Brescia 2 e 9 ottobre 2009
ZeriDOC all’Auditorium San Barnaba.
Dopo le proiezioni di Bergamo e Montepulciano, Brescia si appresta ad ospitare, nell’Auditorium San Barnaba di Corso Magenta, i due documentari dedicati a Federico Zeri, uno dei maggiori storici dell’Arte e conoscitori italiani del Novecento.
L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Ugo Da Como di Lonato (Brescia) e interamente sostenuta dalla Galleria d’Arte Armondi di Brescia.
Il Comune di Brescia ha colto il valore della proposta, tanto che l’Assessore alla Cultura Andrea Arcai porrà gli eventi quale prologo alla Notte bianca dell’arte che si terrà in Città il 3 ottobre.
Le due date in calendario sono quelle di Venerdì 2 e Venerdì 9 ottobre, l’ingresso è gratuito.
Enti patrocinatori: Comune di Brescia, Comune di Bergamo, Accademia Carrara di Bergamo, Associazione Amici dei Musei di Brescia, Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia, Le Vie dell’Arte; in collaborazione con RAI-Teche.
Organizzazione: Stefano Lusardi, Roberta Valbusa e Maria Cristina Rodeschini con la collaborazione di Sara Mazzocchi e Alberto Loda.
Contenuti del presente Comunicato stampa:
- Chi era Federico Zeri - p. 2;
- In ricordo di Federico Zeri: i documentari “ZeriDOC” - pp. 3e4;
- L’organizzatore dell’iniziativa: la Fondazione Ugo Da Como di Lonato - p. 5;
- Lo sponsor dell’iniziativa: la Galleria d’Arte Armondi di Brescia - pp. 6e7;
- Federico Zeri e Brescia - p. 8.
Chi era Federico Zeri.
Autore di centinaia di interventi dedicati soprattutto all’arte figurativa dal Trecento e al Settecento, Federico Zeri (1921-1998) è stato uno dei conoscitori più acuti della pittura italiana e il suo metodo si iscrive nella grande tradizione dei secoli XIX e XX. Federico Zeri ha esercitato il mestiere di storico dell’arte e di conoscitore con un virtuosismo ineguagliabile, cosciente dell’importanza fondamentale e dei limiti di questa speciale competenza: “senza essere buoni conoscitori non si è nemmeno storici dell’arte” (Zeri, 1988). Ma Zeri è stato anche un protagonista di grandi battaglie per la salvaguardia dei beni culturali e di quell’impareggiabile “museo diffuso” che è il territorio dell’Italia. Celebri le sue provocazioni televisive, i suoi interventi, le conferenze sempre affollatissime e gli articoli sulla stampa quotidiana.
I filmati, proposti alla Città di Brescia dalla Fondazione Ugo Da Como di Lonato, sono stati realizzati da Nino Criscenti per la Rai ed a lui commissionati dalla GAMeC (Galleria d’Arte Moderna) di Bergamo.
La proiezione bresciana, nell’Auditorium San Barnaba, sarà completata da alcuni interventi-cammeo in grado di rendere con maggior chiarezza il ricordo di Federico Zeri:
- Francesco Lechi Presidente della Fondazione Ugo Da Como di Lonato;
- Marinella Pigozzi Autrice del saggio “Federico Zeri e la tutela del patrimonio italiano” (Clueb 1996);
- Nino Criscenti converserà con Romano Frassa a proposito delle capacità comunicative di Federico Zeri attraverso il mezzo televisivo;
- Luigi Armondi tratteggerà un ricordo personale dello Storico dell’Arte;
- Maria Cristina Rodeschini spiegherà i rapporti tra Federico Zeri e la Città di Bergamo (Zeri destinò all’Accademia Carrara un cospicuo gruppo di sculture provenienti dalla sua collezione di Mentana);
- Renata Stradiotti ricorderà i rapporti di Federico Zeri con la Città di Brescia;
- Costanza Lunardi chiuderà le proiezioni zeriane sottolineando l’impegno civico nella difesa di un Patrimonio non da intendersi univocamente come “artistico”, ma comprensivo anche di quei Beni paesaggistici per la cui difesa tanto si impegnò Federico Zeri nelle battaglie per la tutela.
In ricordo di Federico Zeri: i documentari “ZeriDOC”.
La formazione, il lavoro di storico dell’arte, le ricerche, le scoperte e le attribuzioni, i viaggi e le frequentazioni internazionali, dalla società londinese alle star di Hollywood, le passioni e le battaglie per il patrimonio artistico: Federico Zeri si racconta in un video di montaggio di tre ore, con cui si intende rendere omaggio al grande storico dell’arte.
Realizzato in collaborazione con le Teche Rai – che hanno generosamente messo a disposizione tutti i documenti televisivi con Zeri – il video è diviso in due capitoli da 90 minuti, che saranno proiettati a Brescia il 2 e il 9 ottobre in due serate organizzate dalla Fondazione Ugo Da Como di Lonato.
Nel primo capitolo venerdì 2 ottobre – “L’arte di leggere l’arte” – Zeri è di fronte alle opere, in musei come in chiese e palazzi, ma è anche al suo tavolo di lavoro, in mezzo a libri, fotografie, appunti.
Vediamo il suo “occhio” in azione, di fronte al Cenacolo di Leonardo e all’interno della Cappella Sistina di Michelangelo, davanti a Guido Reni e ai suoi amati pittori umbri e marchigiani del Tre e Quattrocento. E lo vediamo nella memorabile diretta sui falsi Modigliani della burla di Livorno e nello studio di Mixer alle prese con l’autenticità del “Trono Ludovisi”. Nel suo studio cogliamo il metodo del conoscitore e, girando per la sua casa di Mentana, scopriamo il piacere del collezionista tra quadri, sculture e iscrizioni romane.
Il secondo capitolo venerdì 9 ottobre – “Le battaglie per la tutela” – è un viaggio impietoso tra capolavori e degrado, tra bellezza e oblio del patrimonio. È l’Italia di Federico Zeri, un paese di monumenti in pericolo, di paesaggi devastati, di musei perennemente chiusi, di palazzi abbandonati. È l’Italia dell’indignazione, dell’intransigenza, dell’invettiva di Zeri a cui si deve quel tanto di sensibilità in più che si registra da qualche tempo per la tutela. Vediamo Zeri aggirarsi tra i capolavori della scultura secentesca confinati negli scantinati del Duomo di Orvieto, tirar fuori a Brera da un calco del ‘700 una lattina di birra, fare il conto delle statue decapitate nelle ville romane come dei marmi trafugati nei siti archeologici.
Per comporre questo ritratto televisivo, curato da Nino Criscenti, sono stati utilizzati circa quaranta dei duecento documenti conservati nelle Teche Rai. Si va dalla prima apparizione di Zeri in video, nel 1974 (“In difesa della Via Appia” di Anna Zanoli) all’ultima, della primavera del 1998 (un servizio di Fernando Ferrigno per il TG3, davanti a un affresco romano appena scoperto). Diverse le sue presenze sui tre canali Rai negli anni ‘80 e ‘90, dalla serie “A tu per tu con l’opera d’arte” di Francesco Simongini a “Una vita con tanti Zeri” di Ludovica Ripa di Meana, a una conversazione con Antonio De Benedetti sulla Divina Commedia. Presenze impegnative come nelle tre puntate di “Arte negata” del 1996 e presenze veloci come nella corrispondenza da Parigi per il TG 1 sul suo ingresso nell’Accademia di Francia. E lo sentiremo parlare anche di cinema e di letteratura, da Barry Lindon di Stanley Kubrich a Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino. Quasi un autoritratto è il discorso tenuto all’Università di Bologna nel giorno della laurea honoris causa, con uno Zeri che passa dallo scetticismo all’ironia al rimpianto per i libri incompiuti e per quelli bruciati nel camino.
L’organizzatore dell’iniziativa: la Fondazione Ugo Da Como di Lonato.
La Fondazione è stata istituita nel 1942 per volontà testamentaria del Senatore bresciano Ugo Da Como (1869-1941) che volle creare una istituzione in grado di rendere vivo un centro promotore di cultura. Il complesso monumentale della Fondazione a Lonato è costituito dalla casa-museo-biblioteca di Ugo Da Como e dalla grandiosa rocca visconteo veneta, interamente aperte alle visite dei turisti e degli studiosi.
Questa Istituzione è posta in stretta relazione con Brescia e con le maggiori cariche istituzionali culturali della Città. Basti considerare che lo stesso Da Como ideò un meccanismo gestionale che prevede tutt’oggi un Consiglio di Amministrazione composto dal Presidente dell’Ateneo di Brescia (oggi il Prof. Francesco Lechi), dal Soprintendente ai Beni Architettonici (oggi l’Arch. Luca Rinaldi), dalla Direzione dei Civici Musei e dalla Direzione della Biblioteca Civica Queriniana. Il Direttore della Fondazione (oggi l’Ambasciatore Antonio Spada) non solo è impegnato nella gestione del complesso monumentale di Lonato, ma studia periodicamente nuove strategie di valorizzazione e comunicazione per incentivare la conoscenza della Fondazione Ugo Da Como con iniziative volte alla sensibilizzazione verso il mondo dell’Arte e della Bibliofilia.
Un aspetto importante della propria attività è rivolta agli studenti, beneficiari, ormai da anni, di mirate attività didattiche rivolte alle scuole bresciane di ogni ordine e grado, oltre che del premio destinato alle migliori tesi di laurea d’argomento bresciano e benacense.
Il messaggio di alto valore culturale e civico trasmesso dai filmati dedicati a Federico Zeri meritava di non passare inosservato: per questo la Fondazione Ugo Da Como ha pensato di proporne la visione nella città di Brescia. HYPERLINK "http://www.fondazioneugodacomo.it"
www.fondazioneugodacomo.it
Lo sponsor dell’iniziativa: la Galleria d’Arte Armondi di Brescia.
Sponsor unico dell’iniziativa “ZeriDOC”, organizzata dalla Fondazione Ugo Da Como, è la Galleria d’Arte Armondi, attiva a Brescia da diversi decenni.
Luigi Armondi offre periodicamente al pubblico mostre d’arte antica dedicate soprattutto all’arte figurativa, spaziando dal XIV al XIX secolo.
Rapporti di stima reciproca, oltre che professionali, legavano Luigi Armondi a Federico Zeri coinvolto nelle numerose iniziative curate nel tempo dalla Galleria.
La partecipazione di Armondi e il sostegno dell’iniziativa “ZeriDOC” a Brescia pareva quindi inevitabile e così è stato.
Contemporaneamente alla prima proiezione del 2 ottobre - quella intitolata L’arte di leggere l’arte - la Galleria Armondi aprirà una selezionatissima esposizione di dipinti antichi.
Questa mostra, intitolata Gente di Lombardia. Dipinti dal XVI al XVIII secolo, includerà una straordinaria opera di Girolamo Romanino: I Santi Pietro, Leonardo e Girolamo (olio su tela, cm. 161,4 x 135,2), databile verso gli anni trenta del Cinquecento.
L’opera transitò nelle prestigiose collezioni bresciane degli Avoltori e dei Brunelli, ma non se ne conosce la precedente ubicazione originaria.
Il dipinto, noto alla letteratura sin dalla seconda metà dell’Ottocento, è stato esposto per l’ultima volta al pubblico in occasione della mostra bresciana del 1965 curata da Gaetano Panazza, Sandro Damiani e Bruno Passamani.
La mostra di Armondi sarà resa ancor più interessante da una eccezionale tavola raffigurante la Crocifissione, assegnata da Mina Gregori all’attività giovanile di Gerolamo Savoldo.
Il Seicento sarà rappresentato da opere di Pietro Bellotti (la Parca Lachesi e una Vecchia filatrice in un interno) che già preannunciano composizioni di Giacomo Ceruti, più noto con il soprannome di “Pitocchetto”, presente nella mostra con il Ritratto del rettore Giovanni Battista Zanini (olio su tela, cm. 51 x 43), oltre che con alcune proposte che confermerebbero l’attenzione del Ceruti verso gli ambiti della pittura di genere: tanto della natura morta, quanto delle battaglie.
Il catalogo della mostra (edizioni ShinArt), sarà disponibile presso la Galleria.
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La mostra aprirà al pubblico il 3 ottobre e chiuderà il 7 novembre, presso la sede della Galleria in Palazzo Barboglio (Piazzetta Martiri di Belfiore 3, a Brescia).
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Orari: dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.00; il sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00 (su appuntamento, tel. 030.295550 – 335.215173).
Il sabato, alle ore 11.00 e alle ore 17.00 sarà possibile assistere ad una visita guidata alla tela di Girolamo Romanino (su prenotazione).
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Federico Zeri e Brescia.
Zeri intrattenne frequenti rapporti con Brescia.
Tra questi assumono un particolare significato le sue presenze nel 1995 e nel 1997, su espressa richiesta dell’Amministrazione del Sindaco Mino Martinazzoli. In quegli anni il Comune di Brescia fu in prima linea per assicurarsi alcune importanti tele di Giacomo Ceruti appartenenti al celeberrimo ciclo Avogadro, detto anche ciclo di Padernello. Nel 1995 lo Stato consegnò in deposito permanente alla Civica Pinacoteca Tosio Martinengo L’incontro nel bosco ottenuto da una nobile famiglia bresciana come pagamento delle imposte di successione. Nel 1997 il Comune acquistò invece, direttamente da uno dei rami degli eredi Salvadego, I calzolai e Donne che lavorano. Federico Zeri presentò i dipinti al folto pubblico delle grandi occasioni, chiamato nel Salone vanvitelliano della Loggia, sottolineando l’eccezionalità della produzione pittorica del Pitocchetto. Zeri diede prova del suo attaccamento nei confronti della Città, ma soprattutto seppe estrinsecare la personale passione nei confronti del maggiore e più geniale pittore attivo a Brescia nel Settecento. Lo studioso amava sottolineare come i dipinti del Pitocchetto costituissero una sorta di complementarità visiva all’esercizio della carità perseguita dai numerosi committenti bresciani dell’artista. Il Professore si occupò sempre con particolare interesse della pittura di genere; tra il 1995 e il 1997 Zeri diede vita ad un preciso progetto culturale per Brescia: una grande esposizione dedicata proprio alla pittura di genere pauperistico. Molte riunioni operative si tennero presso la Galleria di Luigi Armondi. La promessa di Federico Zeri venne mantenuta grazie a Francesco Porzio che nel 1998 aprì la mostra “Da Caravaggio a Ceruti. La scena di genere e l’immagine dei pitocchi nella pittura italiana”. Zeri non riuscì a vedere la realizzazione espositiva, si spense a Mentana poco prima, nel mese di ottobre dello stesso anno.