La seconda edizione di incontri per riflettere oggi sul territorio attraverso interventi di arte pubblica
FuoriLuogo torna a riflettere sul rapporto tra arte e territorio, concentrandosi in questa seconda edizione sul tema dell’ambiente e del paesaggio, costruendo un percorso tematico che lasci spazio a diverse linee di ricerca, indipendenti tra loro ma legate da un filo rosso che si snoda attraverso progetti in progress – da sempre al centro dell’interesse di ricerca di Connecting Cultures – locali e internazionali.
Nel suo eterno alternarsi tra realtà e rappresentazione, ogni paesaggio presuppone una condizione umana e un’immaginazione formatrice che insegna a vedere.
Cos’è oggi il Paesaggio? E’ un concetto che ci può ancora essere d’aiuto nel comprendere il mondo che vediamo quotidianamente davanti ai nostri occhi? Come dare un senso a ciò che osserviamo? La percezione (o la mancata percezione) che abbiamo del paesaggio dipende dal bagaglio di immagini che portiamo con noi, o meglio, dalla molteplicità di abiti mentali del guardaroba personale che ciascuno di noi porta con sé in base alla propria cultura, origine e provenienza.
Perché il paesaggio riacquisti un senso per noi cittadini contemporanei, forse, bisogna re-imparare a guardare, capire il senso dei suoi linguaggi sovrapposti, accogliere la profonda poesia di molti di quei luoghi “segnati”, ai quali gli anni e la nostra incuria hanno inferto gravi patologie, ma che possono ritrovare senso per noi soltanto se prima vengono compresi e conosciuti. E nonostante tutto, a ben guardare, in qualche maniera sopravvivono affiancati, per lembi e frammenti, tanti paesaggi diversi, fonte ancora oggi di delizia e di gioia profonde per chi ha occhi per vedere.
I progetti presentati parlano di ambiente e paesaggio, ma anche di verde urbano, come nel progetto Parco di Marina Ballo Charmet: oggetto del suo lavoro è l’ordinario che vediamo sempre “con la coda
dell’occhio”. Si tratta del margine della percezione, dove il lavoro è incentrato sui modi del nostro percepire lo spazio interno/esterno. Sulla città, la casa, il corpo in relazione allo spazio e sulle modalità
dell’abitare le istituzioni e i luoghi pubblici. Questa ricerca è stata realizzata in alcune metropoli europee (Milano, Roma, Parigi, Berlino, Londra) dove esiste da tempo una forte presenza di persone
straniere/immigrate: qui l’artista ha effettuato diverse riprese fotografiche, concentrandosi su uno dei principali luoghi pubblici della città, il parco situato proprio all’interno del perimetro urbano. I modi
dell’abitare del parco portano in primo piano il tema del privato/pubblico; il tema del domestico portato all’esterno e del portarsi fuori, con sè, la casa.
Piero Gilardi è stato invitato a presentare il progetto PAV: il Parco d’Arte Vivente nasce a Torino, in un’area industriale dismessa dove fino agli anni Novanta ferveva la produzione dell’industria metalmeccanica. Il territorio del parco durante questa ultima trasformazione è rimasto abbandonato a se stesso, un terrain vague, un luogo sospeso nel tempo dove presto, si diceva nel quartiere, si sarebbe realizzata un’area verde attrezzata. In questo terreno in transito, a suo modo selvaggio, utilizzato come discarica di macerie edilizie, questo “Terzo Paesaggio” - nella definizione di Gilles Clément - diviene uno spazio transitorio dotato di una vitalità propria. Uno spazio in tensione verso un’inedita trasformazione che è divenuta oggetto di trattative tra una pluralità di attori finalizzate alla realizzazione del Parco d’Arte in sostituzione del previsto parco attrezzato.
Francesco Jodice inizia a lavorare con la fotografia, il video, la scrittura e la creazione di mappe nel 1995. Nel 2000 è uno dei membri fondatori di Multiplicity, network internazionale di architetti ed artisti, che ha promosso, tra gli altri, i progetti Tokyo Voids, USE: Uncertain States of Europe, Solid Sea e Road Map. What We Want è un progetto composto di fotografie che descrivono la geografia urbana e osservano le recenti modificazioni nelle relazioni reciproche tra pietre e persone. La natura di questi luoghi attrae uno sguardo democratico che mostra simpatia verso le modificazioni del paesaggio sociale e del suo modo di farsi guardare. Ne deriva un osservatorio con molteplici punti di vista che si aiuta mescolando i generi della topografia, della fotografia umanistica, dell'arte concettuale, del montaggio e della scrittura, dichiarando la necessità di stare dietro al mutamento delle cose del mondo con uno
sguardo comprensivo.
Claudia Losi si diploma nel 1994 all'Accademia di Belle Arti di Bologna. La riflessione e la pratica artistica dell’artista hanno origine nell’interesse per la natura, tra desiderio fusionale e coscienza della
separazione, tra un approccio emotivo e uno più analitico, concettuale. L’artista sviluppa da anni, con modalità e profili diversi, un progetto di ricerca che trova comune fondamento nell’osservazione attenta
del mondo naturale e delle sue dinamiche, le sue trasformazioni su macro e micro scala. Claudia Losi con il progetto Camminare Paesaggi estende l’invito a Matteo Meschiari, scrittore e poeta:
“Esattamente come per un indiano Hopi o uno scienziato ecodinamico la natura non è un’entità ma un fascio dinamico di funzioni, così il paesaggio che stiamo cercando deve essere indagato di profilo, a
partire dai dettagli: una mappa che va disegnata dai margini e non dal centro”.
Gli incontri saranno a cadenza mensile a partire dal mese di Marzo fino a Giugno 2008, presso gli spazi di Connecting Cultures, agenzia di ricerca-azione nel campo dell'arte contemporanea che si occupa di
politiche culturali, formazione e applicazione di processi creativi nella comunità e nella rigenerazione del territorio fondata nel 2001 da Anna Detheridge, critica e teorica delle arti visive.
FuoriLuogo si svolgerà presso gli spazi del Centro di Documentazione di Connecting Cultures, dedicato alla ricerca e documentazione di Arti Visive e Arte Pubblica. Il centro è un luogo di ricerca e progettualità,
sempre dinamico e specializzato: i materiali raccolti rappresentano la storia degli ultimi cinquanta anni di produzione nei settori delle arti visive (arte, fotografia, architettura, urbanistica, design, video, arte
digitale, moda) e molti documenti rari, che hanno segnato momenti ed eventi di fondamentale importanza nel campo dell'arte.
A CURA DI
Connecting Cultures
DOVE
Centro di Documentazione Connecting Cultures
via Giorgio Merula, 62 20142 Milano
CONTACT
t 02.89181326 |
info@connectingcultures.info
www.connectingcultures.info
6 MARZO
Parco, un progetto di Marina Ballo-Charmet; intervengono Stefano Boeri e Marco Belpoliti
8 APRILE
PAV, un progetto Piero Gilardi; interviene Gianluca Cosmacini
6 MAGGIO
What We Want_Un paesaggio come proiezione dei desideri della gente, un progetto di Francesco Jodice
17 GIUGNO
Camminare paesaggi. Camminare parole. Camminare idee, cose sognate, piste pensate,
Centro di Documentazione e Ricerca sulle Arti Visive
Connecting Cultures
Arte contemporanea, Architettura, Design, Fotografia, Urbanistica: circa 5mila volumi - alcuni introvabili, molti rari e in lingua originale - che raccontano e documentano eventi di fondamentale importanza degli ultimi cinquanta anni di creatività e di pensiero nel campo delle arti visive. Il Centro si rivolge ad un pubblico di studenti, artisti, ricercatori e operatori del settore e, grazie anche al contributo di Unicredit Banca e della Regione Lombardia, si propone di ampliare ed arricchire il proprio patrimonio librario per garantire alla pratica artistica un supporto di documenti sempre aggiornato. Durante l’anno
l'associazione Connecting Cultures organizza cicli di incontri e workshop, con un’attenzione particolare per la stretta contemporaneità, l’interdisciplinarietà e il tema ‘Arte e Territorio’: la ricerca e la fase
progettuale trovano valido sostegno nei materiali del Centro, che al termine delle attività promosse si impegna ad archiviarne la documentazione prodotta. I materiali dell’archivio sono selezionati a partire dal 1960, molti dei quali documenti inediti per l’Italia in lingua inglese e francese, con un incremento mensile quantificabile intorno ai 100 volumi.
La sezione dedicata alle Arti Visive raccoglie cataloghi di mostre seminali negli Usa e in Europa, da Art of Assemblage (Seitz, MOMA 1961) a Cybernetic Serendipity (Reichardt 1969) a This is tomorrow (ICA, Londra, 1958) fino ai nostri giorni.
I volumi di saggistica comprendono scritti dei massimi critici e teorici del Novecento, da Harold Rosenberg, Clement Greenberg, Marshall McLuhan, Roland Barthes, Georges Didi-Huberman, Hans
Belting, Harald Szeemann, Rosalind Krauss, Meyer Schapiro, fino ai pensatori più recenti quali Homi Bhaba, Stuart Hall, Sarat Maharaj, nonché molte antologie di scritti che documentano gli aspetti più
rilevanti del dibattito filosofico, estetico, sociologico, postcoloniale dal Secondo Dopoguerra ad oggi.
La sezione dedicata alla fotografia contiene molte monografie, storie antologiche e studi critici sulla fotografia in tutto il mondo, con un’attenzione particolare per la situazione italiana e la ricerca sul
territorio.
La collezione dedicata all’architettura comprende monografie, documenti e testi storici che riguardano l’attività degli architetti più rilevanti del Novecento, quali Gropius, Le Corbusier, Mies van der Rohe, sino a testi più recenti di architettura contemporanea italiana e internazionale.
La saggistica in campo architettonico e urbanistico comprende un’ampia selezione di testi sul tema ‘Arte e Territorio’ con una specializzazione in urbanistica e sociologia contemporanea. Molti sono i testi di analisi economica, sociale e di geografia sociale sul tema delle trasformazioni in atto sul territorio in un’epoca di globalizzazione.
Tra i documenti fondamentali per lo studio del territorio italiano è dedicata una sezione agli atlanti fotografici delle città, ai testi di studiosi come Bernardo Secchi, Manfredo Tafuri, Bruno Zevi, Vittorio
Gregotti e molti altri.
Inoltre il Centro cura con particolare interesse la documentazione che riguarda i progetti di artisti e collettivi italiani nella sfera pubblica: da Multiplicity al Gruppo A12, dal lavoro di a.titolo a Stalker, Artway of Thinking, Alberto Garutti, Cesare Pietroiusti e molti altri.
Il Centro di Documentazione inaugura la propria attività contemporaneamente alla nuova sede dell'Associazione Connecting Cultures con il ciclo di incontri FuoriLuogo. Nella stessa cornice sono
previsti convegni, corsi di formazione indirizzati a istituzioni culturali, musei, università, enti pubblici e istituti di pedagogia in campo artistico e storico, nonché alle aziende che investono in cultura. Connecting
Cultures continua ad elaborare progetti e a raccogliere materiali: il centro di ricerca non è un archivio chiuso, ma un luogo in continua crescita, capace di produrre eventi, conferenze e presentazioni di
interesse specifico.
La consultazione in sede è libera e gratuita; non è previsto il prestito. E’ richiesto un tesseramento annuale con tariffe variabili a seconda dell’utente.
Connecting Cultures
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