo esercizio di stile sul declino del modernismo quanto piuttosto una sprezzante satira di quello stesso luogo comune.
Nel video “I’d give it to you if I could but I borrowed it”, Guy Ben-Ner ed i suoi due figli saccheggiano irriverentemente le opere di un museo di arte contemporanea ricavandone
materiale da costruzione per una normalissima bicicletta da passeggio. La bicicletta si rivela lo strumento per un particolarissimo “viaggio” collettivo dai risvolti decisamente
psichedelici. Lo sterile silenzio delle sale del museo sembra essere ad anni luce di distanza.
Wojciech Gilewicz utilizza la sua notevole abilitá pittorica ai fini di una pratica performativa e concettuale volta ad indagare l’efficacia dell’arte contemporanea e la sua capacitá
di rapportarsi con la realtá che la circonda. Gilewicz invade la quiete dei contesti urbani e suburbani in cui si muove con fedeli riproduzioni ad olio della loro degradata banalitá,
sovraimponendole ad essa. Tolti dal contesto urbano a cui idealmente appartengono, i quadri di Gilewicz si presentano prevedibilmente come grandi e piccoli monocromi, astrazioni
grigiastre, frammenti di un discorso artistico svelato in tutta la sua raggelante incomunicativitá.
Nei video di Alex Hubbard lo schermo diviene al contempo superficie pittorica, improbabile piedistallo e teatro di una sconclusionata serie di interventi performativi. Il rincorrersi
delle azioni cita gesti e movimenti chiave della storia dell’arte contemporanea, sconfinando spesso e volentieri nel vocabolario visivo del cinema e della televisione. Creazione e
distruzione si susseguono senza sosta, lasciandoci in preda ad una sorta di facinazione stupefatta, di fronte alla esuberante visualitá di questa insensata ricerca del nuovo.
Assan Smati crea forme e strutture solo potenzialmente monumentali, in sculture rivisitate e corrette alla luce del fallimento degli stessi ideali che sembrerebbero rappresentare.
Ció che resta é l’ingombrante reliquia di un passato cronologicamente lontano ma vivo e presente nella materia vibrante e nell’aspetto aggressivamente incompiuto della
scultura.
Si ringrazia la galleria Postmasters per Guy Ben Ner.
Opening 14 marzo 2008 alle ore 19.00
14 marzo - 26 aprile 2008
Galleria Pianissimo
Via Ventura 5
Milano
info@pianissimo.it
www.pianissimo.it