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TK - Art magazine: Flash Estero Tk System Le ultime novità dal mondo dell'arte all'estero 2019-07-23T06:20:33+0000 Tk System THE DINNER di OREN MOVERMAN Gaia Serena Simionati 10171 2017-05-08T00:00:00+0000 2017-05-08T00:00:00+0000 2017-05-08T00:00:00+0000 <strong>STAY HUNGRY, STAY FOOLISH<br /></strong>(Steve Jobs)<br /><br /><em>Non tutti i matti rompono i piatti.<br /><br /><br /></em>Il regista di The Dinner sembra aver preso alla lettera il binomio, follia e nutrimento, teorizzato da Steve Jobs. A furia di Masterchef, con salsette di noci e timo, adagiate su lettini di asparagi della Val di Non, zuppe di castagne con capesante e porri fritti o cappellacci di broccoli, cagliata di latte e lumachine di mare, aggiunte a carambole di formaggi in cui si sa anche il nome proprio di ciascuna mucca che li fornisce, <em>and so on</em>, a volte si perde il senso della realtà. <br />Le portate del geniale film <em>the Dinner</em>: aperitivo, antipasto, primo, formaggio, dolce e digestivo, assicurano proprio questo che, nella vita, il cibo consumato in ambienti ovattati e di lusso, risulta inversamente proporzionale alle verità indigeste che affliggono i corpi di coloro che devono ingerirne le costosissime portate.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/201712295_1_400.jpeg" alt="201712295_1_400." title="201712295_1_400." width="400" height="216" /><br /><br />Tratto dal <em>bestseller</em> internazionale eldquo;LA CENAerdquo; di HERMAN KOCH, è un film geniale, angoscioso, stressante e strutturato con maestria ed eleganza da Oren Moverman. Così come lo è il romanzo.<br /><br />Due ottime interpretazioni di Paul (Steve Coogan), il fratello minore e la moglie Claire (Laura Linney) aiutano ancora di più a rendere questa incredibile storia (ma tristemente vera) credibile, dove il vero protagonista non è il cibo, ma la follia.<br /><br />Follia di una madre che gestisce male la sua depressione e la trasmette a un figlio sensibile.<br /><br />Follia di quel figlio che divenuto padre e marito non accetta lersquo;improvvisa malattia della moglie e come neve al sole si scioglie nella sua fragilità.<br />Follia omicida di due ragazzini, figli di quel padre di ottima famiglia, che diventano baby gang e danno fuoco a un <em>homeless</em> allersquo;interno di un bancomat.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/din22_400.jpeg" alt="din22_400." title="din22_400." width="400" height="216" /><br /><br />Follia dettata dallersquo;incapacità di comunicazione che affligge sempre più le nostre famiglie, la società dove il dialogo si limita a sentire la segreteria di uno smartphone o a mettere una faccina smiley su di social network.<br /><br />Questo film conturbante, racchiudendo tutti i generi, dramma, commedia, satira, thriller, è persino in sé folle. Davvero trasmette questo senso dersquo;inadeguatezza tra una portata e lersquo;altra e a più livelli. Tra madre e figlio, tra padre e figlio, tra marito e moglie, tra fratelli. Tra esterno. Lusso, ristoranti, politica, vita sociale, convenzioni. E interno. Famiglie devastate non in grado di capirsi e dialogare. Risultato. Un carico di violenza verso lersquo;esterno in un circolo vizioso senza fine. Non a caso forse Stan Lohman, fratello più equilibrato, (Richard Gere), membro del Congresso in corsa per la carica di governatore, cerca di far approvare una legge contro lersquo;Obama <em>care</em> che renda la malattia mentale, considerevole come quella fisica. Ma forse solo i pazzi saranno in grado di capire quanto grave e radicata sia questa realtà che affligge le nostre società.   ]]> THE CIRCLE Gaia Serena Simionati 10169 2017-04-27T00:00:00+0000 2017-04-27T00:00:00+0000 2017-04-27T00:00:00+0000 eldquo;Un uomo che dorme tiene intorno a sé, in cerchio, il filo delle ore, gli ordini degli anni e dei mondierdquo;. <br /><strong>Marcel Proust</strong>, <em>Dalla parte di Swann</em>, 1913<br /><br />eldquo;Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tuttoerdquo;. <br /><strong>George Orwell</strong>, 1984<br /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/m_332_tc_still_00088165_400.jpeg" alt="m_332_tc_still_00088165_400." title="m_332_tc_still_00088165_400." width="400" height="167" /><br /><br />Cosa fareste se aveste una telecamera puntata addosso 24 ore al giorno? Manicomio? Crisi di nervi? Ego gratificato? O accettereste di fare gli interessi di qualcuno nellersquo;essere spiati? <br />Il quesito posto già da Eric Arthur Blair, alias George Orwell, in tempi non sospetti, poi rivisto ventersquo;anni fa nellersquo;originalissimo film di Peter Weir, <strong><em>Truman show</em></strong>, raggiunge qui il suo acme, anche tecnologico, prima nel romanzo <strong><em>The circle</em></strong> di Dave Eggers e poi nellersquo;omonimo film diretto da James Ponsoldt, interpretato da un ottimo Tom Hanks e da una inespressiva e un poersquo; ibernata Emma Watson.<br />La storia è quella di Mae Holland, giovane e sveglia ragazzina, assunta in una multinazionale cibernetica, che si presta, per diventare ancora più celebre, ad avere addosso una telecamera perenne, causando così oltre a milioni di <em>followers</em>, anche insalubri violazioni di privacy ai genitori, danni al migliore amico, etc. <br />Lersquo;attività del Cerchio, lersquo;azienda dai fatturati milionari che lersquo;ha assunta, si basa sulla gestione totale del rapporto degli <em>users</em> con la rete, tramite un <em>social network</em> dal nome TruYou, il quale racchiude tutti i profili di ciascun utente, dalle tasse al voto, dalla patente alle carte di credito e conti bancari in un unico file.A questo punto viene utile citare grandi studiosi del sociale; così come intelligentemente disse Umberto Eco, Orwell ha intuito che nel futuro-presente di cui egli parla si dispiega il potere dei grandi sistemi sovranazionali, e che la logica del potere non è più, come al tempo di Napoleone, la logica di un uomo. Il Grande Fratello serve, perché bisogna pur avere un oggetto de#39;amore. Basta che sia une#39;immagine televisiva. <br />Anche qui, partendo dallo stesso assunto, la commistione citata da Orwell di sovra poteri, politica, spionaggio, sistemi tecnologici, aziende e social media, viene messa al centro delle tematiche del film che risulta interessante per aumentare la consapevolezza di ciascuno su quanto siamo controllati oggi e sullersquo;andamento futuro dei media.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/thecirclem_380_tc_still_00353440_rgb_400.jpeg" alt="thecirclem_380_tc_still_00353440_rgb_400." title="thecirclem_380_tc_still_00353440_rgb_400." width="400" height="166" /><br /><br />Unico neo in un assetto che ha un ritmo buono, ha <em>suspense</em>, ha idee e copre unersquo;attualità inquietante e proiettata verso il futuro è lersquo;interpretazione un poersquo; scialba della Watson, (e forse della sceneggiatura), ben arginata però dal bravo e barbuto Hanks che, come citazione allersquo;inventore di Apple: Steve Jobs ci monitora su come siamo sempre più pilotati, ahimè spesso senza nemmeno accorgercene. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/thecirclethe_circle_pre006_400.jpeg" alt="thecirclethe_circle_pre006_400." title="thecirclethe_circle_pre006_400." width="400" height="166" />]]> P.I.I.G.S Una camminata sull’orlo del baratro economico Gaia Serena Simionati 10165 2017-04-13T00:00:00+0000 2017-04-13T00:00:00+0000 2017-04-13T00:00:00+0000 <strong>P.I.I.G.S<br />Una camminata sullersquo;orlo del baratro economico<br /><br />di <br />Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre<br />narrato con la voce di Claudio Santamaria</strong> <br /><br />PIGS: acronimo volutamente dispregiativo (dato che lersquo;ordine poteva anche essere diverso tipo GIPS o SIGP) di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, lascia esterrefatti. <br />Questo dinamico documentario della durata di 75 interessanti minuti, pregni dersquo;informazioni sulla crisi, i paesi europei, la moneta, il ruolo dei banchieri ed economisti americani, sulla stupidità della formazione europea, senza che nessun cittadino sia riuscito ad opporsi a  un disastro economico, politico, amministrativo e persino legale.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/noam_chomsky_400.jpeg" alt="noam_chomsky_400." title="noam_chomsky_400." width="400" height="225" /><br /><strong>Noam Chomsky<br /></strong><br /><em>Deficit</em>, debito pubblico e inflazione, paroline magiche, causa di notti insonni per molti, qui svelate come banali errori di calcolo. Il risultato? Disuguaglianza, povertà diffusa, disoccupazione.<br />Oggi dalla formazione e passaggio allersquo;euro, lersquo;agognata stabilità economica e politica non esistono e molti centri di assistenza per malati, disabili o per i più deboli, sono costretti a chiudere, a causa della ricaduta negativa degli andamenti dal macro al micro.<br />I registi documentano in modo intelligente, la creazione ex post di un disastro annunciato: lersquo;Eurozona, la cessione dei diritti dei singoli paesi alla sovranità della pluralità europea in un parlamento che regna sovrano anche sulle autorità singole.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/yanis_varoufakis_400.jpeg" alt="yanis_varoufakis_400." title="yanis_varoufakis_400." width="400" height="225" /><br /><strong>Yanis Varoufakis<br /></strong><br />Naom Chomsky, Yanis Varoufakis, Warren Moesler sono tra le tante, le tre interviste che lasciano interdetti grazie alla sagace verità delle loro parole, agli esempi potenti e illuminanti che chiarificano la situazione disastrosa in cui ci si siamo avviluppati senza rendercene conto.<br />Il geniale metodo di austerity ha fatto danni ovunque in particolare si analizza qui il risultato a Roma su una cooperativa sociale; Il Pungiglione vanta un credito di un milione di euro dalla regione e non viene risarcita per cui si vede costretta a chiudere per sempre, facendo cadere un programma di aiuto e sostentamento per gli svantaggiati che durava da 20 anni.<br /><br /><br />In uscita il 27 aprile, dopo 5 anni di ricerche e due di riprese, narrato da Claudio Santamaria e con la regia tripla di <strong>Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre</strong> il documentario è assolutamente da vedere, se non altro per tentare di restituire consapevolezza al popolo bue.<br />]]> LA VACHE IN VIAGGIO CON JACQUELINE Gaia Serena Simionati 10155 2017-03-03T00:00:00+0000 2017-03-03T00:00:00+0000 2017-03-03T00:00:00+0000 <strong>LA VACHE <br />IN VIAGGIO CON JACQUELINE <br /><br />di Mohamed Hamidi</strong><br /><br /><br />Chi si ricorda <strong>La vacca e il prigioniero</strong> di Verneuil con un potente Fernandel, non potrà non amare questo film.<br /><br />In effetti, il regista stesso che ne ha tratto ispirazione, lo omaggia persino in una scena de <strong>La Vache</strong>. Oltre ad essere esilarante, di grande intrattenimento e originalità, questo è un film politico, sociale, intelligente che sa dire moltissime cose. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/vache_400.jpeg" alt="vache_400." title="vache_400." width="293" height="400" /><br /><br />Diverse e serie tematiche, peraltro estremamente attuali, toccano punti di vera poesia. Il film risulta persino commovente proprio perché le idee non vengono spiattellate in modo diretto, ma astutamente si celano dietro un fantasioso <em>escamotage</em>: il sorprendente viaggio a piedi da un villaggio dellersquo;Algeria a Parigi di una bellissima mucca, assieme al suo contadino e padrone, quasi fidanzato, per sondare più terreni. Non solo agricoli. <br /><br />Est e ovest, oriente e occidente e quello che consegue: la relazione tra musulmani e non.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/lavache10_400.jpeg" alt="lavache10_400." title="lavache10_400." width="400" height="266" /><br /><br />Primo tema, quindi la relazione tra diversità. Secondo, lersquo;amore per la propria terra, le radici, lersquo;appartenenza. Terzo, il potere della natura, degli animali e la relazione ancestrale che lersquo;uomo ha con essi, con i campi, con la coltivazione della terra e i suoi frutti. Cosa spesso dimenticata in grandi città, ma ancora viva in villaggi o province, considerando che queste realtà sono abbandonate a se stesse e stanno per morire. Altro tema su cui riflettere, supportato anche dallo sciopero degli allevatori e contadini in cui sersquo;imbatte il protagonista in Francia.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/lavache02_400.jpeg" alt="lavache02_400." title="lavache02_400." width="400" height="266" /><br /><br />Eccellente tutto il cast, ma in particolare Fatsah Bouyahmed è un ottimo attore, irresistibile vero, onesto, qui nei panni di questo fantastico contadino algerino che si fa amare da tutti fin dal primo istante. Il suo sogno è quello di partecipare al salone dellersquo;agricoltura di Parigi con il suo esemplare bovino che ama e cura più della moglie. Già questa unersquo;idea geniale e sogno recondito di molti. Altro tema quindi, forse il più forte di tutti, la capacità in ciascuno di non abbandonare i propri sogni, tralasciando quanto grandi, originali o strani possano sembrare. Vanno portati fino in fondo.<br /><br />PS: Va ricordato infine che i produttori sono gli stessi di <em>Quasi amici</em>, un successo garantito tanto che in Francia ha già coinvolto più di un milione di spettatori. Arriva in sala il 23 marzo distribuito da Teodora Film. Da non perdere. ]]> Cité du vin, a Bordeaux un nuovo concept museale dal cuore multimediale Marianna Dell’Aquila 10152 2017-02-14T00:00:00+0000 2017-02-14T00:00:00+0000 2017-02-14T00:00:00+0000 Un museo innovativo e multisensoriale sulle rive della Garonna. Cersquo;è chi lersquo;ha già definito il Guggenheim del vino per la sua struttura avveniristica. Eersquo; la Cité du vin inaugurata a Bordeaux nel 2016 e oggi già una delle mete più visitate della Gironda, in Francia. La Cité du vin, nata per volontà della Fondation pour la culture et les civilisations du vin con lersquo;obiettivo di celebrare il vino come simbolo secolare della cultura e dello sviluppo della regione bordolese, è un museo in grado di soddisfare gli interessi dei più esperti, ma anche dei neofiti mossi da semplice curiosità. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/la_cit_du_vin_1_400.jpg" alt="la_cit_du_vin_1_400" title="la_cit_du_vin_1_400" width="400" height="267" /><br /><strong>La Cité du Vin (1) : Photos Anaka/ La Cité du Vin/ XTU architects<br /></strong><br />Lersquo;idea progettuale (finanziata allersquo;80% dalle istituzioni pubbliche e private per il 20%) è nata dalla collaborazione di due grandi studi internazionali: lo studio XTU di Parigi, che si è occupato principalmente della parte esterna e lo studio scenografico londinese Casson Mann che invece ha progettato gli interni. La forma a decanter, a cui è ispirata lersquo;architettura e che evoca un elemento liquido in movimento (proprio come il vino che gira in un bicchiere), permette di avere la sensazione di un unicuum senza separazioni tra interno ed esterno. Allersquo;esterno la superficie del museo è completamente ricoperta di pannelli di vetro e di alluminio iridescenti con sfumature dallersquo;azzurro al dorato ispirate ai colori della città e della Garonna. Il percorso permanente allersquo;interno invece è concepito come un tour scenografico molto coinvolgente in cui domina la tecnologia digitale. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/mdiation_culturelle__lespace_polysensoriel_2_400.jpg" alt="mdiation_culturelle__lespace_polysensoriel_2_400" title="mdiation_culturelle__lespace_polysensoriel_2_400" width="400" height="267" /><br /><strong>Médiation culturelle - Le#39;espace polysensoriel (2) : Photos Anaka/ La Cité du Vin/ XTU architects<br /></strong><br />Grazie allersquo;utilizzo di tecnologie innovative e circa 20 installazioni multimediali (3D, scenografie digitali, diffusori di profumi, touch screens e unersquo;ottima audio guida che ricorda un I-Phone), il visitatore è completamente coinvolto in un percorso multisensoriale alla scoperta del mondo del vino. Sono moltissime le tematiche trattate: dalla scoperta dei vitigni e delle zone vitivinicole alla storia dei produttori più famosi, dalle tecniche di produzione del vino fino alle sue molteplici qualità organolettiche, dalla storia della sua nascita a come il tema del vino è stato trattato nellersquo;arte e nella letteratura. La spiccata impostazione del percorso tra la didattica e il gioco permette ai visitatori di tutte le età di scegliere liberamente il proprio percorso che può addirittura concludersi con una ironica cena virtuale tra uomini illustri come Luigi XIV, Mozart, Alfred Hitchock e molti altri. Il percorso termina sulla terrazza da cui è possibile ammirare il paesaggio verso il centro di Bordeaux.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/le_mur_des_tendances_2_400.jpg" alt="le_mur_des_tendances_2_400" title="le_mur_des_tendances_2_400" width="400" height="267" /><br /><strong>Le mur des tendances (2) : Photos Anaka/ La Cité du Vin/ Casson Mann<br /></strong><br />La Cité du vin è quello che non ci si aspetta da un museo tradizionale. Oltre  ad essere un museo innovativo, sostenibile (più del 70% dellersquo;energia che alimenta tutto lersquo;edificio è autoprodotta) e dallersquo;estetica originale, questa eldquo;città del vinoerdquo; apre la strada a quello che forse più essere definito come un nuovo concept museale applicabile in qualsiasi ambito e che sicuramente aiuterebbe a rendere più fruibile i percorsi dersquo;arte nei musei anche per i meno esperti.  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/portraits_de_vin_2_400.jpg" alt="portraits_de_vin_2_400" title="portraits_de_vin_2_400" width="400" height="267" /><br /><strong>Portraits de vin (2) : Photos Anaka/ La Cité du Vin/ Casson Mann</strong>]]> UN RE ALLO SBANDO - UN PO' MAGRITTE, UN PO' ROAD MOVIE! Gaia Serena Simionati 10151 2017-02-06T00:00:00+0000 2017-02-06T00:00:00+0000 2017-02-06T00:00:00+0000 Con una storia basata su ironia, comicità delle#39;assurdo, un poersquo; Beckett, un poersquo; Ionesco, questo intelligente film nasconde, come spesso avviene attraverso la risata, tristi verità e attualità contemporanee.<br /><br />Re Nicolas III del Belgio è in missione a Istanbul con il suo staff e il regista britannico Duncan Lloyd ha ricevuto il compito di girare un documentario destinato a far risaltare la sua immagine, ma qualcosa, ovvero tutto, va storto. Persino a casa la Vallonia, regione meridionale del Belgio, dichiara indipendenza e il regno crolla.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/bts_6_400.jpeg" alt="bts_6_400." title="bts_6_400." width="400" height="267" /><br /><br />Il tema del viaggio, del rientro a casa o verso une#39;Europa secondo alcuni più evoluta e civile, ricorda le migrazioni contemporanee, gli sbarchi di migliaia di innocenti che cercano una vita. Come se la auspica, assieme a unersquo;identità confusa e perduta il re del Belgio, Nicolas III, forzatamente bloccato a Istanbul dopo una visita diplomatica a causa di una tempesta magnetica che blocca aerei, viabilità e comunicazioni, inclusi i tanto amati cellulari. <br /><br />Per una volta vediamo con rivincita un re bloccato senza passaporto e identità, non solo i migranti africani. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/unreallosbandoposteritaweb_400.jpeg" alt="unreallosbandoposteritaweb_400." title="unreallosbandoposteritaweb_400." width="280" height="400" /><br /><br />Dopo rocamboleschi tentativi di arrivare via terra passando da Bulgaria, Albania e via mare con assurda barchetta di fortuna, il re e il suo <em>entourage</em> regale giungeranno allersquo;agognata meta.<br /><br />Purtroppo però, al di là della lettura oltre le righe, la pellicola rimane una storiella carina, senza infamia ne lode, così giusto per passare une#39;oretta e mezza in viaggio nellersquo;Europa dellersquo;est, oggi così battuta. ]]> ART GENEVE: MEMENTO MORI - VISIONE DELL’ARTE CHE PASSA ASSIEME ALLA VITA Gaia Serena Simionati 10149 2017-01-26T00:00:00+0000 2017-01-26T00:00:00+0000 2017-01-26T00:00:00+0000 <em>ersquo;Monte Verità is the place where our minds can reach up to the heavensersquo;</em> 1<br />Harald Szeemann<br /><br />La frase <em>memento mori</em> ha origine in unersquo;usanza tipica dellersquo;antica Roma. Quando infatti un generale rientrava da un trionfo bellico e, sfilando nelle strade, raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, poteva correre il rischio di essere sopraffatto da manie di grandezza. Per evitare che ciò accadesse qualcuno, alle sue spalle, gli pronunciava la frase: <strong>«Respice post te. Hominem te memento»</strong> "Guarda dietro a te. Ricordati che sei un uomo". Cioè mortale! <br /><br />Con lo stesso monito si apre la <strong>bellissima e internazionale Art Geneve</strong>.<br />Una volta imboccata la scalinata che conduce al piano superiore del Palaexpo, alla maestosa presenza di 102.000 metri quadri, tutti dedicati allersquo;elegante manifestazione di ogni fine gennaio, si viene sovrastati dalla gigante istallazione di Adel Abdessemed, uno scheletro che aleggia sopra gli spettatori, perlopiù ignari, dal titolo iconico o ironico <em>HABIBI</em>, in arabo: eldquo;amoreerdquo;.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/wcobbing_the_kiss_2_2017___400.png" alt="wcobbing_the_kiss_2_2017___400" title="wcobbing_the_kiss_2_2017___400" width="400" height="250" /><br /><strong>Cobbing,<em> The Kiss 2</em> (2017)</strong>  <br /><br />Già nel 1990, il grandissimo <strong>Gino De Dominicis</strong> volle dire sul Memento Mori, proponendo uno scheletro gigante (16,5 x 24 metri), dal titolo <strong>CALAMITA COSMICA</strong>2<strong> </strong>che impauriva i mortali. Lersquo;ossatura monumentale con fattezze da umanoide e becco, fu esposta in occasione di una sua grande mostra antologica a Grenoble. Originariamente il lavoro doveva persino essere ricoperto dersquo;oro zecchino, ma ciò non venne mai eseguito. Funse comunque da occasione per rinnovare le alchimie di trasformazione e precarietà, il mistero di vita e morte. Tali temi mistici interessarono molto il grande artista, scomparso in modo precoce e misterioso.<br />Con un intento simile, <strong>Adel Abdessemed</strong> riflette sulla precarietà umana, il rapporto tra vita, creazione e distruzione o disfacimento.<br /><br />Andando a ritroso nei secoli Il <em>memento mori</em>, divenuto poi popolare nellersquo;ambito della pittura cristiana della Controriforma, fu associato visivamente al tema della natura morta e arte, il cui esempio tipico è quello di un teschio posizionato accanto a una cesta di fiori o frutta. <br />In fiera, questo tema pittorico della vanitas si ritrova in <strong>Guido Mocafico</strong>, riattualizzato da una fotografia presente alla galleria <strong>Bernheimer</strong>, a 8000 euro. Lersquo;artista compra oggetti antichi, li assembla, li fotografa ricreando lersquo;identità della pittura seicentesca fatta di luci e ombre, come i tempi odierni e la tecnologia che li contraddistingue.<br /><br />E poi in tante gallerie uomini e donne, messi a nudo di fronte allersquo;umanità, come in <strong>Crewdson</strong>, con <strong>Woman at a window</strong>. <br />O nudi con se stessi, come nella scultura a testa in giù di <strong>Anton Gormley</strong> da <strong>Galleria Continua</strong>, versione scultorea di un mondo capovolto dipinto dal tedesco Baselitz, anchersquo;esso presente in fiera con carte blu.<br />Uomini messi in luce, ma anche adombrati dallersquo;esistenza, come nella bellissima foto di donna di schiena di <strong>Lucien Clergue</strong> dal titolo <strong>Nu Zebre</strong>, o nellersquo;enorme e potentissima installazione di <strong>Antony Mc Call</strong>, in cui al buio sopravvive solo la luce.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/artgeneve_vernissage_2017_julien_gremaud_hd_12_400.jpg" alt="artgeneve_vernissage_2017_julien_gremaud_hd_12_400" title="artgeneve_vernissage_2017_julien_gremaud_hd_12_400" width="282" height="400" /><br /><strong>Artgeneve, vernissage, 2017, Julien Gremaud</strong><br /><br /><strong>Last but not least e Best stand</strong> su tutti, uno spazio giovane, quello di <strong>Collectionair.com</strong>, piattaforma online che tratta artisti dai 3.000-6.000 euro. Tra questi lersquo;interessante <em>The Kiss</em>, video dellersquo;artista inglese Cobbing, venduto ben tre volte a 6.500 pounds. Il video mostra due teste che con argilla modellano i rispettivi volti per allungarsi fino a baciarsi. <br />Nello stesso <em>stand</em> anche Alice Anderson che ricopre oggetti in disuso come cellulari, tastiere di computer con fili di rame che, per i suoi capelli rossi e ramati le ricordano la sua infanzia, creando opere interessanti e liberando il pianeta da scarti. Complimenti al curatore Martin Guinard per gusto e visione innovativa.<br /><br />Infine interessante la scultura eldquo;Excavations of the Futureerdquo; della polacca Angelika Markul alla galleria <strong>Laurence Bernard</strong> fatta di feltro, cera e acciaio, 6000 euro, che riflette su unersquo;archeologia del futuro umana, una sorta di natura morta animale.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/mocafico_berneheimer_400.jpeg" alt="mocafico_berneheimer_400." title="mocafico_berneheimer_400." width="400" height="314" /><br /><strong>Mocafico, Berneheimer</strong><br /><br />Nel moderno, bellissimo lavoro di Alexandra Exter, <em>Femme aux Lunettes</em>, venduto immediatamente alla preview alla Galleria Parigina <em>Le Minotaure</em>, assieme ad altri lavori su carta degli anni 20 come Francois Angiboult.<br /><br />Moltissimi gli eventi di cinema, di tavole rotonde, concerti, durante la fiera nel programma Vip, articolato e ben organizzato con la proverbiale precisione dersquo;oltralpe. <br />Tra questi particolarmente interessante anche lersquo;esclusiva visita privata nella sede Ginevrina della UBS Collection, <em>main sponsor</em> sia di Art Geneve che di Art Basel, la cui collezione di 30.000 pezzi di 7.000 artisti si dipana in 70 paesi con 800 sedi diverse. Tra artisti svizzeri Armleder, Pipilotti Rist e internazionali come Fischli e Weiss, Lucian Freud, Gober o molti altri, il capitale raccolto è di valore inestimabile, anche e soprattutto per i dipendenti che hanno la fortuna di viverlo e sfruttarlo quotidianamente.<br /><strong>Swiss do it better</strong>, in arte è proprio il caso di dirlo.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/artgeneve_vernissage_2017_julien_gremaud_hd_39_400.jpg" alt="artgeneve_vernissage_2017_julien_gremaud_hd_39_400" title="artgeneve_vernissage_2017_julien_gremaud_hd_39_400" width="400" height="282" /><br /><strong>Artgeneve, vernissage, 2017, Julien Gremaud</strong><br /><br /><br />1. <em>Monte Verità è il posto dove le nostre menti possono raggiungere il paradiso.</em><br />2. <em>Oggi lersquo;opera dopo varie peripezie si trova nella Chiesa della Santissima Trinità in Annunziata a Foligno.</em><br />]]> NEBBIA IN AGOSTO e L’Ausmerzen di vite indegne Gaia Serena Simionati 10143 2017-01-11T00:00:00+0000 2017-01-11T00:00:00+0000 2017-01-11T00:00:00+0000 eldquo;<em>Dovere delle#39;eugenetica, delle#39;igiene razziale deve#39;essere quello di occuparsi con sollecitudine di une#39;eliminazione di esseri umani moralmente inferiori più severa di quella che è praticata oggi. Noi dovremmo letteralmente sostituire tutti i fattori che determinano la selezione in una vita naturale e libera.erdquo;</em><br />Konrad Lorenz, 1940<br /><br /><br />A marzo, prima della transumanza, gli animali più deboli, quelli che non reggerebbero il viaggio, vanno soppressi. La lingua tedesca dei pastori usa un vocabolo duro e antico, <strong><em>Ausmerzen</em></strong>, che indica qualcosa che va fatto, come estirpare, sradicare i deboli, che è anche è la strada intrapresa dallersquo;eugenetica tedesca.<br /><br />Tra questi, Ernst Lossa, un ragazzino Jenisch, cittadino tedesco bavarese di soli 14 anni fu ucciso nella clinica di Irsee con due iniezioni letali di morfina e scopolamina durante la seconda fase delle#39;eutanasia nazista, la cosiddetta eutanasia selvaggia. Nella sua cartella clinica i medici nazisti scrissero:<em> la morte è stata causata da broncopolmonite</em>.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/nebelimaugust_plakat_a3_rgb_400.jpeg" alt="nebelimaugust_plakat_a3_rgb_400." title="nebelimaugust_plakat_a3_rgb_400." width="283" height="400" /><br /><br />Tratto dallersquo;omonimo, potentissimo romanzo di Robert Domes, <strong>Nebbia in agosto</strong>, narra la vera storia di questo orfano di madre, giudicato ineducabile dai riformatori per i suoi problemi comportamentali. eldquo;La sua vita è commovente, disturbante e vergognosaerdquo;, dice il produttore Limmer. A causa della sua intelligenza, del carattere ribelle e asociale, Ernst viene quindi mandato nellersquo;ospedale psichiatrico gestito dal dottor Veithausen. Sebbene allersquo;esterno ci fossero cartelli che indicavano: "Luogo per sanare e curare", ben presto qui scoprirà il triste destino che circonda il luogo e gli esseri umani che lo abitano, tutti condannati a morte in un programma di eutanasia: ovvero assassinio legalizzato. <br />Alle vittime del programma spettavano morti diverse; chi fu mandato nelle camere a gas, chi fu avvelenato con succo di mirtillo e barbiturici, chi lasciato morire di fame, con la cosiddetta dieta della fame, detta <em>Dieta E</em>, dove un brodo di verdure stracotto per ore fino a eliminarne ogni proprietà nutritiva permetteva di ingannare le vittime ignare che mangiavano senza assorbire alcuna caloria.<br />Oltre alla <em>Dieta E</em>, in questi centri di soppressione i cui gerenti sostenevano di fare solo un atto benevolo e pietoso, causando una morte per compassione, venivano somministrate anche <em>terapie</em> consistenti in iniezioni che prevedevano più <em>soluzioni</em>: allucinogeni pericolosi come la scopolamina, alcaloidi tossici come la morfina, e barbiturici nocivi come il veronal e il luminal. Un programma che in seguito, dopo la guerra, sarebbe stato conosciuto e denominato come: <em>Aktion T4</em>.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/nebelimaugust_013_400.jpeg" alt="nebelimaugust_013_400." title="nebelimaugust_013_400." width="400" height="266" /><br /><br />Interpretazione ottima del piccolo IVO PIETZCKER nel ruolo del protagonista, assoluto, consapevole, forte e magicamente diretto da Kai Wessel, il film con splendida fotografia, ci ricorda ancora una volta gli obbrobri del periodo nazista e la sorta di catalessi, assuefazione mentale o aberrazione che medici, infermieri, normali cittadini subirono, persino in un ospedale, nellersquo;eseguire ordini assurdi, maligni e ignobili come quelli di uccidere dei bambini, degli zingari, degli storpi o dei malati. In sostanza tutti coloro che erano diversi dalla furia nazista. O tutti coloro che avevano ancora un cuore.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/220pxheil_und_pflegeanstalt_kaufbeuren_1935.jpeg" alt="220pxheil_und_pflegeanstalt_kaufbeuren_1935." title="220pxheil_und_pflegeanstalt_kaufbeuren_1935." width="220" height="149" /><br /><br />Una volta terminata la guerra queste persone colpevoli di strage su più di 200.000 bambini innocenti furono incarcerate solo per poco tempo, chi un anno, chi due e, quasi tutte addirittura riabilitate come puericultori, infermieri o medici. <br />Questa lersquo;assurdità della Germania post-bellica e ricostruttiva e la forza di un film utile alle generazioni che verranno. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/nebelimaugust_018_400.jpeg" alt="nebelimaugust_018_400." title="nebelimaugust_018_400." width="400" height="266" /><br /><br /><br />]]> SULLY Gaia Serena Simionati 10135 2016-11-19T00:00:00+0000 2016-11-19T00:00:00+0000 2016-11-19T00:00:00+0000 Lavorando al contrario del nostro Schettino, colui che fece affondare una nave sana per distrazione, il comandante Chesley "Sully" Sullenberger, ottimamente interpretato da Tom Hanks, compì il eldquo;Miracolo sullersquo;Hudsonerdquo;, facendo ammarare un aereo senza motori e salvando tutti. <br />Di sicuro il pilota americano, con doti di tempismo, coraggio, intelligenza, affidabilità e professionalità, diverse a quelle del comandante di crociera italiano, non è sceso per primo dallersquo;aeromobile e, di sicuro, tutti i suoi passeggeri aerei non soffrivano di talassofobia.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/usp05820rcv2_400.jpg" alt="usp05820rcv2_400" title="usp05820rcv2_400" width="263" height="399" /><br /><br />Il 15 gennaio 2009, il volo US Airways 1549, partito dalla pista 04 delle#39;aeroporto La Guardia di New York e diretto a Charlotte, Carolina del Nord, fu costretto a effettuare un ammaraggio di emergenza nel fiume Hudson. Dopo soli cinque minuti e otto secondi dal decollo, a causa di un impatto con uccelli che danneggiò entrambi i motori delle#39;Airbus A320, i 150 passeggeri e i cinque membri delle#39;equipaggio si trovarono nelle acque gelide del fiume. Una volta usciti dalle#39;aereo, sistematisi sulle ali e sugli scivoli galleggianti, vennero tratti in salvo in pochi minuti da alcuni battelli avvicinatisi alle#39;aeromobile.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/usp07014rv2_400.jpg" alt="usp07014rv2_400" title="usp07014rv2_400" width="400" height="266" /><br /><br />Come sempre però una commissione dersquo;inchiesta con assicurazioni, periti e la perdita dellersquo;aereo non tenendo conto della stampa e del pubblico che lo riconosce eroe, minaccia il lavoro, la reputazione del comandante che si trova a dover rispondere al Consiglio nazionale per la sicurezza dei trasporti. <br />Lersquo;ottima pellicola è ben diretta da Clint Eastwood, ottime le interpretazioni, asciutti i dialoghi, la trama avvincente, insomma Sully rimane un film proprio da vedere. ]]> WORLD PRESS PHOTO 2016 Luca Del Core 10131 2016-11-12T00:00:00+0000 2016-11-12T00:00:00+0000 2016-11-12T00:00:00+0000 Poco più di venti giorni per visitare, ammirare ed emozionarsi osservando le 150 foto del eldquo;World Press Photo 2016erdquo; in mostra al Museo Villa Pignatelli a Napoli, fino al 27 novembre, selezionate da una giuria internazionale presieduta questersquo; anno da Francis Kohn, direttore fotografico dellersquo; agenzia France-Presse, immagini scelte fra 100.000 scatti provenienti da 6000 fotoreporter professionisti, unersquo; ottima scelta da parte dellersquo; amministrazione museale che aggiunge un ulteriore tassello alla rinascita culturale della città, un evento internazionale che si lega alle mostre di fotografia che si susseguono con un ritmo incalzante nel capoluogo campano con risvolti positivi di cifre e di pubblico. Una esposizione divisa per categorie, natura e ambiente, vita quotidiana, mutamenti climatici e sociali, ritrattistica e reportage di guerra, un crescente percorso emotivo che raggiunge lersquo; apice con le foto vincitrici dellersquo; anno 2016. Alla natura e al rapporto con lersquo; uomo  sono una serie di istantanee del fotografo giapponese Kazuma Obara che immortala i luoghi nelle vicinanze del disastro di Chernobyl, utilizzando dei rullini a colori risalenti a prima degli anni ersquo;90, un modo per riprendere la situazione attuale, la desolazione dei campi e la staticità del tempo si intrecciano alle condizioni di salute delle popolazioni vittime delle radiazioni, come Mariya, affetta da tiroidite cronica. Immagini di un evento tragico del passato  senza un punto di svolta, tra una burocrazia lenta e mancanza di volontà. Eersquo; di Jonas Lindkvist la foto che vede protagonista le atlete della squadra di nuoto sincronizzato della società di Neptun, nellersquo; atto di eseguire la posizione della vela a Stoccolma, in occasione della festa prenatalizia di Santa Lucia, uno scatto che evidenzia lersquo; eleganza dei movimenti e la tensione muscolare dei corpi nella realizzazione dellersquo; esercizio in acqua, forza, flessibilità, controllo del respiro e tempismo preciso caratterizzano questo sport, una composizione che rievoca forme e stile dellersquo; Espressionismo astratto. Interessante la singola foto presente in mostra di Rohan Kelly che mostra la superficialità, in certi casi, del genere umano di fronte ai fenomeni naturali, il fotoreporter del The Daily Telegraph fotografa unersquo; enorme nube a mensola nei pressi di Bondi Beach a Sidney, in Australia. Tra i bagnanti presenti che osservano lersquo; imminente tempesta avvicinarsi, spicca la presenza di una donna distesa sulla sabbia intenta a farsi un selfie, incurante del fronte temporalesco con nubi basse e torbide e indifferente alla possibilità di poter perpetuare nella memoria visiva un fenomeno atmosferico di grande bellezza. Potrebbe sembrare una eldquo;costruzioneerdquo; fotografica, ma non lo è, la foto di Anuar Patjane Floriuk coglie lersquo; attimo in cui una megattera e il suo piccolo nuotano vicino a Rocca Partida, lersquo; isola più piccola dellersquo; arcipelago Revillagigedo, nella costa pacifica del Messico, una serie di sommozzatori sono disposti intorno al cetaceo, figure esili e inermi rispetto alle dimensioni della megattera, imponente e austera, ribadiscono la gerarchia tra i pesci e lersquo; uomo nel mondo degli abissi.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/rohankellystormfrontonbondibeach_400.jpg" alt="rohankellystormfrontonbondibeach_400" title="rohankellystormfrontonbondibeach_400" width="400" height="266" /><br /><strong>© Rohan Kelly Storm Front on Bondi Beach</strong><br /><br />Il primo premio nella categoria Spot News è la foto di grande intensità emotiva intitolata eldquo;Hope for a New Lifeerdquo; di Warren Richardson, il 28 agosto, attraverso un filo spinato, un neonato viene passato ad un profugo siriano che è riuscito ad attraversare la frontiera fra Serbia e Ungheria, vicino a Roszke, è una immagine naturale, scevra da qualsiasi ritocco, lersquo; autore realizza lo scatto di notte con lersquo; aiuto della luce lunare, senza utilizzare il flash che avrebbe compromesso il passaggio della frontiera dei profughi dal territorio serbo a quello ungherese, attirando lersquo; attenzione da parte della polizia di confine. Il foro creato nel filo spinato è il simbolo della speranza, oltre quella recinzione cersquo; è la possibilità di una vita migliore, cersquo; è lersquo;abbattimento delle mura non solo in termini fisici, ma anche di quelle culturali. Allersquo; italiano Francesco Zizola, invece, il secondo premio nella sezione eldquo;Contemporary issueerdquo; con le immagini scattate in agosto nel canale di Sicilia, dal titolo eldquo;Sulla stessa barcaerdquo;, in cui mostra 500 migranti provenienti dalla Libia su una barca di legno da pesca che vengono salvati dai medici dellersquo; organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere, profughi stremati dal lungo viaggio, in condizioni igienico-sanitarie precarie su gommoni sovraffollati, nei loro occhi la paura di non farcela e, al tempo stesso, la speranza di una vita normale, lontana dalle tragedie.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/warrenrichardsonhopeforanewlife_400.jpg" alt="warrenrichardsonhopeforanewlife_400" title="warrenrichardsonhopeforanewlife_400" width="400" height="266" /><br /><strong>© Warren Richardson Hope for a New Life<br /></strong><br /><br />In copertina:<strong> © Anuar Patjane Floriuk Whale Whisperers (particolare)</strong><br />]]> THE ACCOUNTANT ovvero la teoria delle stringhe Gaia Serena Simionati 10130 2016-11-01T00:00:00+0000 2016-11-01T00:00:00+0000 2016-11-01T00:00:00+0000 Ben Affleck, nei panni di Christian Wolff, è un commercialista solitario e ripetitivo, che soffre di autismo e, come tale, geniale in matematica. Peccato che i suoi clienti siano arci-ricchi criminali di cui segue la contabilità in modo anonimo e che egli reprima una violenza interiore devastante. Le cause? <br />Un padre militare durissimo che lo ossessionava col rigore e il trauma dellersquo;abbandono della madre da piccolo da cui non si è più ripreso, facendo di lui un combattente seriale con una mente velocissima, in sostanza lersquo;apice della diversità.<br /><strong>The Accountant</strong> è un thriller psicologico, dersquo;azione e criminale, tutto in uno, diretto da <strong>Gavin Oersquo;Connor</strong>, in uscita nelle sale ora. In realtà è come la teoria delle stringhe: dietro ad una dimensione se ne nasconde sempre une#39;altra, così è anche per gli scenari e le tematiche affrontate.<br /><br />Sebbene la sceneggiatura del film sia un poersquo; intricata e involuta, ad esempio non si spiegano mai i motivi per cui Affleck si trova a lavorare per dei mafiosi, o non si elabora a fondo la malattia che lo tocca fin da piccolo, il film ha, tra una sparatoria e lersquo;altra, dei punti dersquo;interesse. Eersquo; che vanno presi singolarmente e a compartimento stagno. Vediamoli.<br />Ad esempio, il parterre e tema dellersquo;autismo vengono trattati in modo strano. Mai si è visto un padre che invece di assecondare e proteggere il figlio problematico, lo forza a fare gestione di autodifesa, arti marziali, spingendolo a limiti assurdi. Eersquo; una visione, quantomeno originale. <br />Lo stesso dicasi del posto avanguardistico in cui, su richiesta di una contabile che ha trovato dei buchi nella ragioneria della Living Robotics, viene assunto Ben Affleck. Lersquo;azienda che si occupa di arti, protesi e meccanica robotica illustra un ambiente che non conosciamo, originale e fantascientifico che lascia intravedere e fa riflettere su una realtà esistente, ma poco nota: il mondo degli arti meccanici; un mercato sempre in crescita, anche a causa di tutte le guerre imperanti.<br />Terzo paradigma di riflessione: la corruzione devastante in America, ma non solo li - in Italia facciamo da maestri - in cui grandi aziende cercano di approfittare di intricati giochi finanziari per evadere il fisco, o con traffico illegale di merci, trasformando poi lersquo;economia reale in bolla speculativa. <br />Quarto scenario il dipartimento di Stato, che cerca Affleck e lo pedina, aprendo con JK Simmons, una dualità di corruzione e salvataggio del sistema politico, fiscale e statale. <br />Certo, molto su ci riflettere.  ]]> CAPTAIN FANTASTIC Gaia Serena Simionati 10128 2016-10-29T00:00:00+0000 2016-10-29T00:00:00+0000 2016-10-29T00:00:00+0000 "Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?" (dove per Cargo sersquo;intendono tutti quei beni tecnologici di cui i guineani erano privi prima delle#39;arrivo dei coloni)1.<strong><em> Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies di Jared Diamond</em></strong>.<br /><br /><strong><em>Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni</em></strong> è un saggio di Jared Diamond, che analizza le varie società umane dalle#39;ultima glaciazione, avvenuta circa 13000 anni fa. Cercando una risposta alla domanda che Yali, un abitante della Nuova Guinea fa alle#39;autore, un unico libro sviluppa cognizioni delle più svariate discipline: teoria del caos, archeologia, antropologia, biologia molecolare, ecologia, epidemiologia, genetica, linguistica e scienze sociali. <br />Il saggio diviene elemento focale per la sopravvivenza intellettuale e fisica di <strong>Captain Fantastic</strong>. E proprio come nel saggio, i piccoli protagonisti del film, equiparabili a Yali per la loro innocenza, fanno domande al padre, appunto un fantastico capitano e con lui ballano, suonano, imparano le lingue.<br />Diretto da Matt Ross, presentato al <em>Sundance Film Festival</em> e a Roma nella sezione Alice nella città dove ha vinto Premio BNL del pubblico, il film è in uscita in Italia il 7 dicembre.<br /><br />Ben, ottimamente interpretato da Viggo Mortensen, è un padre amorevole cha ha unersquo;idea tutta sua dellersquo;essere genitore. Vive isolato dal mondo, in una foresta del Nord America, in un contatto estremo, radicale e antico con la natura. <br />Si procaccia il cibo, uccide cervi, fa leggere capolavori come i Fratelli Karamazov di Dostoevskij ai sei figli che non sanno invece cosersquo;è la tv, la play station o la coca cola, li sottopone ad allenamenti durissimi per il corpo, di corsa in salita in montagna e a intense sessioni di yoga per la serenità della mente. E dice sempre la verità, che è regola primaria del branco, anche quando è dura. Anche quando è tragedia, senza indorare la pillola o attutire il colpo.<br /><br /><strong>Captain Fantastic</strong>, soprattutto per la prima parte che risulta più snella, è un film assolutamente da vedere, per lersquo;aumentata consapevolezza che riesce a trasferire a genitori spesso ignari dei danni che fanno, per le ottime interpretazioni degli attori, per la visione della vita completamente diversa dalla normalità, dalla banalità e dallersquo;inutilità in cui il consumismo sta avviluppando le nostre esistenze, contribuendo a ibernare le nostre intelligenze spesso sguarnite di cultura. Cersquo;è un attacco agli Usa, alla vita incanalata dalle convenzioni più banali e quotidiane date sempre per scontate. <br />Tutta la fantasia e lersquo;originalità del film, se non altro, aiuterà a far riflettere e costruire dei termini di paragoni sul eldquo;cosiddettoerdquo; concetto o preconcetto di famiglia media americana, che oggi sempre di più risulta piatta, senza creatività e tantomeno amore. Quello che invece sprigiona questo film.<br /><br /><br /><br />1. <em>Le#39;autore cerca di rispondere a domande interessanti: perché sono stati gli europei e gli americani del nord a sviluppare una civiltà tecnologicamente avanzata e non, ad esempio, i cinesi o i sumeri? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli (ottenendo evidenti successi, spesso con tragiche conseguenze per i "conquistati"), e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dalle#39;invasione di un popolo di agricoltori?</em><br />]]> LA PELLE DELL’ORSO Gaia Serena Simionati 10127 2016-10-28T00:00:00+0000 2016-10-28T00:00:00+0000 2016-10-28T00:00:00+0000 <em>Le montagne restano immobili, siamo noi che dopo unersquo;avventura non siamo più gli stessi</em>. R. Robbins<br /><br />La saggezza popolare dice che non bisogna vendere la pelle dellersquo;orso prima di ucciderla. In realtà, <strong><em>La pelle dellersquo;orso</em></strong>, con la regia di Marco Segato e Marco Paolini, in uscita il 3 novembre, rappresenta unersquo;antitesi al detto e funge anche da metafora della vita.<br /><br />Un poersquo; come nelle sconsolate vedute di genere di <strong>Caspar David Friedri</strong>ch, in cui lersquo;uomo solo si staglia tra vette della natura impervia e la sua immensità, il film con bellissimi scenari narra la storia di unersquo;aspra comunità montana delle dolomiti, afflitta da un orso feroce, detto el Diaol che, con incursioni notturne, uccide il bestiame e terrorizza i poveri abitanti. <br />Così un uomo Pietro, (Marco Paolini), già orso di per sè, solo, senza amici, problematico, alcolista e piegato anche da una natura violenta, decide di vendere per 600 mila lire la pelle dellersquo;orso che spera di catturare da solo. Il figlio Domenico chiuso, quattordicenne e orfano di madre, preoccupato, decide di seguirlo nellersquo;avventura tra i boschi verso lersquo;orso. <br />A un certo punto sersquo;innesta una donna, figura femminile creativa e libera per contrasto, interpretata da Lucia Mascino. Essa è come una specie di enzima che velocizza il processo difficile e inesistente tra padre e figlio, riuscendo a legare, a scaldare quel gelo non solo fisico, ma anche emotivo che viene comunicato.<br />Questo è un film sottile, di genere, avventuroso, una sorta di western alpino. Rimane misterioso, tanto che lo spettatore non ottiene tutte le informazioni che vorrebbe avere e getta uno sguardo su un mondo chiuso, le montagne del bellunese negli anni 50, dove tutti sanno tutto sugli altri, ma agli estranei non si dice nulla. Pertanto anche allo spettatore, che è come un forestiero, non si deve dire troppo. <br /><br />Il punto focale del film - dice Paolini - era quello di riuscire a mettere insieme due creature, una misteriosa e selvaggia, un orso degli anni 50 che non esisteva più e un uomo bestiale e il suo rapporto forte con la natura impervia. <br />Grazie anche a unersquo;ottima fotografia che rende veritiero e intenso il rapporto con gli animali, coi prati e monti il film, che ha già vinto tre premi in Francia, è riuscito a trasmettere dei contenuti costruiti su sfumature senza ostentarle palesemente o svelarle del tutto e lasciando allo spettatore un rapporto privato con luci ed ombre di natura e sentimento. <br />]]> LION E IL SENSO DI APPARTENENZA Gaia Serena Simionati 10125 2016-10-26T00:00:00+0000 2016-10-26T00:00:00+0000 2016-10-26T00:00:00+0000 eldquo;<em>Le#39;appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme, non è il conforto di un normale voler bene. Le#39;appartenenza è avere gli altri dentro di sé</em>.erdquo;  <br />da Canzone delle#39;appartenenza di Giorgio Gaber<br /><br />Per fagocitare meglio la recensione mettete di sottofondo <br /><em>La canzone dellersquo;Appartenenza</em> di Gaber. <br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nbdN1Vx8uJo" target="_blank" title="https://www.youtube.com/watch?v=nbdN1Vx8uJo">https://www.youtube.com/watch?v=nbdN1Vx8uJo<br /><br /><br />Cosersquo;è</a> per voi casa? Me lo sono chiesta più volte. <br />Sono le 4 mura che ci hanno visto nascere? Sono gli abbracci della mamma? Oppure è il profumo del vostro piatto preferito? Ecco il film <strong>Lion</strong>, diretto da Garth Davis e sceneggiato da Luke Davies basato sulla storia <em>A Long Way Home,</em> scritto con Larry Buttrose, attraverso la sua storia assurda e commovente, aiuta a focalizzarci sul senso di casa e appartenenza.<br /><br />Migliaia di bambini sono stati provinati in tutte le scuole dellersquo;India per trovare una faccia così intensa, quella del protagonista di 5 anni, Sunny Pawar. Due occhioni enormi che fissano la vita, contornati da un visino sempre sporco e capelli scuri come la pece, spettinati e arruffati. Questo è il piccolo protagonista di <strong>Lion</strong>, Saroo Brierley, che in Hindu significa, pronunciato in modo corretto eldquo;Sherooerdquo;, leone appunto. Anche nella recitazione. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/lion37_400.jpg" alt="lion37_400" title="lion37_400" width="400" height="266" /><br /><br />Di sicuro almeno il cuore di eldquo;leoneerdquo;, Sunny Pawar ce lersquo;ha messo tutto per il ruolo. Il piccolo Saroo vive con il fratello maggiore Guddu, con cui ha uno stretto legame, e con la mamma molto povera, bellissima ma analfabeta. Tutti per sopravvivere devono raccogliere pietre. La vita dura dellersquo;India, dove il senso di accettazione permea tutte le coscienze, viene documentata in modo forte sia sullersquo;abuso verso i piccoli, ma anche intenso con una fotografia eccellente che certifica spazi amplissimi, la vastità contro la piccolezza dellersquo;uomo. Tanto più bambino. Persosi in una stazione ferroviaria, Saroo passa attraverso diverse peripezie, finisce a Calcutta in un orfanatrofio e da li viene poi adottato da due bravissime persone in Australia.<br /><br />Gli attori indiani sono tutti molto naturali; ad esempio la madre di Saroo, la bellissima e intensa<strong> Priyanka Bose, Sunny Pawar</strong> col piccolo <strong>Saroo</strong> è eccellente e da solo vale tutto il biglietto del film, poi da grande diviene <strong>Dev Patel,</strong> già noto con <em>The Slumdog Millionaire</em>, autenticando così la prima parte di LION, come più intensa e riuscita. <br />Nella seconda invece, girata in Tasmania, <strong>Rooney Mara</strong> risulta un poersquo; lessa e fuori ruolo, così come la algida <strong>Nicole Kidman</strong> appare invece un poersquo; troppo impostata.<br /><br />In conclusione il film è molto forte, intenso e commovente. Nonostante qualche cedimento e qualche personaggio fuori ruolo, è una pellicola utile per capire cosa unersquo;anima sia disposta a fare pur di tornare a casa e ricostituire il suo senso di appartenenza, di cui sempre più, cersquo;è un estremo bisogno.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/lion18_400.jpg" alt="lion18_400" title="lion18_400" width="400" height="266" /><br />]]> NOCTURAMA di Bertrand Bonello Gaia Serena Simionati 10122 2016-10-21T00:00:00+0000 2016-10-21T00:00:00+0000 2016-10-21T00:00:00+0000 <strong>E la Voglia Matta di Insurrezione<br /><br /><em>Nocturama</em></strong> è un caleidoscopio notturno. Eersquo; un film bellissimo, conturbante, sofisticato, di unersquo;eleganza formale tipicamente francese. <br /><br />I cospicui rimandi artistici alla Francia (o Europa) e alla sua caduta, sia passata che presente, sia culturale che sociale sono molteplici. Sia visivi. <br /><br />Pittorici. Quando Bonello mette in scena con il Marat assassinato contemporaneo, un giovane vestito, adagiato in una vasca da bagno, allersquo;interno dei grandi magazzini di Parigi, a cui Jacques-Louis David non darebbe il suo consenso odierno. <br /><br />Scultorei. Con la statua equestre in bronzo dorato di Giovanna dersquo;Arco, in Place des Pyramides, che a Parigi rappresenta dal 1874 la sconfitta della Francia nella guerra del 1870. Realizzata dallo scultore Fremiet, lersquo;opera sarà collocata nel luogo in cui lersquo;eroina nazionale era stata ferita durante il tentativo infruttuoso di entrare in città.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/nocturama02_400_01.jpg" alt="nocturama02_400_01" title="nocturama02_400_01" width="400" height="224" /><br /><br />Sia uditivi perché la musica di Berlioz, sinfonia op. 15, <strong><em>La Grande symphonie funèbre et triomphale</em></strong> in sottofondo, venne infatti commissionata dal governo francese che voleva celebrare il decimo anniversario della Rivoluzione di Luglio, con la costruzione della Colonna in Place de la Bastille.<br /><br />In sostanza, il regista dipinge, senza giudizio, una società che si sta sgretolando, con i suoi valori marci, il suo consumismo, la sua bruttezza e vacuità, tanto più nei giovani, zombi contemporanei. Una società che corre verso lersquo;autodistruzione, che Bonello mette in scena drammaticamente ed emblematicamente, proprio con la sua gioventù, dalle radici.<br /><br />Sabrina, David, Yacine, Samir, Mika, Sarah, Omar sono giovani francesi, non solo musulmani, attori non protagonisti, i cui nove mesi di <em>casting</em> hanno dati frutti straordinari. Nella prima parte del film una tensione perenne li conduce in giro per la bellissima città, in metro, per strada, con spostamenti singoli, veloci, sempre con un i-phone in mano, pronti ad architettare qualcosa. Semtex ovunque, plastico di brevetto cecoslovacco.<br /><br />Nella seconda parte, la stessa tensione unita a consapevolezza di ciò che hanno fatto, li racchiude tutti, meno uno, in un grande centro commerciale di lusso, le cui varie immagini sono raccolte dalle telecamere di sorveglianza, come se questi giovani fossero robot che non rispondono più ai comandi o uomini de-umanizzati.<br /><br />Nello sfondo del film, una colonna sonora perfetta, che sa essere ilare, tragica e colta, che ci ricorda la tripla anima di Bonello che è sceneggiatore e compositore. Questa copre un arco temporale di almeno 40 anni, memoria degli anni 70, passando da musica elettronica, tecno o sinfonica e concludendo con le note nostalgiche e meravigliose di Baker in Persuaders, <em>Attenti a quei due</em>.<br /> <br />Questa diviene anche il <em>soundtrack</em> bestiale di diversi attentati a simboli di potere e di economia e ne scandisce il ritmo perverso: a La Défense, a un ministero, alla statua di Giovanna de#39;Arco che arde, alla Borsa con auto in esplosione e persino nei grandi magazzini di lusso dove andrebbe annoverata come uno dei personaggi. <br /><br />Quegli stessi che hanno perso lersquo;anima e che la potenza di Bonello potrebbe invece ricostruire, in una società che non sa più chi e cosa è. <br /><br /><br /><br /><br /> ]]> SNOWDEN di Oliver Stone Gaia Serena Simionati 10119 2016-10-18T00:00:00+0000 2016-10-18T00:00:00+0000 2016-10-18T00:00:00+0000 <strong>PRIVACY IS SECURITY <br />AND SECURITY IS VICTORY <em>1</em></strong><br /><br /><br />Sebbene abbiano nomi più simili a pezzi di sushi fritto: <strong><em>Tempora, PRISM, ECHELON</em></strong>, sono programmi di sorveglianza di massa con intercettazioni telefoniche e in rete del governo statunitense o britannico che, fino a prima che Snowden, detto Biancaneve, lersquo;ex tecnico informatico della CIA e NSA venisse alla ribalta, erano completamente tenuti segreti alle masse.<br /><br /><strong><em>Privacy is security and security is victory</em></strong>, dice uno dei capi di Snowden della CIA e, su questo Must gira tutto il bellissimo e potente film di Stone, ben sceneggiato con <strong>Kieran Fitzgerald</strong> e, con essi, la vita di milioni di persone la cui privacy è fritta, appunto! <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/sacha_00174_400.jpg" alt="sacha_00174_400" title="sacha_00174_400" width="400" height="266" /><br /><br />Ottimo il ritmo, buona <em>suspence</em>, Stone trasforma una storia vera in un thriller, tendendo tutti i critici in sala Petrassi a Roma per la presentazione stampa, incollati alla sedia senza un respiro di troppo per 134 minuti.<br /><br />Ottimo attore Joseph Gordon-Levitt, che interpreta perfettamente il ruolo del geniale esperto di tecnologia, un giovane uomo sensibile e attento, epilettico, coraggioso che, grazie alla guida assoluta di Oliver Stone, rende perfettamente il dramma di un uomo al bivio tra ciò che deve fare e ciò che gli viene imposto dal governo o dalla sua coscienza. <br /><br />«Dopo aver incontrato Snowden le uniche richieste furono che fossero sottolineati il concetto di libertà di parola e di protezione della privacy dei cittadini contro unersquo;<em>establisment</em> sempre meno limpido o neutrale».<br /><br />«Il film è stato realizzarlo con soldi tedeschi e francesi, dato che è stato rifiutato da Hollywood che lo considerava troppo rischioso, perché negli Usa Snowden non è visto bene come in Europa, ma anzi con sospetto» racconta Stone in un incontro col pubblico alla festa di Roma. «So che esisteva già un ottimo documentario della Poitras. Allersquo;inizio ero dubbioso, ma dopo essere stato tre volte a Mosca, dove Snowden si trova in esilio, mi sono innamorato della sua storia. Il documentario si concentrava solo sullersquo;incontro a Hong Kong in hotel con la Poitras e il giornalista del "Guardian" Glenn Greenwald, mentre per me bisognava raccontare gli anni precedenti e successivi».<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/sacha_03461_400.jpg" alt="sacha_03461_400" title="sacha_03461_400" width="400" height="267" /><br /><br />A parte che la cosiddetta eldquo;Intelligenceerdquo; da come esce da questa pellicola dovrebbe cambiare nome con il più appropriato eldquo;Stupidityerdquo;, dati gli errori macroscopici anche psicologici che vi si compiono, in effetti il film apre una serie di interrogativi interessantissimi.<br /><br />Qui ci troviamo davanti al pericolo maggiore in caso di defezione di un agente: la motivazione ideologica. Con quella professionale, essa è la motivazione per eccellenza, in cui gli stessi Agenti di qualsiasi Intelligence devono confrontarsi. <br /><br />Altro caso storico eclatante fu quello Oleg Gordievskij, che fu agente doppio del KGB e M16, specularmente diviso tra Russia e Inghilterra, sempre perché non più dersquo;accordo coi brutali metodi del suo paese.<br /><br />Snowden, ha contribuito a smuovere una consapevolezza collettiva, a scapito della propria vita e serenità, denunciando la sorveglianza di massa, nonostante la pratica sia condannata come una violazione dei diritti umani da tribunali, parlamenti e organismi per i diritti umani, e rimanga ancora inascoltato dai governi, è entrato di fatto già nella storia dellersquo;umanità che conta, così come tutti quelli che hanno contribuito a cambiarla in meglio: da Galileo a Marconi, da Higgs a Colombo, da Einstein a Rothko. <br /><br />Peccato però che allersquo;inizio non li capisca nessuno e vengano identificati come matti, psicopatici o persino peggio eldquo;Nemici della Patriaerdquo;.<br /><br /><br /><br /><em><strong>1</strong>. Il 14 giugno 2013 i procuratori federali degli Stati Uniti hanno presentato a Snowden una denuncia, resa pubblica il 21 giugno, giorno del suo compleanno con accuse di furto di proprietà del governo, comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e comunicazione volontaria di informazioni segrete con una persona non autorizzata. Le ultime due accuse sono sottoposte alla legislazione sullo spionaggio.</em> ]]> LA FILLE DE BREST - 150 Milligrams Gaia Serena Simionati 10121 2016-10-18T00:00:00+0000 2016-10-18T00:00:00+0000 2016-10-18T00:00:00+0000 <strong>eldquo;Tra i 500 e i 2000 cittadini francesi, prevalentemente donne, sono morti (e molti di più si sono ammalati) di valvulopatia cardiaca in seguito allersquo;assunzione tra il 1976 e il 2009 di benfluorex, un farmaco anoressizzante travestito, per le agenzie del farmaco, da adiuvante glicometabolico per soggetti diabetici.<br /><br />La storia di come ciò sia potuto accadere è ignobile, come tutte le storie che fanno prevalere sul diritto alla salute delle persone gli interessi economici di qualcuno, in questo caso quelli della casa farmaceutica francese Serviererdquo;. <em>1</em></strong><br /><br /><br />Questo studio sul<strong> Benfluorex</strong> che esamina due aspetti: la pericolosità di un farmaco, i suoi effetti devastanti e il mancato controllo della farmacosorveglianza risulta illuminante per comprendere meglio il film.<br />Da questo e altri articoli, da un susseguente libro e poi scandalo francese nasce questo geniale pellicola sociale, basata sulla storia della vita del medico, pneumologo francese, Irène Frachon che, come un piccolo Davide in gonnella contro Golia, si trova a dover lottare contro una casa farmaceutica francese: la Servier. Peraltro la stessa che ha causato il ritiro di un altro farmaco lersquo;isomeride, usato per il dimagrimento dei super obesi pochi anni prima, ignorato da Agence Française de Sécurité Sanitaire des Produits de Santé (AFSSAPS). 300 000 persone sono state trattate con mediator, 7 milioni di scatole vendute con un affare di commercializzazione di ben 300 milioni di euro, forse motivo del diniego al ritiro per anni.<br /><br />Il medico interpretato dallersquo;attrice danese Sidse Babett Knudsen, bravissima, super vitale, energetica e un poersquo; macchietta, scopre il ruolo chiave, fatalmente negativo di Mediator detto MERDATOR, un farmaco commercializzato legalmente da più di 30 anni che cha ha causato morti sospette su più di 500 persone creando serie valvulopatie. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/150milligrams_01_400.jpg" alt="150milligrams_01_400" title="150milligrams_01_400" width="400" height="268" /><br /><br />La regista Emmanuelle Bercot documenta perfettamente e senza remore un grave problema che non è solo francese, ma di tutto il mondo ormai: le case farmaceutiche, le lobby, il potere economico che surclassa competenza e onestà intellettuale verso cittadini ignari e perituri pazienti.<br /><br />Allersquo;ansia di operazioni a cuore aperto, a scene di anatomo patologia, con polmoni rigonfi sul tavolo, o cuori con valvole saltate, insomma alla vita reale di un medico, alla sua forza quotidiana nel dare energia agli altri sia morale che fisica, si intervallano momenti ilari e familiari che i 4 figli musicisti della protagonista e un marito più santo che reale, riescono a regalare ad un <em>audience</em> del film, in molti punti affranta dalla crudezza delle immagini, dalla disonestà delle case farmaceutiche, dalla inconcludenza della politica e degli organismi di controllo del farmaco spesso oliato da membri corrotti. <br /><br />Gli allietanti momenti della spericolata, positiva<em> band</em> e relativa musica sono vere e proprie chicche, vie dersquo;uscita dal film e speranza nei giovani che rendono tutto più umano, oltre alla bravura indiscussa dei giovani attori, persino ottimi musicisti. Questo connubio tra vita, arte e morte rende il film veramente speciale per le tematiche sociali e di denuncia che, come eldquo;il venditore di medicineerdquo; di Morabito, sempre presentato qui al Roma Film Festival, dovrebbero essere film fondamentali per la vita di tutti.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/still_1_400.jpg" alt="still_1_400" title="still_1_400" width="400" height="270" /><br /><br /><br /><strong><em>1</em></strong>. <em>Ripreso dallersquo;utilissimo articolo che vi consiglio di Guido Giustetto in Salute Internazionale.info dal titolo: eldquo;Come può un farmaco pericoloso restare in commercio?erdquo; </em><a href="http://www.saluteinternazionale.info/2011/09/come-puo-un-farmaco-pericoloso-restare-in-commercio/" target="_blank" title="http://www.saluteinternazionale.info/2011/09/come-puo-un-farmaco-pericoloso-restare-in-commercio/"><em>http://www.saluteinternazionale.info/2011/09/come-puo-un-farmaco-pericoloso-restare-in-commercio/</em></a>]]> BIRTH OF A NATION Gaia Serena Simionati 10120 2016-10-17T00:00:00+0000 2016-10-17T00:00:00+0000 2016-10-17T00:00:00+0000 Facce intelligenti, occhi bianchi che si stagliano nellersquo;oscurità del nero, intervallate al bianco del cotone nei campi, anime potenti. Con una fotografia eccellente, un <em>cast</em> scelto con cura fin dal piccolo protagonista Nat, unico in grado di leggere nel profondo sud degli Usa dove si svolge la storia, viene messa in piedi una realtà da molti ignorata, dimenticata, persino dai libri di storia.<br /><br />Parliamo della storia particolare di un uomo, della schiavitù del popolo africano, delle torture, i soprusi fisici, morali, sessuali, economici a cui questi potenti esseri umani hanno dovuto sottomettersi per molti anni. <br /><br />Qui siamo nel 1831, prima dello scoppio della Guerra civile. Nat è uno schiavo letterato e predicatore. Il suo proprietario Samuel Turner decide di sfruttarlo ulteriormente per sottomettere anche altri schiavi, specie quelli più indisciplinati. <em><strong>Birth of a nation</strong></em> narra una storia tristemente vera. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/214_tboan_sg_0065a_1400_400_03.jpg" alt="214_tboan_sg_0065a_1400_400_03" title="214_tboan_sg_0065a_1400_400_03" width="400" height="224" /><br /><br />Dopo innumerevoli atrocità commesse ai danni dei compagni di schiavitù, Nat escogita un piano per condurre la sua gente verso la libertà. Il suo movimento di liberazione andrà però incontro a una violenta rappresaglia da parte dei bianchi che porterà morti e ulteriore dolore, ma fungerà da scintilla per la ribellione, i dibattiti sulla razza e la liberazione finale dal giogo.<br /><br />Il film ha un buon ritmo e si colloca nella tradizione di pellicole come <strong><em>12 anni schiavo</em></strong> e <em><strong>Lincoln</strong></em>, ma risulta più intenso, meno lento e banale, a parte qualche ingenuo cedimento.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/bofex01_400_04.jpg" alt="bofex01_400_04" title="bofex01_400_04" width="400" height="266" /><br /><br />Proprio per questi va anche ricordato che è unersquo;opera prima di Nate Parker, regista e attore protagonista, che ha visto lungo e ha creduto nel progetto, dato ed è stato prima prodotto in maniera indipendente in cantiere da molti anni, prima di riuscire a rivenderlo durante il Sundance Film Festival 2016, alla Fox Searchlight Pictures per 17,5 milioni di dollari, una delle cifre più alte mai pagata da una major per portare in sala un film indipendente.<br /><br />Non solo per i costi, ma per la potenza del film, calibrata agli eventi di nuova violenza negli Usa verso gli afroamericani, o allersquo;ipocrisia di chi mistifica la religione che fa da sfondo in tutto il film e nella vita, ieri come oggi, creando tanti danni e una distorsione dersquo;interpretazione delle sacre scritture estremamente attuale, il film va visto per rendersi consapevoli di uno scempio che deve divenire irripetibile per lersquo;umanità bianca, ma che ahimè sembra sempre e ancora una volta non capire.   <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/birthofanation_headshot1_nateparker_byna_400_05.jpg" alt="birthofanation_headshot1_nateparker_byna_400_05" title="birthofanation_headshot1_nateparker_byna_400_05" width="365" height="400" />]]> MEL GIBSON. CHI È UN EROE? HACKSAW RIDGE Gaia Serena Simionati 10107 2016-09-04T00:00:00+0000 2016-09-04T00:00:00+0000 2016-09-04T00:00:00+0000 Abituati per anni tra i vari Spiderman, Batman o Superman a eroi fittizi proposti dal cinema perlopiù americano, questa volta Mel Gibson ne inscena uno vero, ma dimenticato. Raccontando la storia reale di Desmond Doss, eroe disarmato e disarmante della Seconda Guerra mondiale, che mise in salvo da solo molti giovani come lui, Gibson stamani strappa molti applausi alla proiezione riservata alla stampa.<br /><br />Doss fu infatti il primo obiettore di coscienza decorato con la Medaglia dersquo;onore, massimo riconoscimento dellersquo;esercito americano, onorificenza che conquistò portando in salvo, durante la terribile battaglia di Okinawa, 75 compagni feriti. <br /><br />Il film trasuda unersquo;enorme energia e riesce a innestare nello spettatore una grinta e una fiducia nel prossimo assoluta che, per più di due ore, lo incolla allo schienale. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/721751ca54c811e6895e005056b70bb8_400.jpg" alt="721751ca54c811e6895e005056b70bb8_400" title="721751ca54c811e6895e005056b70bb8_400" width="400" height="285" /><br /><br />Nonostante gli iniziali errori di valutazione di caporali, sergenti e suoi superiori in generale, chi lo prende per un matto, chi per un codardo, chi per un segaligno, a tal punto da arrivare alla corte marziale e dimostrare la grettezza delle regole militari e la chiusura mentale di tale ambiente, il film insegna che tutti possiamo avere una seconda chance.  Specialmente in casi in cui, ironia della sorte, Doss salva la vita proprio a uno dei suoi più feroci detrattori costretto poi ad ammettere il mortale errore di giudizio nei confronti di quel giovane pieno di spirito religioso, forza vitale e compassione umana.<br /><br />Andrew Garfield, ottimo protagonista nel ruolo di Doss, riesce a cristallizzare unersquo;impresa impossibile della guerra passata che Mel Gibson ha celebrato nel presente quasi a monito per le generazioni future e gli scenari di guerra collettiva che ci si stanno aprendo quotidianamente e internazionalmente, magari non più con granate e fucili, ma pur sempre dettate dalla cattiveria, dagli errori/orrori umani che, ahimè, esisteranno sempre.<br />]]> EL CIUDADANO ILUSTRE di Gastón Duprat, Mariano Cohn Gaia Serena Simionati 10108 2016-09-04T00:00:00+0000 2016-09-04T00:00:00+0000 2016-09-04T00:00:00+0000 <em>La culturaehellip; ciò che fa sì che lersquo;uomo non sia solo un incidente nellersquo;universo.</em><br />André Malraux <br /><br />Chissà dove Gastón Duprat e Mariano Cohn, i due registi di <strong>EL CIUDADANO ILUSTRE</strong>, avranno trovato o a chi avranno commissionato <strong>le opere dersquo;arte più brutte al mondo</strong>, una decina di quadri raccolti per un concorso paesano della città di Salas, a 754 km da Buenos Aires in Argentina, in cui è chiamato a giudicare Daniel Mantovani, uno scrittore di fama internazionale, intellettuale senza peli sulla lingua, premio Nobel, assente dalla propria città natale da 40 anni e invitato per ritirare la medaglia come cittadino onorario.<br /><br />Esseri nati a Salas è controproducente perché è un palindromo. La parola può essere infatti letta in due sensi e, avere due direzioni percorribili. Come tale, questo luogo natio di un premio Nobel della letteratura argentina, negato persino a Borges, mirabilmente interpretato da Oscar Martínez, rivela due anime. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/27416el_ciudadano_ilustre_2_400.jpg" alt="27416el_ciudadano_ilustre_2_400" title="27416el_ciudadano_ilustre_2_400" width="400" height="210" /><br /><br />Una apparente di stima e celebrazione verso un artista mondiale. E una seconda direzione inversa, fatta di astio, invidia, emozioni represse e di rabbia trattenuta verso lo scrittore che ha avuto il coraggio di lasciare un buco con il nulla incluso. Ciò fornisce anche anche ansia.<br /><br />La doppia direzione nella scrittura del film è geniale. Da un lato, il significato di arte, la difficoltà di interpretarla, viverla e farla. Dallersquo;altro la grettezza, la poca umiltà di chi ha raggiunto la fama e non la sa o vuole condividere.<br /><br />Altro sdoppiamento, la mancanza totale di cultura e di consapevolezza del paese di origine e delle persone che lo abitano, e dallersquo;altro la potenza di idee e intelligenza del protagonista. <br /><br />Tutto ciò da origine a un chiasmo interessantissimo, anchersquo;esso scisso tra totale comicità del provincialismo, inanellato da mancanza di gusto volutamente scelta sia nella grafica del film che nellersquo;espressione artistica del paesino, e dallersquo;altro a riflessioni profonde sul sistema creativo che sfociano nel dramma. <br /><br />Insomma una tragicomicità ineluttabile, la stessa che tange oggi politici, sindaci, artisti, finti intellettuali e tutti coloro che ignari di cosa sia, si vogliono occupare di cultura. Meglio se con la O. ]]>