Palazzo Vecchio

Piazza della Signoria, Firenze 50123
Tel +39 055 2768325

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Angela Occhipinti - Viaggio nel viaggio

Palazzo Vecchio

Sede Piazza della Signoria, Firenze 50123
Altre informazioni Tel +39 055 2768325

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Data di apertura martedì 06 maggio 2008
Data di chiusura mercoledì 11 giugno 2008

Orari:
mar/dom h. 10.00/13.00 - 15.00/19.00
Gli artisti correlati Angela Occhipinti
Curatori Marco Meneguzzo

Comunicato della mostra : Angela Occhipinti - Viaggio nel viaggio

A cura di Marco Meneguzzo

Il Comune di Firenze- Assessorato alla Cultura, promuove la mostra “Viaggio nel viaggio”, una personale di Angela Occhipinti, che si inaugura martedì 6 maggio alle ore 18.30, presso la Sala d’Arme del Palazzo Vecchio di Firenze

La ricerca sul tema dei valori dell'esistenza e della conoscenza è il filo conduttore di tutta la sua ricerca.

Le trenta opere presentate (dipinti, sculture, istallazioni e incisioni) sono l’effettivo risultato di una serie di percorsi fisici e mentali che l’artista ha compiuto in Sud America, nel corso degli ultimi tre anni. Dalla Patagonia alla Terra del Fuoco, dalla cordigliera cilena al deserto dell’Atacama, su fino ai confini con la Bolivia e all’isola di Pasqua , il “viaggio nel viaggio ” si è compiuto alla ricerca di memorie arcaiche e, di conseguenza, della propria memoria.

Il “repertorio” di immagini, di sensazioni, di simboli, che sono quasi visti per la prima volta, grazie proprio allo “straniamento”, al distacco dal consueto dato dal viaggio, é divenuto memoria collettiva e individuale allo stesso tempo. Di tutto questo è perfettamente conscia Angela Occhipinti, che in quel sistema di immagini, e immaginativo, ha trovato il suo tesoro: un tesoro di segni, di simboli e di significati praticamente inesauribile, perché pressoché infinite sono le combinazioni possibili di segni per altro finiti. Il numero e la qualità dei simboli cui l’artista attinge, infatti, non è vastissimo: il cerchio, il quadrato,il triangolo, la spirale – o il labirinto – sono la base di ogni lavoro, su cui si innesta il colore – i colori, anch’essi gravidi di significati, da sempre...e a cui, spesso, viene sovrapposta la parola.
Tra il simbolo che allude a una realtà universale, e la realtà soggettiva, esiste una zona comune, carica di tensioni: in questa zona vivono le emozioni, e le risonanze interiori, che si materializzano nei colori.

Le forme materiche sono una testimonianza del percorso che l’anima ha attraversato per venire alla luce. Tempo e spazio si racchiudono nel confine della superficie del quadro; ma poi si dilatano nel tempo e nello spazio della vita dell'uomo. Si fanno essenziali, occhieggiano attraverso l'epifania di qualche parola che si trasfigura e si asciuga come un antico reperto. Tutto diventa simbolo accentratore di una verità che si sedimenta nei colori e nelle forme. La materia partecipa alla vita e palpita come sostanza - tutta umana - di passione, spesso è governata da un orizzonte che mette in tensione il cielo e la terra, lì lo spazio si fa più denso e la tensione palpitante. L'artista vive, pensa ed esiste; ogni segno ha in sé una traccia di assolutezza, ma la memoria e la predestinazione agiscono come forze libere e vibranti, sulla soglia della rivelazione.

Tutta la ricerca dell'artista ruota intorno a queste due domande: sul perché l’uomo sia venuto sulla terra e se il vivere sia più finzione scenica o più realtà. Vivere è l'evidente riprova del pensiero e, prima ancora, dell'esistenza di una carica vitale. Ma l'arte è una rappresentazione di vita reale. La voglia di fare, di immaginare e di creare è affermazione di vera esistenza.

Tutto diventa gesto, e, a un tempo, divenire. E così la presenza indicibile del pensiero si fa protagonista. Il ferro, la cera, l’oro e il rosso cantano corali il definitivo e l'incompiuto, il solido e l'instabile. L'io e il mondo si incontrano: i loro confini restano vivi, ma indefiniti, come indefinito è il confine tra la verità, il sogno e la menzogna.

Ascoltando il silenzio, la luce e il flusso dei pensieri l'artista entra in comunicazione con un mondo dove l' umano e il divino impercettibilmente si toccano. l’opera stessa è la testimonianza del fatto.

VIAGGIO TRA I VIAGGI

Testo di Marco Meneguzzo

Non siamo più viaggiatori. Al massimo siamo turisti.
Non abbiamo più memoria. Al massimo possediamo dei souvenir.
E’ il dramma gioioso e giocoso delle società opulente, sempre alla ricerca del diverso, a patto che sia abbastanza uguale, riconoscibile, riconducibile al senso del souvenir. Il souvenir si compra, il ricordo si costruisce, la memoria rielabora costantemente. Al contrario di quanto si crede, la memoria è quanto di più dinamico esista, quanto di più lontano dall’idea corrente di un cassetto dove si riponga qualcosa, che viene poi accidentalmente ritrovato: quello, semmai, è il souvenir, che non a caso assume l’aspetto di un oggetto, e di un oggetto seriale, accomunato dalla stessa cultura che non rielabora, ma accantona, che accumula, ma non organizza.
Fortunatamente, dietro questo “sguardo turista” (la definizione, magistrale, è di John Urry), c’è ancora qualche conservatore, qualche guardiano, qualche vestale che custodisce ciò per cui tutti abbiamo nostalgia, ma che non abbiamo la forza di coltivare: il vivido senso dell’esperienza vissuta su di sé. Questi guardiani dell’esperienza sono generalmente gli artisti, intesi nel senso più lato, coloro che mettono in gioco la propria esperienza trasformandola in metafora dell’esistenza, attraverso una qualsiasi forma espressiva, un linguaggio codificato, e una delle metafore più comprensibili, più comuni è proprio quella del viaggio, perché la nostalgia del viaggio, che ci prende tutti – nel modo accennato sopra -, ce lo fa ancora considerare come esperienza di vita.
In questo senso Angela Occhipinti è un viaggiatore, reale e metaforico (anche se, a rigore, dopo quel che si è detto basterebbe l’attributo di “viaggiatore” a comporre in una solo persona entrambe le attitudini…), che elabora la propria esperienza attraverso il linguaggio dell’arte e la restituisce a chi la vuol far propria. Infatti, il racconto di un’esperienza può essere noioso come il racconto di un proprio sogno (nel suo “Galateo”, Monsignor Della Casa sconsigliava recisamente di avventurarsi in questa narrazione), se l’osservatore non è disposto a far propria quest’esperienza, a riconoscervi qualcosa di comune, forse persino a immedesimarsi – tanto o poco – nel vissuto dell’artista. Per far questo, nelle sue opere Occhipinti adotta contemporaneamente un duplice modello, un doppio artificio espressivo che lega tutto il suo lavoro e lo colloca all’interno di queste polarità, esperite in varia misura in ogni singola opera. Da un lato presenta una specie di catalogo di piccoli oggetti – quasi dei minuscoli feticci, dall’aria però tutt’altro che minacciosa -, frutto di una probabile raccolta effettuata durante il viaggio: piccole cose, tra l’antropologico e il psicologico, tra il reperto e il ricordo, spesso incorniciate su uno sfondo che diventa la teca di un personalissimo museo. Non a caso si è parlato di un “catalogo”, cioè di una serie di oggetti (ma potrebbero anche essere sentimenti, concretizzati in una cosa fisica) legati da un denominatore comune, che qui non si conosce, ma di cui tuttavia si percepisce la presenza, grazie a un’aura condivisa, fornita da quell’intorno delle cose scelte che si assomiglia, e dalla ripetizione ordinata e partecipata degli oggetti: un senso quasi “amico” di polvere domestica, di album dei ricordi dove si conservano piccole fotografie in bianco e nero, vagamente ingiallite e dai bordi rigorosamente seghettati, percorre tutto questo filone di Occhipinti, che ci fa entrare facilmente, da ospiti graditi, nella propria dispensa delle memorie.
Dall’altro lato – il secondo polo entro cui si muove il suo linguaggio – l’artista ci presenta il luogo entro cui collocare questi oggetti, che è contemporaneamente l’orizzonte del viaggio. “Orizzonte degli eventi” è uno dei suoi titoli più intriganti, per una serie di lavori recenti, e certo non è stato utilizzato nel suo senso legato alla relatività generale dell’universo, tipico della fisica del cosmo, quanto in modo sentimentale, come luogo dove tutto può accadere. Perché ciò sia possibile, questo luogo deve essere vuoto ma osservato – dall’artista e da noi -, e appena accennato secondo una forma, secondo un modello geometricamente evocativo: si va dalla semplice linea orizzontale (appunto!) a forme maggiormente organizzate, come un triangolo, un quadrato, una spirale, dove anche il colore è relativamente uniforme, quasi fosse in attesa dell’evento, dell’azione dell’osservatore che finalmente attiva la narrazione.
L’insieme delle due situazioni – gli oggetti e il luogo – costituiscono l’esperienza, di cui il viaggio è l’innesco.
A sua volta, questa narrazione è un viaggio, un viaggio tra i viaggi.

Inaugurazione martedì 6 maggio ore 18.30

6 maggio - 11 giugno 2008

Ingresso libero

Catalogo Edizioni Maingraf, con testo di Marco Meneguzzo e antologia critica di vari autori

Mostra promossa dal Comune di Firenze e dall’Assessorato Alla Cultura

Palazzo Vecchio - Sala d’Arme
Piazza della Signoria
Firenze