FilippoFettucciariArte

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Comunicato stampa evento: Habitat

Dal sabato 19 aprile 2008
al lunedì 19 maggio 2008

A cura di Valeria De Simoni

La mostra collettiva "Habitat" inaugura il ciclo di eventi culturali – mostre d’arte, incontri, interventi site specific- intitolato Trans Tiberim. Un collegamento immaginario tra le due sponde del Tevere, a Ponte Felcino (PG), per fare dialogare realtà parallele, simili ma eternamente contrapposte. Il Comune e la VI Circoscrizione raccolgono l’invito di due soggetti privati – FilippoFettucciariArte e Franziska Berger Studio Gallery – che unendo competenze, passioni e prospettive stimolano il farsi e il diffondersi di una nuova idea di città. Le due location sorgono ognuna su una riva diversa del corso d’acqua.

Con il termine habitat gli ecologi indicano il luogo in cui vive un organismo, l’ambiente - inteso come insieme di condizioni climatiche, fisiche, chimiche e simili - entro cui vive e si sviluppa una specie animale o vegetale. Per l’uomo si tratta poi di una dimensione socio - culturale e linguistica oltre che biologica.
I moderni mezzi di trasporto e di comunicazione da tempo hanno trasformato le comunità e il loro rapporto con lo spazio. Il contesto ambientale in cui si muove l’uomo contemporaneo prescinde infatti dalla prossimità spaziale, dai limiti fisici e geografici; l’area vitale è come ampliata da una tecnologia sempre più avanzata che favorisce lo sviluppo di una dimensione virtuale. La connettività e l’interattività che offre Internet, ad esempio, sono estensioni immateriali che cambiano completamente il concetto di habitat. Forme socio-culturali vengono dunque condivise da interlocutori svariatamente distribuiti nello spazio. Deterritorializzato e molteplice, ogni punto di intersezione, di incontro, di scambio, può essere inteso allora come habitat.
Oggigiorno, il sistema-ambiente appare pesantemente artificializzato, soprattutto nelle grandi metropoli dove la componente naturale è sempre meno percepibile e la velocità con cui i luoghi si trasformano risulta spesso fuori controllo. Il tempo è come accelerato, disconnesso, impazzito. La quantità di segnali emessi dai sistemi di comunicazione provoca fenomeni di saturazione e confusione. L’uomo vive così sospeso tra il bisogno di evolversi, elaborando un numero sempre maggiore di informazioni, e il desiderio di non abbandonare la sua indole istintiva.

La natura, nelle sue molteplici manifestazioni, è da sempre al centro della poetica di Enzo De Leonibus (Pescara, 1955). L’artista, anche direttore e curatore del museolaboratorio di Città Sant’Angelo, espone in mostra un grande dittico (cm 250 x 440) sul quale ha tradotto alcuni versi di Virgilio con un sistema linguistico personale fatto di segni visivi e codici semantici assolutamente originali. Come fossero geroglifici contemporanei, alcuni scritti del poeta latino dedicati ai preliminari amorosi tra gli animali prendono vita così sulla tela bianca.
Con la serie "Passaggi di Tempo" Marco Ferraris (Genova, 1978) indaga invece la dimensione spazio-temporale e la sua percezione per mezzo della fotografia. Attraverso la manipolazione digitale sullo sfondo dell’immagine distribuisce una serie di istantanee di soggetti in movimento. Tra passato e futuro, i diversi momenti si compenetrano nel presente annullandosi a vicenda in un perenne divenire. In bilico tra documentazione e sperimentazione, i lavori di Ferraris indagano le forme e i limiti del corpo umano in rapporto al contesto in cui si trovano. La leggera sovraesposizione conferisce alle immagini toni morbidi, sommessi ed evanescenti.
Le fotografie della serie "Notturno" di Silvia Noferi (Firenze, 1977) rappresentano palazzi urbani, architetture avvolte nella foschia dell’imbrunire. Fanno da pandant a queste immagini scatti di persone addormentate nel proprio letto. I loro volti sono celati all’occhio dello spettatore. Sono raffigurazione intime ed evocative che rimandano alla sfera dell’esistenza quotidiana rispecchiando la visione che l’artista ha della città e del paesaggio in generale. Habitat nel senso si abitare, vivere un luogo dunque. In mostra anche tre fotografe della serie Playground, autoritratti dell’artista in b/n.
Quello di Franco Passalacqua (Terni, 1950) è un mondo dove la figura umana non è contemplata, una fitta tessitura di fronde verdi in cui la presenza dell’uomo è negata allo sguardo. Eppure è sempre implicita. La stilizzazione e la semplificazione formale costituiscono un percorso estetico che dall’immagine confluisce nell’astratto, inteso come processo mentale di destrutturazione che permette di separare da un aggetto o da un pensiero ciò che è essenziale da ciò che è accidentale, il significante dal significato. In mostra alcune tecniche miste su tela, una serie di piccoli oli su tela e alcuni totem.
Laureato in ingegneria, Andrea Rapetti (Milano, 1967), svolge un lavoro manageriale presso un gruppo internazionale. Dal 2003 la fotografia still life di fiori è diventata la sua passione. Attento a rispettare colori ed elementi morfologici funzionali a una corretta classificazione, realizza immagini raffinate ed essenziali, algide ed eleganti, dove al centro della rappresentazione - su sfondo rigorosamente bianco - si staglia l’elemento vegetale. Tutti i soggetti immortalati vengono coltivati direttamente da Rapetti. La manipolazione computerizzata dell’immagine non è contemplata dal fotografo milanese se non per eliminare la piccola struttura che ha inventato per reggere il fiore durante lo scatto.
Diverse interpretazioni del tema, personali modelli di lettura. Natura, paesaggio, architettura come palcoscenico dell’uomo. Spazio come serbatoio di emozioni.

Inaugurazione sabato 19 aprile 2008 ore 18.00

Dal 19 aprile al 19 maggio 2008

Info
Valeria De Simoni
valeria.desimoni@libero.it

FilippoFettucciariArte
filippofettucciari@libero.it

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Via Mastrodicasa 2
Ponte Felcino (PG)

Franziska Berger - Studio Gallery
Via Puccini 3
Ponte Felcino (PG)