Le opere di Mario De Leo sono la raffigurazione del nuovo universo in cui l’uomo contemporaneo vive e con il quale si relaziona. Rappresentano un cosmo in cui l’individuo si muove costantemente alla ricerca e alla scoperta del nuovo, di nuovi linguaggi, di nuove emozioni. Uno spazio in divenire in cui però rischia di perdersi se non riesce a cambiare il modo di relazionarsi e non si appropria di nuovi linguaggi. I quadri di De Leo propongo un viaggio nella conoscenza e nello sviluppo senza rischi di perdersi nel nulla. Sono il racconto di un’armonia ritrovata, o mai persa, di un equilibrio tra l’uomo e l’universo che è sempre possibile là dove c’è comunicazione, là dove c’è ascolto, là dove c’è l’accoglienza della scienza senza contrapporla alla bontà della Natura.
“Contadino tecnologico è una sua definizione. Sintesi di un autoritratto. Ma, dal dialogo emerge subito un nuovo valore poetico. – scrive di lui Claudio Rizzi – L’equazione si riassume nel concetto di contadino quale radicamento profondo alla terra e nell’accezione di tecnologia quale processo della storia”.
Nelle sue tele i frammenti riassemblati di circuiti elettrici sembrano note di un nuovo pentagramma: il passato e il futuro si fondono. La tecnologia e il suo linguaggio sono gli strumenti attraverso i quali l’uomo contemporaneo si esprime in prevalenza, ma questi, per De Leo, non sono in antitesi con i linguaggi tradizionali. Nelle sue opere la similitudine tra un “punto ascensionale” e una nota su un tradizionale spartito musicale è tale da spingere chi guarda le sue tele a paragonare i suoi segni a un avveneristico codice musicale, a una innovativa lingua universale sempre tesa verso qualcosa che va oltre, pronta a superare confini e ad accettare nuove sfide. Nei suoi lavori segni e linguaggi tecnologici e simboli primitivi si mischiano. Il cono, per esempio, immagine ricorrente nelle sue opere, è il simbolo alchemico dell’oro e del sole, ma è anche un banale strumento di ascolto, capace di convogliare il suono al nostro orecchio.
“Esso è il veicolo ideale per la ricognizione di “mondi possibili” con cui instaurare nuove processualità significanti; è un “simbolo sonda” così lo definisce l’artista – scrive Teodolinda Coltellaro – “che serve ad attraversare scritture, alfabeti, la grammatica-sgrammaticata dei miei sogni, per andare incontro alla luce.. alla ricerca di nuovi mondi, di nuove armonie..”
I coni di De Leo sembrano navicelle aerodinamiche, simbolicamente sia maschili che femminili sempre presenti a garantire un canale di comunicazione tra l’uomo e l’universo. Sono il mezzo di scambio, il canale attraverso il quale si ristabilisce il senso di appartenenza ad un unico e solo linguaggio universale che in De Leo è certamente intriso di musicalità.
“Io ritengo immodestamente di essere tra coloro che percepiscono un autentico cantastorie con il vibrante intuito del rabdomante – dice di lui Moni Ovadia, il suo amico ai tempi della Cooperativa “L’Orchestra” - ..In questo senso l’incontro con Mario de Leo è stato uno dei più emozionanti”.
Breve Biografia dell’artista
Mario De Leo é nato a Ruvo di Puglia il 16.11.1944. Vive a Monza. Negli anni '70 si é affermato come uno dei più genuini cantautori italiani (invitato più volte al Club Tenco di San Remo ).
Negli anni '80 ha sempre più approfondito una ricerca pittorica tra espansioni segniche-surreali-cosmiche ed interferenze di materiali tecnologici essenzialmente di recupero.
Dopo varie collettive ha allestito la sua prima personale a Milano, nell'87 (galleria OSAON) ed é stato poi invitato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali come il Premio Suzzara, "Oggetti del necessario" (Spoleto), "Italian Reporter'" (Metropolitan Museum di Tokyo), "De Hominis Dignitate ", una mostra itinerante sul pensiero filosofico di PICO DELLA MIRANDOLA a New York, Parigi e città di Mirandola.
Alcune opere dell’artista sono in esposizione permanente presso alcuni musei nazionali ed internazionali, come Young Museum di Revere (Mantova), la pinacoteca civica di Ruffano (Lecce), il Castello di Sartirana (opera acquista su segnalazione del maestro Arnaldo Pomodoro- Pavia), il Museo d’arte moderna e contemporanea di Taverna (Catanzaro) e il Guang Dong Museum of Art di Canton Cina.
INAUGURAZIONE CON LA PRESENZA DELL’ARTISTA giovedì 29 maggio inaugurazione alle ore 18.30
Dal 29 maggio al 15 giugno 2008
Spazio Tadini
Via Jommelli 24
Milano
ms@spaziotadini.it
http://www.spaziotadini.it/
Ufficio stampa
Melina Scalise
ms@spaziotadini.it