Castello della Rocca

Piazzale della Rocca 1, Cento 44042
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anch'io Pinocchio

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Data di apertura venerdì 07 marzo 2008
Data di chiusura domenica 27 aprile 2008

Comunicato della mostra : anch'io Pinocchio

A cura di Massimo Marchetti e della Galleria "del Carbone"

Negli spazi della Rocca di Cento, venti artisti di generazioni diverse interpretano la figura di Pinocchio attraverso un'immedisimazione dichiarata fin dal titolo: "anch'io Pinocchio!". Maschera scherzosa dietro cui nascondersi, alter ego grottesco o figura inquieta scaturita da un sogno, il burattino "condannato" dal suo naso ad essere sincero in un mondo di ipocrisia si rivela una metafora calzante anche in questa chiave: elaborare e dire la propria verità sono il necessario sforzo per chi, attraverso l'espressione artistica, si appresti ad esplorare la natura umana.Per la Mostra è previsto un catalogo delle opere affiancate dal testo di presentazione di Massimo Marchetti ed interventi con testi "pinocchieschi" di Lucia Boni, Daniele Lugli e Adelchi Riccardo Mantovani.

Artisti partecipanti:
Martino Barbieri, Paola Bonora, Gianni Cestari, Marcello Darbo, Adriana Mastellari, Nicola Nannini, Adelchi Riccardo Mantovani, Maria Paola Forlani, Franco Patruno, Marco Tessaro, Paolo Volta, Sergio Zanni, Flavia Franceschini, Erika Latini, Massimo Festi, Manuela Santini, Matteo Farolfi, Jessica Steri, Francesca Pennini, Laura Ragazzi.

Presentazione di Massimo Marchetti

E’ sempre lì che ci osserva, Pinocchio, diventato definitivamente bambino nel 1883, ma costantemente rianimato nella sua natura burattina da vignette, illustrazioni, film, sculture e chi più ne ha più ne metta. Insomma, questa storia delle bugie che non si dovrebbero dire, ma che fioccano ad ogni piè sospinto, sembra aver portato un certo successo al discolo. E non viene da pensare solo alla classica e storicizzata interpretazione che ne diede Comencini nell’indimenticabile sceneggiato Rai, o all’aggiornamento, un po’ sfortunato ma sicuramente non disprezzabile, dell’alter ego Benigni. No, il mito si è tanto consolidato nella nostra identità collettiva da poter contenere le sferzate di Carmelo Bene nella geniale versione teatral-televisiva dove si ribaltavano le nature, con un Pinocchio in carne e ossa “educato” da un manipolo di cattivi maestri di legno e viti, oppure da adombrarsi in molti dei dissacranti interventi di Maurizio Cattelan, dai bambini impiccati, proprio come Pinocchio alla quercia sotto il chiaro di luna, fino agli autoritratti in forma di “piccola peste” sul triciclo e sugli scaffali dei libri proprio sotto la lettera P, o addirittura in persona con il cappello da asino per la laurea “ad honorem”. Forse solo la fiaba di Alice riesce a tenere il suo passo, mentre Peter Pan, più staccato, tenta di recuperare sul successo perpetuo e trasversale del burattino di legno, e guarda caso si tratta anche in questo caso di un’incarnazione degli aspetti più indefinibili e irriducibili dell’infanzia.
Ma cosa c’è nel cuore di Pinocchio che riesca a parlare all’artista? Forse – azzardiamo – in questa storia fantastica si cela proprio la realtà tragica della creazione artistica. Quasi come Pigmalione, Geppetto ricava dalla materia bruta una forma che prende vita, ma è una vita che se da un lato è imperfetta, sfuggente e pericolante, lo è per la sua natura anarchica e vigorosa. Per perfezionarsi, questa ”opera”, per così dire, dovrà seguire da sola, perché il suo creatore ormai non ha più dominio, i precetti comportamentali che costituiscono un “canone”. Ma una volta diventato un bambino vero, quindi un’opera d’arte “vera” se mai questa possa darsi, ecco che l’incantesimo si spezza, si rientra nella normalità, nel mondo, e tutto ciò che rendeva Pinocchio un prodigio svanisce lasciando che tutti noi, in verità, rimpiangiamo quel che era. Chi mai preferirebbe incontrare il bambino piuttosto che il burattino? E’ quindi non solo inquietate, ma terribile il fatto che Pinocchio alla fine non sia più Pinocchio; e l’arte, che è qualcosa che si mostra al mondo come da una dimensione parallela e fragile, quando esce dall’equilibrio dell’ineffabile e si vuole dichiarare e controllare ed adattare, inevitabilmente muore, diventando nel migliore dei casi, come da classica definizione, “accademica”.
In questa rassegna di interpretazioni, che segue e a sua volta contiene la giornata di creazioni che si è svolta sei anni fa alla galleria del Carbone di Ferrara, ventuno artisti si sono dunque impegnati ad interpretare questo inesauribile personaggio che, a partire dall’indicazione del titolo, “Anch’io Pinocchio!”, imponeva un’immedesimazione, più che una visione distaccata. Ecco così che alla fine, di fronte a queste spontanee compenetrazioni che oscillano tra le punizioni e gli sberleffi, tra gli incubi biomeccanici e i sogni infantili, o addirittura tra la realtà dell’angoscia esistenziale e l’iperrealtà dell’ingegneria genetica, possiamo ancora una volta dire che Pinocchio non solo è vivo, ma lotta insieme a noi!

Dal 7 marzo al 27 aprile 2008

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