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Comunicato della mostra : Grazia Menna - Be Carefully!
A cura di Giovanni Andrea Semerano
Testo Critico di Anna D’Elia
“Il bello brutto dei Dani”
Cosa l’occhio è in grado di mettere a fuoco quando il passo è rallentato dal terreno impervio e scivoloso? Cosa guarda e come quando la mano è impegnata a farsi largo nella boscaglia?
La visione è condizionata dai luoghi e dalle modalità del loro attraversamento.
Anche il modo di scattare una fotografia muta. Non è solo questione di macchina, in tali circostanze servono le più piccole e maneggevoli, né è solo questione di ottiche. I dettagli occupano lo spazio dell’immagine, poiché se lo sguardo rallenta, è il piccolo a coinvolgerlo e non più il grande.
Dunque è su questa sfida che si compie il viaggio reportage di Grazia Menna che la trasforma in detective sulle tracce dei reperti di una civiltà, la popolazione dei Dani abitanti la parte Ovest della Paupa: l’Irian Jaya.
La scelta dell’itinerario è stata dettata da un impossibile desiderio: la scoperta di un pezzo di mondo non ancora inflazionato nel nostro campo visivo. Le fotografie con le quali la viaggiatrice rientra in patria, non possono perciò che essere reliquie.
Anche quando ci mostrano il volto di un indigeno, l’attenzione è catturata dai dettagli: la collana,i denti, la barba, il riso, le scapole, un testo, un copricapo o un astuccio penico.
La stessa autrice, nel parlare del viaggio, lo descrive come l’inabissamento in una terra ai confini col nulla: il sopraggiungere imminente della cancellazione.
Le missioni cattoliche sono responsabili di molte obsolescenze, per quanto riguarda le ritualità religiose dei Dani, il loro modo di vestire e di non vestire. Il resto sarà opera dell’economia globale.
Ancora una volta il corpo nudo è stato coperto: con magliette e jeans.
Il reportage è marcato da sorprese. Questa volta l’indigeno non è prodigo di ciò che l’Occidentale cerca in lui: né corpi tatuati, né anelli al naso, ma i segni sulla pelle, sugli arti, sulla faccia, della fatica di vivere e di una lotta feroce con la natura.
Il reportage prende atto della realtà, mostrandocela prepotente e, nel contempo, remissiva.
C’è una bellezza in tutto ciò? Il problema è riconoscerla, cosa che può costare non poca fatica e una piccola o grande crisi.
Anna D’Elia, 28 marzo 2008
Curriculum Anna D’Elia:
Nata a Bari nel 1951, insegna “Pedagogia e didattica dell’Arte” all’Accademia di Belle Arti di Bari e “Pedagogia Interculturale” all‘Università degli Studi di Foggia. Pubblicista, narratrice e critica d’arte.
Come critico d'arte ha collaborato con il Centro Pompidou di Parigi, il Museo Rejna Sofia di Madrid e numerose istituzioni culturali.
Ha preso parte a numerosi progetti ed incontri e condotto workshop e laboratori su arti visive e narrazione.
È autrice di numerosi testi, tra i quali:
L'Universo Futurista, una Mappa da Quadro alla cravatta, ed. Dedalo, Bari, 1989
Le Città Visibili, Congedo, Galatina 1990.
Fotografia come Terapia, Meltemi, Roma, 1999.
Diario del Corpo, Unicopli , Milano, 2002.
Nello Specchio dell’Arte, Meltemi, Roma, 2004.
Per non voltare pagina , Meltemi Roma 2007 ( Premio A. Tassoni per la narrativa, 2007)
Vernissage 24 maggio 2008 ore 18.30
Fino all'11 giungo 2008
Ingresso gratuito
Catalogo
“Be Carefully”, Edizioni “La Camera Verde, a cura di Giovanni Andrea Semerano; costo 15 Euro
Centro Culturale La Camera Verde
Via G. Miani 20
Roma
Tel 340 5263877
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