A cura di Andreina d’Agliano e Alberto Cottino
Sabato 27 giugno alle ore 15, presso il Filatoio di Caraglio, avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Rose. Purezza e passione nell’arte dal Quattrocento a oggi”. L’esposizione, curata da Andreina d’Agliano e Alberto Cottino - coadiuvati da Roberta Orsi Landini e Carlo Sisi - è organizzata dall’associazione culturale Marcovaldo in collaborazione con la Regione Piemonte, il Comune di Caraglio e la Fondazione Filatoio Rosso. L’evento è reso possibile grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRC e al contributo della Fondazione CRT. Il biglietto d’ingresso è di 7 euro intero, 4 ridotto. Fino al 30 agosto l’esposizione sarà visitabile da giovedì a sabato dalle 17 alle 22; domenica e festivi dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 22. Per maggiori informazioni rivolgersi al numero verde 800-329329.
“Di mostre dedicate alla rosa nel mondo se ne propongono oltre 20 mila ogni anno – spiegano i curatori -, ma nessuna è come quella di Caraglio. Qui infatti la rosa trionfa non come piccolo arbusto da inserire nel proprio giardino, ma come oggetto-soggetto della grande arte e delle arti cosiddette applicate, in un sontuoso, fantastico excursus che parte dal tardo Medio Evo per confluire all’oggi. Abbiamo rose dipinte, scolpite, trasformate in gioielli o in vetrate, persino in poltrone, rose protagoniste di pale d’altare, di quadri intimamente devozionali, di allegorie e baccanali, soggetto di pannelli decorativi per privatissimi boudoir, ma anche di piatti, servizi da té, argenterie preziose, stoffe”.
Non a caso Andreina d’Agliano e Alberto Cottino hanno dovuto scegliere precise linee di lavoro per evitare di ridurre a genericità il vastissimo tema della rosa nell’arte. Di qui la scelta di individuare precisi ambiti di ricerca, corredandoli con un centinaio di opere di altissima qualità, veramente emblematiche del tema di sezione in sezione individuato, esposte anche grazie alla collaborazione di molti tra i maggiori musei italiani e non solo.
Il percorso segue un ordine tematico e cronologico, suddividendo i contenuti in sette diverse sezioni. Si parte dal tema della “Rosa Mistica”, densa di significati religiosi, per passare subito dopo alla rosa profana de “La Rosa e il ritratto”. In “Allegoria” si parla del fiore nei suoi vari significati allegorici. “Natura morta” dà spazio alla rappresentazione che ha fatto della rosa la pittura a partire dal Seicento. “Il giardino delle rose” sofferma l’attenzione sul binomio imprescindibile arte e natura, ripreso nella sezione successiva, “Simbolismi e geometrie”, dedicata all’art nouveau. L’ultima sezione, infine, “La rosa nelle arti applicate” dimostra come l’attenzione al magnifico fiore non mostri cedimenti continuando anche oggi ad influenzare designers e stilisti.
“La mostra - commenta il presidente dell’associazione culturale Marcovaldo, Fabrizio Pellegrino - si pone come ideale prosecuzione delle attività di alto profilo che hanno caratterizzato la programmazione del Filatoio fin dal 2002 (“Camere con vista”, “Chronos”, “Seta. Potere e glamour”, “Il Velo”, “Fantasie Guerriere”). Sono presenti in mostra, infatti, opere provenienti da alcuni dei maggiori musei italiani, in grado di dare un prestigio internazionale all’evento con un’alta esposizione mediatica e un’ottima ricaduta in termini d’immagine, non solo per la sede espositiva del Filatoio ma per l’intero territorio cuneese”.
Durante il periodo di apertura della mostra si prevede di realizzare una serie di attività collaterali tra cui un’esposizione botanica nell’area del Filatoio, dove verranno invitati fiorai o vivaisti a presentare una rassegna delle diverse varietà di rosa coltivate oggi.
LA CHIAVE DI LETTURA – “Rose. Purezza e passione dal Quattrocento a oggi”
La mostra documenta la presenza della rosa, il suo significato iconografico e la sua fortuna nell’arte europea: la rappresentazione di questo fiore è ricca di numerose e diverse simbologie, spesso legate alla figura femminile. Contemplata in tutti i tempi come la Regina dei Fiori, simbolo di giovinezza, di grazia e di virtù, la rosa rimanda alla pietà e alla carità, al dolore e all’amore, al pudore e alla passione. La mostra si pone come ideale prosecuzione delle attività di alto profilo che hanno caratterizzato la programmazione del Filatoio fin dal 2002 (Camere con vista, Chronos, Seta. Potere e glamour, Il Velo, Fantasie Guerriere): saranno presenti in mostra opere provenienti da alcuni dei maggiori musei italiani (Palazzo Pitti e Galleria degli Uffizi di Firenze, Palazzo Bianco e Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Galleria Nazionale di Palazzo Barberini di Roma, Museo di Capodimonte di Napoli) in grado di dare un prestigio internazionale all’evento con un’alta esposizione mediatica e un’ottima ricaduta in termini d’immagine, non solo per la sede espositiva del Filatoio ma per l’intero territorio cuneese.
Fiore emblematico nello sviluppo della storia dell’arte, la rosa assume diversi significati e compare spesso come elemento iconografico di rilievo nelle rappresentazioni pittoriche, sia in quelle riferite alla figura della Vergine - basti pensare alla Madonna del Roseto medioevale e primo rinascimentale - sia a quelle legate al mito di Venere e dell’amore. La mostra propone un percorso attraverso la storia dell’arte prendendo in esame i diversi significati che questo fiore ha assunto: partendo dalla “Rosa mistica” medievale , dalla “Vana Rosa” della natura morta seicentesca per approdare alla rivalutazione femminile del Settecento, in cui la rosa – strettamente legata alla figura della donna – pervade non solo i quadri, bensì tutte le arti decorative.
Nel corso dell’Ottocento, l’interesse naturalistico per i fiori e per il loro linguaggio simbolico porta ad un aumento dell’elemento floreale sia nei mobili sia nelle arti applicate. Nella pittura del tempo la rosa viene generalmente associata alla passione, sia a quella amorosa sia a quella legata al dolore e alla morte, arrivando – verso la fine del XIX secolo – a una pittura che suscita visioni oniriche ammantate di enigmi e di mistero, con un simbolismo estetizzante che si avvale di elementi decorativi naturalistici e floreali. La rosa è elemento privilegiato sia del naturalismo dell’Art Nouveau – in cui piante e fiori si associano alle fluenti linee della figura femminile – sia del successivo linguaggio geometrico dell’Art Déco, in cui fiori e foglie recisi vengono sovente ripetuti ossessivamente gli uni accanto agli altri, diventando così motivo principale nella decorazione di argenti, vetri, ceramiche stoffe e gioielli.
La rassegna espositiva prende in esame – nelle sue diverse sezioni – la presenza della rosa e delle sue simbologie nelle diverse espressioni artistiche, concentrandosi non solo sulla pittura – cui comunque viene riservato largo spazio in mostra – bensì anche sulle diverse arti decorative, essenziali per gettare nuova luce sull’importanza che il tema della rosa assume nell’evoluzione delle diverse discipline artistiche.
Uno spazio è anche dedicato all’arte del XX secolo fino ad arrivare ad alcune espressioni artistiche degli ultimi anni, onde dimostrare come questo tema rivesta ancor oggi un interesse primario.
Saranno presentate oltre centocinquanta opere, accompagnate da un catalogo scientifico corredato da saggi che prenderanno in esame i diversi aspetti della tematica della rosa. Si prevede di realizzare una serie di attività collaterali tra cui un’esposizione botanica nell’area del Filatoio, dove verranno invitati fiorai o vivaisti a presentare una rassegna delle diverse varietà di rosa coltivate oggi.
LE SEZIONI – “Rose. Purezza e passione dal Quattrocento a oggi”
1 - ROSA MISTICA
La simbologia della rosa nella tradizione cristiana è estremamente importante e varia: il colore rosso rimanda al sangue versato da Cristo per la salvezza dell’umanità, così come i cinque petali e le spine richiamano rispettivamente le piaghe descritte nella Passione e la corona intrecciata per deridere il re d’Israele. Oltre ai rimandi alla figura di Cristo, la rosa presenta (soprattutto dopo i primi secoli della storia della Chiesa) forti simbologie legate alla Vergine. Secondo i padri della Chiesa la rosa del paradiso terrestre non aveva spine, che sarebbero comparse sulla pianta in seguito alla cacciata dall’Eden per ricordare all’uomo la sua caduta e i suoi peccati. La Vergine Maria, non essendo colpita dal peccato originale, è spesso chiamata “la rosa senza spine” (anche la tradizione ebraica racconta di una conseguenza della disobbedienza di Adamo ed Eva: la rosa precedentemente bianca arrossisce di vergogna). Anche il colore della rosa rappresenta la Madre di Dio: la rosa bianca simboleggia la purezza virginea tra le spine e l’impurità.
Fra le opere principali di questa sezione, la “Madonna con Bambino” del Guardiagrele, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze e la “Madonna della Fontana” di Jan Provost del Collegio degli Alberoni di Piacenza.
2 - LA ROSA E IL RITRATTO
In questa sezione vengono messi in rilievo i diversi aspetti simbolici, nonché il valore della rosa sia come elemento decorativo sia in associazione alla figura femminile, trasferendo un messaggio ambiguo fra vanitas e bellezza e – dal Settecento – una rivalutazione della donna, ritratta spesso con tralci di rose o con una rosa in mano. Elemento connesso all’immagine di Venere e dell’Amore, la rosa è presente anche in ritratti di personaggi maschili ripresi in pose galanti e cavalleresche oppure dipinti in coppia. Il colore rosa domina le stoffe utilizzate per gli abiti, spesso decorati proprio con questo elemento floreale e una profusione di rose invaderà tutte le arti decorative del Settecento, secolo dominato da un cospicuo uso di decorazione “alla rosa” in maioliche, porcellane, mobili e argenti.
Rilevanti in questa sezione il “Ritratto di Maria Farnese” di Nicolas Régnier (Collezione Pardo, Parigi), l’inedito “Ritratto di Luisa Elisabetta di Francia, Duchessa di Parma”, di Pierre Subleyras, l’ “Autoritratto con rosa” di Giorgio De Chirico e “Penelope” di Alberto Savinio.
3 - ALLEGORIA
La rosa è sempre stata caricata di un importante significato allegorico, e viene sovente utilizzata in immagini riferite alla primavera e a Flora (la dea romana protettrice di questa stagione) o come simbolo della caducità della bellezza e della transitorietà dell’esistenza: simbolo ambivalente di rinascita e vita ma anche dell’ineluttabilità della morte. Attributo di Venere fin dall’antichità (il mito racconta che la nascita della dea fu allietata da una pioggia di rose), essa è spesso associata anche all’amore terreno: basti pensare alla Nascita di Venere di Botticelli o ai complessi significati delle rose e dei petali nell’Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano.
Corredano questa sezione opere importanti, quali l’ “Allegoria della Vita umana” di Guido Cagnacci, dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, la “Cleopatra” di Francesco Trevisani della Collezione Lemme, la “Ragazza con rosa e gatto” di Giuseppe Maria Crespi (Pinacoteca Nazionale di Bologna) e infine lo splendido “Giocoliere” di Antonio Donghi, di Collezione Unicredit.
4 - NATURA MORTA
Considerata la regina dei fiori, la rosa domina il genere della natura morta: in quella seicentesca – in cui si afferma il “vaso di fiori” – essa è spesso emblema di transitorietà (accostata a elementi quali la clessidra, l’orologio o la candela) e acquista, con l’avvento del Settecento, la sua caratteristica d’immagine di seduzione e bellezza, talvolta associata alla preziosità del vasellame in porcellana. Nell’Ottocento, quando la natura diventa una delle principali fonti d’ispirazione artistica, vengono dipinte composizioni con cromie accese e brillanti, fino ad arrivare alle tensioni del primo Novecento che spesso si riflettono in furiosi contrasti di colore.
Ricordiamo la “Natura morta con rose e asparagi” di Giovanni Martinelli, le “Rose in vaso” di Bartolomeo Bimbi (entrambi dal Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano), il “Vaso di rose” di Francesco Gonin (collezione Banca Intesa-San Paolo), le “Rose Ardenti” di Giacomo Balla dalla Collezione Terruzzi e il “Vaso di Rose” di Giorgio
Morandi, della Fondazione Longhi di Firenze.
5 - Il GIARDINO DELLE ROSE
Nell’Ottocento l’interesse per il naturalismo toccò l’apice: una grande appassionata di rose fu l’Imperatrice Giuseppina, che aveva dato al pittore Joseph Louis Redouté l’incarico di riprodurre tutte le specie di rose esistenti nel Parco della Malmaison. Arte e natura costituiscono un binomio imprescindibile nel XIX secolo, e giardini con roseti e famiglie ritratti sullo sfondo di un pergolato fiorito o serre e giardini d’inverno diventano motivo ricorrente della pittura del periodo. L’interesse per la botanica porta anche nelle arti decorative un aumento dell’elemento floreale e la rosa è – nell’arte romantica – uno dei fiori prescelti per le sue simbologie di passione e di morte.
La sezione è corredata di importanti volumi di arte botanica, quali l’opera di Giovan Battista Ferrari “Flora ovvero Cultura dei Fiori”, l’ “Hortus Regius Honselaerdicensis” di Stefano Cousyns e naturalmente “Les Roses” di Pierre Joseph Rédoutè, tutte provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Firenze. Non mancan quadri prestigiosi, quali “La Giardiniera” di François Boucher, dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e “La raccolta delle rose” di Silvestro Lega, dalla Galleria Nazionale di Arte Modena di Palazzo Pitti.
6 - SIMBOLISMI E GEOMETRIE
La decorazione dell’art nouveau affonda le sue radici in un naturalismo che privilegia linee asimmetriche in cui piante e fiori, dai colori tenui, si associano ai fluenti elementi della figura femminile. Tali tipologie confluiranno intorno agli anni Venti del Novecento in un nuovo linguaggio geometrico: tanto l’art nouveau aveva adottato un linguaggio di steli, così l’art déco diventa un’arte di fiori recisi, di foglie staccate, ripetuti ossessivamente gli uni accanto agli altri. Gioiellieri, rilegatori, ceramisti e argentieri forniscono esempi di queste nuove teorie.
La sezione si presenta estremamente varia, con oggetti di alta qualità esecutiva, quali lo splendido vaso Cantagalli su disegno di Adolfo de Carolis, lo scrittoio a ribalta di Alberto Issel, i vasi a murrine delle manifatture muranesi Barovier e Toso, le opere ceramiche di Ponti e Gariboldi per la Richard–Ginori e tessuti su disegno di Raoul Dufy, dal Musée du Tissus di Lione.
7 - LA ROSA NELLE ARTI APPLICATE
Oltre alle precedenti sezioni, nucleo principale del percorso espositivo, la mostra presenterà un ulteriore capitolo in cui saranno inseriti oggetti d’arte applicata e gioielli, per illustrare in maniera approfondita le molteplici applicazioni antiche e contemporanee della rosa nella produzione delle arti decorative e industriali.
Compaiono quindi dalle settecentesche maioliche di Rubati di Milano, Giacomo Boselli di Savona alle porcellane di Meissen e Sèvres, mobili in legno laccato e dipinto, fra cui una splendida specchiera del Bonzanigo, abiti in seta e velluto ricamato, gioielli in corallo e pietre preziose, tutti di estrema importanza per meglio illustrare la presenza e l’evoluzione della rosa nelle arti decorative.
LA VISITA GUIDATA – “Rose. Purezza e passione dal Quattrocento a oggi”
I MOLTI PETALI DI UNA GRANDE MOSTRA TRASVERSALE
Non è una mostra di rose bensì sulla rosa, sul suo significato e uso nell’arte lungo un arco di più di cinque secoli, per rispondere a domande che forse talvolta sono state poste sulla profusione o presenza di questo fiore in sculture e dipinti ma anche tappezzerie ceramiche e gioielli. La mostra, infatti, è stata concepita in maniera che si può definire “trasversale”, compiendo un viaggio diviso a tappe in cui vengono esaminati i diversi significati e motivi che convalidano la presenza di questo elemento iconografico esemplificato in diverse sezioni di un percorso di grande originalità.
Si viene invitati in mostra da una stanza con un turbinio di rose proiettate sulla parete che fanno da sfondo agli abiti di Cappucci e Fendi, prima di esser introdotti nella sezione dedicata alla rosa mystica, uno dei più noti e importanti attributi mariani, qui documentato dalla deliziosa “Madonna dell’Umiltà” del raro aurifex e pittore abruzzese Nicola da Guardiagrele (ante 1422), proveniente dagli Uffizi di Firenze e dalla “Madonna” del Museo Civico di Torino, attribuita a Fermo Tizoni da Caravaggio (fine XV secolo). La figura della Vergine è in questo quadro rappresentata con la siepe di rose sullo sfondo, esemplificazione dell’Hortus Conclusus, memoria del giardino chiuso del Cantico dei Cantici, a cui dedica proprio un saggio in catalogo Margherita Azzi Visentini. La presenza della rosa nell’Hortus Conclusus assume un valore anche cristologico, a causa delle spine riferimento alla corona indossata sa Cristo durante la Passione.
Vanno segnalate in questa sezione due importanti opere dedicate alla “Madonna del Rosario”, la cui liturgia fu introdotta dai cisterecensi nel XIII secolo ma rinforzata da papa San Pio V che dopo la battaglia di Lepanto inserisce la festa nel calendario liturgico (7 ottobre): le pala tardo cinquecentesca del marchigiano Simone de Magistris e del secentista genovese Giovan Battista Paggi sono esemplificative di questa tematica. La ‘sezione religiosa’ è anche corredata con alcune tele raffiguranti Santa Rosalia (Anton Maria Vassallo, XVII secolo; Genova, Galleria di palazzo Bianco).
Simbolo della Vergine, la rosa trionfa sui paramenti liturgici barocchi. Realizzata con le tecniche più sofisticate di ricamo, appare fra serti e ghirlande fiorite riprodotta realisticamente. Alcuni paliotti d'altare e vestimenti ecclesiastici, splendidi per ricchezza di decorazione e disegno – molti provenienti da conventi e chiese genovesi – esemplificano in mostra questa produzione. Fra questi va citato lo splendido paliotto su disegno di Domenico Piola, proveniente dal museo diocesano di Genova.
Dalla rosa mistica si passa alla rosa come attributo femminile, e il fiore è motivo che ritorna in ritratti e figure allegoriche, dall’imponente “Maria Farnese” di Nicolas Régnier (1638 circa) all’inedito capolavoro firmato da Pierre Subleyras (“Ritratto di Madama Reale Luisa Elisabetta, primogenita di Francia, figlia di Luigi XV”), grande riscoperta proposta in mostra, al magnifico ritratto di “Maria Cristina di Borbone” di Elizabeth Vigée Le Brun (Napoli, Capodimonte), ad altri ritratti settecenteschi (Giuseppe Duprà, Stern). Una doverosa citazione, poi, ai due straordinari momenti del Settecento rappresentati dalla “Donna con rosa e gatto” di Giuseppe Maria Crespi (Bologna, Pinacoteca Nazionale) e dalla “La piccola giardiniera” di François Boucher (Roma, Galleria Nazionale di Palazzo Barberini), che impreziosiscono la mostra e con cui idealmente si chiude questa sezione: il primo è un’intensa e misteriosa raffigurazione di una ragazza che mostra una rosa con cui accarezza un gattino, simbolo evidente di caducità ma forse anche pregna di altri significati, un quadro denso di contrasti luministici e profondi contenuti, mentre il secondo rappresenta una piacevole e leggiadra fanciulla in un delizioso contesto agreste e primaverile, allietata da colori chiari e sereni. Due estremi opposti di un secolo complesso come il Settecento, accomunati entrambi dall’evidenza data alle rose, uno dei fiori più amati in pittura.
Non mancano però grandi autori dell’Otto e Novecento, secoli in cui la rosa viene associata ancora alla figura femminile, alla caducità della natura umana, emblematica di passioni, visioni oniriche o significati misteriosi.
Fra le opere più significative, ricordiamo “Alaide in giardino” di Cristiano Banti, proveniente dalla Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, il “Giocoliere” di Antonio Donghi, della collezione dell’Unicredit e lo splendido “Autoritratto con rosa” di De Chirico, da collezione privata.
Misticismo, passione e ovviamente naturalismo: a questa sezione appartengono una serie di opere che riproducono la rosa in modo fedele e meticoloso, opere con incisioni acquerellate di grande pregio, proveniente dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, fra cui le magnifiche “Roses“ di Redouté, o ai quadri di Maurizio Bottoni, pittore botanico contemporaneo che alle rose ha dedicato tempo ed attenzione.
Ma un lavoro trasversale sulla rosa non sarebbe completo senza esaminare il vasto repertorio delle arti decorative, che fin dal XVII secolo hanno visto la rosa trionfare: oltre ai paramenti sacri seicenteschi, in cui questo fiore veniva abbondantemente usato, un vero trionfo della rosa si avrà soprattutto a partire dal Settecento, che oltre che nei ritratti femminili, la vide motivo protagonista in arredi, porcellane e abiti.
Come motivo di tessuti di abbigliamento la rosa non appare prima del secolo XVIII, in cui conquista il ruolo da protagonista. La rosa è ora il fiore di Venere e rosa è il colore dell'Aurora, che schiude alla luce un mondo nuovo alla cui costruzione le donne desiderano partecipare. Fondamentale nella vita culturale del tempo e in quella della corte, la figura femminile afferma la funzione civilizzatrice di Amore e Bellezza. Madame de Pompadour e le regine d'Europa si fanno ritrarre in abiti rosa e/o decorati con rose. Anche la figura, disegnata dalla linea sartoriale, con la gonna ampia decorata con applicazioni e ruches ricorda una rosa rovesciata.
Rosa è anche il filo che lega l'Oriente all'Occidente. Il gusto per l'esotico determina un cambiamento di cromia, di valori estetici e di disegno nella produzione tessile e nella moda, che porta in primo piano le tonalità delicate. Anche gli uomini del Settecento si vestono di rosa.
Il rosa sarà anche il colore dominante di splendide porcellane: basti pensare al color rosa introdotto nella porcellana di Sèvres , di cui figura una splendida brocca dipinta a nastri proveniente da Palazzo Pitti e già parte della collezione della Duchessa di Parma, come pure va menzionato il servito in porcellana di Vienna a forma di rose, proveniente dal Museo di Arti Applicate di Vienna o la splendida zuppiera di Cozzi con rose applicate, del Museo Civico di Torino.
La rosa emerge nelle arti decorative anche nel secolo XIX, divenuta emblema della fragilità della donna e della sua incapacità di autodeterminazione, soggetta a tutte le incongruenze e i pericoli delle passioni. Il colore rosa, delicato ed incerto, sparisce quindi dal guardaroba maschile. Mai passata di moda nella decorazione tessile per arredamento ed abbigliamento, la rosa torna a fiorire in forme nuove e stilizzate negli anni Venti del XX secolo, simbolo ora di una femminilità assertiva e di una seduzione fondata sulla parità dei sessi.
Troviamo la rosa, nel ricco repertorio floreale di fine Otto-primi Novecento, utilizzata maggiormente dall’asimmetrica e fluttuante Art Nouveau che dalla più stilizzata Art Déco, sebbene in tono minore rispetto all’iris, al giglio, al papavero o alla margherita. Inoltre, mentre l’Art Nouveau, figlia di un naturalismo descrittivo e sensuale, proveniente dal Simbolismo e dal Giapponismo, tende a una resa precisa e realistica e, quindi, di più facile identificazione, l’Art Déco generalizza, nel sua stilizzazione, l’elemento floreale, la cui identificazione precisa si fa più difficile: le rose potrebbero essere anche camelie o peonie, la soda compattezza, la geometrizzazione delle corolle e dei petali le spoglia del naturalismo per trasformale in eleganti e raffinati elementi decorativi. Tuttavia, sia nel primo che nel secondo periodo, la rosa compare su ceramiche, vetri, bronzi, gioielli, stoffe, mobili, pochoirs, portando con sé gli antichi simboli e significati. La usa Galileo Chini nell’eleganti maioliche preraffaellite prodotte a Firenze a fine ‘800 e in quelle più klimtiane di San Lorenzo in Mugello, la usa in Francia la Scuola di Nancy e, soprattutto, Gallé con le struggenti e decadenti Roses de France miracolosamente plasmate in pasta di vetro e applicate su vasi e coppe. A Murano sono il motivo prediletto delle invenzioni a murrine degli Artisti Barovier e dei Fratelli Toso, a Milano e a Roma ornano a profusione le belle vetrate a piombo che rallegrano le costruzioni liberty della buona società, come quelle provenienti dal Casino delle Civette di Villa Torlonia. E così le ritroviamo nei bei mobili di Issel e di Quarti, nei raffinati e smaglianti pochoirs di Lepape, Iribe e Barbier.
Un panorama completo non poteva mancare senza prendere in esame il gioiello, ornamento raro e prezioso della figura femminile: rappresentante soprattutto la produzione Otto e Novecentesca, la sezione del gioiello prende in esame la lavorazione del corallo, ampiamente presente in mostra con esemplari della collezione Ascione di Napoli. Non mancano inoltre significativi esemplari di oreficeria popolare del museo Leone di Vercelli, mentre la miglior oreficeria valenzana del XX secolo è raffigurata da spille e boccioli di rosa ornati di brillanti e rubini.
Non manca in mostra un omaggio al contemporaneo, con la presenza dell’opera “Strange Contract” di Donald Baechler, dal MART di Rovereto o le tre rose in bianco e nero “Rosa Rosita e Rossella” di Aleksandra Mir, eseguite dopo la sua presenza durante la Biennale di Venezia del 2006.
Anteprima stampa sabato 27 giugno alle ore 11.00
Inaugurazione sabato 27 giugno alle ore 15.00
Il presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso e l’assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva, saranno presenti all’inaugurazione
27 giugno - 25 ottobre 2009
Organizzazione: Associazione Culturale Marcovaldo, Caraglio
Mostra a cura di: Andreina d’Agliano e Alberto Cottino
In collaborazione con: Roberta Orsi Landini e Carlo Sisi
Comitato scientifico: Elena Accati, Margherita Azzi Visentini, Marzia Cataldi Gallo, Carla Cerutti, Enrico Colle, Alberto Cottino, Andreina d’Agliano, Roberta Orsi Landini, Lia Lenti, Paolo Pejrone, Annalisa Scarpa, Carlo Sisi, Lucia Tongiorgi Tomasi, Gianni Venturi, Christian Witt-Doerring
Catalogo: Silvana Editoriale (a cura di Andreina d’Agliano)
Testi in catalogo: Elena Accati, Caterina Ascione, Margherita Azzi Visentini, Pierluigi Carofano, Laura Casprini Gentile, Marzia Cataldi Gallo, Carla Cerutti, Alberto Cottino, Andreina d’Agliano, Lia Lenti, Roberta Orsi Landini, Maria Grazia Massafra, Silvia Pegoraro, Paolo Pejrone, Carla Pinzauti, Carlo Sisi, Gianni Venturi
Progetto dell’allestimento: DOGALab, Torino
Informazioni: Numero verde Regione Piemonte 800 329 329 –
www.marcovaldo.it
Prenotazioni: Associazione Marcovaldo tel. 0171 61 82 60 –
gruppi@marcovaldo.it
Ingresso:
Biglietto intero: euro 7,00
Biglietto ridotto: euro 4,00 (7-14 anni; maggiori 65 anni; soci Marcovaldo; soci ACLI; Unitre Savigliano e Racconigi; docenti di Lettere, Architettura e Belle Arti; possessori Conti Correnti Genius e Re-Play di UniCredit Banca, soci Touring Club)
Ingresso gratuito: fino a 6 anni, giornalisti, residenti in Caraglio (domenica mattina), possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte in corso di validità, possessori di Tessera Artea.
Il Filatoio
Via Matteotti
Caraglio 12023
Tel +39 0171 618260
cesac@marcovaldo.it
www.cesac-caraglio.com
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