La serie Tecla di Giovanni Zaffagnini si muove fra il giorno e la notte e, anche grazie al titolo che porta, galleggia in un tempo e in uno spazio indefiniti: Tecla è infatti, in Le città invisibili di Italo Calvino, la città che è sempre in costruzione, la città che misteriosamente ha inizio ma non ha mai fine. A questa città calviniana l’autore fa riferimento, così come ha scelto nel tempo altri riferimenti letterari, collegando altre sue ricerche ad altri scrittori o poeti, da Campana a Pessoa, per non fare che qualche esempio.
Il tema di questo lavoro, realizzato tra il 1989 e il 1992, è il cantiere, uno stato del paesaggio che inizia ad essere accolto in quegli anni fra i temi della fotografia contemporanea. L’originalità di Tecla risiede nel fatto che, in una sorta di processo di trasposizione, il cantiere viene affrontato come se fosse non un paesaggio indeterminato e in fieri, ma un paesaggio ben definito e consolidato da un punto di vista estetico: per esempio avvolto in una romantica nebbia, oppure disperso nel buio della notte. Questo spostamento di attenzione estetica sugli spazi e le strutture del cantiere segnala non solo l’allargamento della nozione di paesaggio a luoghi inediti, ma anche la disponibilità ad applicare i propri metodi e il proprio linguaggio in modo del tutto libero: indica anche che il paesaggio diviene pretesto per sviluppare un lavoro che in realtà ha come oggetto i codici stessi della fotografia. Indagine nella quale Zaffagnini si è spinto spesso nelle sue ricerche, anche sperimentalmente (fino, per esempio, a strappare alcune fotografie sul tema e a presentarne i frammenti), sempre evitando quell’attaccamento al tema del paesaggio in quanto tale che ha caratterizzato il lavoro di molti fotografi a lui contemporanei.
Per l’autore il giorno e la notte di Tecla sono anche il positivo e il negativo della fotografia. Positivo e negativo non significano solo i due volti dell’immagine (la matrice e la stampa), ma anche la luce e il buio, il chiaro e lo scuro. Significano inoltre, per Zaffagnini, riservare al colore un trattamento che lo rende, in un certo senso, bianco e nero: nelle fotografie realizzate di giorno egli infatti evita nel modo più assoluto i colori brillanti (schiarendo i toni della stampa e anche avvalendosi della nebbia come alleata), in quelle realizzate di notte arriva quasi a negare i colori, schiacciandoli nel nero del buio. Da questo affiorano solo sparsi segni, tracce, materie, strappati al nero dal flash, che estrae piccoli elementi, libera parti della scena, restituendole alla visione. Complessivamente, il senso che domina Tecla è quello di uno strano equilibrio tra apparizione e sparizione del paesaggio: quale di questi due stati, l’uno che precede l’esistenza del paesaggio, l’altro che la segue, prevalga, è molto difficile dire.
Roberta Valtorta, 12 aprile 2008
Giovanni Zaffagnini
vive e lavora a Fusignano (Ravenna).
Negli anni Settanta ha svolto ricerche sistematiche sulla cultura del mondo popolare in Romagna, che hanno portato alla creazione di un consistente archivio fotografico.
Dal 1985 si dedica alla fotografia di paesaggio, con particolare attenzione agli spazi urbani.
Nel 1986 è stato tra i curatori della mostra Traversate del deserto e dell'omonimo volume (Fusignano, I figli del deserto).
Particolarmente interessato alle relazioni fra fotografia e altre forme espressive, ha realizzato interventi legati alla poesia (con Raffaello Baldini - Di notte. Rimini, 1996 -. Giovanni Nadiani - Invel, Faenza, 1999 -, Dino Campana - Io vidi, Faenza, 2003), alla narrativa (Italo Calvino - Tecla, Rubiera, 1994), al mosaico (Musivo, Ravenna, 2007), all'architettura e al teatro.
Per conto dell'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna ha effettuato, con Guido Guidi e Olivo Barbieri, una complessa ricerca relativa alla costa emiliano-romagnola (1999-2000).
Ha esposto i suoi lavori in mostre personali e collettive in Italia a all'estero, tra le quali:
-2007: Un Po di particolari (Blue project, Vila Real de Santo Antonio, Portogallo)
-2005: Architettura in Emilia-Romagna nel secondo Novecento, Galleria d'Arte Moderna, Bologna)
-2004: Herbolarium (Castello Svevo, Bari)
-2003: Pensées Sauvages (La Galerie du Petit Chateau, Sceaux)
-1999: 32 ltalian Photographers: A Tribute to Phyllis Lambert (Canadian Center for Architecture, Montreal)
-1994: La matière, l'ombre, la fiction (Galerie Colbert, Bibliothèque Nationale de France, Paris)
-1994: Segni di luce. Fotografìa italiana contemporanea ( Manica Lunga, Ravenna)
Pubblicazioni:
-Terra, case, strade, acqua (Padova, Interbooks, 1992)
-Tecla (Fusignano, I figli del deserto, 1994)
-Carte riciclate (Milano, Charta, 2001)
-Herbarium (Milano, Silvana editoriale, 2003)
-Io vidi. Il paesaggio nella poesia di Dino Campana (Ravenna, Longo Ed. 2003)
-Ville dei sogni (Ravenna, Danilo Montanari Ed. 2006).
Inaugurazione martedì 29 aprile 2008 ore 19.00
Introduzione di Roberta Valtorta
Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo (MI)
durata della mostra
30 aprile - 17 maggio 2008
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