FAUSTINI ARTE

Piazza Marconi 2, Forte dei Marmi 55042
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Elio De Luca - Fragili Splendori

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Sede Piazza Marconi 2, Forte dei Marmi 55042
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Data di apertura sabato 21 giugno 2008
Data di chiusura domenica 13 luglio 2008

Gli artisti correlati Elio De Luca

Comunicato della mostra : Elio De Luca - Fragili Splendori

Il 21 giugno 2008 alle ore 18:00, presso la Galleria Faustini Arte di Forte dei Marmi (Lucca), in Piazza Marconi 2, si inaugura la nuova mostra personale del Maestro Elio De Luca.

Con il titolo “Fragili Splendori” viene presentato il nuovo ciclo di opere del Maestro Elio De Luca. Tutte le 20 opere, di grandi dimensioni, sono state realizzate negli ultimi anni mediante la tecnica del cemento dipinto ad olio, che da sempre caratterizza la produzione dell’artista. In questa occasione i dipinti sono impreziositi dall’uso di foglia d’oro zecchino, argento e bronzo. Ai visitatori verrà offerta l’occasione di addentrarsi tra gli splendidi e fragili alberi delle foreste incantate di De Luca e di dialogare con gli altrettanto fragili e splendidi personaggi che ivi dimorano. In occasione dell’inaugurazione, per le strade di Forte dei Marmi e nella Galleria viene messa in scena una performance ispirata alle opere in mostra, ideata dal noto autore Beppe Dati ed interpretata dagli allievi della Scuola di Danza di Fiesole. Il catalogo della mostra, edito da Masso delle Fate, è curato dal critico d’arte Nicola Micieli.

Di seguito un estratto della critica di Dino Carlesi contenuta nel precedente catalogo, dedicato all’opera dell’artista ed inerente la mostra “Di Luce ed Ombra” presentata presso i Musei Civici del Comune di Lecco ed il Boca Raton Gallery Centre di Miami:

Le superfici hanno il sapore dell'affresco, manufatti ancora caldi di mano e di cuore in cui rivivono memorie antiche di fatica e di urgente verità: la manipolazione dei personaggi si addice al lutto delle scenografie, al candore di situazioni che sottintendono la meraviglia della mestizia raccolta nelle figure. Lo stupore in arte è una categoria che rientra nel gioco delle tante metafore che completano ogni opera (del Parmigianino si diceva: "Ogni suo disegno mette stupore negli occhi di chi lo mira"): ecco, includo le opere di De Luca tra quelle che generano stupore, per la misura dell'opera, per i significati che vi prevalgono, per la tenerezza indifesa delle figure femminili.
Raramente le opere di De Luca si illuminano di situazioni umane aperte al senso ludico del vivere: gli spazi hanno una loro fissità determinata e ogni gesto dei personaggi una sua funzionalità in rapporto alla serietà dell'impegno pittorico ed umano...
L'infelicità del mondo sta nelle "cose" e nelle loro finalità discutibili. L'imperfezione è in agguato, si manifesta nella condanna implicita ad un esistere che impone agli uomini di "capire" (come diceva Sartre) e di "soffrire" (come tutte le religioni quasi invocano) anche se tale imperfezione viene riscattata dalla possibilità della "conoscenza" che illumina l'artista e lo induce a farsi testimone della storia dolorosa del mondo...
De Luca bandisce il sentimento (sembra un'assurdità) per assuefazione al disincanto e i personaggi coincidono pittoricamente con la loro presenza desolata tra le quinte di un teatro pronto a rappresentare - ricorrente e disperata - la "fine" attesa e prevista. L'artista conosce l'ineluttabilità del proprio destino - e in questo De Luca sa intellettualmente vivere la propria sconfitta terrena - ma sa anche che l'unico conforto è rappresentato dalla "resa di bellezza" che il quadro realizza e dona a noi - lettori - al punto da farci ritenere riduttivo perfino il termine "malinconia" in rapporto al messaggio disperante che la visione ci presenta...
Tutto ciò ci confessa l'architettura di De Luca che trova in Heidegger il cantore del suo "esserci", lì, vibrante di un presente che non ha mai termine perché il destino è dentro le cose scritte dai secoli e non voluto attraverso sofismi arbitrari. Le sequenze hanno l'interno vigore descrittivo di chi sa di dover seguire la Storia, riscattando però con questa consapevolezza il sopruso subito, e addirittura togliendo alla morte il suo rapido avverarsi: infatti è la morte ungarettiana di ogni giorno che abitua al morire e ne cancella l'enfasi finale. Pare dirci: inventiamo un'altra vita che elimini le metafisiche e ci riconduca alla realtà dello spasimo, con le figure all'erta per l'angoscia che è già in atto.
Viviani offriva i suoi sbalordimenti, De Chirico i suoi misteri: De Luca non ripete niente, anzi, riconduce tutti noi allo stupore per le cose che già conosciamo, e quindi si rende doppiamente capace di presentarci come disperanti e nuove le situazioni della nostra angosciante presenza.

Sarei tentato di sostituire il termine malinconia - usato per De Luca - con quello di tragedia, quale sintesi della più elementare analisi legata alle posture dei personaggi, ai loro sguardi, alle ambientazioni, che ogni volta ci riconducono alla tragicità dell'esistenza. Ogni sequenza, ogni visione, ogni metafora, ci richiamano a questa constatazione e all'inevitabile senso di una pietà cosmica.
Dino Carlesi

21 giugno - 13 luglio 2008

Inaugurazione 21 giugno 2008 ore 18.00

Catalogo: a cura di Nicola Micieli, Editore Masso delle Fate

FAUSTINI ARTE
Forte dei Marmi (LU)
Piazza Marconi 2
Tel 0584 83742