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Comunicato della mostra: Christmas Carol
Il presente raccontato con ironia e leggerezza in “Christmas Carol”
Tripla personale di Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini
Quale migliore occasione per presentare le opere di tre artisti iperdecorativi come Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini, se non una mostra di Natale? Christmas Carol, è il titolo della mini rassegna dedicata a un’arte infantile e ornamentale, che adotta gli stilemi della fiaba, dell’illustrazione e della decorazione per raccontare il presente con ironia e leggerezza. Il trait d’union della ricerca di Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini consiste nell’utilizzo di un linguaggio formale apparentemente semplice, in alcuni casi perfino popolare, che tuttavia nasconde una pletora di temi, di figure e di citazioni colte.Sia pure utilizzando grammatiche differenti, questi tre artisti sono accomunati dalla predilezione per una pittura bidimensionale, che si esprime attraverso forme semplificate e colori brillanti, come nella migliore tradizione Neopop contemporanea. Vanni Cuoghi trae spunto dalle fiabe, dalla mitologia classica, dalla storia dell'arte, ma anche dall'osservazione personale di fatti e misfatti della realtà contemporanea, per elaborare le sue fulminee narrazioni, dipinte con uno stile in bilico tra l'illustrazione e il fumetto. Al contrario, Eloisa Gobbo s'ispira alla decorazione classica e al visual design, recuperando temi e texture provenienti dai contesti più disparati, per allestire un apparato ornamentale seducente quanto ingannevole. Fulvia Mendini ha invece elaborato una pittura bidimensionale, al contempo raffinata e naïf, in cui si avvertono echi della miniatura indiana e del graphic design, delle illustrazioni Aldrovandiane e delle stampe giapponesi, ma anche dell'arte Pop e di quella Folk.
Inaugurazione venerdì 1 dicembre 2006 dalle 19.00
1 dicembre 2006 - 12 gennaio 2007
Testo critico: Ivan Quaroni
Una mostra di Natale
Ivan Quaroni
Già nel 1843, anno in cui Charles Dickens diede alle stampe il celebre racconto A Christmas Carol, lo spirito del Natale doveva apparire piuttosto appannato dall'insorgere di una società industriale in cui i valori materialisti cominciavano a offuscare il secolare splendore dell'ethos cristiano. La storia, universalmente nota, ha per protagonista Ebenezer Scrooge (in inglese: "tirchio"), un ricco e meschino finanziere, per il quale il Natale non è altro che una perdita di tempo e un palese danno per la conduzione degli affari. Con una soluzione narrativa memorabile, quella dei fantasmi del Natale passato, presente e futuro, che intervengono nella vicenda alla maniera di un Deus Ex Machina, Dickens inscena prima le malefatte e poi il successivo pentimento di un personaggio davvero moderno, paragonabile per certi versi a un broker finanziario dei nostri giorni.
Il tema centrale del racconto è la perdita dell'innocenza, rappresentata dallo smarrimento dello spirito del Natale e dalla conseguente affermazione dell'egoismo e della meschinità nell'anima dell'uomo contemporaneo, tutto intento ad accumulare ricchezze e beni terreni per loro natura effimeri.
Ma cosa sia esattamente lo spirito del Natale è difficile dirlo. Si ha, però, la sensazione che riguardi la capacità di provare simpatia verso gli altri, di essere compartecipi dei loro drammi e delle loro gioie, in una parola, di percepire l'umanità come una sola e grande famiglia allargata.
Certo, potrebbe essere questo lo spirito del Natale, ma la verità la sanno solo i bambini…
E se c'è una festa dedicata ai bambini, quella è senza dubbio il Natale, che evoca anche in noi adulti cari ricordi. Ricordi che hanno il profumo dei dolci e dell'agrifoglio e il colore di un paesaggio innevato o di un limpido cielo notturno. Ricordi di freddo pungente e di tepore domestico e poi suoni di carillon e bagliore di ninnoli e festoni luccicanti. Tutto l'allegro allestimento scenico del Natale sembra pensato per compiacere i bambini e per suscitare negli adulti il rimpianto dell'innocenza perduta.
Quale migliore occasione, allora, per presentare le opere di tre artisti iperdecorativi come Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini, se non una mostra di Natale?
Christmas Carol è il titolo di questa mini rassegna dedicata a un'arte infantile e ornamentale, che adotta gli stilemi della fiaba, dell'illustrazione e della decorazione per raccontare il presente con ironia e leggerezza.
Il trait d'union della ricerca di Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini consiste nell'utilizzo di un linguaggio formale apparentemente semplice, in alcuni casi perfino popolare, che tuttavia nasconde una pletora di temi, di figure e di citazioni colte.
Sia pure utilizzando grammatiche differenti, questi tre artisti sono accomunati dalla predilezione per una pittura bidimensionale, che si esprime attraverso forme semplificate e colori brillanti, come nella migliore tradizione Neopop contemporanea.
Le fonti d'ispirazione sono molteplici e diverse per ognuno di loro. Vanni Cuoghi trae spunto dalle fiabe, dalla mitologia classica, dalla storia dell'arte, ma anche dall'osservazione personale di fatti e misfatti della realtà contemporanea, per elaborare le sue fulminee narrazioni, dipinte con uno stile in bilico tra l'illustrazione e il fumetto. Al contrario, Eloisa Gobbo s'ispira alla decorazione classica e al visual design, recuperando temi e texture provenienti dai contesti più disparati, per allestire un apparato ornamentale seducente quanto ingannevole. Fulvia Mendini ha invece elaborato una pittura bidimensionale, al contempo raffinata e naïf, in cui si avvertono echi della miniatura indiana e del graphic design, delle illustrazioni Aldrovandiane e delle stampe giapponesi, ma anche dell'arte Pop e di quella Folk.
Molto diversi sono anche i temi affrontati da questi tre artisti. Vanni Cuoghi usa con astuzia l'arma dell'ironia per fabbricare immagini fantastiche, spesso nate da un'incongrua interpretazione di detti, proverbi e modi di dire della nostra lingua o dal rovesciamento di senso di situazioni e circostanze quotidiane. Un caso a parte è la serie delle cartoline storiche, composta da riproduzioni originali della fine dell'Ottocento e degli inizi del Novecento di opere provenienti dai musei europei, sulle quali Vanni Cuoghi dipinge particolari inediti che cambiano radicalmente il significato originario dell'immagine.
Nelle sue opere dai brillanti colori acrilici, dove s'intrecciano fiori e geometrie, ideogrammi e codici a barre, piante topografiche e disegni anatomici, Eloisa Gobbo nasconde frasi e aforismi che costringono l'osservatore a riflettere su tematiche di stretta attualità, come la prostituzione, lo sfruttamento sessuale e il consumismo.
Completamente esente da ogni tentazione di critica sociale è invece il lavoro di Fulvia Mendini, in cui prevale piuttosto una ricerca di ordine squisitamente estetico-formale, tutta giocata sullo studio di forme e colori raffinati dal grande impatto visivo.
Per capire l'humus culturale delle ricerche di Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini è interessante sapere quali sono i loro artisti preferiti. Se Cuoghi cita spesso il Beato Angelico, Cosmè Tura e Ercole De Roberti, ma anche Salvo, Jan Knap e perfino Walt Disney, la Gobbo ammette di aver guardato il lavoro di Jenny Holzer e Barbara Kruger e di avere un debole anche per Maurizio Cannavacciuolo, mentre la Mendini non nasconde il suo amore per Pietro Longhi e Ulisse Aldovrandi, per William Morris e Georgia O'Keeffe e infine per Ann Craven e Takashi Murakami. Scorrendo questa sorta di genealogia dei gusti è facile comprendere per quale ragione il rapporto tra forma e concetto sia così diversamente miscelato nelle rispettive ricerche di ognuno. La più concettuale è senza dubbio Eloisa Gobbo, proprio in ragione della sua forzata fusione tra ornamento e critica sociale. Vanni Cuoghi dosa con equilibrio decorazione e aneddotica, mescolando citazioni auliche e scene da trivio. Fulvia Mendini riesce invece a distillare un'arte raffinatissima e profondamente femminile, dove l'estetica artigianale dell'Arts & Craft incontra le soluzioni innovative della grafica e del design contemporanei.
In tutti e tre i casi, almeno formalmente, il risultato finale è estremamente gradevole. Perché quelle di Vanni Cuoghi, Eloisa Gobbo e Fulvia Mendini sono opere che favoriscono la felicità dello sguardo, resuscitando quel senso di stupita meraviglia che credevamo irrimediabilmente perduto.
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