Kunsthalle Associazione Culturale Arti Visive

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Comunicato stampa evento: Vito Matera - La morale della favola

Dal sabato 19 aprile 2008
al sabato 24 maggio 2008

Orari:
lun/ven h. 17.30/19.30; o su appuntamento
Gli artisti correlati Vito Matera
Curatori Vito Intini
A cura di Vito Intini

Sabato 19 aprile 2008 alle ore 19 si inaugura presso l'Associazione Culturale Arti Visive Kunsthalle di Putignano (BA), la mostra " La morale della favola" con opere di Vito Matera.

Questa mostra nasce in sintonia con la pubblicazione di un libro di racconti dal titolo La morale della favola di Lino Angiuli e Lino Di Turi, illustrato da Vito Matera, presentato da Pietro Sisto e pubblicato dall’editore Vito Radio di Putignano.
Come in analoghe occasioni, la Kunsthalle ospita volentieri un’antologica dell’artista di Gravina, al fine di offrire l'opportunità di approfondire la conoscenza del suo lavoro.

L’arte di Vito Matera è esplicitamente narrativa con le facilitazioni, ma anche con tutti i rischi che questo può comportare, primi tra tutti i vincoli e le regole che scandiscono ogni narrazione.
Il suo operare ci predispone all’ascolto, ma richiede, per esser goduto, una piccola ma impagabile virtù: dobbiamo essere in qualche modo disponibili ad una giocosa complicità.
Ogni sua opera, semplice ed immediata come un prezioso gioco d’altri tempi, ci racconta una storia; anche per questa ragione, la sua visione si presta al dialogo virtuoso con le altre forme dell’arte, prima fra tutte la letteratura.
I lucidi sogni, di cui ci offre le coloratissime sequenze, somigliano all’autore, ricco com’è di felina, domestica, garbata ironia.
Non è difficile ritrovare rimandi (ma per Matera trattasi di affinità elettive candidamente dichiarate) al lavoro di Tullio Pericoli ma anche di Emilio Tadini, fra gli artisti italiani contemporanei – non a caso si tratta di artisti molto amati dai letterati se non essi stessi letterati di rango – senza contare il Magritte più ironico e lo Chagall più leggero e volatile.
Alcune tavole sono così rarefatte e gentili da sembrarci davvero provenire da altri luoghi possibili, dove i sogni sono reali e i fatti della realtà, questa che ci danno da vedere nei telegionali, pure invenzioni di un demiurgo in vena di brutti scherzi.
È questa la chiave – io credo – per penetrare nel mondo di Vito Matera, in cui la magia si materializza e la materia si fa magica.
Zittozitto, e a patto che si riesca a mollare, almeno per un poco, i soliti tiggì dell’angoscia, col suo fare sornione Vito Matera ci accompagna a riscoprire, gli « immensi tesori celati nelle viscere della terra. Perché i fianchi dei monti, il fondo delle grotte, il fitto delle foreste sono pieni di oro lucente, che aspetta il fortunato scopritore. Soltanto, la ricerca dei tesori non va senza pericoli perché è opera diabolica, e si toccano delle potenze spaventose. È inutile frugare a caso la terra: i tesori non compaiono che a colui che deve trovarli. E per sapere dove sono, non ci sono che le ispirazioni dei sogni, se non si ha avuto la fortuna di essere guidati da uno degli spiriti della terra che li custodiscono, da un monachicchio ».
Così scriveva Carlo Levi in “Cristo s’è fermato ad Eboli” alludendo alle credenze dei contadini di Accettura. Vito Matera assomiglia certamente ad un monachicchio (dalle nostre parti diciamo monacello), ma è posseduto da un contagioso spirito gentile che non smette di sorprenderci con quei tesori che nessuno può rubare né possedere solo per sé e che sono, irrimediabilmente, nascosti solo a chi non sa più sognare.
Vito Intini

a Vito

In quale pozzo nero sono finiti i concerti di grano
tenuti al fresco dentro una terraglia assonnata in fondo
alle fosse degli antichi contro la siccità della luce?
in quale pozzo rosso finiscono gli erga kai emèrai
passati al setaccio e messi nelle bottiglie doppie
della salsa per ritrovarle sane l’anno che viene?
in quale pozzo bianco finiremo noi che stiamo
attaccati alle previsioni del tempo trapassato
quando alla fiera di sangiorgio cavaliere noi due sì
noi due ci facemmo una collana di diavolicchi arzilli
e un bell’azzurro omaggio della ditta da spalmare
sopra il pane fatto come lo sapeva fare lei
la madonna della stella che fu assunta in cielo?
ci prova libeccio a darci qualche risposta a caldo
rubandola alle grotte e alle ultime coppole passanti
quindi si carica sulle spalle il fumo dei forni per
correre a sfamare i girovaghi cosiddetti defunti
che previo appuntamento nella villa comunale
cavalcheranno i colacola imbottiti d’aria nuova
per farli fischiare di notte quando i tufi paesani
vanno a fare un servizio senza dare nell’occhio.

Lino Angiuli

Vito Matera è nato a Gravina in Puglia nell’agosto del 1944.
Un’infanzia in bottega, col padre orafo e musicista; studi classici e laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica sui problemi dello spazio pittorico.
Nel 1983, dopo un’esperienza che lo porta ad esporre nei Balcani, aderisce al gruppo barese di “Fragile” con Angiuli, Dell’Aquila, Nigro, Riviello.
Dal 1988 inizia una collaborazione mensile con “La Gazzetta Del Mezzogiorno” e con riviste di letteratura militante come “In/Oltre”, “Fogli di periferia”.
Nel 2001, con i “Tarocchi delle Murge” dall’omonimo Parco Letterario, riceve il Premio Tommaso Fiore.
Le sue TABULAE PICTAE sono state esposte a Barcellona, Lisbona, Parigi e Salisburgo.
Vive e lavora fra Bari e Forlì.

Inaugurazione 19 aprile 2008 dalle ore 19.00

Presentazione di Piero Sisto, letture di Lino Angiuli & Lino Di Turi da "La morale della favola" ( ed. Vito Radio).

19 aprile - 24 maggio 2008

Testo di Vito Intini con una lirica di Lino Angiuli dedicata all'artista

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