Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

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Comunicato stampa evento: Videominuto_09 - One world_one minute_many stories

Dal Friday 11 September 2009
al Saturday 26 September 2009

Ufficio stampa Studio Pesci
Curatori Raffaele Gavarro
A cura di Raffaele Gavarro

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E’ partito il bando per “1.000 EUR per 1 Minuto”, il concorso internazionale della diciassettesima edizione di Videominuto_09, che si svolgerà dal 19 al 26 settembre 2009 al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Organizzato dall'emittente radiofonica toscana Controradio, dal Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, in collaborazione con l’associazione culturale Grav e con il contributo di Regione Toscana, Comune e Provincia di Prato ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze, quest’anno Videominuto_09, sempre sotto la direzione artistica di Raffaele Gavarro, si arricchisce di premi ed eventi. Oltre il classico premio da 1000 euro per il primo video classificato, altri tre premi saranno destinati ad altrettanti video in concorso. Due da 500 euro cadauno per i menzionati speciali della giuria, e uno attribuito al videomaker che sarà selezionato per una residenza a Prato, durante la quale dovrà realizzare un video di un minuto sulla realtà economica della città. Quest’ultimo premio è stato voluto dall’iniziativa “Economia al Cubo”, che si svolgerà a Prato negli stessi giorni. Infine il premio Floptv, la prima web tv dedicata all’umorismo partecipa con un premio da 999 euro: verrà premiato il video umoristico più innovativo e dissacrante. Il video verrà inoltre pubblicato su  www.floptv.tv con una  pagina speciale.

Videominuto_09 inaugurerà sabato 19 settembre con l’apertura nelle sale del museo della mostra “Lumen_ The italian videoart scene”. Curata dal direttore artistico di Videominuto, “Lumen” raccoglie le opere video di 10 artisti della scena italiana: Alterazioni Video, Elisabetta Benassi, Bianco-Valente, Gea Casolaro, Michael Fliri, goldiechiari, Ra di Martino, Sara Rossi, Marinella Senatore, Zimmerfrei. La mostra promossa dal Ministero degli Affari Esteri italiano in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, dopo questa prima presentazione nell’ambito di Videominuto_09, verrà esposta nei più importanti Istituti di Cultura Italiani nel mondo.
Sempre nelle sale espositive, accanto a “Lumen”, sarà possibile vedere delle selezioni di video da un minuto provenienti dagli altri festival del Minuto nel mondo e una sezione “One Minute Suite” curata da Andrea Mi dedicata alle coniugazioni sperimentali tra video e musica.
La proiezione dei video finalisti del concorso si terrà sabato 26 settembre nella “Lunga notte del Minuto” con le premiazioni e la festa di chiusura del festival.

Videominuto_09, è collocato nel circuito internazionale dei festival dedicati ai video di un minuto (www.oneworldoneminute.com), che vanno dal “59 Seconds Video Festival” negli Stati Uniti e il brasiliano “Festival do Minuto” all’olandese “The One Minutes”, dallo svizzero “1 Minute Film & Video Festival Aarau” e lo spagnolo “Iberminuto” allo slovacco “Azyl Film Festival”, per finire con il “Croatian One Minute Festival“ e il “Pravda One Minute” in Lituania. Quest’anno per la prima volta nella sezione “One World One Minute” di Videminuto verranno proiettati anche i video dell’ “Extra Short Film Festival” in Russia.

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NUOVO "PREMIO FLOPTV" E LA GIURIA DI VIDEOMINUTO 2009

Floptv, la prima web tv dedicata all'umorismo partecipa a Videominuto 2009 con un premio di 999 EURO. Verra' premiato il video umoristico piu' innovativo e dissacrante. Il video verra' inoltre pubblicato su www.floptv.tv con una pagina speciale. Il premio verra' assegnato dal direttore creativo di Floptv e membro della guria di VM09 Michele Ferrarese.

Gli altri membri della giuria professionale di Videominuto 2009 saranno i registi romani Manetti Bros, il regista Francesco Cordio, il regista Ago Panini, il direttore artistico del Museo Pecci Marco Bazzini, la responsabile spettacoli dell'agenzia Area Miriam Mauti, la curatrice Julia Trolp, la curatrice Laura Barreca, il critico d'arte Marcello Carriero e la gallerista Michela Rizzo.

La giuria che decidera' il vincitore del primo premio "1.000 Euro per 1 Minuto" sara' completata da dieci giurati popolari, scelti a caso dal pubblico della serata finale del 26 settembre, e preseduta dal direttore artistico di Videominuto Raffaele Gavarro.

La giuria di Videominuto 2009

Laura Barreca | Curatrice

Vive e lavora a Roma. Collabora come consulente esterno del MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma e ha lavorato come Curatore Junior al PAN|Palazzo delle Arti Napoli. E’ Dottore di Ricerca ed esperta in Conservazione e Documentazione della New Media Art, E’ membro del comitato scientifico del progetto di arte ambientale “Sensi Contemporanei” 2009 in Basilicata, per la PARC - Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l'architettura e l'arte contemporanee, con i progetti di arte ambientale di Anish Kapoor, Carsten Holler e Giuseppe Penone. E’ curatore del progetto Unicredit-MAXXI “Committenze contemporanee”, presso la Galleria Borghese di Roma, per cui ha recentemente curato la mostra di Hans Op de Beeck. E’ docente del Corso di Storia dell’Arte Contemporanea, presso la Facoltà di Architettura dell’Univesità degli Studi “La sapienza” di Roma, e collabora con la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università della Tuscia. Dal 2007 cura il progetto “Domani, a Palermo. Artisti italiani in residenza” presso la galleria Francesco Pantaleone di Palermo. Ha lavorato con diverse istituzioni, tra cui la Fondazione Quadriennale di Roma, con cui conduce il progetto pilota “Documentazione della New Media Art” della XV Esposizione della Quadriennale. Tra il 2005 e il 2006 ha curato il ciclo di mostre “Italian Contemporary Art in New York” presso l’Italian Academy for Advanced Studies at Columbia University, con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York. Ha tenuto conferenze in Italia e all’estero sul tema della conservazione del contemporaneo e scrive di arte e conservazione su cataloghi e riviste specializzate. Per l’a.a. 2009-2010 è vincitore della borsa di studio post-dottorato presso l’Italian Academy for Advanced Studies at Columbia University di New York.

Riflessioni su Videominuto
L'arte video non ha limiti di tempo, di linearità narrativa, di formato, altrimenti sarebbe il cinema. E' un linguaggio che funziona poeticamente per immagini in movimento che diventano metafora e concetto.

Marco Bazzini | Direttore Artistico Museo Pecci

Laureato presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, corso di Laurea in Discipline delle Arti Musica e Spettacolo, con una tesi sulla Pop Art italiana discussa con il prof. Renato Barilli.
Ha frequentato il corso di specializzazione “Economia e gestione dei beni museali” presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Firenze.
Ha svolto un’intensa attività didattica presso le accademie e l’università come insegnante in numerosi master e corsi di specializzazione, tra cui “Sistemi e professionalità nei musei di arte contemporanea”, promosso dal Castello di Rivoli in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino.
É stato corrispondente per la rivista “Segno Attualità Internazionali d’Arte Contemporanea” e consulente per il progetto “TRA ART rete regionale per l’arte contemporanea” della Regione Toscana.
Ha curato mostre e cataloghi per spazi pubblici e privati, tra cui: “Marino Marini - La forma del colore” (2001); “Abitanti - arte in relazione” (2002), presso Palazzo Fabroni arti visive contemporanee.

Riflessioni su Videominuto
Videominuto? Forse è davvero l’unica rassegna video veramente godibile. Un minuto non è poi tanto, almeno per chi guarda. In diciassette anni non c’è mai stato il rischio di trovarsi in un noioso salotto televisivo!

Marcello Carriero | Critico d’arte

E’ docente nel corso di “Moda e avanguardie Artistiche” presso il corso di cultura della moda all'Università di Tor Vergata di Roma ed è consulente per le arti visive del Festival Quartieri dell'Arte (Viterbo), fa parte del gruppo di studio sulle periferie di Roma Ban(alisationdu)lieu. Nel 2007 ha pubblicato “Iperluogo e altri luoghi” (King,Viterbo), nel 2006 “Volt” (settecittà, Viterbo) e nel 2000 “Oltre il muro magico” (settecittà, Viterbo). Dal 2001 collabora con le riviste Arte e Critica, www.merzbau.it, HYPERLINK "http://www.exibart.com/"www.exibart.com.

Riflessioni su Videominuto
Il complesso rapporto tra cinema e video d’artista si può riassumere in sessanta minuti o ad un minuto di girato, affidando alla compressione della sequenza narrativa il compito di strutturare un’immagine suadente e rappresentativa. Il Videominuto è in sostanza la cartina di tornasole del connubio tra immagine e moto, una prova in cui il rischio di annullamento dell’una nell’altro è incombente. Se pensiamo ai sessanta secondi, quindi, avremo un tempo, se pensiamo ad un minuto avremo un’immagine.

Francesco Cordio | Regista

Attore e regista teatrale e video,diplomato all'accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'Amico di Roma.
I suoi lavori più recenti, un documentario sugli Inti-illimani ed uno sulla vertenza Alitalia, sono stati invitati a molti festival internazionali tra cui: Habana Film Fest, Festival del Cine di Viña del Mar,
Rio de Janeiro, Toronto Latin Film Fest, Istanbul Film Fest.
maggiori info su www.francescocordio.it

Riflessioni su Videominuto
Videominuto, 1000 euro per un minuto.
un minuto quanto dura?
60 secondi.
poco mi dirai.
ma un minuto sotto il trapano di un dentista?
non finisce mai.
e 1000 euro non bastano!

Michele Leopoldo Ferrarese | direttore creativo Fox Factory e Floptv

Produttore e copywriter si cimenta a tempo perso come attore in squallide gag pseudo umoristiche. Ex musicista fallito, dopo un lungo periodo di impegno sociale e civile si rompe i coglioni e si svende alle multinazionali. E’ sposato ed ha un figlio. E' direttore creativo di Fox Factory, la business unit di Fox dedicata al branded entertainment e di Floptv.

Riflessioni su Videominuto
“Un festival che dura da diciassette anni non può avere torto!”

Manetti Bros | Registi

Marco e Antonio Manetti sono nati a Roma rispettivamente il 15 gennaio 1968 ed il 16 settembre 1970.
Hanno curato la regia di molti videoclip tra cui quelli del Piotta "Dimme qual è il nome", "Il super cafone" e "La mossa del giaguaro"; di Alex Britti "Solo una volta", "Gelido" e "Mi piaci"; dei Flaminio Maphia "Rastafestagangsta", "Balla e dalla" e "La gabbia"; "HH 360°" di DJ Enzo; Trilogia Assalti (Banditi, Notte D'acqua, Tolleranza Zero) degli Assalti Frontali; di la Comitiva "Nottetempo"; dei Tiromancino e Riccardo Senigallia "Strade"; "Dove puoi respirare" dei Cor Veleno e molti altri di canzoni di Mariella Nava, Mietta, Ragazzi italiani, Bagatto, Cammariere, Joe Cassano, David.
Per la televisione hanno curato la regia del video sugli ospiti di ogni puntata di "Studio 18" condotto da Serena Dandini.
Per il web hanno diretto "SCUM - The web series" una serie di mini episodi da scaricare dalla rete.
Per il cinema, "De-generazione" del 1995, episodio "Consegna a domicilio" (premio del pubblico al Myfest di Cattolica); "Torino boys" del 1997 (premio speciale della giuria al Festival Cinematografico di Torino).
Il 2000 segna l'esordio nel lungometraggio dei due giovani cineasti con "Zora la vampira", nata sotto i numi tutelari di Mario Bava, maestro riconosciuto dell'horror italiano anni '60, e della cultura giovanile hip-hop, celebrata pure in una colonna sonora all'insegna dei rapper.

Riflessioni su Videominuto
I corti, più corti sono più sono belli. Videominuto è un festival che ha vinto in partenza!!

Miriam Mauti | Responsabile Spettacoli Agenzia AREA

Miriam Mauti, giornalista che vive e lavora a Roma. Caposervizio Spettacoli dell'Agenzia AREA, si interessa soprattutto di cinema, seguendo i principali Festival internazionali, da Cannes a Venezia, a Berlino. Da oltre 20 anni lavora per lo più per la radio, affiancando all'impegno nell'emittenza privata, la collaborazione con Radio3 ed il programma Hollywood Party.

Riflessioni su Videominuto
Chi pensa che un minuto sia un tempo troppo breve per poter raccontare una storia, non conosce il valore che quei 60 secondi hanno nel mondo del suono o dell'immagine. Possono essere un tempo lunghissimo, se pensate al "minuto di silenzio" che si osserva in determinate situazioni, o al tempo di un servizio giornalistico radiofonico, spesso più breve di quei 60 fatidici secondi. O se pensate al dolore di un regista chiamato a tagliare un minuto del suo film. E la pubblicità ci ha insegnato che anche 30 o 50 secondi possono bastare a raccontare una storia. Esprimersi in video per un minuto può essere quindi molto di più che un esercizio di stile.

Ago Panini | Regista

Ago Panini è un regista appassionato di fotografia, animazione, grafica e cucina. Vive a Roma e ha un debole per Hitchcock, Truffaut e i Fratelli Coen, ma anche per la Leica e i vini piemontesi. Portano la sua firma i videoclip di Vinicio Capossela, Giuliano Palma e Casino Royale. Nel 2009 esce Aspettando il Sole, opera prima confezionata per il grande schermo. Oltre a proseguire la sua attività di regista pubblicitario con successo (sua l'ultima campagna Mulino Bianco), Ago Panini è ora al lavoro su due lungometraggi, Just' Us e Sea Shoes and Rubber Ducks, favola moderna tratta da una storia vera.

Riflessioni su Videominuto
Ho visto storie d’amore fallire in meno di un minuto e passioni accendersi in ancora meno. In un giro d’orologio la follia umana può far accalcare i più improbabili accadimenti. In un minuto di storia del cinema si accomoda la vita di un’intera famiglia, o la trama di un’intricata spy story. La velocità condensata nell’unità di misura del minuto mi affascina. Il tempo di godimento è inversamente proporzionale al tempo che si è impiegato per raggiungere il risultato. Lo spirito agonistico della battuta fulminante è tutto fuorché immediatezza. Dietro la semplicità della fruizione di un video da un minuto c’è un lavoro accorto e minuzioso. Perché per annoiarsi basta un attimo.
Videominuto è la palestra ideale dove ammirare talenti rapidi, veloci. Il tempo stringe, sempre di più.

Michela Rizzo | Gallerista

La galleria Michela Rizzo nasce nel marzo 2004 a Venezia. La giovane galleria diviene in brevissimo tempo un punto di riferimento nel panorama artistico contemporaneo del territorio, promuovendo sin dalla nascita un coraggioso programma innovativo che coinvolge artisti dal respiro internazionale.
Numerose sono le collaborazioni intraprese con importanti realtà Istituzionali come i Musei Civici Veneziani, Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova, Kunsthalle di Goppingen, Fondazione Benetton di Treviso e l'Istituto Italo latino Americano di Roma.
Nel febbraio 2008 la Galleria Michela Rizzo cambia sede e si sposta a Palazzo Palumbo Fossati, storico edificio veneziano del '500, che in questo momento ospita una grande mostra personale dell'artista Fabio Mauri.
Le collaborazioni artistiche della Galleria Michela Rizzo coinvolgono artisti di fama internazionale quali Lawrence Carroll, Leon Ferrari (Leone d'Oro alla Carriera Biennale Arti Visive, Venezia 2007) Antoni Muntadas (rappresentante padiglione Spagna Biennale Arti Visive 2007, Venezia), Richard Nonas, Franco Vaccari e anche giovani emergenti David Richard, Giuseppe Stampone e Soyeon Cho

Riflessioni su Videominuto
Un minuto in video, un frammento. Può Sembrare un esercizio di purezza raccogliere tra inizio e fine così vicini l’ energia di una visione. Per il pubblico osservare sapendo che la conclusione sarà vicinissima rende eccitata e vitale l’esperienza. In bilico tra la fretta e l’eternità, tra lo svolgersi di una narrazione e la contemplazione di una sola immagine un minuto è una finestra verso un mondo che in pochi istanti già si fa riconoscere.
Il festival Videominuto dà la possibilità a diversi spunti d’essere visibili, creando tra voci così poliedriche un dialogo. La valutazione dei video che coinvolge sia giuria che pubblico è un’esperienza importante, con una realtà interattiva di scambi tra i partecipanti.

Julia Trolp | Curatrice indipendente

Julia Trolp (1974, Freiburg i. Brsg./ Germania) vive a Roma e lavora come curatore free-lance. Per diversi anni ha lavorato al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, dove ha curato numerose mostre, come per esempio Gea Casolaro. Permanente presenza, Ricarda Roggan, e come co-curatrice Eurasia. Dissolvenze geografiche dell’arte. In passato ha inoltre collaborato con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella, la Peggy Guggenheim Collection, Venezia e il BüroFriedrich, Berlin.

Riflessioni su Videominuto
Un video della durata di un minuto: un formato che invita ad adoperare un approccio diretto e spedito. Videominuto è una sfida per gli artisti ad arrivare direttamente al punto. E a non “girarci” attorno. Sono già curiosa di guardare le video-partecipazioni dell’edizione 2009!

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Della lunghezza di un (video)minuto

di Raffaele Gavarro

Contrariamente a quello che immaginate, in questa breve introduzione alla diciassettesima edizione di Videominuto_09, voglio parlarvi della lunghezza del nostro famoso minuto. Del resto lo scorso anno vi avevo parlato della velocità, anzi dell’istantaneità che è propria del minuto, e quindi mi sembra proprio necessario ribaltarvi la questione e offrirvi un punto di vista del tutto opposto.
Avete mai provato a rimanere immobili, muti e con gli occhi chiusi per un minuto? Se decidete di farlo vi accorgerete di come quella frazione di tempo, che non arriviamo quasi a considerare nel vivere quotidiano, si dilati in modo sorprendente, permettendovi di creare uno spazio interiore tanto ampio da essere almeno a tratti sconosciuto. Il sospiro di sollievo che tirerete alla fine, quasi fosse stata un’apnea temporale, funzionerà da viatico al riallineamento con il normale flusso temporale, e quindi con l’insignificanza del minuto. Ma quell’esperienza vi avrà consentito di valutare il vero valore del minuto, il tanto che può contenere e il senso che può assumere.
Il tempo è sicuramente l’aspetto più problematico della nostra vita, ma anche della storia del pensiero dell’uomo. Siamo portati a credere che l’appiattimento sul presente, la sensazione di un perdurare dell’istantaneità come modo di svolgimento del nostro tempo attuale, sia un carattere peculiare di questi nostri anni, frutto di una evoluzione tecnologica che si è sovrapposta alla nostra stessa evoluzione biologica. Ma non è affatto così. Già Sant’Agostino nelle Confessioni aveva parlato con chiarezza della prevalenza del presente:

Molti secoli dopo la riflessione di Wilhelm C.L. Dilthey porta ancora oltre, potremmo dire a compimento, quell’inoppugnabile ragionamento:
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Per noi l’espressione “in tempo reale” indica un’immediatezza, una corrispondenza assoluta tra il manifestarsi di un evento e la sua conoscenza, e a quest’espressione ricorriamo quando vogliamo esprimere una condizione positiva, di efficienza dello stato della nostra conoscenza. L’unità del “tempo reale” potrebbe essere tranquillamente identificata con un minuto. Ma il nostro minuto, quello dei video che vedrete, quell’istante che definiamo come di una brevità emblematica, è però più vicino a quel minuto di immobilità e silenzio dopo cui vi appare più chiaro quanto possono durare e pervadere il presente sessanta secondi.
“Videominuto_09”, che giunge quest’anno all’onorevole età di diciassette anni, sta man mano cambiando, divenendo sempre più un luogo di incrocio e di sperimentazione dei diversi modi con cui è oggi possibile utilizzare il video. Troverete sempre più artisti che presentano i loro video, accanto a registi, videomaker e semplici appassionati. Una contiguità che ci permette di capire la duttilità e le grandi possibilità espressive di questo linguaggio, ma che è anche fonte reciproca di conoscenza e di verifica. Anche per questo nelle sale del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, troverete una vera e propria mostra di videoarte italiana, “Lumen”, promossa dal Ministero degli Esteri e dallo stesso Centro, e che girerà per gli istituti di cultura italiani di tutto il mondo, al fianco di sperimentazioni videomusicali come quelle di “One Minute Suite”, per la cura di Andrea Mi, ed ancora accanto ad una selezione dei festival video di un minuto internazionali. Siamo infatti consapevoli che “Videominuto” sia diventato uno dei punti di riferimento nazionali e internazionali per la complessa e articolata produzione video, e che possa allo stesso modo diventare un punto di riferimento per la divulgazione e la conoscenza del linguaggio attuale del video. Questa è la motivazione che ci ha mosso all’organizzazione anche quest’anno di un workshop dedicato al video, che vedrà alternarsi momenti di riflessione teorica a fasi di sperimentazione pratica, nella speranza di aggiungere un ulteriore tassello formativo all’esperienza di Videominuto.
Adesso prendete fiato e rimanete in silenzio per un lungo (video)minuto.

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Videominuto_09
one world_one minute_many stories

“Lumen_The italian videoart scene”

“Il video, la realtà, il Reale e la narrazione”

di Raffaele Gavarro

New York, 1965. In un negozio nei dintorni di Time Square, Nam June Paik compra la sua prima videocamera della Sony. La leggenda racconta che il costo del magico attrezzo fu all’incirca di duemila dollari. Decisamente una bella somma per l’epoca. Fatto l’acquisto, Paik si infilò in un taxi, e all’angolo della 42nd Street con la 2nd Avenue incrociò il corteo di macchine di papa Paolo VI, in visita per la prima volta negli Stati Uniti. Paik non perse l’occasione per utilizzare la sua nuova Sony, e riprese la limousine papale per circa due minuti. Doveva essere il 4 ottobre del 1965, giorno del discorso del papa all’assemblea dell’ONU. La sera stessa il video fu trasmesso in un locale di Manhattan.
Forse non fu l’atto di nascita della videoarte, che alcuni vogliono sia avvenuta in Germania nel 1963, ad opera dello stesso Paik e di Wolf Vostell, che alla Galleria Parnass di Wuppertal fecero un’azione tramite il mezzo televisivo. Comunque la storia di Nam June Paik che a bordo di un taxi fermo nel traffico, riprende il corteo papale e poi lo manda in monitor in un locale, è tanto surreale quanto suggestiva. Che siano passati quarantatre o quarantacinque anni, la cosa non cambia molto. Il tempo trascorso dice infatti veramente poco dell’evoluzione di un mezzo espressivo, che ha subito i ritmi travolgenti di una rivoluzione tecnologica senza precedenti, e che soprattutto, come per la fotografia, ci ha riguardato tutti. Anche in Italia la videoarte ha avuto sin dall’inizio degli importanti personaggi di riferimento che ne hanno permesso i primi passi e la successiva affermazione, ponendo le basi essenziali per la comprensione e lo studio di questo nuovo linguaggio. Mi riferisco naturalmente a personaggi come Luciano Giaccari, riferimento per tutta la videoarte italiana dalla fine degli anni sessanta, e a Lola Bonora, che fondò il primo centro di documentazione della videoarte nel palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1972.
Una storia, come dicevo, che comincia ad avvicinarsi al mezzo secolo, ma che ha visto mutamenti e sviluppi, che se da una parte sono stati conseguenza di un’evoluzione intrinseca, propria, del linguaggio video, dall’altra è indiscutibile che siano stati indotti dall’evoluzione tecnologica. Graduale miniaturizzazione degli strumenti, semplificazione del loro uso e riduzione dei costi di acquisto e di esercizio, passaggio dall’analogico al digitale e integrazione con il computer, fino alla realizzazione del dispositivo perfetto: il palmare che sintetizza in sé tutte le capacità di comunicazione mediatica, che realizza esso stesso immagini e informazioni di vario tipo da immettere nel circuito supermediale.
La storia dell’arte, ma dovrei dire naturalmente la storia dell’uomo, è sempre stata segnata da innovazioni che nella loro pratica tecnologica e successiva diffusione, hanno prodotto quei mutamenti generalizzati che a loro volta sono stati causa di ulteriori innovazioni. Ma negli ultimi quindici, vent’anni, questa condizione è diventata perfettamente leggibile. L’open source, ad esempio, è una pratica di fruizione e di innovazione conseguente, che attualmente ne è la dimostrazione più chiara. Ma in generale l’armamentario tecnologico che utilizziamo quotidianamente è sottoposto a questo tipo di logica, per la quale siamo tutti utenti e potenziali sviluppatori del dispositivo e delle applicazioni che utilizziamo. Con queste modalità, sia qualitative che quantative, il feomeno è del tutto nuovo, ed è chiaro che l’accellerazione evolutiva delle tecnologie a cui assistiamo ne è senza dubbio la conseguenza diretta. Ma questa accelerazione evolutiva riguarda anche la sfera sociale, politica ed economica che si va sempre più regolando sui parametri delle tecnologie e delle capacità comunicative che esse stesse consentono. E ovviamente l’individuo ne è altrettanto coinvolto e condizionato. Proprio lui è infatti il destinatario e la sorgente dell’open source, che reindirizza alla rete di individui, in uno scambio che è senza soluzione di continuità, potenzialmente senza limiti e senza fine.
Questo mi pare un buon punto di inizio per molti ragionamenti, che riguardano tanto l’indivuo, l’ambiente sociale in cui agisce e naturalmente l’arte, che a sua volta e a seconda dei casi può essere intesa, ed è, causa od effetto delle dinamiche elaborative e combinatorie che caratterizzano i due poli, quello individuale e quello sociale.
Il video, ma negli stessi termini lo è anche la fotografia, rappresenta infatti in questa logica una modalità rappresentativa che ha un riferimento diretto e inequivocabile con la realtà, e che quindi consente un’osservazione teoricamente privilegiata delle dinamiche che si svolgono al suo interno. La presa diretta sulla realtà, è naturalmente solo un dato che va inteso nella sua affermazione di principio. Una videocamera accesa riprende quello che accade, ma anche quello che si è deciso che accadesse in quel luogo e in quel tempo. Ma per quanto gli eventi siano artificiosamente costruiti, essi pretendono un realismo che è nella loro stessa condizione coeva alla “ripresa”, come alla successiva trasmissione. Faccio degli esempi qui riconducibili alle opere degli artisti in mostra. Intervallo di Alterazioni Video, o The dark horse of the festival year di Elisabetta Benassi, o ancora Il popolo del Castello di Gea Casolaro, nel loro essere quasi una documentazione narrativa di situazioni e di eventi direttamente verificabili, non sono più reali, o più realistici, di video come Nice and Nicely done di Michael Fliri, Radar di Sara Rossi, Why we came di Zimmerfrei, Cosmic Love di goldiechiari, I Should Learn from You di Bianco-Valente, The Red Shoes di Rä di Martino e All the things I need di Marinella Senatore, che in modi diversi sono tutti dotati di un forte carattere immaginativo. Il piano del video è in tutti questi casi oggettivamente reale, fa leva su questa condizione teorica e soprattutto sulla nostra condivisione a priori di questo dato.
Naturalmente c’è più di una ragione che ci spinge a domandarci cosa sia oggi il reale, o meglio cosa intendiamo con questa parola e i suoi derivati. La complessità delle riflessioni che si apre a queste domande è tale, che è chiaramente impossibile ridurne il contenuto a poche veloci osservazioni. Tra tutte voglio prendere come punto di riferimento quello che a un certo punto del suo “Benvenuti nel deserto del reale” (2002, Meltemi) dice Slavoj Žižek: “L’esperienza essenziale che definisce il XX secolo è stata l’esperienza diretta del Reale in quanto opposto alla realtà sociale quotidiana, il Reale nella sua estrema violenza come prezzo da pagare per poter asportare gli strati fuorvianti che ricoprono la realtà.”.
Esiste dunque un Reale e una realtà quotidiana, ed esse non coincidono. Anzi il Reale, la percezione della sua violenza, è opposto alla realtà e in qualche modo serve per scoprirne gli inganni, le apparenze. A quale delle due fa dunque riferimento l’arte?
Il discorso rischia pericolosamente di avvitarsi intorno ad argomenti che hanno nella molteplicità la propria essenza specifica. Perché con una certa obiettività possiamo senz’altro dire che la realtà quotidiana come luogo univoco non esiste più. Quello che riconosciamo sempre più facilmente nel presente in corso, è un’articolazione di piani su cui la realtà insiste ed esiste, in modi tanto assoluti e indipendenti quanto relativi e tra loro in diretta connessione. In tutti questi casi il video mantiene una possibilità esplorativa e documentativa, che è parallela e prescinde dal linguaggio comune del video dei canali mediatici. Una possibilità distintiva che non è così scontata come verrebbe da pensare, e che è ancora più imprevista date le evidenti capacità di contaminazione che il linguaggio video in tutta la sua estensione e variabilità dimostra di avere.
In effetti è proprio questa distinzione l’elemento caratterizzante di tutta l’arte che prende l’avvio dalla prima metà degli anni Novanta e arriva sino ai giorni nostri. In particolare, l’arte cerca proprio uno stato di relazione e di espressione della realtà diverso da quello proposto dal sistema di comunicazione mediale e neotecnologico.
Procedendo dalle parole di Žižek, lo specchio dello schermo televisivo riflette una realtà che solo all’apparenza è “realistica”, mentre di contro scava un solco sempre più profondo e incolmabile con Il Reale. E l’arte esprime il disagio di questa distanza, enorme e invisibile, e di fronte all’oscena offerta dei fatti mostrati in tutti i suoi dettagli, ma che non possono essere assorbiti dalla realtà di chi li guarda, dimostrando al contempo che il suo stesso quotidiano è possibile oggetto di un’analoga deprivazione, affonda lo sguardo in quello che le immagini mediatiche non mostrano. È in conseguenza di ciò che l’arte non trova più complemento in quell’estetica che l’aveva fin li accompagnata. Dal momento che sceglie di affrontare il Reale non più come rappresentazione analoga a quella che svolgono i media, ma asportandone “gli strati fuorvianti”, il suo riferimento non può che essere la sfera etica, l’unica che può fornirle quelle indicazioni di verità senza le quali il Reale non è sopportabile. Ma oltre ciò, l’arte senza estetica, improvvisamente non più assimilabile a quelle categorie di oggetti e forme che qualificano il nostro ambiente intensamente estetizzato, e quindi non più inscrivibile in quel gusto comune che trova appunto conferma e indicazioni nei media, individua nell’etica una precisa possibilità di condivisione del suo nuovo posizionamento nel mondo, in altre parole la condizione per essere compresa nel suo nuovo ruolo.
Ma cerchiamo di comprendere meglio questa divisione tra Reale e realtà, che oggi mi apre chiaramente connessa all’evoluzione delle tecnologie e dei media.
“Benvenuti nel deserto del reale”, il titolo del saggio che ho ricordato di Žižek, è come noto una citazione dal primo film della trilogia “Matrix” (1999) dei fratelli Wachowski. Per la precisione quelle sono le parole che Morpheus rivolge a Neo, quando ormai liberato dall’utero sintetico, e dopo aver visto come la realtà viene simulata da un programma, scopre la vera condizione del pianeta terra, ridotto ad un paesaggio di rovine sotto un cielo oscuro e minaccioso. È qui che Morpheus, su uno sperone di roccia, seduto in poltrona davanti ad un vecchio televisore, recita la famosa frase: “Welcome to the desert of the real”. Poco prima, appena entrato nel programma di caricamento “Construct”, Neo stupefatto aveva chiesto: “Questo non è reale?”. E Morpheus di rimando: “Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.”.
Torniamo quindi alla domanda principale: che vuol dire reale? Ma anche: cos’è la realtà? In effetti sono domande semplici e al contempo terribilmente complicate.
In un certo senso la risposta che lo stesso Morpheus dà, e cioè che la nostra esperienza del reale è riconducibile all’attività elettrica che il nostro sistema neurale è in grado di tradurre in immagini e sensazioni, lascia del tutto irrisolto il problema. Tanto è che Neo, come tutti, ha subito l’inganno di matrix, di una realtà fittizia che il suo cervello interpretava come vera. Morpheus, in effetti, con la sua risposta sembra alludere ad un reale che non è esclusivamente riconducibile alla nostra esperienza sensibile. In che senso?
Una prima indicazione per tentare di comprendere i termini della questione, ci viene dall’attuale doppia modalità attraverso cui percepiamo la realtà. Da una parte c’è la realtà fisica che ognuno di noi sperimenta dal momento del risveglio in poi, dall’altra abbiamo l’immagine mediatica che noi sappiamo essere rappresentazione di una realtà, ma di cui non abbiamo esperienza diretta. Si sarebbe quindi tentati di dire che la prima è la vera realtà, il famoso Reale, mentre la seconda è solo un’apparizione fantasmatica, in senso derridiano, che incide poco o nulla sulla nostra propria realtà. Naturalmente non è così, molto spesso e sempre di più quell’immagine spettrale ha un’influenza diretta sulla nostra realtà, modifica e regola i nostri comportamenti, le nostre scelte, imprimendo alla vita concreta di ognuno di noi direzioni senza dubbio diverse da quelle che avrebbero potuto avere. È una cosa che ormai sappiamo bene. Ma questo sdoppiamento della realtà, che sin dall’inizio ha compreso la contaminazione tra le due parti, per poi diventare sovrapposizione, fino alla loro completa intercambiabilità, ci permette di capire quanto entrambe ormai siano incluse ma separate da quel nocciolo del Reale, che distinguiamo ormai solo in quei frangenti drammatici che direttamente ci riguardano, o riguardano le persone a noi immediatamente vicine. Non è un caso che in “Matrix”, intendo nel film, se muori quando sei collegato, muori anche nella realtà (“Il corpo non può vivere senza mente.”). Di fronte alla morte i due piani, quello della realtà fittizia ma verosimile, e quello della realtà fisica, si allineano e assumono su di sé la condizione ineluttabile del Reale. Ma sarebbe errato considerare le realtà come contenute a loro volta nella sfera più ampia del Reale, piuttosto esse formano appunto quegli strati di cui parla Žižek, e che ne mitigano la violenza drammatica. Strati di morbida rifrazione prismatica, che avvolgono il Reale fino alla superficie esterna, quella con cui entriamo quotidianamente in contatto. In questa prospettiva la nostra esperienza del Reale non è più quell’esperienza essenziale che ha caratterizzato il Novecento. Essa è invece diventata un’esperienza occasionale, tanto evitata quanto ricercata, in un’oscillazione tra queste due modalità che solo in parte è volontaria e consapevole. Di certo il XXI secolo in questo si differenzia, sta cominciando a differenziarsi, dal precedente. E dove l’arte aveva tentato la via del naturalismo e del realismo, oggi non può che optare per una identificazione tout court con il Reale. Naturalmente non è una scelta così facilmente perseguibile, resa ancora più ardua dalla mancanza di una linearità e soprattutto di quel concatenarsi di causa-effetto, alla cui illusoria razionalità è sempre piacevole affidarsi.
Il video vive in questo senso la condizione apparentemente più felice, ma è evidente quanto nel differenziarsi di realtà e Reale, si trova a giocare una partita nuova e dagli esiti imprevedibili, dovendo fare leva, come dicevamo all’inizio, sulla natura realistica del proprio linguaggio, per eliderne da subito lo stesso facile realismo. Ritengo che questa sia una delle ragioni principali dello spostamento della videoarte su piani diversi come è quello filmico, o cinematografico, e in senso più ampio su quello di una narrazione che di volta in volta trova riformulazioni linguistiche e formali che le consentono lo scavalcamento del realismo come dato fisiologico. La narrazione consente in effetti un vero e proprio aggiramento della frontalità con cui si pretende la realtà, in particolare quella cosidetta nuda e cruda, e che si presume sia quella più prossima al Reale. È un passaggio piuttosto evidente e chiaro, e in cui la videoarte fa riferimento soprattutto al cinema e alle sue straordinarie risorse linguistiche e capacità appunto narrative. Ma è un riferimento che trova articolazioni diverse ed elaborazioni finali in cui spesso il cinema rimane nel fondo delle sensazioni di chi guarda.
Scorrendo i video di Lumen appare chiaro quanto le diverse forme di narrazione siano esplorate nelle loro diverse possibilità linguistiche, alla ricerca di un Reale che è al di là della cronaca della realtà.
Partiamo dalla dimensione filmica pura di The Red Shoes di Rä di Martino, in cui la trama si concentra nella forza epifanica del singolo evento, dell’incontro amoroso. Il video si carica di una tensione che è dettata dagli elementi della natura: l’acqua della cascata che scorre al contrario, il ribollire dell’acqua, i rumori di fondo, il buio luminoso. La tensione è interrotta dalla fine improvvisa e netta del video. Non succede niente di più di quello che abbiamo visto, ma non siamo sicuri che sia così.
In All the things I need di Marinella Senatore, la struttura narrativa prende la forma del musical. Ma non solo. La Senatore contamina vari generi nel raccontare la storia dello scienziato W. Bentley, passando dal cinema al documentario e naturalmente alla videoarte. La linearità narrativa è solo apparente e continuamente messa alla prova da questo intersecarsi dei generi.
Qualcosa del genere accade anche in Radar di Sara Rossi in cui le storie si intrecciano con le modalità linguistiche, e in cui il Reale sembra filtrato dall’immaginazione prima di essere concesso alla vista.
Fantastica è anche la storia del personaggio con la maschera da scimmione che cammina per New York, e nondimeno ironica. Nice and Nicely done di Michael Fliri ha naturalmente come fondo l’immaginario cinematografico, raccontando la storia di uno strano King Kong che cammina, mangia banane e scivola sulle bucce che lui stesso butta a terra, fino a raggiungere l’Empire State Building.
Anche Cosmic Love di goldiechiari ha come riferimento il cinema di fantascienza. Ma l’universo di stelle e sex toys, ne è chiaramente una variante non prevista.
Una vaga dimensione fantascientifica la troviamo in I Should Learn from You di Bianco-Valente. Una visione distorta e interiorizzata, surreale e onirica, in cui è la dimensione temporale, la sua forza predominante nel nostro universo sensibile e interiore ad essere predominante.
Il tempo è anche il protagonista del video Why we came di Zimmerfrei, che si formalizza nella mutabilità del paesaggio e nella sua indifferenza alle azioni dell’uomo. Anche qui il fondo delle immagini e dell’immaginario cinematografico prevale su tutte le alter forme espressive.
Il video di Elisabetta Benassi, The dark horse of the festival year, in cui una bicicletta con un razzo attaccato dietro compie dei giri in un cortile, illuminando a tratti l’archiettettura del luogo, sceglie invece di rimanere in bilico tra narrazione e forza espressiva delle immagini. È una sorta di visione, improvvisa, che non sembra avere nè un prima, nè un dopo.
Si somigliano dal punto di vista formale Intervallo di Alterazioni Video e Il popolo del Castello di Gea Casolaro. Immagini fisse, fotografiche, che descrivono dei luoghi. Ma mentre in Intervallo le immagini raccontano ostinatamente di un presente tanto paradossale quanto Reale nel suo concretarsi nella realtà, nel video di Gea Casolaro, la relazione è tra passato e presente, tra l’identità di un luogo che si è andata costruendo nello scorrere dei decenni. Entrambi hanno una forte connotazione sociale e di indicazione politica e prendono forza espressiva proprio da questa condizione avvertita come urgenza da molta arte del presente. Proprio per questa ragione, la loro è una narrazione non meno coinvolgente, anche se lontana dalla dimensione cinematografica e in un certo senso più associabile alla forma documentario.

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“One Minute Suite”

“1 MINUTE SUITE 2009”

di Andrea Mi

One Minute Suite è un progetto nato nel 2002 dalla condivisione di una sfida con il festival che lo ospita: Videominuto. La sfida in questione è quella di utilizzare il formato dei sessanta secondi per sperimentare nuove strade all’interno di un genere, quello del videoclip musicale, che se molte volte è stato rivoluzionario nel sovvertimento dei codici linguistici audiovisivi, sempre più spesso, soprattutto nelle produzioni commerciali per i canali televisivi, appare ripetitivo e scarsamente innovativo. Alla base del progetto c’è un’idea semplice ma intrigante: commissionare la composizione di un brano originale da sessanta secondi (una piccola suite, da cui il nome) a musicisti dell’area elettronica internazionale che ci paiono significativi e abbastanza coraggiosi da lanciarsi in una simile peripezia sonora. Ciò che chiediamo non è un “cut” da una brano più lungo o un frammento di qualcosa di già registrato e magari pubblicato, ma una composizione che abbia senso nel minuto esatto della sua durata.
Il passaggio successivo è quello, una volta ascoltati gli “audiominuti”, di ricercare un videomaker sperimentale al quale commissionare la “visualizzazione” di uno specifico pezzo, secondo modalità che ricerchino le possibilità d’innovazione della forma audiovisiva e inedite interazioni tra suono e immagine.
Sino a questo momento siamo riusciti a collezionare una novantina di piccole gemme audiovisive, che provano a disegnare nuovi scenari attraverso innovative forme d’animazione, generazione automatica attraverso i software, artigianalità evoluta e futuribile videodesign. Per la prossima edizione di Videominuto abbiamo in serbo altri sorprendenti tasselli da aggiungere a questo sofisticato puzzle multimediale, grazie alla complicità di artisti come: Transforma, Adrian Sherwood, Dani Siciliano, Zion Train, Pet Punk, Luomo, Daedalus, Quayola, Daniel Haaksman, Joyce Muniz, Cristian Vogel…

AUDIO

ANDREA RUCCI (IT)
A RED CAT IN THE DOG HOUSE (IT)
METUO (IT)
APPARAT (DE)
BENGA (UK)
CINNAMAN (NL)
MILANESE (UK) 
DAEDALUS (UK)
FLOGSTA HASHALL (SW)
NEIL LANDSTRUMM (UK)
LUOMO (DE)
PIRANDELO (IT)
DIGI D’ALESSIO (IT)
GERD (NL)
THE CLOVER (IT)
GANGPOL UND MIT (FR)
DANIEL HAAKSMAN (DE)
DANDY JACK (CL)
DIMLITE (CH)

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CONFERENZA STAMPA venerdì 11 settembre 2009 ore 12.30

Saranno presenti:
Valdemaro Beccaglia, presidente del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
Marco Bazzini, direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
Raffaele Gavarro direttore artistico di Videominuto
Marco Imponente, direttore generale di Controradio
Edoardo Nesi, assessore alla cultura della Provincia di Prato
Anna Beltrame, assessore alla cultura del Comune di Prato

19 - 26 settembre 2009

Oganizzato da:
Controradio e Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

In collaborazione con: Associazione culturale GRAV

Con il contributo di:
Regione Toscana
Provincia di Prato
Comune di Prato
Ente Cassa di Risparmio di Firenze

Mostra “Lumen_ The italian videoart scene”
a cura di:
Raffaele Gavarro

Sezione “One Minute Suite”
a cura di:
Andrea Mi

Info:
Videominuto Festival Office
Tel. 055 7399981
Fax 055 7399977
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www.videominuto.it

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica 277
Prato 59100
Tel +39 0574 5317
info@centropecci.it
www.centropecci.it

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