Ex Cappellificio Rossi Lugli

Via Aldrovandi 20, Carpi 41012

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Stupefatti di Spazio

Ex Cappellificio Rossi Lugli

Sede Via Aldrovandi 20, Carpi 41012
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Data di apertura sabato 03 maggio 2008
Data di chiusura lunedì 26 maggio 2008

Comunicato della mostra : Stupefatti di Spazio

Dal 3 al 26 maggio lo Spazio Industriale Ex Cappellificio Rossi Lugli di Carpi ospiterà la mostra d’Arte Stupefatti di spazio.
Il tema dello spazio e della sua misura riguarda da vicino l’uomo, la propria concezione di sé e del mondo. Fin dalla nascita del pensiero, l’uomo ha tentato di leggere e definire l’universo codificandolo in forme e numeri, nel tentativo di determinarne un ordine. Ma la storia dell’umanità, e quella di ciascuno, non è descrivibile soltanto attraverso moduli geometrici di equilibrio ed armonia. Il tentativo di ricondurre la storia ad un ordine precostituito sembra piuttosto riguardare la necessità di vincere l’insicurezza e l’instabilità, proprie delle emozioni.
L’arte può essere lo spazio espressivo che reagisce alla mostruosa separazione tra intelletto ed emozione, favorendo un’unità. Condividiamo il pensiero che muove Bach facendogli affermare: “Io suono le note in ordine, come sono scritte; è Dio che fa la musica”.
29 gli artisti che espongono: grandi opere di artisti Outsider e piccole opere di grandi maestri tra i quali Balla, Fontana, Morandi.
La mostra sarà introdotta da una tavola rotonda sabato 3 maggio alle ore 16 presso la Sala delle Vedute del Castello dei Pio di Carpi. Interverranno: Bianca Tosatti, Storica dell’arte - Curatrice della Mostra, Alessandro Meluzzi, Psichiatra e Psicoterapeuta
Fondatore della comunità AGAPE MADRE DELL'ACCOGLIENZA scarl-onlus, Luigi Benatti, architetto realizzatore di alcuni spazi di cura della Cooperativa Nazareno, Luigi Cavadini, Direttore artistico del Museo di Arte Contemporanea di Lissone, Marco Vallora, docente di Estetica al Politecnico di Milano e di Storia dell’Arte all’Università di Urbino e Parma, Corrado Marcetti, Direttore della Fondazione Michelucci.
L’evento è una delle iniziative promosse dal Festival Internazionale delle Abilità Differenti che per questa X edizione ha scelto il titolo “Lo stupore che ricrea”.

Stupefatti di spazio : introduzione alla mostra

Il tema dello spazio e della sua misura è un tema antico, quasi come il pensiero dell’uomo;
inoltre il tema dello spazio è strutturalmente fondativo di tutta la cultura mediterranea,
dal tempio greco alle piramidi, dalla camera ottica di Brunelleschi alle volte sfondate sul cielo
delle chiese barocche.
Platone sostiene che quando Dio intraprese la creazione dell’universo dal caos cominciò innanzitutto a contrassegnarne gli elementi costitutivi con forme e numeri che, combinando il triangolo in una moltitudine di solidi atomici, eliminavano dall’esperienza umana il vuoto: il cubo era l’elemento di misura dello spazio terrestre, il tetraedro o piramide era la misura del fuoco, l’ottaedro dell’aria, l’icosaedro dell’acqua, il dodecaedro era l’ultimo, utilizzato “per l’universo, quando Dio l’ha decorato”.
Ma la storia dell’uomo è una storia di scontentezza e di disagio che, riferita al tema dello spazio, sente acutamente come il modulo geometrico, l’equilibrio, l’armonia, l’ordine reprimono prepotentemente l’instabilità e l’impulso, la vitalità organicistica e l’ inquietudine.
Non c’è punto di vista più utile di quello appollaiato sulla stultitia: da là lo spazio appare
come una cartografia abbozzata e precaria, continuamente contestata da componenti
soggettive anomale e litigiose, esaltate e irridenti.
Dal punto di vista della razionalità, invece, basta pensare all’epoca moderna in cui, dal manierismo in poi, lo spazio ha svelato la precarietà di un concetto di comodo, culturalmente e scientificamente necessario, ma generatore di dubbi e segrete inquietudini, dove il soggetto non abita, ma prova in solitudine la vertigine e la paura, come un naufrago su un’isola deserta.
In questo senso la raffigurazione più intensa e conturbante di tutta la Storia dell’arte è la
Melencolia di Durer in cui l’uomo di studi traguarda il suo destino di insicurezza
attraverso i libri e gli attrezzi di indagine logica e scientifica.
Il rapporto con la geometria è dunque necessariamente un rapporto malinconico che sopravvive anche in culture molto distanti nel tempo e nello spazio, se G. Bateson, il fondatore della scuola californiana di Palo Alto, ricorda come la mappa di un luogo non possa riprodurre mai la complessità e la natura di un territorio, che verrebbe a identificarsi piuttosto come uno spazio di esperienza mentale soggettiva.
L’arte proprio di questo si occupa, di esprimere il rapporto tra i livelli del processo mentale (inconsci, consci ed esterni) per asserire la loro combinazione; gli artisti sono dunque coloro che hanno reagito alla mostruosa separazione fra intelletto ed emozione, fra mente esterna e mente del corpo, unificando in una irrepetibile sintesi estetica il soggetto percipiente e la cosa percepita…. basti ricordare Blake (“Una lacrima è una cosa intellettuale”), o Pascal (“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”); basti pensare a Bach che rispondeva a chi gli domandava come facesse a suonare così divinamente: “Io suono le note in ordine, come sono scritte; è Dio che fa la musica”.

Bianca Tosatti

Elenco degli artisti

Cesare Paltrinieri: lo spazio è dato dalla mobilità espressiva, dai cambiamenti di relazione,
dalla successione delle “facce” (quelle del solido geometrico, quelle del ritratto) nel tempo e nel contatto con l’altro.

Gianluca Pirrotta: lo spazio è l’emozione espansa del colore che dilaga sulla parete intera, come se la occupasse liquida-mente; qualche relitto di struttura geometrica documenta la compresenza della forma nella suo significato di riferimento logico.

Andrea Carminati: come nella interpretazione dei più famosi astrattisti, lo spazio è struttura, griglia, telaio, sul quale si dispongono le potenzialità orientative.

Antonio Dalla Valle: lo spazio della poesia rivela la sua attitudine alla perenne instabilità, disponendosi alla dissolvenza e alla partecipazione collettiva.

Franceso Borello: lo spazio è ciò che viene occupato dall’accumulo dei segni e degli oggetti simbolici in cui possiamo individuare cortocircuiti ed elementi di contatto semantico.

Agostino Goldani: un cubo rappresenta lo spazio chiuso di una stanza vietata al mondo.

Giovanni Battista Podestà: lo spazio è una dimensione incontrollabile e interpretabile solo nei termini arrischiati dell’erranza….ma la croce è la misura che salva e il bastone rende il passo sicuro.

Mauro Giuntini: la distanza è la dimensione spaziale che l’uomo sperimenta nella sua esistenza quotidiana, segnata dagli spostamenti obbligati e volontari.

Pierre Albasser: lo spazio è una scatola aperta, che invece di contenere rovescia; il piano che ne risulta è lo schermo di proiezione delle immagini interiori.

Nicola Giannini: lo spazio è un volume fragile che, pur destinato a contenere, estromette i segni dell’esistenza individuale.

Giorgio Pagnini: nella materia cromatica dell’emozione, appare ricorrente fino all’ossessione l’immagine simbolica della casa, elemento psicologico primario del senso dello spazio.

Nanni Valentini: la casa diventa segno e materia, grumo di spazio ancestrale e primitivo, che nella conoscenza umana esiste prima del mondo.

Michele Munno: l’organicità vitalistica dello spazio si organizza sulle coordinate mentali di una archeologia geometrica.

Raffaella Formenti: lo scarto del consumo, la materia depauperata dalla sua funzione primaria indica lo spazio in termini di trasformazione estetica.

Silvia Cibaldi: lo spazio è quello del corpo, di quel magma di ricordi e sensazioni che la forma umana trattiene dolorosamente.

Franco Vaccari: lo spazio della memoria fluttua e si sgrana nella mente dell’uomo che, malata, perde direzione e intenzionalità. La persistenza di ricordi forti valgono come forme primarie resistenti.

Oreste Fernando Nannetti: lo spazio cavo di un cortile chiuso all’interno di un’architettura ospedaliera acquista il senso di una vita spesa giorno per giorno nella successione di momenti segnati dalle incisioni sull’intonaco (installazione di Piernello Manoni).

Jean Luc Parant: lo sguardo occupa lo spazio come un cono visivo generato dalla potenza sferica dell’occhio umano. Proiezioni di sguardi guardanti sul piano e accumulo di sguardi guardati nel luogo segnato dall’esistenza.

L’atelier dell’errore: un grande animale evoca lo spazio arcano di una natura che trasfigura ed evolve, lo spazio del possibile realizzato, lo spazio dell’infra-umano.

A questa lista di artisti, alcuni dei quali già presenti da anni con molto successo sulla scena internazionale, si aggiunge una rassegna di opere preziose di grandi maestri:
si tratta di 15 piccole opere su carta che andranno a punteggiare la mostra qualificandone gli aspetti salienti. Gli autori sono:

Giacomo Balla
Lucio Fontana
Fausto Melotti (2)
Fortunato Depero (2)
Emilio Scanavino
Achille Perilli
Manlio Rho
Mauro Radice
Osvaldo Licini (2)
Giorgio Morandi (3)

3 - 26 maggio 2008

Info
NAZARENO SOCIETÀ COOPERATIVA SOCIALE
Via Bollitora Interna 130
41012 CARPI (MO)
Tel 059/664774
Fax 059/664772
www.nazareno-coopsociale.it
info@nazareno-coopsociale.it

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