Castello Pasquini

Piazza della Vittoria, Castiglioncello
http://www.armunia.it/
info@armunia.it

 Mappa

Inequilibrio 08

Castello Pasquini

Sede Piazza della Vittoria, Castiglioncello
Altre informazioni info@armunia.it | http://www.armunia.it/

 Mappa

Data di apertura mercoledì 02 luglio 2008
Data di chiusura domenica 13 luglio 2008

Comunicato della mostra : Inequilibrio 08

Sono 36 le compagnie che dal settembre 2007 a maggio 2008 sono state ospitate da Armunia in “residenze creative”. Tutti gli artisti che si sono avvicendati nei diversi spazi di Castello Pasquini e dei teatri di Armunia, presenteranno il frutto del loro lavoro, nel festival Inequilibrio 08, in programma a Castello Pasquini di Castiglioncello(LI) da mercoledì 2 a domenica 13 luglio.08
Armunia , ormai da dieci anni importante centro di creazione contemporanea, istituisce con il Festival Inequilibrio, un momento prezioso, per rinnovare l'attenzione intorno alle arti della scena e delle contaminazioni tra esse, con uno sguardo attento verso le generazioni emergenti, senza dimenticare i maestri. Anche per questa XI edizione Inequilibrio Festival, sarà il risultato di un anno di residenza di giovani e meno giovani artisti che presentano i loro progetti, lavori finiti o lavori “in corso” offrendo una mappatura stimolante della realtà teatrale e performativa italiana. La prerogativa del festival Inequilibrio resta l'arte che scavalca i generi e le generazioni, per un teatro che parla di attualità e di temi legati al contemporaneo. Spettacoli spesso contaminati, accomunati da un'esigenza di superare le barriere tra le arti, integrando sempre di più la scena con il testo, il corpo, la musica e le immagini anche attraverso l'uso delle tecnologie.

Gli spettacoli e gli artisti:

Apre il festival (mercoledì 2 luglio) Il HYPERLINK "http://webmaildomini.aruba.it/cgi-bin/webmail.cgi?cmd=url&xdata=~2-ed4828fc7caae5604910d02feb5595a80791a4f0e1dad991cbd0dba7d16f63616c686f737400&url=http!3A!2F!2Fwww.teatrosotterraneo.it!2F" \t "_blank" teatro sotterraneo con una creazione collettiva dal titolo La cosa 1. In scena Iacopo Braca, Sara Bonaventura, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri, elaborazione drammaturgica Daniele Villa. La cosa 1 pone l'uomo di fronte alle sue corse disperate all'inseguimento di non si sa più cosa. Sulla scena in un continuo e disperatamente comico movimento, gli attori vivono di iperattività, di serialità, del fare in continuazione qualcosa, raggiungendo il limite della resistenza. L'uomo, separatosi dalle labili sicurezze della dimensione casalinga, cade vittima della società che ha costruito. Ma per fortuna, guardando l'abisso, ci è concessa una sana risata. Il non prendersi mai troppo sul serio, in una satira che non perde di vista il dono prezioso dell'intelligenza.
Silvio Castiglioni, prosegue il suo percorso attorno al “silenzio di Dio ”, iniziato già con Casa D’Altri, lo spettacolo, tratto dal racconto di Silvio D’Arzo, che ripropone a Inequilibrio mercoledì 2 luglio, il giorno successivo giovedì 3 luglio, presenta Domani ti farò morire tratto dal capitolo V (Il Grande Inquisitore) del libro quinto e dal capitolo IX (Il diavolo. Incubo di Ivan FÎdoroviË) dei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, dove il tema del suicidio (presente anche nel precedente spettacolo), fa spazio a quello dell’inconciliabilità tra libertà e felicità. In entrambi i casi sembra essere l’incompiutezza delle creature, la loro inadeguatezza alla vita, a farle precipitare. In entrambi i lavori, che vedono la concertazione di Giovanni Guerrieri, la drammaturgia è firmata da Andrea Nanni . EmmeA Teatro diretta da Fabio Monti, presenta due spettacoli il primo, mercoledì 2 luglio, Lampedusa è uno spiffero!!!l’Immigrazione - Lampedusa - l’Occidente - la Caponatina, un monologo tragicomico di Fabio Monti e Norma Angelici con Fabio Monti, quindi mercoledì 9 luglio Retrò NeoRivista di teatro e musica sulle foglie che cadono e altre fini inevitabili, di Norma Angelini e Fabio Monti. Un viaggio lieve e dolcissimo tra le cose che svaniscono, gli affetti, la grande storia, le musiche, i sogni, le piccole cose della quotidianità, che sfumano insieme col tempo e l'approssimarsi della fine"Retrò nasce da tre passioni: le canzoni della prima metà del secolo, sia italiane che napoletane, e l'avanspettacolo; gli anziani, il loro sguardo sulle cose, e il loro bisogno o la loro paura di tirare le somme di un'esistenza intera; la voglia di parlare di qualcosa di cui ai nostri giorni è quasi tabù parlare: la morte, e la voglia di parlarne con leggerezza. La compagnia è tra i vincitori del bando Eti Nuove Creatività all'interno del progetto “Sensi e dissensi-laboratori teatrali toscani” di Armunia Festival in collaborazione con Krypton/Teatro Studio. Giovedì 3 luglio EdgarLuve propone Soma. Soma è il termine con cui Omero definisce il corpo appena abbandonato dal soffio vitale: il corpo di Ettore sconfitto, ridotto a involucro trascinato sul suolo, il segno fisico di una perdita. soma è una messa in scena liberamente ispirata all'Iliade di Omero, più precisamente alla linea narrativa che al suo interno mette in relazione le figure di Ettore e Achille: il loro far parte di eserciti contrapposti, il loro attendersi, il loro duello, l'uccisione di Ettore, la devastazione del corpo, la restituzione del cadavere in cambio di un riscatto, il presagio della prossima morte di Achille. giovedì 3 luglio Mowan Teatro presenta Sapere tutto, regia Le Hormonas – mo-wan teatro, con Barbara Comisso, Elena Ferrari e Carole Ventura. Tre donne immerse in una ininterrotta conversazione con se stesse. Tre storie parallele intrecciate in una trama comica con risvolti da tragedia. Non è semplice vivere sempre in bilico tra realtà e desiderio, tra visione e quotidiano, tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Vivere è una rappresentazione. Ruoli e comportamenti condivisi e ripetuti, routine di una infinita invenzione di se stessi e di una ridicola negazione di sé. Anche il desiderio più profondo di essere se stessi è solo una conferma dell’impossibilità di conoscersi realmente. Al centro del lavoro c’è la rappresentazione di se stessi, la difficoltà di esserlo, l’impossibilità di un cambiamento del proprio modo di vivere in una realtà che sottopone a continue pressioni. venerdì 4 luglio la compagnia laLut propone Le Sagome di Filippo De Dominicis, con Sergio Licatalosi, Francesco Pennacchia, Angelo Romagnoli. La sagoma non è la maschera, non è il personaggio, non è il burattino o la marionetta. Non interpreta, copia; non dice, agisce; crede di non avere fili, crede di essere libera. Un gradito ritorno a Inequilibrio, quello della coppia Roberto Abbiati e Leonardo Capuano che stavolta diventa trio con l’inserimento di Renata Palminiello per questa nuova produzione in Prima Nazionale a Castiglioncello, dal titolo l’albero della cuccagna, in programma venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 luglio. Perché tutto è ricoperto da una surreale patina bianca? Dall’albero della cuccagna pendono salami e prosciutti. Due reduci di guerra, sulla strada del ritorno, si sfidano: uno è sopra e mangia, l’altro è giù e supplica. Che la guerra sia finita non sembrano saperlo, che la casa sia vicina nemmeno, e alla festa organizzata sembra essere rimasta solo una donna per festeggiare. “Abbiamo scelto la guerra e ciò che lascia,- raccontano gli autori- ciò che cambia, come ci cambia. Potrebbe sembrare la storia di un altro tempo, per noi è solo la storia di questo tempo. Il linguaggio dello spettacolo è comico e surreale: se proprio dobbiamo morire preferiamo morire dal ridere.”Venerdì 4 luglio Juha Marsalo con Antonio Pizzicato, nell’ambito del progetto internazionale APAP(advanced performer artist project), che dal 1999 vede Armunia e Castiglioncello partner di sei capitali europee, nella produzione e condivisione di progetti legati alle arti performative, sperimenteranno un nuovo interessante lavoro sul possibile incontro tra gesto e voce. Animals (Prima internazionale) è una riflessione sull’istinto di sopravvivenza nella società contemporanea. La sopravvivenza come istinto connaturato nell’uomo: sopravvivere per guardare avanti, come animali, pensando di conoscere a fondo guidati da una forza irrazionale. Come un moscone che continua a sbattere contro il vetro fino a morirne. Dalle esperienze con le compagnie di Carolyn Carlson che lo definisce “danzatore dal gesto coreografico incredibilmente vigoroso e potente'” e di Wim Vandekeybus, il coreografo e danzatore Juha Marsalo ha saputo creare uno stile del tutto originale. Dall'una ha preso in prestito la fluidità e dall'altro un'attenzione totale nei confronti dell'espressione corporea. Queste influenze, unite ad alcune peculiarità del suo carattere apparentemente contrastanti come la passionalità e la ponderazione, gli forgiano una singolare identità coreografica, instancabile creatrice di metafore che strutturano le sue creazioni. Antonio Pizzicato, regista e cantante da tempo studia le possibilità espressive in cui la voce umana riesce a comporsi: dai “gesti vocali”, ai frammenti ritmici, melodici, alle melodie, al discorso. Parole e suoni. “Cantare significa avere ogni istante la consapevolezza di ciò che accade quando la voce si rivela per mezzo del corpo: la sua relazione con lo spazio, le caratteristiche del suono, il silenzio che le si forma attorno e, in definitiva, gli stati d’animo che essa evoca e le immagini che suscita alla nostra fantasia. – afferma Pizzicato - Ecco il nucleo imprescindibile di questo lavoro: far sorgere visioni e dare impulso ai sentimenti attraverso i suoni e le parole. Per raccontare una storia è necessario comporre silenzio e suono. E dal rincorrersi di silenzio e suono scaturisce il ritmo.” Ancora una Prima italiana venerdì 4 con replica sabato 5 luglio per i danzatori e coreografi Tarek Halaby (giordano trapiantato negli Usa) e Sue-Yeon Youn (corea del sud) con lo spettacolo My (awful) life with ting-yu . “Questo pezzo che finge di essere sulla vita reale è un dramma autobiografico realizzato senza minimamente pensare alla drammaturgia. I danzatori interpretano personaggi sottosviluppati in una trama confusa e priva di struttura che si dipana senza portare da nessuna parte. Esilarante e non così fisico, My (awful) life with ting-yu vi farà ridere senza sapere perché e riflettere se per caso dobbiate alzarvi e andarvene. Domenica 6 e lunedì 7 luglio L’australiana Zoë knights con il suo gruppo Passerelle approda in Italia, in prima nazionale ,a Inequilibrio con lo spettacolo death in the count of 9. Questa performance di danza – una produzione di Szene Salzburg, in collaborazione con Buda Kunstencentrum and Passerelle, Kortrijk –sviluppa un suggestivo e ipnotico potere. Il materiale coreografico dei 5 danzatori si evolve continuamente in un’ esplosione di variazioni di movimenti. La coreografa Zoë Knights ha lavorato a questa creazione per la prima volta con la compagnia belga Passerelle. Il suo lavoro si focalizza concettualmente sulle strutture minimaliste e sulle variazioni del ritmo e della forma. “Death in the Count of 9” esamina l’universale rivelazione della morte con la ciclicità della natura e dell’esistenza. Lo spettacolo cerca di porsi domande sulla transizione dalla vita alla morte e su ciò che come esseri umani lasciamo nel mondo. Strutturalmente il lavoro utilizza il numero 9 per riportare questo concetto. Il numero 9, in particolare, ha un grande significato. Genericamente è considerato simbolo di completezza, di fine e di rinascita. Il numero 9 in questa piece diventa un punto di riferimento, determinando molti fattori come la dimensione dello spazio e il ritmo usato per creare strutture audio e visuali . I Danzatori (Passerelle) sono: Ine Naessens, Sofie Nuyttens, Beverly Coorevits, Kim Cras, Anneleen Keppens. “Sentiamo la necessità di un’atmosfera silente, raerefatta e più intima: come se i riflettori dovessero girarsi, riposizionandosi dall’esterno verso l’interno, dal fuori al dentro, dall’altro al “sé”.-così Michele Abbondanza motiva la scelta di TRY lo spettacolo che la compagnia propone a Inequilibrio Domenica 6 luglio e che vede in scena Antonella Bertoni - Immaginiamo un corpo solo abbandonato in scena, seme di una nuova genía, testimone di una fine ma anche capostipite e superstite di un’alba diversa. Nelle sue esitazioni e immobilità porterà la sua utopia e questa darà senso al suo essere in vita, perché esigerà contro ogni evidenza che la vita abbia un senso. Inizio di un percorso in solitudine, di una nuova partenza, di un attraversamento.” Lunedì 7 luglio sarà la volta dei Pathosformel (Daniel Blanga Gubbay, Francesca Bucchero, Paola Villani e con la collaborazione di Milo Adami) con lo spettacolo La timidezza delle ossa. Un telo bianco e incorniciato divide completamente lo spazio; il corpo in scena da chi è venuto a vederlo. Una superficie ininterrotta che sigilla la visione, senza concedere immagini in trasparenza. A rompere l’attesa appare una forma impressa sul telo dal retro, il primo frammento di un corpo umano che nasce dalla materia, per far risaltare alla luce le forme sfumate delle proprie sporgenze. Come feti che definiscono la propria anatomia durante i mesi della gestazione, i corpi si modellano gradualmente e sperimentano la capienza dell’utero premendo ciecamente contro le pareti di un pallido ventre materno; costruiscono un corpo apparentemente privo di limitazioni gravitazionali, capace di mostrarsi lungo la totalità della superficie. In una lenta progressione il corpo si distacca dalla materia, si impone in maniera autonoma e intraprende una lotta contro il telo, nel perenne tentativo fallimentare di fissare la propria immagine o emergere oltre questo confine invalicabile. Così ogni volta che il corpo si distacca, i rilievi vengono nuovamente inghiottiti dall’indifferente omogeneità del telo, come dettagli di un ricordo che si va lentamente perdendo; i frammenti divengono i caratteri di una nuova forma di scrittura che non può lasciare traccia o testimonianza. Venerdì 4 luglio, la compagnia Gogmagog, tra i vincitori del bando Eti Nuove Creatività all'interno del progetto “Sensi e dissensi-laboratori teatrali toscani” di Armunia Festival in collaborazione con Krypton/Teatro Studio, presenta Fino all’omicidio dell’arabo da Lo Straniero di A.Camus. Un susseguirsi di quadri che evidenziano l’apatia dell’ uomo nel quotidiano, l’indifferenza che nasce dall’abitudine del suo protagonista ed il suo ritrovarsi passivo nella vita. La realtà non ha senso, gli eventi accadono senza che il pensiero possa coglierne motivi e significati plausibili. La ricerca non segue la cronologia del romanzo,quanto la porosità della distanza dal mondo dei suoi personaggi, con lo scopo non tanto di delineare una vicenda, ma quanto di rappresentare un’atmosfera interiore sospesa, che può portare ad atti dei quali l’uomo non è razionalmente consapevole, quasi un abbandono ai sensi animali. La giovane Elisa Pol, diretta da Maurizio Lupinelli, mette in scena, domenica 6 e lunedì 7 luglio, Magnificat di Antonio Moresco. Una partoriente e un feto, che parla da dentro di lei con voce di uomo adulto. Chiede alla madre perché deve nascere. La madre gli spiega come va il mondo e che cosa lo aspetta, prima di trasformarsi in una macchina morta che parla con voce robotica. Alla levatrice toccherà il compito finale di far uscire con le buone o con le cattive il feto. Fortebraccio Teatro, la compagnia diretta da Roberto Latini sarà a Inequilibrio con due lavori: lunedì 7 Roberto Latini presenta Iago, una riscrittura dell’Otello di Shakespeare, o meglio, un modo diverso di suonare parti del testo. Pensato come un concerto, lo spettacolo conclude il percorso RADIOVISIONI, tornando su alcune tappe della ricerca della compagnia sull’amplificazione. Un lavoro sulla parola, nel confine tra il senso e il suono, con Shakespeare come pretesto. Non quindi un riallestimento ma un approfondimento dell’architettura della tragedia del Moro di Venezia, per evidenziarne gli snodi fondamentali. IAGO è la riproposizione, in rinnovata veste sonora, di un precedente JAGO, distante circa dieci anni. Dal ragno che tesseva la tela per intrappolare il moscone nero, ci concentriamo stavolta sulla recita di Iago. Semplicemente, come fosse capace di replicarsi, dalle prove alla messa in scena, destinato, condannato, al piacere di un inganno. Quindi martedì 8 la compagnia presenta uno studio dal titolo Mr Mister Magik di Roberto Latini con Sebastian Barbalan, Fabiana Gabanini, Guido Feruglio, Roberto Latini e Marco Vergani, musiche e aiuto regia Gianluca Misiti.
dopo NNORD e in preparazione di BIKINI BUM BUM, presentiamo una fase di questo procedere.Come intercettati nella costruzione dei due pezzi che comporranno la prossima produzione, apriamo una finestra sul futuro spettacolo nippo-western che stiamo costruendo, parte integrante eppure autonoma rispetto a quanto abbiamo sottotitolato intorno alla fenomenologia dello spirito. Mr Banana è l'illusione di una realtà virtuale. L'avatar di un chiunque che si propone dentro una deviazione del proprio quotidiano. attore e spettatore di se stesso e del proprio spettacolo. BIANCO (testo di Azzurra D’Agostino con Barbara Caviglia, regia di Daria Deflorian) è un progetto (martedì 8) a più mani nato dalla comune passione per un teatro di poesia. Non si tratta infatti di porgere un teatro di poesie, né un teatro poetico, né forse di fare un teatro diverso dal fare teatro. Una figura che ci piace immaginare in una giornata vuota, mettiamo una inutile domenica pomeriggio, quando il tempo lo si perde, lo si butta via, magari andando a fare una passeggiata. Andandoin bicicletta, ascoltando le canzoni che vengono riversate in strada dalle finestre di altre case, o a vedere i treni che passano. Vuoto in cui in cui ogni rumore del quotidiano diventa l’eco di una collana di pensieri che quasi non si sapeva di pensare.Martedì 8 e mercoledì 9 I HYPERLINK "http://webmaildomini.aruba.it/cgi-bin/webmail.cgi?cmd=url&xdata=~2-ed4828fc7caae5604910d02feb5595a80791a4f0e1dad991cbd0dba7d16f63616c686f737400&url=http!3A!2F!2Fwww.sacchidisabbia.com!2F" \t "_blank" sacchi di sabbia presentano Sandokan o la fine dell’avventura, liberamente tratto da “Le tigri di Mompracem” di Emilio Salgari. Con questo lavoro prosegue da parte della compagnia il progetto iniziato con lo spettacolo 1939, incentrato su una seria riflessione sull'"agire" nel presente, sulle sue "declinazioni", sulla sua goffaggine. Se 1939, attraverso la maschera della storia, si piegava intorno alla concretezza dell'azione, mostrandone la separazione dal pensiero, Sandokan o la fine dell'avventura fa esplodere la medesima epidemia nell'immaginario. Sarà un Sandokan questo ambientato in una cucina- tinello contemporanea dove gli echi del romanzo d'avventura si scontrano tragicamente con l'assenza di riverbero del quotidiano. Il tinello: un luogo comune – soprattutto nel nostro pensiero- in cui siamo prigionieri dove si cerca di far breccia per l'irruzione del fantastico. Per restituire dignità all'avventura. Andrea Cosentino, (mercoledì 9) solitario attore non-comico, non-tragico, stralunato clown/pierrot, si confronta stavolta con una carovana composta da attori, scrittori, musicisti, videomaker e ricercatori per La festa del Paparacchio. La sfida è inventare ogni volta una tradizione dichiaratamente finta, testamento della cultura folklorica. Tramite la permanenza sul territorio e con la complicità degli abitanti si crea un rituale smaccatamente falso, ad uso del turismo affamato di autenticità a buon mercato. Oscar De Summa e la compagnia Oltateatro propongono, mercoledì 9 L’essere umano perfetto a cura dello stesso Oscar De Summa. Attraverso situazioni particolari, s’indaga l’ostacolo generale che impedisce di realizzare tutta la potenzialità racchiusa nell’essere umano. Non si ha la presunzione di trovare una risposta. L’intento è che, attraverso l’azione, si possano individuare spazi di indagine più precisi, domande un po’ più chiare. E in potenza l’essere umano lo è davvero perfetto. Ha tutto ciò che gli occorre per essere sano, consapevole, felice, compiuto. Eppure questi tre vocaboli pronunciati od ascoltati in sequenza producono ilarità. Che cosa è successo dunque nel passaggio dal modello, dal prototipo alla realtà? Dove si trova il nodo, l’inghippo che non ci permette la realizzazione di tutta la nostra potenza?. Da giovedì 10 a domenica 13 luglio, l’italiano Andrea Fagarazzi con la taiwanese I Chen Zuffellato , sono due artisti che collaborano dal 2005. Realizzano progetti in cui esplorano i concetti corporei alla costante ricerca di personali sguardi, considerando la diversità in relazione all'identità e la sua alterità. Nei loro lavori utilizzano i linguaggi espressivi quali la performance, l'installazione video e foto. Il Castello Pasquini ospita le installazioni: Apparenze Domestiche (2006), un individuo e gli ambienti privati in cui vive, la calma apparente che lo circonda; vita_mina (2006), frutti che segnano e amplificano piccole ferite nel corpo alterandone la percezione; Olympia Sottovuoto (2007), esplora il corpo sottoposto ad una condizione estrema, avvolto nella sterilità del confezionamento. Patrizia Aroldi, attrice che spesso abbiamo visto al fianco di Danio Manfredini, propone Giduglia Poema per una clownesca (giovedì 10) un monologo al femminile firmato dalla stessa Patrizia Aroldi e da Johnny Laurence Gable (attore e regista che si è formato con Dario Fo e Franca Rame): La giduglia è uno strumento magico: attrae l’attenzione dello sguardo e restituisce un’immagine dilatata, ridotta, alterata. Ci mostra l’incredibile. E’ simile ad un occhio anche. “Per noi è l’occhio, lo sguardo della Clownessa, che distorce, deforma, scava nelle viscere e che, in fine, ci racconta tutta la sua pena per ciò che ha visto.- spiegano Airoldi e Gable-La clownessa, l’abitatrice della pista circondata di specchi, la domatrice di fantasmi, il buffone del profondo. Tutti e ciascuno. Un’anima vestita. Un respiro, un urlo, un pianto dal costume sontuoso. Il naso rosso di chi per vocazione accetta tutto ciò che è umano, perché tutto ciò che è umano la riguarda. Un poema di parole e musica composto in sette movimenti, o entrées. Entrate e stacchi. “Il nostro studio .- raccontano i registi- si ispira in particolare alla misteriosa ballerina, acrobata e clownessa “Cha-u-kao”. Quello che ci rimane di lei è la testimonianza di Toulouse-Lautrec che la ritrae mentre si esibisce nella pista del Circo Fernando e nell’atmosfera caotica del Moulin Rouge della Parigi di fine secolo, o nel suo camerino e dietro le quinte, seduta a terra nel suo costume di scena. Un personaggio coraggioso e fragile, un modello di donna libera, esagerata, androgina, fuori dagli schemi.” Lucia Calamaro e il suo gruppo MALEBOLGE sono una realtà teatrale romana relativamente nuova, anche se provengono da una lunga esperienza di combinazioni-contaminazioni internazionali (Parigi, America Latina, di nuovo Parigi, poi finalmente l´Italia). La regista ha lavorato e tratto ispirazione specialmente in Sudamerica, Uruguay e Argentina, e compiuto studi di teatro di scuola grotowskiana, poi con Philippe Gaullier, a Inequilibrio 08 proporranno,giovedì 10 luglio, lo studio di MAGICK Storia quasi tutta vera ma incompiuta di Georges Denis: portiere parigino e mago. Scritto e diretto da Lucia Calamaro con Monika Mariotti e Nilo Bugnano. Georges Denis vive ed esercita la sua doppia professione di portiere e mago nel quindicesimo arrondissement di Parigi, senza dubbio il quartiere piu anonimo e brutto della città. Mago, terapeuta, manipolatore, pranoterapeuta, Georges dice di saper fare un po’ tutto. Dice di avere poteri. Questo è uno spettacolo dedicato- spiega l’autrice- alle persone sole, vagabonde e fragili che vanno in giro sbandate per la vita. Alla loro curiosita’ e al loro consequenziale talento per procurarsi incidenti, abbagli e problemi. Se uno non ha il controllo di niente, né di se stesso né della sua vita, incontrerà immancabilmente qualcuno che cercherà di controllarlo. E quando la vita prende una brutta piega, si finisce spesso e volentieri in mezzo ai maghi. Il HYPERLINK "http://perfarlafinitatv.wordpress.com/" \t "_blank" Teatro dell'Esausto (giovedì 10 luglio) propone in PRIMA NAZIONALE, un nuovo lavoro il cui testo è risultato finalista al Premio Riccione per il teatro 2007. Per Farla Finita col Teatro di Vernacolo di Alessandro Raveggi, che ne cura anche la regia, gli interpreti sono invece Daniele Bartolini e Tommaso Gabbrielli. Lo spettacolo affronta il tema del kitsch nella sua forma forse più inquietante: il folk di massa. La rinnovata (dis)appartenenza alla natura al giorno d’oggi tanto di moda. Da un lato l’ecomostro della civiltà, dall’altro il disagio dell’animalità. E contro il vernacolo, come localizzazione della lingua in un luogo, mai pienamente possibile. Grazia Mandruzzato, attrice di Thierry Salmonn, interpreta, giovedì 10 luglio, La madre, adattamento da “lettere di una novizia”, di Guido Piovene, drammaturgia di Luca Scarlini, messa in scena e interpretazione di Grazia Mandruzzato,, e presentato dal punto di vista della madre di Margherita Passi, crudele, falsa, anaffettiva figlia omicida. Non è più possibile capire dove stia la ragione, dove il torto. Il dolore e la furia hanno mischiato le parti. All’uscita del romanzo Lettere di una novizia del vicentino Guido Piovene nel 1941 il successo fu netto ma molte furono le critiche in ambito cattolico: la storia della novizia Margherita Passi, che dal convento cerca di convincere un prete della sua necessità di fuggire da un luogo che detesta, si svolge usando la convenzione della comunicazione epistolare. Il male sorge -dice Piovene- dove nasce qualcosa capace di soffrire. Rita e la madre sono due personaggi scomodi, egoisti, dolorosi come il loro reciproco desiderio d’amore e di distruzione e di essere capite.Venerdì 11 luglio Zoe Teatro, propone Malacorte – studio, scritto e diretto da Michele Bandini, Emiliano Pergolati con Michele Bandini, Emiliano Pergolari, Claudio Bilotta, ispirato ad un lavoro dello scrittore svizzero, amico di Samuel Beckett, Robert Pinget. Una corte confusa, malamente votata allo svago. Il tempo sembra fermo, il luogo chiuso, l’altrove impossibile. Un nosocomio fatiscente del potere, una corte caduta in disgrazia, un grottesco gioco al massacro, per cui una volta liberatisi dal popolo, non rimane che chiudersi tra quattro mura a sopravvivere, a tirare a campare, fino ad esaurimento scorte. In un nonluogo, fuori da un tempo e da uno spazio definiti, l'uso del comico, nelle sue tonalità più cupe e grottesche, proietta le meschinità di una corte annoiata nell’universo desolato dell’assurdo. Salvatore, Cacaticchiu,Gambilonghe e Ferdinando scritto e diretto da Francesco Suriano con Alessandro Lombardo e Francesco Aiello, mette in scena, venerdì 11 luglio, l’epica minore, dell’agente segreto del Regno delle due Sicilie, Salvatore Saltalamacchia, un personaggio di fantasia che racconterà nel suo dialetto secco e pungente i fatti storici del 1847 passati alla cronaca come “I moti di Gerace”. Passando da personali e ironiche elucubrazioni fino a descrivere i dettagli dei tragici avvenimenti, Salvatore, riuscirà a evocare il particolare momento storico, avvenuto in Calabria, che in qualche modo aprirà la strada al Risorgimento italiano. Sulla scena predomina l’alluminio: nelle favole calabresi non c’è mai l’oro c’è solo il metallo più povero, appunto l’alluminio. Perché- come scrive Suriano- la Calabria è ancora piena di latta, come i tetti delle case che la coprono, i muri di latta che separano i terreni, le latte arrugginite sulle spiaggie. La landa, come viene chiamata la latta in Calabria, una favola in una landa deserta. Venerdì 11 luglio Tam Teatromusica con la direzione e digital painting di Michele Sambin presenta Tutto è vivo, una performance con Pierangela Allegro, Kole Laca, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz. Uno schermo da cinema, un rettangolo bianco steso a terra, sul fondo 4 corpi visibili pronti all’azione ai lati 31 oggetti sonori potenziali in postazione idonea non visibili 2 corpi pronti all’azione. Il tempo con il suo scorrimento. Il teatro vissuto come esperimento continuo di provocazione al pensiero, stimolo all’emozione, tramite alla conoscenza: in questa dimensione esistenziale e artistica trova posto il nuovo progetto scenico di Tam Teatromusica. L’immagine e il suo rapporto con il suono (e viceversa),il teatro e il suo rapporto con la musica (e viceversa) sono i temi espressi in Tutto è vivo! Nella scena il pennello luminoso mette in relazione il segno prodotto dalla mano del pittore con la materia su cui viene proiettata; la luce e il colore dialogano con lo spazio della scena, i corpi dei performer, gli strumenti sonori. Gaetano Ventriglia, prosegue il suo lavoro di ricerca sui personaggi shakespeariani, come l’Amleto di Kittemurt’. A Inequilibrio presenterà venerdì 11 luglio, Otello alzati e cammina, una sua personale rilettura dell’Otello di Shakespeare. Sabato 12, va in scena Senza scrùsciu la passione e le visioni di Lia Burgio testo e regia di Gigi Borruso, con Serena Rispoli e Gigi Borruso. Un testo centrato sulla confessione di una donna siciliana entrata nell’inferno di una famiglia mafiosa, scritto per Serena Rispoli, attrice palermitana che vive a Parigi e che negli ultimi tempi è tornata a indagare i nodi e le visioni della sua terra. Lia Burgio è una donna inventata, ma non irreale. Attraverso le sue parole è possibile intravedere la storia di tante altre donne, figlie, madri, mogli di uomini d’onore. Scrive l’Autore: “Vogliamo raccontarvi di una piccola donna prigioniera dell’abuso e del pregiudizio, che testimonia solo la ribellione dei perdenti. Un piccolo intralcio dimenticato o cancellato senza scrùsciu, senza clamore. Forse solo un perdente conosce la furia, la gentilezza, il coraggio per immaginare un’altra vita. Come il teatro che, a dispetto di tutto, coltiva sempre la gioia di stupirsi”. Teatropersona mette in scena, sabato 12 luglio, Trattato dei manichini, un interessante lavoro ispirato all’opera del narratore polacco Bruno Schulz e dello scrittore svizzero tedesco Robert Walzer. Trovare la chiave d’accesso all’infanzia, nella memoria onirica se il caso, e secondo le leggi anamorfiche del sogno. Drammaturgia è l’incidente esterno al sogno che contrasta e devia la vita onirica. Un fatto fisico, qualcuno che ci accarezza mentre dormiamo, o il lenzuolo che ci avvinghia le gambe tradotto in chissà quale essere mostruoso che ci assale e trascina giù, o la sveglia che suona trasformata in campanella da ricreazione. Il ritorno atemporale all’infanzia è un sogno che non si può raccontare, un nulla a cui nessuno crederà, ma un nulla visibile, contemplabile, confezionato con le immagini della realtà. Alla ricerca di una nuova qualità del nostro muoversi in scena-scrive Alessandro Serra -rivendicando l’assoluta impertinenza del concetto logoro di personaggio a vantaggio del sogno della supermarionetta abbiamo incontrato lo stop motion. Ce ne serviamo per eccitare l’aria, per farla vibrare senza l’ausilio di artifici, ma col calore emesso dal corpo dell’attore. La tecnica cinematografica consiste nel fotografare il soggetto circa 24 volte al secondo, dopo ogni foto l’operatore muove il pupazzo. Ne consegue che per realizzare un secondo di film occorre muovere il pupazzo 24 volte. Nello stop motion non vi è relazione diretta tra pupazzo e manovratore (come nelle marionette o nei burattini), il movimento non è dell’uomo ma paradossalmente del pupazzo stesso. L’uomo muove e se ne va, come il regista, è in sua assenza che si crea il movimento, quando egli non agisce più e risparmia gli spettatori dalle pietose riverenze in proscenio. E’ una partita a scacchi con Dio in cui l’azione corrisponde alla sospensione temporale all’interno del movimento, fatto non percepibile all’occhio ma in grado di sedurre e accogliere lo spettatore. Il movimento è una costante vibrazione, la luce stessa è come eccitata con un ritmo che s’accorda col battere delle ciglia di chi guarda e col respiro. “ Claudio Morganti presenta sabato 12 e domenica 13 Scimmia Studio per Woyzeck di Morganti – Frongia – Pennacchia, uno studio intorno a Woyzeck di Buchner. Due personaggi:l’ imbonitore e la scimmia. Nel testo di Buchner sono due personaggi minori, anzi, la scimmia non è quasi un personaggio. “Li abbiamo traslati ai giorni nostri- raccontano gli autori- Ma quando si sposta il tempo si sposta anche il linguaggio e soprattutto i temi. Il nostro nuovo tema è: il genere umano, il suo passato, il suo presente, il suo futuro.” Domenica 13 luglio, Essere Adriano Celentano – storia di un sosia, con la drammaturgia e regia di Marco Leone, interprete Alessandro Rosteni, in arte Alessandro D'Alessandro (uno dei 57 sosia ufficiali di Adriano Celentano, in Italia) ci racconta che cosa significa essere un sosia nel mondo dello spettacolo; ci racconta chi sono i sosia in Italia e in che cosa consiste il loro “mestiere”. La storia che prende spunto dalla sindrome di Capgras, un particolare e raro disturbo mentale noto anche come illusione del sosia, costituito da una particolarissima forma di delirio-paranoia. La compagnia Macelleria Ettore presenta, domenica 13 luglio, La Porta aperta, piccola tragedia familiare, ispirato a Le muse orfane di M.M. Bouchard. La compagnia, di recente formazione, nasce a Milano per volontà di Carmen Giordano. Ne La Porta Aperta La madre fugge in Spagna con Federico, un uomo molto simile a Zorro. Il padre, in preda alla disperazione, si arruola nell’esercito. Ora è un eroe di guerra, ma è morto. Luc eredita una valigia piena di abiti spagnoli: sua madre ha intuito che ha un talento nascosto. Catherine eredita la casa e i tre fratelli senza che sappia cucinare, né cucire. Martine eredita una buona dose di rabbia e il sogno di diventare militare come suo padre. I fratelli maggiori raccontano a Isabelle che sua madre è morta in Spagna. Una porta chiude fuori il paese e dentro la famiglia Tanguy. E quando si apre la porta? Uno spettacolo sul passaggio dall’essere figli all’essere persone. Un’indagine ironica e spietata sul processo di creazione della propria identità. Uno spettacolo per dire che Il bello di una famiglia è di saperla lasciare. La compagnia Capotrave presenta, domenica 13, “Robinsonade” ispirato al Robinson Crusoe di Defoe, lo spettacolo è essenzialmente un lavoro sul bisogno di tornare alla natura da parte dell’uomo moderno. Robinson Crusoe è totalmente esposto, con quanto di affascinante, ma anche di violento ci sia in questa condizione. L’isola è l’altrove rispetto a dove viviamo, è il luogo oltre le soglie di ciò che abbiamo davanti agli occhi, è tutto ciò che non è qui. Ma l’isola è anche il luogo di un nuovo inizio: la piazza pulita da cui può rinascere ogni cosa. L’isola di Robinson è scomparsa sotto più di 1.000 buste di plastica. Elena Guerrini, una delle storiche attrici della compagnia di Pippo Del Bono, mette in scena, domenica 13, Orti insorti. In giardino con Pasolini, Calvino e il mi’ nonno contadino in maremma. Tra ricordi del nonno, racconti zen e riflessioni comiche sulla coltivazione di un orto come esperimento di costanza e pazienza, Elena Guerrini ci accompagnerà in un viaggio a contatto con la natura che fu, la maremma, l’ambiente, il clima, i fiori, i semi, i frutti, le modificazioni genetiche, il compostaggio domestico, i nani da giardino, le strade bianche e i maestri che ha incontrato in questo viaggio: Parlerà di Fukuoka, il saggio giapponese teorico della coltura della non azione, di suo nonno che in Maremma insegnava a contare fino a cento ai mezzadri, di Pasolini e della fine della civiltà contadina, e di Libereso Guglielmi, giardiniere di Calvino e protagonista del racconto ”Un pomeriggio, Adamo.”Il testo è stato realizzato con la preziosa collaborazione di Pia Pera e di Libereso Guglielmi

2 - 13 luglio 2008

Info e prenotazioni
Armunia
Castello Pasquini
57012 Castiglioncello (LI)
Tel 0586754202 759021

Ufficio stampa
elisabetta cosci
tel 0586753707
press@armunia.eu
www.armunia.eu