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Mani come bandiere - Nino Mandrici
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apre il: 08.11.2006
chiude il: 19.11.2006

Orari:
Tutti i giorni 10.00/19.30
La mostra chiude alle ore 19.00

Artisti correlati
Nino Mandrici

Comunicato della mostra:
Mani come bandiere - Nino Mandrici


Umanità e solidarietà


S C U L T U R E D I N I N O M A N D R I C I


“Perché le mie sculture hanno sempre le mani così grandi e le dita allungate come se volessero afferrare i sogni? E’ perchè sono le mie mani ed io cerco sempre di carpire quanto più posso da tutto ciò che mi circonda, dalle emozioni, dalle cose…Io sono le mie mani e sono così grandi perchè tutti le possano vedere e chissà che poi non vogliano corrermi incontro agitando le loro. Potremmo così unirle e agitarle nell’aria in modo da formare un’unica, libera bandiera che sventoli solo per ricordarci che esistiamo insieme sulla stessa terra, con la stessa morte addosso, con lo stesso futuro incerto, le stesse illusioni e le stesse speranze.” (N. Mandrici)

Le parole dello scultore Nino Mandrici, intento a frugare spasmodicamente e appassionatamente nella vita, nel dolore, nella gioia, nella morte, nella quotidianità dell’esistenza e nella sua malinconica poesia, spiegano il titolo della personale “Mani come bandiere. Umanità e solidarietà”, ospitata dall’8 al 19 novembre 2006 nella Sala Giubileo del Vittoriano.
Quarantacinque sculture in legno, bronzo, terracotta e otto pitture, riecheggiano l’esperienza classica dell’arte come intuizione lirica. Mandrici è un figurativo, sia per amore della forma che per scelta etica; al centro della sua ricerca estetica la figura umana, l’uomo come mensura mundi, cuore dell’universo, misura inestimabile di tutte le cose.

La mostra, promossa dal Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali – e dalla Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche della Cultura, della Comunicazione e dei Sistemi Informativi -, è organizzata da Comunicare Organizzando e ideata da Marco Spesso.

La mostra
“Come nasce una scultura. Quante volte mi sono sentito chiedere “ma dove trova questi legni” e successivamente “come le è venuta questa idea” oppure “sapeva già cosa ci avrebbe fatto?”.
Per rispondere a queste domande dovrei partire da molto lontano, da quando nacque in me la passione per i pupazzi di legno del mio teatrino. Avevo all’incirca dieci anni e passavo la maggior parte del mio tempo inventando storie e facendole recitare ai miei pupazzi dal viso inespressivo. Ad un certo momento mi stancai di vederli così, sempre con lo stesso sguardo fisso e distante e la stessa mancanza di emozioni. Cominciai a costruirmeli da solo, incidendo pezzi di legno morbido e creando una folla che seguiva passivamente i miei stati d’animo, affinandomi sempre più nella tecnica, con mio padre, ex artigiano, che mi insegnava tutti i segreti del legno, come affrontarlo, come piegarlo alla mia volontà. Da allora non sono più riuscito a farne a meno, una specie di malattia con decorso benigno, una droga nel pensiero, una vocazione nell’anima.”
Così l’Artista racconta da dove nasce la sua passione per la scultura, per la materia. E continua parlando della scelta dei materiali una volta che la passione per l’arte si è trasformata in professione. Ogni materiale rispecchia un’emozione: l’alabastro viene scelto per la trasparenza e la morbida sensualità; il marmo per il suo essere compatto, quasi ostile, così come la pietra; e poi il poco poetico cemento; la magia delle linee del ferro e della resina; infine la terracotta per poi tornare al primo, vero amore: il legno.
La personale di Nino Mandrici “Mani come bandiere. Umanità e solidarietà” ripercorre le varie fasi del cammino artistico, umano e poetico dell’Artista che, come lui stesso ci narra, prende il via con la ricerca del materiale da utilizzare vagabondando per spiagge, maremme, cave di pietra, cataste di legna da ardere, dune di sabbia… Una volta trovato il materiale, l’opera è già nata; bisogna solo togliere, scavare, farla uscire dalla sua prigionia ma è già tutta nella mente dell’Artista.
Ecco dunque i temi cari allo scultore: uomini, donne, bambini, l’incontro, la maternità. Insomma l’amore per l’umanità che si incarna ora in sculture nodose come antichi rami di ulivi, ora in figure filiformi, scarnificate, ora in forme morbide e dolci.
Come scrive Marco Spesso, “i maestri cui guarda comprovano la sua probità e l’assoluta coerenza degli assunti e dei riferimenti culturali: il felice estro neo-umanistico e neo- barocco di Corrado Cagli post-bellico, la purezza e il nitore espressivo di Ugo Attardi, la felicità inventiva neo-greca di Emilio Greco, il drammatico ed umanissimo patos di Pericle Fazzini. Non nega le Avanguardie (Roma degli anni ‘60 è centro di molteplici esperienze dall’Informale al Pop ed alla Conceptual Art); le analizza, ne assimila criticamente i contributi provocatori, ma le decanta e le trascende nella conferma del legame con la realtà e la tradizione.” E poi, ancora, nella scultura di Mandrici traspaiono gli echi lontani della lezione di Medardo Rosso, Gemito, Rodin, fino ad arrivare all’amore per Arp, Moore e la scultura africana…
“Materia, struttura e forma costituiscono tre poli dialettici nella scultura di Mandrici: ciascuno è consustanziale, complementare, indivisibile, rispetto agli altri. La pietra – con le sue textures ed i suoi colori, le sue grane – ed il legno – con le sue venature, le sue molteplici possibilità di lavorarlo e di trattarlo fino ad una estenuata e neoplatonica opera di finitura – non sono veicoli convenzionali dell’esplicitarsi dell’idea poetica, ma collaborano essi stessi alla configurazione formale. Ciò è confermato anche nell’attività plastica: le terrecotte - ed i bronzi che ne derivano – attestano una cultura espressiva a parte, del tutto autonoma nei suoi procedimenti ideativi e realizzativi, rispetto alle opere “scolpite”. (M. Spesso).
Strumento ulteriore per capire l’arte di Nino Mandrici è la sua stessa poesia, la sua capacità di creare favole con il potere della fantasia e dell’immaginazione imbevuti dello stupore di un bambino che per la prima volta osserva il mondo e che gli fa esclamare: “Oggi costruirò una scala / per giungere fino al cielo / userò per gradini le nuvole / e per appigli le stelle / scoprirò cos’è che spinge / la pioggia a cadere giù / volerò in mezzo ai sogni / in cerca dei pochi rimasti”. E, interpretando il sogno di molti di noi, “vorrei non avere piedi / ma ali per volare”.

L’artista
Nino Mandrici nasce nel 1930. Si iscrive all’Università di Roma dove rimane a vivere. Trascorre alcuni anni in Venezuela dove svolge diversi mestieri entrando in contatto con l’intaglio del legno presso una tribù di Indios Guajiros. Tornato in Italia fa il consulente tributario, l’agente editoriale, scrive favole per bambini e di notte intaglia pezzetti di morbido legno come aveva visto fare agli indios della foresta amazzonica e come faceva in passato, da ragazzo, con i pupazzi di legno del suo teatrino.
Nel 1968 decide di seguire la propria vocazione ed abbandona ogni altra attività per dedicarsi totalmente alla scultura. Conosce Ugo Attardi, al quale lo legherà poi un lungo rapporto di stima ed amicizia, Emilio Greco, Pericle Fazzini, Corrado Cagli. Nel 1969 è la sua prima mostra presso la galleria La Scala in Trastevere. Nel 1972 apre lo studio di vicolo della Frusta. In Israele, nel 1973, vive per un certo periodo in un Kibbuz, sotto le alture del Golan, ancora sotto il fuoco sporadico dei mortai Siriani. Tornato in Italia scolpisce una serie di menorah in ferro, resina, bronzo, legno. Tra il 1976 e il 1979 è il periodo delle maternità. Lavora quasi esclusivamente su questo tema che ripropone in una grande varietà di interpretazioni. E’ anche il momento della scelta definitiva: il legno.
Torna poi in Venezuela per realizzare un vecchio sogno: lavorare il legno di Caoba. Scolpisce una serie di opere usando anche altri straordinari legni tipici della foresta amazzonica. Al rientro in Italia si innamora dell’alabastro. Nel 1980-1984 nascono gli Icaro, le Ofelia e le Salomè, ma è sopratutto il mito di Icaro ad affascinarlo. Nel 1985 vive quasi tutto l’anno negli U.S.A. scolpendo legni locali, rifugiandosi presso la riserva indiana dei Cherokee nelle Blu Mountains e vivendo per quattro mesi con il figlio Piero in una casetta immersa in un bosco nei pressi di Charlotte in North Carolina.
Tra il 1990 e il 1996 alterna il suo lavoro fra l’Italia e la Germania. Dal 1997 torna ad esporre a Roma dopo oltre un decennio di assenza.

Hanno scritto di lui, tra gli altri: Ugo Attardi, Alberto Baumann, Beppe Bottai, Irmtraud Brunk, Corrado Cagli, Renato Civello, Benito Corradini, Eva Fischer, Emilio Greco, Lino Lazzari, Bruno Mantura, Gaetano Pampallona, Giuseppe Selvaggi, Alfio Spadaro, Marco Spesso, Gerlinde Wimmer.

ESPOSIZIONI


1969
Galleria La Scala Roma
1970
Linea International Club Roma
1971
Andsell Gallery Londra
Incontro con l’Arte Fermo
1972
Andsell Gallery Londra
Galleria Scandemberg Roma
Arts Studio Tel Aviv
Centro delle Arti Grosseto
Linea International Club Roma
1973
New Arts Studio Tel Aviv
Galleria Kassem Tel Aviv
Galleria Artigiarte Roma
1974
Galleria Il Grifo Roma
1975
Galleria Mastai Roma
1976
Galleria Mastai Roma
Centro de Arte Euro Americano Caracas
Forte Belvedere Firenze
1977
Galleria Fleming Roma
Galleria Torquato Tasso Bergamo
Le Casermette di Forte Belvedere Firenze
1978
Centro de Arte Euro Americano Caracas
Palazzo Municipale Vittoria
1979
Galleria El Marfil Caracas
Palazzo Comunale Catania
Palazzo Comunale Acireale
Palazzo Comunale Camerino
1980
Galleria El Marfil Caracas
Galleria Doria Porto Ercole
Galleria Nuovo Parametro Roma
1982
Galleria Il Grifo Roma
1983
Galleria Torquato Tasso Bergamo
Galleria l’Androne Scicli
1984
Palazzo Vecchio Sangemini
Centro di Studi Latini Roma
1985
Galleria Athena Arte
1986
In America. Opere eseguite per:
Hans Keilhack CharlotteN.C.
Keltex Corporation Charlotte N.C.
Skandia LTD Charlotte N.C.
Bel Air Sands Hotel Los Angeles
Jonathan Martin LTD L.A.
Jury Harkam Beverly Hills Los Angeles
Ephraim Harkam Beverly Hills L.A.
Menahem Golam Beverly Hills L.A.
1987
Galleria Athena Arte Roma
1988
Galleria Fontana Spoleto
Chiostro San Nicolò Spoleto
Castello di Izzalini Todi
1989
Galleria Athena Arte Roma
Galleria l’Ariete Bologna
Galleria Musiggengelzufthaus Kempten
Galleria Toscana Monaco
1990
Galleria M Lindau
Palazzo Valentini Roma
1991
Galleria Presenze Rieti
Ex chiesa di San Pietro Rieti
Galleria < Galleria > Kempten
1992
Galleria Musiggengelzunfthaus Kempten
1993
Galleria Athena Arte-grafica Roma
1996
Galleria Municipale Morlupo
1997
Galleria Athena Arte Roma
Galerie C. Brendel Kreut
Galleria Il Canovaccio Roma
1998
Galleria Athena Arte-ceramica Roma
1998
Istituto Latino Americano Palazzo Santacroce Roma
1999
Galleria Athena Arte Roma
2000
Galleria dei Soldati Roma
Galleria Kunsthaus Rapp Wil SG Svizzera
2001
Galleria Kunsthaus Rapp Wil SG Svizzera (opere in permanenza)
2002
Quartiere Coppedè ( per la Cassa di Risparmio di Firenze ) Roma
2003
Galleria l’Agostiniana Santa Maria del Popolo Roma
2004-05
Lavora alla preparazione della mostra che terrà a Roma nel Complesso del Vittoriano l’8 novembre del 2006.
2006
Roma Complesso del Vittoriano, Sala Giubileo




Ha partecipato inoltre a varie mostre collettive in diverse città del mondo (Parigi, New York, Barcellona, Cap D’Antibes, Atlanta ecc.)



Catalogo: a cura di Gianni Mazza e Nino Mandrici

8 - 19 novembre 2006


INGRESSO LIBERO


Roma, Complesso del Vittoriano
Sala Giubileo, Via San Pietro in Carcere


Per informazioni: tel. 06/6780664
Per ulteriori informazioni: www.ninomandrici.com

Ufficio Stampa: Novella Mirri
tel. 06/6788874
ufficiostampa@novellamirri.191.it
Assistenti: Paola Saba, Allegra Seganti, Annalisa Inzana

 
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