All’apparenza semplici e schematiche, le opere di Greg Bogin (nato nel 1965 a New York, dove vive e lavora) nascono da un’approfondita e meditata analisi della storia dell’arte contemporanea.
I primi riferimenti che vengono in mente sono quelli del Minimalismo per la presenza di pochi elementi, generalmente di natura geometrica, delimitati con estrema precisione e organizzati in composizioni estremamente rigorose. Le tinte vivaci e contrastanti e gli effetti ottenuti con le gradazioni da un colore ad un altro creano effetti simili a quelli dell’arte optical, mentre l’uso delle forme, per lo più limitate al quadrato, al cerchio e alla loro combinazione, rimanda alle sculture con strutture primarie dei primi anni ’60. Infine compaiono richiami alla grafica commerciale degli anni settanta, con i suoi loghi, marchi, il lettering gonfio e tozzo e lo spirito allegro.
Le opere di Bogin dimostrano una notevole padronanza della superficie e dei materiali: il loro aspetto è così perfetto, liscio, con i colori esattamente applicati all’interno delle aree loro assegnate che non sembrano recare traccia di un intervento manuale. Questo aspetto freddo e asettico viene controbilanciato dalla forma inconsueta delle tele e dalle gradazioni di colore che infondono vitalità e movimento all’insieme.
I 7 quadri esposti in galleria possiedono un forte impatto visivo dovuto alle dimensioni, al fatto di essere quasi monocromatici e alla brillantezza della superficie, ottenuta grazie a resine poliuretaniche e vernici per carrozzeria.
All’apparenza sembrano esprimere uno spirito spensierato o comunque nascere da riflessioni astratte e tutte interne alla pittura. I titoli invece ci indicano che Bogin vuole parlarci anche dell’uomo di oggi, con i suoi problemi di relazione con gli altri (Il volo del misantropo, 2007, vernice uretanica su tela, cm 172,7x210,8) e il pessimismo generale sulla situazione attuale (Distopia, che significa il contrario di utopia e denota quindi una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista). Le sue opere possono leggersi in quest’ottica come una metafora e una critica della società moderna che sotto il manto superficiale del benessere e del progresso, in cui tutto sembra luccicante e senza macchia, nasconde spesso una realtà differente.
Tra le numerose mostre citiamo le più importanti: “Malerei” (1999) alla Kunsthalle di Berlino e “Glee: Painting Now” (2001) al Palm Beach Institute of Contemporary Art.
Inaugurazione giovedì 6 marzo ore 18.00
Sarà presente l’artista
6 marzo - 11 aprile 2008
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