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TK - Art magazine: Flash Italia Tk System Le ultime novità dal mondo dell'arte in Italia 2019-05-21T10:47:05+0000 Tk System Biennale 2017: LA GRECIA. IL MAGICO RECINTO SACRO E IL LABIRINTO CONTEMPORANEO MEDITERRANEO Gaia Serena Simionati 10180 2017-06-06T00:00:00+0000 2017-06-06T00:00:00+0000 2017-06-06T00:00:00+0000 Il padiglione della <strong>Grecia</strong> è indubbiamente e tra tutto, la cosa più utile, elegante, potente e complessa da vedere di tutta la biennale. Curato da Orestis Andreadakis e calibrato su più livelli, sia fisici, dato che è strutturato su due piani, che mentali, includendo arte, cinema, scienza e fantascienza, teatro, <strong>Drivas </strong>ha creato una Gesamtkunstwerk, ovvero unersquo;opera globale, come piacerebbe tanto dire a Wagner che cita come massima espressione le#39;arte teatrale delle#39;antica Grecia ricordandolo forse a una Merkel distratta e a unersquo;Europa ignara.<br /><br />Ispirato alle <em>Supplici</em> di Eschilo, che vede protagoniste persone perseguitate in cerca di accoglienza, esortate da Danao a raggiungere il <strong>recinto sacro</strong> dove, per antica consuetudine hanno un <strong>diritto di asilo inviolabile</strong>, il padiglione risulta storicamente, drammaturgicamente, politicamente pregnante e, soprattutto, estremamente attuale dato ciò che la Grecia e il mediterraneo stanno passando oggi con profughi e sbarchi. <br /><br /><strong>George Drivas, che qui è regista, scultore, artista</strong> che ragiona a tuttotondo e su più piani, mette in piedi in unersquo;opera dersquo;arte totale, un vero e proprio <em>Laboratory of Dilemmas</em>. Un labirinto fisico e mentale in cui unersquo;elegantissima video installazione su più schermi, riprende un gruppo di scienziati, che dibattono delle implicazioni morali e scientifiche di un controverso esperimento di biologia. <br /><br />Inizialmente tutto appare un esperimento reale, con immagini sbiadite e dersquo;epoca, aprendo interrogativi cosmici sullersquo;andamento della scienza in relazione allersquo;umano. Poi proseguendo alcuni dettagli svelano una diversa realtà, come la presenza di Charlotte Rampling, dove si percepisce che tutto è costruito <em>ad hoc</em>, innestando così unersquo;ulteriore dinamicità e confusione tra presente e passato, tra reale e irreale, tra verità e finzione. Esattamente quello che lersquo;arte dovrebbe stimolare oggi con eleganza conseguente: <strong>conflitto, riflessione, dialogo e dilemma</strong>.<br />]]> Biennale 2017: IL FANTASTICO MONDO DI JAN FABRE Gaia Serena Simionati 10179 2017-06-05T00:00:00+0000 2017-06-05T00:00:00+0000 2017-06-05T00:00:00+0000 Andare a una mostra di Jan Fabre, in questo caso, eldquo;<em><strong>Glass and Bone Sculptures 1977-2017</strong></em>erdquo;, aperta per la Biennale dal 13 maggio 2017 nei chiostri dellersquo;Abbazia di San Gregorio a Venezia, è come vedere <strong>Superquark</strong>, andare <strong>a teatro</strong>, o al <strong>cinema</strong> in <strong>3D</strong> assieme e con un biglietto unico.<br /><br />Lersquo;eclettico ed eterogeneo artista di Anversa, entomologo, drammaturgo, regista, performer, nei 40 anni di produzione qui assemblati, catapulta il fruitore in un passato recente e in un futuro remoto, sorprendendolo con la sua enorme capacità di visione ed eleganza. <br /><br />Già gli spazi del chiostro che sono di per sé atemporali, fermi, silenziosi con la collocazione di queste opere apotropaiche vengono valorizzati ulteriormente e rendono lersquo;interazione ancora più magica e stupefacente; merito di un artista del rinascimento: completo.<br /><br />Allersquo;ingresso, si di un piedistallo, si erge un grande <em>beetle</em> di vetro verde, lisergico, che accoglie tutti nel centro del quadrato, ricordando lersquo;anima animale, ancestrale, rettile che pervade lersquo;universo. Poi sculture, ossa, scheletri di vetro, alludono alla fragilità umana e alla capacità del materiale di essere plasmato come i cervelli e i corpi degli esseri umani, sottoposti sempre a tensioni, mutamenti e ostacoli. <br /><br />Natura e bellezza in unersquo;eterna relazione, spazio tempo che affiorano e catapultano in una giostra di riflessioni cromatiche sono solo alcuni degli elementi che fungono da corollario visivo del fantastico mondo di Jan Fabre che sa fagocitare chiunque vi capiti vicino. ]]> CARLO BRENNA - PATHOS 10175 2017-05-25T00:00:00+0000 2017-05-25T00:00:00+0000 2017-05-25T00:00:00+0000 <strong>Carlo Brenna</strong>, è artista milanese, di espressione metafisico surreale, pittore e scultore che si esprime principalmente attraverso lersquo;antica tecnica murale dellersquo;affresco.<br />La sua pittura onirica, densa di inconsci significati sarà la protagonista indiscussa del sogno di inizio estate nella magica cornice della torre delle arti di Bellagio.<br />Le architetture sono monumenti al pensiero ed alla fantasia: le scale, le colonne, gli archi, le cupole, riportano alla realtà,richiamano ed evidenziano la compostezza delle costruzioni.<br />La composizione è nitida: i volumi, le superfici, i chiaroscuri costituiscono i segni visibili di una modulata concertazione fatta di spazi e di ritmi.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/1_400_01.jpg" alt="1_400_01" title="1_400_01" width="400" height="400" /><br /><br />Lersquo;artista parla al pubblico attraverso un linguaggio espresso in simboli e si esprime attraverso lersquo;arte come a parole non potrebbe mai fare. In queste opere ritroviamo una atmosfera onirica, misteriosa, metasifico e surreale, con chiari riferimenti al modo ellenico, culla della civiltà. Egli raffigura anche immense arcate, ingressi di cattedrali gotiche, visioni prospettiche di piazze che rimandano a Venezia, cieli e mari che si fondono in un universo paradisiaco.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/2_400.jpg" alt="2_400" title="2_400" width="392" height="400" /><br /><br /><em><strong>PATHOS</strong></em> è il sentimento che avvolge lersquo;osservatore e che abbraccia il nostro essere nellersquo;addentrarci e nel perlustrare i luoghi dellersquo;assoluto osservando i particolari ed i simboli del suo linguaggio poetico, permettendo ai colori di adagiarsi, quasi come un balsamo sulle pieghe dellersquo;anima.<br />Ed un indimenticabile viaggio onirico ci regala lersquo;artista: .. E SE TUTTI NOI FOSSIMO SOGNI ? ehellip;<br />(a cura di La testimone velata art gallery)<br /><br /><strong> <br />TORRE DELLE ARTI <br />SALITA PLINIO 21<br />BELLAGIO<br /><br />DAL 10 GIUGNO AL 2 LUGLIO 2017<br /><br />Orario: tutti i giorni 10/13 14/19</strong> <br /><br />Per info <br /><a href="mailto:info@latestimonevelata.it">info@latestimonevelata.it</a><br /><a href="http://www.carlobrenna.it" target="_blank" title="www.carlobrenna.it">www.carlobrenna.it</a><br /><a href="http://www.latestimonevelata.it" target="_blank" title="www.latestimonevelata.it">www.latestimonevelata.it</a>  ]]> Biennale 2017: Andrew Rogers - WE, AS CARETAKERS Gaia Serena Simionati 10174 2017-05-16T00:00:00+0000 2017-05-16T00:00:00+0000 2017-05-16T00:00:00+0000 In unersquo;epoca difficile dove lersquo;erdquo;altroerdquo; siamo noi, dove sempre più il collettivo va a discapito dellersquo;individuo, dove il singolo prevale sullersquo;interesse del gruppo, spesso senza calcolare che il passato grava sul presente, ecco che capita una mostra che attraverso lersquo;arte fa riflettere con forme scultoree e dicotomiche su tematiche estremamente attuali. <br />Durante la Biennale 2017, e seguendo i dettami di Christine Macel, in cui lersquo;artista deve avere voce e responsabilità predominanti nel dibattito contemporaneo, <strong>Andrew Rogers</strong> presenta, con il supporto del governo australiano a palazzo Mora, vicino a Cà Dersquo;oro, 8 sculture di acciaio e bronzo con ben tre tonnellate di metallo, dal titolo emblematico <strong>We Are</strong>, seguito del precedente progetto <strong>I am</strong>. Sculture esternamente aggressive, internamente soffici, al di fuori scintillanti, allersquo;interno opache, come esseri umani, hanno una doppia valenza tra lersquo;interiorità e lersquo;esteriorità tra apparire e essere di ciascuno che, anche in relazione col prossimo, si modifica. 300 persone hanno partecipato allersquo;opening con un ottima champagne breakfast di Harryersquo;s Bar.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/f01concept_image_kazakhstan_installation_400.jpeg" alt="f01concept_image_kazakhstan_installation_400." title="f01concept_image_kazakhstan_installation_400." width="267" height="399" /><br /><br />Installazioni di <em>land art</em>, interventi sulla natura, grandi sculture monumentali che affrontano tematiche sul tempo, le simbologie dellersquo;umano animano tutta la produzione di Rogers che si estende in 7 continenti con progetti in 16 paesi e 51 siti di massicci interventi con <strong>land art</strong>, visibili in una mappa satellitare dallo spazio e fortemente radicati nel territorio con la popolazione locale, impiegando più di 7500 lavoratori.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/f30i_am_400.jpg" alt="f30i_am_400" title="f30i_am_400" width="267" height="399" /><br /><br />La prossima mega scultura di 10.5 metri sarà inaugurata il 10 Giugno 2017 come parte di <em>Expo 2017</em>, energia futura in <strong>Kazakhstan</strong>.<br /><br /><br />]]> Giuseppe Viola - Storia del cavallino imagista 10164 2017-04-12T00:00:00+0000 2017-04-12T00:00:00+0000 2017-04-12T00:00:00+0000 Il giorno 8 aprile alle ore 11.30 presso la quattrocentesca Sala degli Affreschi del Castello di Belgioioso, il critico Alberto Moioli della International Association of Art Critics, dinanzi al Sindaco Francesca Rogato e allersquo; Assessore alla Cultura Tamara Lebiu, presenterà la mostra personale eldquo;<strong><em>Storia del cavallino imagista</em></strong>erdquo; dellersquo;artista <strong>Giuseppe Viola</strong> (1933-2010).<br /><br />La Sala dellersquo;Incompiuta del Castello di Belgioioso farà da cornice al percorso della mostra che seguirà il particolare racconto eldquo;Il pittore Viola dipinse un giorno un cavallinoerdquo; che lo scrittore e pittore Dino Buzzati (1906 -1972) scrisse nel 1968 per Giuseppe Viola. Il testo fu presentato nello stesso anno nella prima monografia eldquo;Opere di Giuseppe Violaerdquo;.<br />Saranno inoltre presenti in mostra 20 dipinti, alcuni inediti come gli ultimi collage che riprese nel 2007.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/collage_imagista_2008_cm._40x60_pelle_su_tavola_400.jpg" alt="collage_imagista_2008_cm._40x60_pelle_su_tavola_400" title="collage_imagista_2008_cm._40x60_pelle_su_tavola_400" width="400" height="252" /><br /><strong><em>Collage Imagista</em>, 2008, cm. 40x60, pelle su tavola</strong><br /><br />Giuseppe Viola a seguito della creazione del Manifesto Imagista redatto insieme a Dino Buzzati e presentato nel 1970 presso il circolo<br />culturale Au Petit Paris di Milano, viene identificato come il Capofila del Movimento Imagista pittorico che ebbe nel poeta anglosassone Ezra Pound il suo personaggio di spicco per quanto concerne le#39;Imagismo letterario; il movimento delle#39;Imagismo letterario formulò una vera e propria nuova concezione di poesia intesa come eldquo;unità integrale di ritmo e parolaerdquo;, laddove eldquo;unitàerdquo; divenne presto sinonimo di eldquo;immagineerdquo;.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/cavalli_imagisti_1970_cm._80x60_o.s.t_400.jpg" alt="cavalli_imagisti_1970_cm._80x60_o.s.t_400" title="cavalli_imagisti_1970_cm._80x60_o.s.t_400" width="400" height="299" /><br /><strong><em>Cavalli Imagisti</em>, 1970, cm. 80x60 o.s.t</strong><br /><br />Nelle#39;imagismo pittorico, le#39;immagine (stilizzata e diretta come dai principi della poetica di Ezra Pound) vuole arrivare allo spettatore con una sintesi visiva ed immediata e con un linguaggio innovativo.<br /><br />Nel 1972 il Comune di Milano onora Giuseppe Viola con una prima grande mostra dedicata allersquo;Imagismo Pittorico.<br /><br />Da qui il movimento decolla con fermezza permettendo a Viola di proseguire con ancor maggior vigore la propria attività espressiva, oggi raccolta in una collezione di enorme portata storica, documentaristica e artistica di grande interesse.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/collage_imagista_2008_cm._60x805_broccato_pelle_e_stoffa_su_tavola_400.jpg" alt="collage_imagista_2008_cm._60x805_broccato_pelle_e_stoffa_su_tavola_400" title="collage_imagista_2008_cm._60x805_broccato_pelle_e_stoffa_su_tavola_400" width="314" height="400" /><br /><strong><em>Collage Imagista</em>, 2008, cm. 60x80,5, broccato, pelle e stoffa su tavola</strong><br /><br /><br /><strong>La mostra, resa possibile grazie a FM Logistic, rimarrà aperta al pubblico fino al 7 maggio.<br /><br />A cura di Archivio Giuseppe Viola<br /><br />Castello di Belgioioso (PV) - Sala delle#39;Incompiuta<br />Ingresso <br />P.zza V. Veneto, 1<br />27011 Belgioioso (PV)<br /><br />Dallersquo;8 aprile al 7 maggio 2017 endash; Ingresso libero<br /><br />Inaugurazione: sabato 8 aprile ore 11:30<br /><br />Presentazione nella sala degli affreschi a cura di: Alberto Moioli<br /><br />Orari: giovedì/venerdì 15 - 19; sabato/domenica e festivi 10.30/13 - 15/19<br /><br />Tel. 0382978430<br /><br />mail: </strong><a href="mailto:cultura@comune.belgioioso.pv.itweb"><strong>cultura@comune.belgioioso.pv.it</strong><br /><strong>web</strong></a><strong>: </strong><a href="http://www.comune.belgioioso.pv.itCatalogo" target="_blank" title="http://www.comune.belgioioso.pv.itCatalogo"><strong>www.comune.belgioioso.pv.it<br /><br />Catalogo</strong></a><strong> in mostra<br /><br /><br /></strong>In copertina:<strong> <em>Collage Imagista</em>, 2008, cm. 40x60, pelle su tavola (particolare)</strong>]]> CARLO BRENNA - ECCE VITA 10161 2017-04-03T00:00:00+0000 2017-04-03T00:00:00+0000 2017-04-03T00:00:00+0000 Eersquo; nella suggestiva atmosfera medioevale dellersquo;incantevole borgo di Soncino (Cremona), che lersquo;artista milanese <strong>CARLO BRENNA</strong> ha scelto di esporre al pubblico le sue opere in una mostra personale dal titolo <strong><em>ECCE VITA</em></strong>, caratterizzata dalla sempre e costante rappresentazione dellersquo;universo femminile. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/soncino_1_400.jpg" alt="soncino_1_400" title="soncino_1_400" width="270" height="400" /><br /><br />La poetica contemplativa di ECCE VITA permea e avvolge di magica atmosfera anche tutte le altre opere esposte nella seconda stanza della sala mostre della Filanda. <br /><br />La tecnica dellersquo;affresco, rivitalizzata e resa contemporanea dallersquo;opera de maestro CARLO BRENNA, ben si colloca in questi luoghi densi di storia e come un sortilegio si intreccia con il fascino che emana la Rocca Sforzesca, che imperiosa si lascia ammirare dalle ampie finestre.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/02_400.jpg" alt="02_400" title="02_400" width="395" height="400" /><br /><br />ECCE VITA, presentata al pubblico in questo periodo pasquale, esprime un sentimento profondo che induce ad una riflessione sul tema della vita e del suo scorrere. Infatti ECCE VITA è il titolo scelto dal maestro milanese CARLO BRENNA per proporre la sua personalissima VIA CRUCIS, realizzata con la tecnica dellersquo;affresco nellersquo; anno 2014.<br /><br /> eldquo;ECCE VITA è pensata, ideata e realizzata secondo lo spirito che permea lersquo;intero operato artistico di Carlo Brenna. Realizzata in dodici stanze con la tecnica dellersquo;affresco su tavola, in una rappresentazione metafisico-surreale, lersquo;artista colloca, interpreta e rende contemporaneo i temi della via crucis, dove gli elementi che vi compaiono tendono a modellare un tempo infinito dato dalle contemporanee presenze di elementi del passato e del presente. In particolare lersquo;artista fa suo il percorso iconografico e lo re-interpreta secondo una sua simbologia, un pensiero che è costante nel suo percorso artistico che vede la figura della donna centrale alla vitaehellip;.. eldquo;<br /><br /><strong>Con IL PATROCINIO DEL COMUNE DI SONCINO (Cremona)<br /><br /><em>Sala mostre della FILANDA dal 8 AL 17 APRILE 2017</em></strong>  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/06_400.jpg" alt="06_400" title="06_400" width="400" height="400" /><br /><br /><strong>CARLO BRENNA PIAZZA SAURO 7 20833 PAINA DI GIUSSANO/ MB</strong><br /><a href="http://www.carlobrenna.it" target="_blank" title="www.carlobrenna.it">www.carlobrenna.it</a><br /><br /><strong>In permenza presso LA TESTIMONE VELATA piazza sauro 6° PAINA DI GIUSSANO</strong><br /><a href="http://www.latestimonevelata.itinfo@latestimonevelata.it" target="_blank" title="www.latestimonevelata.it">www.latestimonevelata.it<br /></a><a href="mailto:info@latestimonevelata.it">info@latestimonevelata.it</a>     <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/0055_64x76_a_400.jpg" alt="0055_64x76_a_400" title="0055_64x76_a_400" width="336" height="400" />]]> ESA e ASI, MICHELANGLO PISTOLETTO E L’ASTRONAUTA PAOLO NESPOLI Gaia Serena Simionati 10159 2017-02-20T00:00:00+0000 2017-02-20T00:00:00+0000 2017-02-20T00:00:00+0000 <strong>INCONTRO TRA ARTE E SPAZIO<br />AL MUSEO DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA<br /><br /><br /></strong>Sì è svolto il 14 febbraio un interessante incontro tra le agenzie spaziali europee e italiane rappresentate rispettivamente da Franco Bonacina e Francesco Rea con lersquo;artista Michelangelo Pistoletto con cui si è sviluppata unersquo;applicazione dersquo;interazione fotografica e artistica col terzo paradiso creato dallersquo;artista e portata oltreorbita da Paolo Nespoli.<br /><br />Abbiamo fatto delle domande sul progetto, al portavoce del Direttore Generale dellersquo;agenzia spaziale europea, Franco Bonacina.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/esa_astronaut_paolo_nespoli_inside_the_station_s_quest_airlock_node_full_image_2_400.jpeg" alt="esa_astronaut_paolo_nespoli_inside_the_station_s_quest_airlock_node_full_image_2_400." title="esa_astronaut_paolo_nespoli_inside_the_station_s_quest_airlock_node_full_image_2_400." width="400" height="264" /><br /><strong><em>ESA astronaut Paolo Nespoli inside the Station s Quest Airlock</em></strong><br /><br /><strong>GSS: Come si risolve il problema della sindrome di Kessler?<br />FB:</strong> Eersquo; uno scenario che può e deve essere evitato mettendo in atto in maniera adeguata e immediata drastiche misure su scala internazionale per ridurre la eldquo;spazzatura spazialeerdquo;.<br />Lersquo;ESA - lersquo;Agenzia Spaziale Europea endash; è allersquo;avanguardia in questo settore: ridurre ed evitare la formazione di spazzatura spaziale in orbita (pezzi di razzi eldquo;spentierdquo; vaganti in orbita, satelliti in disuso o, peggio ancora, residui di esplosioni in orbita) è una delle preoccupazioni che più ci stanno a cuore. Ad esempio, da anni stiamo impiegando una tecnica che prevede di utilizzare una riserva di carburante per spedire satelliti in orbita eldquo;cimiterialeerdquo; - orbite lontane da quelle eldquo;prezioseerdquo; più comunemente utilizzate per satelliti di osservazione della terra, fino ai 2000 km o di telecomunicazioni, a 36.000 km dalla terra - e passivare i serbatoi (eliminare i residui di carburante) una volta terminata la loro vita utile. Un altro esempio è lo studio recente di una missione chiamata e.deorbit che prevede di inviare uno eldquo;spazzino spazialeerdquo; robotizzato per catturare relitti di satelliti vaganti con un braccio robotico o una rete e farli bruciare in modo controllato forzando il loro rientro nellersquo;atmosfera terrestre.<br /><br /><strong>GSS: Come si colloca lersquo;Italia nella gestione dello spazio con lersquo;Europa? Come siamo visti e accolti?<br />FB:</strong> Benissimo. Lersquo;Italia, dopo Germania e Francia. Eersquo; uno dei paesi membri di maggior peso dellersquo;ESA. Da sempre allersquo;avanguardia in ogni branca delle attività che svolgiamo: scienza spaziale, lanciatori, stazione spaziale, esplorazione e astronauti, osservazione della terra, telecomunicazioni, navigazione satellitareehellip;. Il tessuto industriale italiano è in grado di competere e primeggiare a livello Europeo, i nostri centri di ricerca e le nostre università sono popolati da ricercatori, ingegneri e specialisti di primersquo;ordine che propongono esperimenti unici. Penso al tanto nominato eldquo;made in Italyerdquo; che ritroviamo nello spazio come il laboratorio Columbus eldquo;attraccatoerdquo; in permanenza alla Stazione Spaziale Internazionale, al piccolo lanciatore Vega, alla nostra partecipazione a missioni da prima pagina come Rosetta che è andata a caccia di comete e ha fatto atterrare il suo modulo Philae sul nucleo della cometa stessa. Peccato per il mancato atterraggio su Marte di qualche mese fa. Ce lersquo;avevamo quasi fattaehellip; abbiamo comunque imparato moltissimo da un errore e la navicella madre endash; ExoMars- è perfettamente funzionante in orbita attorno al pianeta rosso.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/central_district_botswana_node_full_image_2_400.jpeg" alt="central_district_botswana_node_full_image_2_400." title="central_district_botswana_node_full_image_2_400." width="400" height="272" /><br /><strong><em>Central District Botswana</em></strong><br /><br /><strong>GSS: Come viene vista lersquo;arte dallo spazio o dalla terra da parte degli astronauti? Oltre ad essere ingegneri, sono anche appassionati?<br />FB:</strong> Credo che tutti gli astronauti dellersquo;ESA siano appassionati di arte e ce lo dimostrano quando riprendono con le loro macchine fotografiche dotate di potenti teleobiettivi spettacolari immagini del nostro pianeta. Basta andare sul nostro sito web (<a href="http://www.esa.int" target="_blank" title="www.esa.int">www.esa.int</a>) per trovare centinaia di meravigliose immagini spettacolari di deserti, catene montuose, oceani, città, aurore boreali; sembrano quadri astratti, opere di un grande pittoreehellip; Gli astronauti sono gli occhi, la mente e le mani di una grande comunità di scienziati che affida loro il compito di eseguire sofisticati e complessi esperimenti nei vari laboratori della Stazione Spaziale Internazionale, ma nel loro tempo libero si trasformano in fotografi e artisti per farci partecipi qui sulla terra della meraviglia che hanno il privilegio di vedere da lassù, a 250 km di altezza. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/italy_at_night_node_full_image_2_400.jpeg" alt="italy_at_night_node_full_image_2_400." title="italy_at_night_node_full_image_2_400." width="400" height="266" /><br /><strong><em>Italy at night</em></strong><br /><br /><strong>GSS: Dopo la lunga missione di Paolo Nespoli, al suo ritorno, pensate che continuerà lersquo;applicazione e lersquo;interazione digitale artistica nata con Pistoletto con la terra anche con altri astronauti?<br />FB:</strong> Senza dubbio. La meraviglia non finisce mai.<br /><br /><strong>GSS: Cosa vi aspettate da questo progetto in primis?<br />FB:</strong> Permettere a molti di diventare un poersquo; astronauti e un poersquo; artisti e farci capire che viviamo tutti in un mondo fragile, senza frontiere, bellissimoehellip; la terra è la nostra navicella spaziale e dobbiamo in tutti i modi cercare di preservala e lasciala in eredità ai nostri figli e alle generazioni future, intatta. Eersquo; il nostro impegno nello spazio, in Europa e lersquo;Italia, ci aiuta a farlo. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/space_sunrise_node_full_image_2_400.jpeg" alt="space_sunrise_node_full_image_2_400." title="space_sunrise_node_full_image_2_400." width="400" height="266" /><br /><em><strong>Space sunrise</strong></em><br /><br /><br />In copertina: <strong><em>Beautiful tonight</em></strong>]]> L’ESSENZA DEL PENSIERO - Personale di pittura dell’artista CARLO BRENNA 10148 2017-01-24T00:00:00+0000 2017-01-24T00:00:00+0000 2017-01-24T00:00:00+0000 Nel centro storico di Cantù, nella bella sala espositiva della corte San Rocco in via Matteotti 39 , lersquo;artista milanese Carlo Brenna esporrà grandi e notevoli opere che ben descrivono lersquo;essenza del suo lungo percorso artistico , sempre declinato e proiettato verso quellersquo;esaltazione della figura femminile ,vista come unione di anima e corpo, leit motiv che da sempre ricorre nelle sue opere.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/img20161031wa0010_400.jpg" alt="img20161031wa0010_400" title="img20161031wa0010_400" width="398" height="400" /><br /><br />Carlo Brenna, parla al pubblico con un linguaggio espresso in simboli e si esprime attraverso lersquo;arte, come a parole non potrebbe mai fare. In queste opere ritroviamo una atmosfera onirica, misteriosa,a volte surreale, silenziosa come è silenzioso il pensiero, con chiari riferimenti al mondo ellenico, culla della civiltà. Lersquo;essenza del pensiero è per Brenna, eldquo; la donna eldquo; , rappresentata maestosa, solenne, statuaria .Il suo respiro è ovunque. Ella è lersquo;aria, lersquo;acqua, la terra, il cielo , il mistero. Lei : Itaca,Venezia, la protagonista celestiale del suo Empireo. Per lo più senza volto diviene : casa, cariatide, colonna, maschera, guerriero, tempio , luogo ed elemento di raccoglimento, dove raggiungere lersquo;Assoluto. Lersquo;artista raffigura anche immense arcate, ingressi di cattedrali gotiche , visioni prospettiche di piazze che rimandano a Venezia, ad un fantastico mondo orientale, dove cieli a mari che si fondono in un universo paradisiaco. Ma queste espressioni architettoniche, sono sempre poste prospetticamente in secondo piano rispetto ai soggetti femminili che danno vita e respiro, con la loro presenza, al quadro. (La testimone velata)<br /><br />eldquo;Un vibrare armonioso di suoni, di luci, colori, atmosfere riesce a regalarci Carlo Brenna nella sua pittura. Chiarori e silenzi, passioni e geometrie e unersquo;arte nuova che annuncia spiritualità nel rapporto con lersquo;uomo. E i profili del volto si alternano alle maschere e le architetture inneggiano alla bellezza. Scendono i colori in morbide stesure , chiari, tenui,espansi, un movimento che suggerisce unersquo;immagine, un accadimento che sta per essere rivelato. Carlo Brenna vive da anni questo suo ricco percorso, interiormente e con grande amore, in una lettura inedita del reale , in un arcano e simbolico surrealismo , che ci fa entrare in una Venezia diversa, mentale, che si avvale degli spazi infiniti della fantasia. Cupole aperte al cielo cariche e ricche di particolari, di segni, di simboli, di sfumature, squarciate nellersquo;ampiezza del cosmo, una iconografia simbolica del Medioevo in poi nutre la civiltà occidentale e ne impagina la coscienza. Una pittura contemplativa, difficile, piena di sostanza. Per il piacere di essere se stesso, con la consapevolezza di una pittura evocatrice e totalmente unica e sua, Carlo Brenna si esprime senza falsi pudori usando il suo modo di vita quotidiana ad esempio delle sue forme pittoriche trasmesse in assoluta essenzialità espressiva.erdquo;<br /><br /><em>Giorgio Falossi</em>  <br />IL QUADRATO<br />Analisi critica dalla tradizione classica al fascino dellersquo;avanguardia  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/rossa_400.jpg" alt="rossa_400" title="rossa_400" width="301" height="400" /><br /><br />Scrive Carlo Brenna: eldquo;<em>Lersquo;anima eersquo; il mezzo che meravigliosamente mi dà la possibilità del viaggio. Percorrendo gioie e fantasie inconsce, nel mio viaggio cerco di guardare per vedere quelli che non vedono, modellando il tempo senza tempo che dovrà venire. Così stimolato mi trovo ad essere forma, materia, attore e spettatore di me stesso, lasciando che la corrente interiore della materia irrompa , unendosi tumultuosamente alla culla dellersquo;anima, fino ad essere trascinato via e trasformato in vita</em>ehellip;.. eldquo; <br />Carlo BrennaCarlo Brenna è nato a Milano nel 1935, di fronte alle colonne di San Lorenzo ed è in questa città che avviene la sua formazione artistica, frequentando lersquo;Accademia di Brera e in seguito diplomandosi grafico pubblicitario alla Umanitaria di Milano. Pittore e scultore metafisico/surreale dal 1968 la sua scelta di dedicarsi completamente allersquo;arte con particolare predilezione alla tecnica dellersquo;affresco e della scultura.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/img20161109wa0005_400.jpg" alt="img20161109wa0005_400" title="img20161109wa0005_400" width="348" height="400" /><br /><br />Ha esposto in numerose personali in Italia ed allersquo;estero e tuttersquo; ora la sua attività artistica è proiettata verso quel desiderio di assoluto facendo suo il pensiero metafisico di Cartesio eldquo; cogito, ergo sumerdquo;. <br />eldquo;La parola pensiero può designare tanto lersquo;insieme dei fatti psichici nel loro complesso, quanto, più specificatamente lersquo;attività della ragione e dellersquo;intelletto in quanto distinta da quella dei sensi e della volontà. Ora, la mia ricerca nellersquo;arte figurativa, è quella di dare forma alla percezione sensoriale , cercandodi scoprire ciò che cersquo;eersquo; oltre il pensiero dellersquo;uomo e fra lersquo;uomo ed il pensiero. Ogni soggetto di una mia opera propone dei simboli , dei codici, delle chiavi dersquo;ingresso al mio mondo interiore.<br />Tre anni fa, la scelta controcorrente di uscire da Milano per incoraggiare con il suo esempio, anche la periferia allersquo;amore per lersquo;Arte che per Carlo Brenna èersquo; la vita stessa. Quasi come un ritorno nostalgico ai Navigli della sua amata Milano, oggi il suo studio galleria trova spazio infatti, in un suggestivo cortile rurale della Brianza, a Paina di Giussano/MB in piazza Sauro 7, dove il passato contadino ancora risuona e dove lersquo;antico viene reso contemporaneo dagli affreschi metafisico/surreali dellersquo;artista. (eldquo;cortile degli affreschierdquo;, eldquo;camera con Vistaerdquo;, eldquo;Santorini, lersquo;isola che cersquo;èerdquo;)<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/358a5283_400.jpg" alt="358a5283_400" title="358a5283_400" width="400" height="400" /><br /><br /><br /><strong>Inaugurazione sabato 4 febbraio ore 18<br /><br />Dal 4 al 12 febbraio 2017 <br /><br />spazio espositivo corte san Rocco<br />via Matteotti 39 <br />CANTUersquo; <br /><br />Orari: tutti i giorni 10/12 -15/19</strong>   ]]> GIOVANNI SEGANTINI - RITORNO ALLA NATURA E A SE STESSI Gaia Serena Simionati 10144 2017-01-16T00:00:00+0000 2017-01-16T00:00:00+0000 2017-01-16T00:00:00+0000 "<em>Chi compie viaggi esteriori cerca la completezza nelle cose, chi si dà alla contemplazione interiore trova la sufficienza in se stesso."</em><br />Lieh Tzu, IV, 51<br /><br />Ci sono vite difficili. Ci sono vite brevi. Ci sono vite e anime che vengono capite tardi, dopo, troppo in là.<br />I tre casi toccano lersquo;esistenza di Giovanni Segantini. Nato poverissimo ad Arco nel 1858, morto a soli 41 anni dopo essere rimasto orfano a 4 anni, abbandonato dai fratelli dopo la precoce morte di padre e madre, finito poi in riformatorio per vagabondaggio, egli fu apolide, analfabeta e, nonostante tutto, riuscì a diventare uno dei massimi artisti tra i simbolisti e divisionisti internazionali.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/segantini_copia_400.jpg" alt="segantini_copia_400" title="segantini_copia_400" width="279" height="400" /><br /><br />Chiuso e solitario, il conforto lo trovò solo nella pittura, nel mondo naturale e nella spiritualità tra la vasta natura e i suoi amati animali, nel silenzio della potenza sterminata di valli e montagne che lo accoglievano come il Maloja e tra le braccia del grande amore, la moglie Luigia Bugatti. <br />Scene di genere, bucoliche e naturalistiche, la pittura iniziale è di stampo verista; da subito viene notato e aiutato da Grubicy che riconosce un talento spiccato e unico in Segantini.<br />Soggetti pastorali dersquo;intonazione mistica lo accostano alla scuola di Barbizon e a Millet. Mentre lo studio della luce lo avvicina al grande Courbet. Con essa diviene un maestro, proiettandola tra alte montagne, tra i pieni e scuri della neve, in vallate adombrate dai raggi del sole, nei corpi plastici, materici e iconici delle numerose e simboliche madri: tutte quelle che gli sono mancate fin da piccolo e che continua a rappresentare anche nude, come unersquo;ossessione materna e sensuale. Il tepore della stalla, e del bambino, la mucca che allatta, un filo di luce, sono associati a quel calore materno che tanto gli mancò e che riesce totalmente a rendere a noi che osserviamo.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/seg03_400.jpeg" alt="seg03_400." title="seg03_400." width="400" height="224" /><br /><br />Il docufilm <strong><em>Segantini, ritorno alla natura</em></strong>, diretto da Francesco Fei, oltre ad unersquo;ottima interpretazione di Filippo Timi in un personaggio contrastato e contorto, schivo e solipsista, riesce a mettere a fuoco una vita non facile, poco nota e intensissima. Così come la sua elegante pittura!<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/seg08_400.jpeg" alt="seg08_400." title="seg08_400." width="400" height="224" /><br />]]> POP IN ITALIA Benedetta Schiavi 10141 2016-12-22T00:00:00+0000 2016-12-22T00:00:00+0000 2016-12-22T00:00:00+0000 eldquo;Mi dispiace per gli americani che hanno così poca storia alle spalle, ma per un artista italiano, romano e per di più vissuto ad un tiro di schioppo dalle mura vaticane, popular è la Cappella Sistina, vero marchio del Made in Italy.erdquo; Impossibile fraintendere: con la schiettezza di un romano, Tano Festa dichiara ciò che in Italia significa Pop, in ovvia contraddizione con il movimento nato oltreoceano. Ed è proprio per questo mancato rimando alla cultura bassa che questa corrente ha spesso generando confusione. Siamo negli anni elsquo;60 quando alla crisi dellersquo;informale risponde il Pop italiano, che con colore e figuratività rispecchia lersquo;Italia profondamente cambiata del boom economico. Ma se il messaggio di critica sociale lanciato dalle Zuppe Campbell di Warhol è immediatamente riconosciuto, non subito si nota il legame tra il popular e artisti come Angeli, Schifano e Festa. Lersquo;Italia infatti, anche se travolta da grandi cambiamenti, rimane ugualmente un paese legato alla sua storia e alla sua cultura, in quanto non stagnante e chiusa nei musei ma viva e presente nel contesto urbano. Il giungere del nuovo benessere dunque non la sostituisce ne la mette da parte, ma ne conferma la presenza. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/mario_schifano_paesaggio_anemico_1973_smalti_su_tela_cm_80x100_400.jpg" alt="mario_schifano_paesaggio_anemico_1973_smalti_su_tela_cm_80x100_400" title="mario_schifano_paesaggio_anemico_1973_smalti_su_tela_cm_80x100_400" width="400" height="317" /><br /><strong>Mario Schifano, <em>Paesaggio anemico</em>, 1973, smalti su tela cm 80x100<br /><br /></strong>I decollage di Mimmo Rotella e le composizioni di Enrico Baj aprono le porte a questo movimento che elegge come suoi centri Roma e Milano. La varietà degli stili è lersquo;elemento unificate: ogni voce interpreta in maniera autonoma la lezione americana dando vita a maniere non sempre facilmente accostabili. Dalla <em>Scuola di Piazza del Popolo</em> escono nomi come quelli di Mario Schifano, il più vicino al mondo oltreoceano per le sue Coca Cola, Franco Angeli, che intreccia i simboli del potere politico classici con quelli moderni, e Tano Festa, che dà nuova vita agli affreschi di Michelangelo e alle persiane di Roma. Accanto a questi nomi spiccano poi quelli del gruppo milanese riuniti nei pressi dello <em>Studio Marconi</em>, in particolare quello di Valerio Adami, con le sue immagini quasi fumettistiche, e di Piero Gilardi, che dà al poliuretano espanso una forma del tutto naturalistica. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/tano_festa_da_michelangelo_1978_olio_su_tela_cm_46x39_400.jpg" alt="tano_festa_da_michelangelo_1978_olio_su_tela_cm_46x39_400" title="tano_festa_da_michelangelo_1978_olio_su_tela_cm_46x39_400" width="336" height="400" /><br /><strong>Tano Festa, <em>Da Michelangelo</em>, 1978, olio su tela cm 46x39<br /><br /></strong>Tuttavia produzioni disomogenee e, in alcuni casi, lersquo;eccesso di falsi immessi nel mercato hanno per molto tempo, nonostante lersquo;apprezzamento di collezionisti, offuscato molti esponenti di questa corrente, rendendo il concetto di Pop un qualcosa di prevalentemente americano. Con il ritorno dersquo;interesse sia da parte delle istituzioni che del mercato, il Centro Guastalla celebra lersquo;avvenimento con <em>Pop in Italia</em>, la mostra dedicata soprattutto a quegli artisti che sin dagli anni ersquo;70 hanno stretto rapporti con la galleria, non solo di lavoro ma anche di amicizia. Visibile sino al 26 gennaio, lersquo;esposizione mette a confronto i maggiori protagonisti del movimento, i cui stili li rendono unici, quasi irraggruppabili, come a dimostrazione che risultati dimetricamente opposti possano provenire da un unico stimolo, ovvero quello dellersquo;imitazione dellersquo;arte,erdquo;perchéerdquo;, sempre citando Festa, eldquo;lersquo;arte è plagioerdquo;.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/mimmo_rotella_omaggio_a_modigliani_pittura_e_decollage_su_tela_cm_50x40_400.jpg" alt="mimmo_rotella_omaggio_a_modigliani_pittura_e_decollage_su_tela_cm_50x40_400" title="mimmo_rotella_omaggio_a_modigliani_pittura_e_decollage_su_tela_cm_50x40_400" width="322" height="400" /><br /><strong>Mimmo Rotella, Omaggio a Modigliani, pittura e decollage su tela, cm 50x40<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/franco_angeli_segni_storici_anni_80_olio_su_tela_cm_90x90_400.jpg" alt="franco_angeli_segni_storici_anni_80_olio_su_tela_cm_90x90_400" title="franco_angeli_segni_storici_anni_80_olio_su_tela_cm_90x90_400" width="400" height="400" /><br /></strong><strong>Franco Angeli, <em>Segni storici</em>, anni e#39;80, olio su tela cm 90x90<br /><br /><br /></strong>In copertina: <strong>Enrico Baj,<em> Piccolo militare</em>, 1971, olio e collage su tela, cm 50x35 (particolare)</strong><br />]]> LA MADONNA DELLA MISERICORDIA Gaia Serena Simionati 10142 2016-12-08T00:00:00+0000 2016-12-08T00:00:00+0000 2016-12-08T00:00:00+0000 <strong><em>Mala tempora currunt sed peiora parantur<br /><br /></em>In tempi assai difficili come questi, virtù come la misericordia e il perdono del prossimo sono da riscoprire totalmente. Lersquo;arte è messaggio non solo di cultura, ma è anche slancio universale, sociale e di fratellanza. Questo tema, già sottolineato dal papa, è ben impersonato da Piero della Francesca che, con la sua madonna di San Sepolcro, si presta a un Natale milanese in piazza scala.<br /></strong><br />Ben curata da Andrea Di Lorenzo, anche grazie a un avveniristico e sorprendente allestimento curato dallo studio Migliore+Servetto Architects, che valorizza il significato profondo ed emblematico della Madonna della Misericordia che abbraccia tutti noi sotto il suo manto, la mostra di Piero a Palazzo Marino è promossa dal Comune di Milano, da Palazzo Reale, realizzata col sostegno di Intesa Sanpaolo e Rinascente, in collaborazione con la città di Sansepolcro e la sempre ottima organizzazione di Civita.<br /><br />Lersquo;opera funge da spunto anche per percorrere una rete ideale a Milano, come un sottile e invisibile filo dersquo;Arianna che si dipana tra Palazzo Marino, la Pinacoteca di Brera e il Museo Poldi Pezzoli e aiutarne a riscoprire i tesori artistici spesso dimenticati o non valorizzati.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2017/pannello_centrale_400.jpg" alt="pannello_centrale_400" title="pannello_centrale_400" width="243" height="400" /><br /><br />Durante il periodo dellersquo;esposizione della eldquo;Madonna della Misericordiaerdquo; infatti milanesi e turisti avranno lersquo;opportunità di ammirare, a poche centinaia di metri da Palazzo Marino, la celeberrima eldquo;Sacra Conversazioneerdquo;, un altro capolavoro di Piero della Francesca, esposta a Brera. Entrambe le opere sono testimonianze fondamentali ed estreme della rivoluzionaria ricerca artistica del Maestro, fondata sulla modernità e lersquo;innovativa costruzione geometrica, prospettica dello spazio. <br /><br />Il percorso ideale legato a Piero della Francesca prosegue poi fino al Museo Poldi Pezzoli, in via Manzoni, che conserva una delle quattro tavole dello splendido Polittico Agostiniano realizzato dallersquo;artista a Sansepolcro tra il 1454 ed il 1469: quella che raffigura eldquo;San Nicola da Tolentinoerdquo;. <br /><br />Una convenzione <em>ad hoc</em> stipulata con la Pinacoteca di Brera e il Museo Poldi Pezzoli consentirà a tutti i visitatori della mostra eldquo;Piero della Francesca, La Madonna della Misericordiaerdquo; la possibilità di ammirare il eldquo;San Nicola da Tolentinoerdquo; e eldquo;La Pala di Breraerdquo; con ingresso ridotto (7 euro anziché 10).   ]]> VERDI REDIVIVO, NELLA MORTE DEL SUO REQUIEM Gaia Serena Simionati 10133 2016-11-15T00:00:00+0000 2016-11-15T00:00:00+0000 2016-11-15T00:00:00+0000 <em>Dies Irae, dies illa<br />solvet saeclum in favilla:<br />teste David cum Sybilla.<br /><br />Quantus tremor est futurus,<br />Quando judex est venturus,<br />Cuncta stricte discussurus.<br /><br />Tuba, mirum spargens sonum<br />per sepulcra regionum<br />coget omnes ante thronum.<br /><br />Mors stupebit et natura,<br />cum resurget creatura,<br />judicanti responsura.<br /><br />Liber scriptus proferetur,<br />in quo totum continetur,<br />unde mundus judicetur.<br /><br />Judex ergo cum sedebit,<br />quidquid latet, apparebit:<br />nil inultum remanebit.<br /><br />Quid sum miser tunc dicturus?<br />quem patronum rogaturus,<br />cum vix justus sit securus?<br /><br />Rex tremendae majestatis,<br />qui salvandos salvas gratis,<br />salva me, fons pietatis.<br /><br />Recordare, Jesu pie,<br />quod sum causa tuae viae<br />ne me perdas illa die.<br /><br />Quaerens me, sedisti lassus,<br />redemisti Crucem passus:<br />tantus labor non sit cassus.<br /><br />Juste judex ultionis,<br />donum fac remissionis<br />ante diem rationis.<br /><br />Ingemisco, tamquam reus,<br />culpa rubet vultus meus<br />supplicanti parce, Deus.<br /><br />Qui Mariam absolvisti,[1]<br />et latronem exaudisti,<br />mihi quoque spem dedisti.<br /><br />Preces meae non sunt dignae,<br />sed tu bonus fac benigne,<br />ne perenni cremer igne.<br /><br />Inter oves locum praesta,<br />et ab haedis me sequestra,<br />statuens in parte dextra.<br /><br />Confutatis maledictis,<br />flammis acribus addictis,<br />voca me cum benedictis.<br /><br />Oro supplex et acclinis,<br />cor contritum quasi cinis:<br />gere curam mei finis.<br /><br />Lacrimosa dies illa,<br />qua resurget ex favilla<br /><br />Judicandus homo reus.<br />huic ergo parce, Deus:<br /><br />Pie Jesu Domine,<br />dona eis requiem. Amen.</em> <br /><br /><br />*<br /><br />Giorno delle#39;ira, quel giorno che<br />dissolverà il mondo terreno in cenere<br />come annunciato da Davide e dalla Sibilla.<br /><br />Quanto terrore verrà<br />quando il giudice giungerà<br />a giudicare severamente ogni cosa.<br /><br />La tromba diffondendo un suono mirabile<br />tra i sepolcri del mondo<br />spingerà tutti davanti al trono.<br />La Morte e la Natura si stupiranno<br />quando risorgerà ogni creatura<br />per rispondere al giudice.<br /><br />Sarà presentato il libro scritto<br />nel quale è contenuto tutto,<br />dal quale si giudicherà il mondo.<br /><br />E dunque quando il giudice si siederà,<br />ogni cosa nascosta sarà svelata,<br />niente rimarrà invendicato.<br /><br />In quel momento che potrò dire io, misero,<br />chi chiamerò a difendermi,<br />quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro?<br /><br />Re di tremendo potere,<br />tu che salvi per grazia chi è da salvare,<br />salva me, fonte di pietà.<br /><br />Ricorda, o pio Gesù,<br />che io sono la causa del tuo viaggio;<br />non lasciare che quel giorno io sia perduto.<br /><br />Cercandomi ti sedesti stanco,<br />mi hai redento con il supplizio della Croce:<br />che tanto sforzo non sia vano!<br /><br />Giusto giudice di retribuzione,<br />concedi il dono del perdono<br />prima del giorno della resa dei conti.<br /><br />Comincio a gemere come un colpevole,<br />per la colpa è rosso il mio volto;<br />risparmia chi ti supplica, o Dio.<br /><br />Tu che perdonasti Maria di Magdala,[2]<br />tu che esaudisti il buon ladrone,<br />anche a me hai dato speranza.<br /><br />Le mie preghiere non sono degne;<br />ma tu, buon Dio, con benignità fae#39;<br />che io non sia arso dal fuoco eterno.<br /><br />Assicurami un posto fra le pecorelle,<br />e tienimi lontano dai caproni,<br />ponendomi alla tua destra.<br /><br />Una volta smascherati i malvagi,<br />condannati alle fiamme feroci,<br />chiamami tra i benedetti.<br /><br />Prego supplice e in ginocchio,<br />il cuore contrito, come ridotto a cenere,<br />prenditi cura del mio destino.<br /><br />Giorno di lacrime, quello,<br />quando risorgerà dalla cenere<br /><br />Il peccatore per essere giudicato.<br />perdonalo, o Dio:<br /><br />Pio Signore Gesù,<br />dona a loro la pace. Amen.<br /><br /><br />In epoche cupe come questa tra terrorismo, guerre, immigrazione, muri, scenari apocalittici, a cui ora si aggiunge pure Trump, il senso di perdita si fa feroce. E, con esso, la disgrazia della morte o lersquo;aleggiare della paura tra esseri umani che non si riconoscono più nellersquo;aggettivo che li riguarda: cioè umani!<br />A tal proposito, lersquo;eccellente programma dellersquo;Auditorium in Largo Mahler a Milano, ha ben scelto di proporre il <strong><em>Requiem</em> di Verdi</strong>, eseguito dallersquo;Orchestra e il Coro Sinfonico, ottimamente diretti rispettivamente da Jader Bignamini e Erina Gambarini.<br />Niente di più umano, attuale, commovente e potente di questa partitura rende ancora speranza a chi lersquo;ascolta, soprattutto unita alla composizione di Tommaso da Celano che sa colpire le anime e al tempo stesso valorizzare i cantanti, anche se solo con poche note o accordi reiterati.<br />Basti pensare al <em>dies irae</em>, che fu di Mozart, Berlioz, Brahms e Faurè ma che Verdi, con la Messa da Requiem scritta in onore e memoria di Rossini prima e Alessandro Manzoni poi, con la sua partitura complessa, lunga e un ottimo <em>ensamble</em>, completamente in sintonia, rende Unico e Milanese. Solo chi conosce a fondo lersquo;uomo, le sue disgrazie, la precarietà della condizione umana altalenante tra morte e vita eterna, tra pathos cristiano e destino divino, può in tal profondo modo descrivere ciò che avviene e il sentire che ne scaturisce: vibrante.<br /><br />Qualità e quantità di eldquo;coloreerdquo; delle voci soliste, scritte così attentamente da esaltarne il potenziale che è poi protetto da un coro sublime, che funge da voce di dolore dellersquo;umanità e descrive atmosfere di gruppo, in contrapposizione alla solitudine del singolo di fronte alla morte, rendono la performance allersquo;auditorium un magico uso di 100 minuti.<br /><br /><strong>Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari apertura: mar endash; dom, ore 14.30 endash; 19.00. Tel. 02.83389401/2/3,</strong> <a href="http://www.laverdi.org" target="_blank" title="http://www.laverdi.org">www.laverdi.org</a> Le foto sono di Mario Mainino <br /><br /><br />In copertina: <strong>Il M° Bignamini dirige orchestra e coro de laVerdi nel Requiem di Verdi - foto Mario Mainino</strong>]]> RUBENS TORNA A CASA Gaia Serena Simionati 10132 2016-11-05T00:00:00+0000 2016-11-05T00:00:00+0000 2016-11-05T00:00:00+0000 <strong>MILANO: <br />PALAZZO REALE OSPITA I CAPOLAVORI PROVENIENTI DA TUTTO IL GLOBO<br />DELLersquo;AMBASCIATORE DI ARTE E CULTURA PIUersquo; BRAVO DEL MONDO<br /><br />Umanista e studioso, collezionista e ambasciatore, consulente di re e politici, amò lersquo;Europa e lersquo;Italia. Forse più di noi.<br /><br />Pieter Paul Rubens e la nascita del Barocco<br /><br /><br /></strong>Innamorato dellersquo;Italia tanto da trascorrervi ben otto anni fin dal 1600, diviso tra Venezia, Mantova, Roma, Genova, Sir <strong>Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 endash; Anversa 1640)</strong>, sarebbe contento di sapere che il Bel Paese celebra ancora i suoi fasti, in particolare Palazzo Reale e Milano che accolgono il grande maestro con una splendida mostra, realizzata da Civita per la cura di Anna Lo Bianco, con accurato catalogo di Marsilio editore.<br />70 opere, di cui 40 capolavori del fiammingo geniale, prestiti internazionali provenienti dal Prado, dallersquo;Hermitage di San Pietroburgo, della Gemäldegalerie di Berlino e del Principe del Liechtenstein, saranno visibili dal 26 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017, e valgono di sicuro una o più visite.<br /><br />Rubens fu innanzitutto grande maestro dello spazio che studiava accuratamente, gestendolo appieno come in <em>Ritratto di Giovanni Carlo Doria</em> (1606) in cui un cavallo al galoppo e un cane sembrano varcare la soglia e arrivare perfino addosso allo spettatore. <br />Anche usando grandi animali, spesso inquietanti come aquile, idre, draghi, serpenti o figure umane possenti, tornite, dai corpi pieni, michelangioleschi, che sersquo;ispirano alla statuaria greca e romana in tuttotondo, (tutte opere con cui venne in contatto a Roma, dal Laocoonte allo Spinario, dalle Erme come Pseudo Seneca ad Afrodite) egli riesce nellersquo;intento spaziale di soverchiare lo spettatore.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/08_ritratto_di_gio_carlo_doria_a_cavallo_400.jpg" alt="08_ritratto_di_gio_carlo_doria_a_cavallo_400" title="08_ritratto_di_gio_carlo_doria_a_cavallo_400" width="260" height="399" /><br /><strong>Peter Paul Rubens, <em>Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo</em>, 1606, Olio su tela, 265x188 cm., Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola</strong><br /><br />Attraverso tutto ciò la pittura terrena, solida, avvolgente di Rubens fa stare bene. Una visita a questa mostra vi cambierà infatti la giornata, così come tutte le cose belle hanno la proprietà di fare. <br />Erotico e potente, candido e sublime, alternando corpi nudi, affastellati e sinuosi, in contrasto a visioni sacre con piccoli angeli rotondi e squarci di luce dorata che fendono i nembi: tutto questo è Rubens! <br />Un melange tra sacro e profano e lersquo;innovazione personalissima della lettura dei due scenari dicotomici con cui amò confrontarsi: mitologico e psicologico, conscio e inconscio, tenebre e luce.<br />Affascinato da Caravaggio, Tintoretto, Leonardo, Correggio, Rubens funge da spartiacque emotivo sui giovani barocchi italiani che influenzò in modo indelebile come: Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco e Luca Giordano.<br />Le sue visioni, mitologie e allegorie, pregne di giganti, miti e gesta eroiche, a volte schiacciati, (compressi in uno spazio che non gli basta mai, come con Ganimede, Ercole, Senaca o Saturno) si arricchiscono di panneggi vellutati e metallici, abiti sfarzosi ed eleganti che le sue donne di una ricca e nobile Europa, o uscite da miti, indossano con consapevolezza di rango come in <em>Maria de Medici</em> o <em>Gregorio con Santa Domitilla, San Mauro e San Papiano</em>, <strong><em>Marte e Rea Silvia</em></strong> o <strong><em>Le figlie di Cecrope che scoprono Erittonio fanciullo</em></strong>. <br />Questersquo;ultimo è un quadro fantastico che narra di tutto. Eersquo; come andare a vedere un film horror ma ambientato nellersquo;antica Grecia. Vi si rappresenta, la sinuosità delle tre giovani vestali nude e bellissime, a cui Atena aveva affidato il figlioletto mostruoso di Gea, dea della fertilità il quale, avendo serpi al posto delle gambe, viene secretato in una gerla. Aglauro però che malauguratamente apre la cesta, rimane sconvolta allersquo;apparire di un bambino con serpi ai piedi, così mostruoso. Il tema delle allegorie della fertilità è presente a sinistra del quadro nellersquo;erma di Pan, Dio dellersquo;amore carnale, simbolo della natura selvaggia e nella scultura dai cinque seni a destra che ben rappresenta Gea: la madre terra nelle sembianze di Efeso.<br /><br />Vi sono poi nei lavori di Rubens molti riferimenti a una natura possente, immensa che rappresenta le virtù morali come il coraggio nella <strong>quercia</strong>, la lealtà nellersquo;<strong>edera</strong> avvinghiata alle#39;albero e lersquo;umiltà de#39;animo che contraddistingue le#39;<strong>ulivo</strong>. Tali simboli di amicizia, forza dersquo;animo, coraggio sono adeguati ai miti Greci. Oppure si ricorre a una fauna simbolica, ricca di cicogne e fertilità, cavalli, cani, aquile, simbolo di regalità, come in <strong><em>Giovanni Carlo Doria con destriero a cavallo</em></strong>, ottimo ritratto. Lersquo;aquila a sinistra allude infatti al casato dei Doria, mentre le cicogne a destra alla gratitudine per il re di Spagna ammesso al cavalierato. Il cagnolino è simbolo di fedeltà. <br />Altro sublime lavoro è lersquo;elegantissima <strong><em>Conversione di Saulo</em></strong>, elaborato e riconoscibile agli occhi degli italiani, forse proprio perché allude ai nostri maestri: a Leonardo nella composizione, nella forza e potenza dei cavalli, ripresi dalla battaglia di Anghiari; a Tintoretto nelle pennellate veloci; a Correggio nei contrasti luministici accentuati che ben illuminano la conversione sulla via di Damasco e la folgorazione.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/06_san_gregorio_con_santa_domitilla_san_mauro_e_san_papiano_400.jpg" alt="06_san_gregorio_con_santa_domitilla_san_mauro_e_san_papiano_400" title="06_san_gregorio_con_santa_domitilla_san_mauro_e_san_papiano_400" width="315" height="400" /><br /><strong>Peter Paul Rubens, <em>San Gregorio con santa Domitilla, san Mauro e san Papiano</em>, 1606, Olio su tela, 146,5x120 cm., Berlino, Gemäldegalerie</strong><br /><br />Vanno citati infine tre lavori attuali e pregni di forza.<br /><strong><em>Le consequenze della guerra</em></strong>, 1637, Galleria Palatina, Firenze e <em>lersquo;<strong>Allegoria della pace</strong></em> concepiti durante la guerra dei 30 anni, epoca in cui lersquo;artista maturò la consapevolezza delle#39;inutilità della battaglie e lanciò <em>ante litteram</em> un messaggio pacifista.<br />Anche se questi due quadri non sono presenti, vanno tenuti in ampia considerazione per la potenza e lersquo;attualità che li contraddistingue. <strong>Il messaggio è chiaro</strong> su quello che la guerra rovina: CULTURA e VITA. Infatti, non cersquo;è né arte né musica e lersquo;artista per illustrare la perdita, colloca Marte in battaglia mentre calpesta libri e rompe strumenti, distruggendo con essi simbolicamente ogni forma di espressione intellettuale. Si travolgono le Arti, quali musica, architettura, personificate rispettivamente dalla donna e dallersquo;uomo con un liuto rotto in mano. La donna rappresenta poi lersquo;iconografia della <em>mousiké</em>, il complesso delle arti presiedute dalle Muse che comprendeva la poesia, la letteratura, la musica in senso stretto, il teatro, il canto, la danza. <br />Le Arti sono quindi tutte travolte e annientate, a indicare che la guerra non solo causa morte e distruzione, ma spezza la civiltà, intesa come patrimonio culturale umano.<br />La guerra porta dolore, carestia, peste e morte e vi si mostra Europa, sua personificazione, vestita a lutto e con le#39;abito a brandelli, che alza gli occhi, stroncata dal dolore, per supplicare le#39;aiuto divino. Si riconosce dal bambino che regge il globo con la croce, simbolo di cristianità. Essa è disperata, dopo tanti anni di saccheggi, oltraggi e miserie e invoca dal cielo la pace. In crisi, travolta dal lutto e con braccia levate in segno di resa, vede distrutta la sua prosperità. Proprio come oggi. <br />Qui, in effetti, è più lersquo;ambasciatore del pittore a parlare. Rubens, che fu anche diplomatico, oltre che uomo colto, appassionato di storia, classicismo e filosofia, narra vicende, seppur collocate tra gli dei dellersquo;Olimpo, in un quadro attualissimo come questo risultano in perfetta linea con quello che si sta vivendo oggi.<br /><br />Anche <strong><em>I quattro filosofi</em></strong> seppur non in mostra va ricordato. Rappresenta assieme a <em>Eraclito e Democrito</em> lersquo;amore per la filosofia in cui i quattro uomini fungono anche da emblema di amicizia e cultura. Troviamo Justus Lipsious, cultore di Seneca, filoso e umanista, Jan Voverius, un autoritratto di Rubens e di suo fratello morto nel 1611. Quattro tulipani, di cui due appassiti, rappresentano il fratello e lersquo;amico morti, il tema della caducità della vita, la fragilità del sapere. Lersquo;edera è nuovamente tema dellersquo;amicizia duratura, anche dopo la morte. <br />Le statue antiche, i simboli greci e romani, emblemi di unersquo;indiscussa grandezza, uniti allersquo;energia della vita del presente fungono da <em>trade union, liason</em> tra passato e attualità e Rubens, come pochi, sa narrare della passione, dellersquo;amore per la vita, per le cose del mondo e lersquo;arte esternandole in tutta la sua eloquenza espressiva ed estrema eleganza.<br /><br /><strong>Civita Ombretta Roverselli, tel. 0243353527,</strong> <a href="http://www.civita.it" target="_blank" title="http://www.civita.it">http://www.civita.it</a><br /><strong>Catalogo Marsilio Editori</strong> <br /><br /><br />In copertina: <strong>Pietro Paolo Rubens, <em>La scoperta di Erittonio fanciullo</em>, 1615 - 1616, Olio su Tela, 243,5 x 345,5 cm., Vienna, Palazzo Liechtenstein - The Princely Collection (particolare)</strong>]]> 7 Minutes Gaia Serena Simionati 10123 2016-10-24T00:00:00+0000 2016-10-24T00:00:00+0000 2016-10-24T00:00:00+0000 <strong>E LA NUOVA FORMA DI SCHIAVITÙ. COSA SEI DISPOSTO A FARE PER LAVORARE?</strong><br /><br /><br />eldquo;<em>La definizione sociologica di lavoro è: <br />la fatica che un essere compie per procurarsi il cibo. <br />Il leopardo corre per mangiare. Lersquo;uomo lavora!erdquo;</em><br />Stefano Massini<br /><br />Michele Placido, con <strong><em>7 minuti</em></strong>, mette in scena un dilemma irreversibile, in particolare in tempi di crisi: la scelta tra dignità ed economia.<br /><br />Ispirato a un fatto realmente accaduto a Yssingeaux in Francia, poi diventato testo teatrale con la sceneggiatura di Stefano Massini, il film narra la vicenda di una fabbrica di tessuti, acquisita da una multinazionale con 300 operai, in cui in 11 donne del comitato si trovano a dover votare pro o contro la rinuncia gratuita a 7 minuti di pausa. <br />Questo fatto che apparentemente sembra una cosa irrilevante, (chi non sarebbe infatti disposto a rinunciare a sette minuti di pausa su 15, pur di non perdere oggi il posto di operaio a 1000 euro al mese?), nasconde invece un ragionamento più sottile sui diritti dei lavoratori e su cosa si sia disposti a perdere pur di lavorare. <br />Nel sottofondo si nascondono altre tematiche; sia le molestie sessuali da parte di uno dei proprietari, sia la sicurezza del lavoro, una delle donne è rimasta in sedia rotelle, sia lersquo;inserimento nelle classi operaie di molti stranieri, africani, albanesi, disposti a tutto, proprio perché provengono da realtà che non garantiscono nulla. Le#39;ingresso di extracomunitari è un ricatto prolungato.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/fb_img_1472732944775_400_12.jpg" alt="fb_img_1472732944775_400_12" title="fb_img_1472732944775_400_12" width="285" height="399" /><br /><br /><strong>GSS: Come ha scoperto questa storia e come ha lavorato con queste attrici?  (a Placido)<br />MP:</strong> Massini mi ha presentato la storia e mi ha portato il testo mentre recitavo a Milano Re Lear. Mi ha raccontato che era in Francia, in alta Loira quando trovò su <em>Le Monde</em> un riquadro nella cronaca che diceva che un consiglio di fabbrica aveva deciso di rifiutare un contratto di lavoro dove venivano umiliate delle donne lavoratrici. Stefano Massini aggiunge: "Come toscano, cresciuto a Prato, una zona piena di fabbriche tessili, per me la suggestione verso il cinema è stata potentissima. Inoltre la storia funge come paradigma di unersquo;epoca. <br /><br /><strong>GSS: Come si è trovato a lavorare con questo gineceo?<br />MP:</strong> In Italia è difficile fare un film sul lavoro e poi interpretato da 11 donne, non vi dico. Ma è stato possibile grazie alla nostra brava produttrice Federica Vincenti. In realtà è stato bellissimo. Le ragazze si confrontavano, discutevano e si sono anche commosse mentre recitavamo in una vera fabbrica vicino alla Miralanza. Poi sono arrivati i francesi hanno detto che bella storia noi ci stiamo; poi gli svizzeri, poi la rai che ci ha consigliato di lavorare con un cast un poersquo; più noto. Stefano Massini aggiunge: eldquo;In realtà è nato come testo teatrale interpretato da Ottavia Piccolo, mi sono accorto che girando per le#39;Italia, quando eravamo a Terni, con le#39;agitazione delle acciaierie, gli operai venivano a vedere lo spettacolo. Poi ci spostammo a Bologna e le maschere del teatro venivano a dirci eldquo;è la nostra storiaerdquo;. Questo film non tocca solo il mondo del proletariato moderno, ma il mondo del lavoro <em>tout court</em>. Oggi ahimè non siamo più identificati col lavoro che facciamo. Il lavoro non è più espressione identitaria.<br /><br /><strong>GSS: A chi si è ispirato? <br />MP:</strong> Dal punto di vista del filone di denuncia une#39;affinità con i fratelli Dardenne, ma io pensavo più a uno dei miei maestri Sidney Lumet con <em>La parola ai giurati</em>. O ad Al Pacino nella banca <em>In quel pomeriggio in un giorno da cani</em>. Da loro ho imparato le#39;uso dellersquo;attore come panorama e paesaggio. Qui ho usato 3 o 4 camere che stanno su chi ascolta, non su chi parla. Le macchine sono in continuo movimento e così si riprende la paura che si apre. Latina ha vissuto vicissitudini come quella della nostra storia francese. Miralanza e altre fabbriche hanno chiuso o ridotto. Ormai è consuetudine. Questo film non tocca solo il mondo del proletariato moderno, ma il mondo del lavoro <em>tout court</em>. Oggi ahimè non siamo più identificati col lavoro che facciamo. Il lavoro non è più espressione identitaria.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/dsc_0297_1_400.jpg" alt="dsc_0297_1_400" title="dsc_0297_1_400" width="400" height="173" /><br /><br />Il bello di questo film è che se ne esce confusi e tutti hanno ragione. Non è netto, né tutto bianco né tutto nero, ma anzi apre una riflessione valida per tutti. Diventa chiaro che il lavoro è una trincea e lo è anche etimologicamente, dato che tutti i termini vengono dal mondo militare come salario o stipendio. <br /><br />In conclusione, anche se dal punto di vista artistico non sconvolge, la potenza di 7 minutes va alla storia e alle#39;argomento che porta in grembo e se ne consiglia vivamente la visione.  ]]> GIUSEPPE VIOLA - Equilibrio nell’estro 10116 2016-10-04T00:00:00+0000 2016-10-04T00:00:00+0000 2016-10-04T00:00:00+0000 Venerdì 7 ottobre2016, alle ore 18.30, alla presenza dellersquo;Assessore alla Cultura di Pavia Giacomo Galazzo, inaugura nello Spazio per le Arti contemporanee del Broletto di Pavia la mostra Giuseppe Viola eldquo; Equilibrio nellersquo;estroerdquo; , retrospettiva dedicata al celebre artista scomparso nel 2010. <br />Lersquo;esposizione, che rimane aperta al pubblico fino al 23 ottobre 2016, è presentata dalla storica dellersquo;arte Mariachiara Vidali, organizzata e curata dallersquo;Archivio Storico opere di Giuseppe Viola, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia e il patrocinio della Regione Lombardia. <br /><br />Sono Allestiti in mostra 80 dipinti che ripercorrono la poetica artistica di Giuseppe Viola (1933-2010), abile artefice e virtuoso sperimentatore di tecniche e materiali. <br />Il percorso espositivo si snoda tra le opere giovanili degli anni 50/60, dove prevalgono le influenze impressioniste, passando attraverso le differenti tematiche sociali rappresentate con caldi impulsi e cariche espressioniste, fino alle opere di matrice più geometrica, dalle quali nasce il eldquo;Movimento Imagistaerdquo;, di cui Viola è stato fondatore. <br />Tra le opere esposte, compaiono anche lavori inediti come eldquo;Le bamboleerdquo; (1963), eldquo;Il bacioerdquo; (1968/9), eldquo;Il pugileerdquo; endash; 1976/78), " Lotta di cavalli" (1968) collage imagista (esposizioni: Mantova, Palazzo Te - Napoli, Castel delle#39;Ovo), "La lotta delle#39;uomo" (1968) collage imagista con pelle e sughero (Esposizioni, Napoli, Castel delle#39;Ovo; Melzo, Palazzo Trivulzio). <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/olio_su_tela_di_giuseppe_viola.jpg" alt="olio_su_tela_di_giuseppe_viola" title="olio_su_tela_di_giuseppe_viola" width="296" height="394" /><br /><br />Giuseppe Viola endash; scrive nel testo di presentazione alla mostra la storica dellersquo;arte Mariachiara Vidali endash; nonostante la complessità del suo prolifico percorso artistico, ha saputo mostrare una chiara quanto rara autonomia espressiva che non è rimasta imbrigliata, come spesso accade, nello scolasticismo stilistico delle correnti pittoriche di riferimento. Ne è efficace esemplificazione le#39;incontro di Viola con uno dei maestri indiscussi del novecento italiano, Filippo De Pisis. Come è naturale che sia, nelle opere di quel periodo, gli anni cinquanta, ne emergono prepotenti le influenze tecniche ed il richiamo al lessico depisisiano, che tuttavia sono stemperati nei termini di un loro superamento ed appaiono declinati nei limiti in cui consentono già di individuare le tracce di una ricerca concettuale propria. Allo stesso modo le#39;esperienza parigina, spesso rivelatasi nefasta per molti giovani artisti, è arricchimento delle potenzialità espressive nella quale Viola non soccombe con le#39;adesione passiva ad una delle egemoni correnti pittoriche, ma in cui al contrario coglie le#39;opportunità di estendere il suo percorso di ricerca, di meglio definire il proprio repertorio espressivo ed eliminare ogni possibile confine a quella peculiare sintassi simbolica che è il tratto distintivo del suo intero percorso pittorico. Ee#39; infatti a partire da queste#39;ultima, che sul finire degli anni 60e#39; Viola, complice del felice sodalizio intellettuale con lo scrittore Dino Buzzati, dà vita al Manifesto Imagista; audace impresa di trasposizione in pittura dei dettami imagisti postulati ad inizio secolo dalle#39;americano Ezra Pound, fino a qual momento rimasti di esclusiva pertinenza della poesia. (ehellip;) Viola continua inoltre la realizzazione di complementi dersquo;arredo ispirati alla corrente Imagista. Dopo la poltrona imagista realizzata ed esposta a Palazzo Te, gli eredi dellersquo;Archivio Giuseppe Viola in collaborazione con la interior designer Elisabetta Agostoni, 36 anni milanese ideatrice della poltrona Three for Fun esposta già al Fuori Salone di Milano, hanno ideato e creato una serie di tavolini di varie dimensioni smaltati e laccati, alcuni di questi visibili in mostra.<br /><br /><strong>Inaugurazione: 7 ottobre 2016 - Ore 18,30<br /><br />dal 07/10/2016 fino al 23/10/2016<br /><br />Spazio per le Arti contemporanee del Broletto<br />Piazza della Vittoria<br />Pavia (PV)<br /><br />Orari: giovedì e venerdì ore 16-19, sabato e domenica 10.30-12.30 - 16-19<br /><br />Ingresso lbero<br /><br />telefono:02-90427685<br />e-mail: </strong><a href="mailto:info.centrodiffusionearte@gmail.com"><strong>info.centrodiffusionearte@gmail.com</strong></a><br />]]> Ciro Palumbo - Il volo del poeta visionario 10115 2016-09-27T00:00:00+0000 2016-09-27T00:00:00+0000 2016-09-27T00:00:00+0000 La Città Metropolitana di Bari e ARTersquo;Eersquo; sono lieti di presentare la mostra<br /><br /><strong>Il volo del poeta visionario.<br />Opere di Ciro Palumbo.<br />Ventiquattro tavole originali dellersquo;artista accompagnate <br />da una serie di componimenti poetici di Aldo Nove<br /><br /></strong><strong>inaugurazione venerdì 7 ottobre, ore 18.30<br /><br />Sala Colonnato del Palazzo della città Metropolitana di Bari<br /><br /><br /></strong>Il sacro, il mito, il viaggio e il conflitto fra cuore e ragione: sono questi i temi centrali della personale di Ciro Palumbo <em>Il volo del poeta visionario</em>, in programma <strong>dal 7 al 23 ottobre al Palazzo della Città Metropolitana di Bari</strong>. <br />Ventiquattro opere, insieme a una scultura, raccontano i percorsi più recenti di un artista che ci ha abituati, negli anni, a una narrazione pulita, pittoricamente potente, intrinsecamente simbolica, ricca di suggestioni dal passato e tuttavia profondamente contemporanea, perennemente alla ricerca del senso ultimo dellersquo;esistenza dellersquo;uomo.<br />La serie di oli su tela dei <em>Mulini di Dio</em> endash; vicini per temperamento alla pellicola di Lech Majewski <em>I colori della Passione</em>, ispirata al dipinto <em>Salita al Calvario</em> di Bruegel endash; ci rende partecipi di una fede antica, faticosa, scabra e frugale, narrata in toni onirici e visionari; mentre più carnali sono i lavori dedicati al mito, dove paesaggi emotivi (in bilico tra le isole inquiete di Böcklin e le piazze sospese di De Chirico) si fanno scenario per figure troppo perfette per essere umane e troppo vere per essere marmo: Persefoni rapite in abbracci sottilmente erotici, Prometei meditabondi e guerrieri che portano sulle spalle un possibile destino di pace.<br />E poi cersquo;è il viaggio, metafora della vita ma anche del cambiamento interiore, dellersquo;arricchimento emotivo, della scoperta del mondo e di sé. Condotto dallersquo;artista su leggiadre imbarcazioni fenicie o su arche capienti, capaci di farsi casa, isola e microcosmo. Infine endash; nella nuova serie delle tavole di legno endash; la battaglia tra spirito e carne diventa il pretesto per un racconto sognante, dove il cuore (organo pulsante e sanguinante) è imprigionato e ferito o libero di volare, si fa terra feconda in cui gli alberi affondano le radici o cielo stellato.<br />Rappresentante di una pittura dalle potenti radici tradizionali, di un procedere artistico lento e meditato, Palumbo ci invita a una lettura del suo lavoro altrettanto attenta e minuziosa, a una caccia al tesoro tra suggestioni celate e calembour semantici, tra personalissime libere associazioni e percorsi universali del pensiero, tra dettagli definiti come in un full HD e cieli dal sapore emotivo e gestuale. <br />Nelle opere più recenti in mostra endash; realizzate negli ultimi mesi endash; i colori si fanno più accesi e contrastati e la figura centrale, il cuore emotivo della narrazione, tende a isolarsi, evidenziandosi rispetto a sfondi sempre più indefiniti.<br /><br />Accompagnano la mostra una serie di componimenti inediti in versi di Aldo Nove ispirati alle opere, in un gioco di rimandi tra testi e immagini che rinnova la lunga e feconda tradizione del rapporto tra poesia e pittura.<br /><br />Questo suggestivo connubio, così come la mostra <em>Il volo del poeta visionario</em>, nascono grazie al Patrocinio della Città Metropolita di Bari e alla collaborazione con lersquo;editore FMR e la casa dersquo;arte ARTersquo;È nellersquo;ambito di un progetto di largo respiro iniziato con la personale di Ciro Palumbo <em>Homo viator</em>, al Museo Piaggio nella primavera di questersquo;anno. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/ar16118_monitor_400.jpg" alt="ar16118_monitor_400" title="ar16118_monitor_400" width="334" height="400" /><br /><strong><em>Viandanti</em>, 2016, olio su tela, 60x50 cm</strong><br /><br /><strong>Lersquo;inaugurazione<br /></strong>La mostra verrà inaugurata venerdì 7 ottobre 2016, alle ore 18.30, negli splendidi spazi della Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, Via Lungomare Nazario Sauro, 29.<br />Interverranno Vito Lacoppola, consigliere della Città Metropolita di Bari; Alessandra Redaelli, curatrice della mostra; Ciro Palumbo, artista; Aldo Nove, poeta; Fabio Lazzari, presidente della Casa editrice FMR e della casa dersquo;arte ARTersquo;Eersquo;.<br /><br />Il <strong>catalogo</strong>, edito dalla casa editrice <strong>FMR</strong>, comprende, oltre ai testi della curatrice Alessandra Redaelli, unersquo;introduzione e 9 componimenti inediti di Aldo Nove.<br /><br /><strong>La mostra rimarrà aperta gratuitamente al pubblico fino al 23 ottobre 2016</strong> secondo i seguenti orari:<br />Lunedì-Venerdì 16:00-19:00<br />Sabato 10:00-12:30 e 16:00-19:00<br />Domenica 10:00-12:30<br />Si accettano visite su appuntamento, per orari diversi,<br />telefonando al numero: 080 9146468<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/ar16126_monitor_400.jpg" alt="ar16126_monitor_400" title="ar16126_monitor_400" width="398" height="400" /><br /><strong><em>Forze ascensionali</em>, 2016, olio su tela, 60x60 cm</strong><br /><br /><strong>Biografia di Ciro Palumbo<br /></strong>Nato a Zurigo nel 1965. Il suo percorso artistico prende lersquo;avvio dalla poetica della scuola Metafisica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, per reinventarne tuttavia i fondamenti secondo unersquo;interpretazione personale del tutto originale. Nella sua ricerca procede attraverso momenti di contemplazione e silenzi metafisici, a cui si contrappongono espressività notturne e intimamente travagliate, dove si respira netto il distacco dallersquo;immobilità silente che abita le tele del Pictor Optimus. Le sue opere si presentano dunque come palcoscenici in cui gli oggetti presenti sono portatori di simbologie oniriche. Ciro Palumbo non è solo un pittore, ma di fatto un poeta che riflette, agisce e compone per coniugare metafore sullersquo;inafferrabilità del tempo e lersquo;incommensurabilità dello spazio, mostrando quindi la sua capacità di approfondire lersquo;osservazione non tanto della natura, quanto delle impressioni immaginifiche che provengono dalla memoria. Curioso ricercatore e studioso, lavora da qualche anno anche sul tema del Mito, interpretando la mitologia classica in chiave squisitamente moderna, e dandone una lettura profondamente colta e suggestiva. Lersquo;artista riesce dunque a sublimare e contestualizzare i miti antichi in spazi al di fuori del tempo, dimostrando la loro contemporaneità. <br />La sua formazione di grafico pubblicitario lo porta ad esercitare per anni la professione di Art Director in Agenzie pubblicitarie di Torino. È durante questo percorso che scopre ed amplia le sue capacità visive e compositive. Successivamente, lersquo;esperienza in una moderna bottega dersquo;arte e la conoscenza di alcuni Maestri contemporanei, lo conducono ad approfondire la tecnica della pittura ad olio con velatura.<br />Lersquo;artista inizia la sua attività espositiva nel 1994, e ha al proprio attivo un centinaio di mostre personali in tutta Italia. Nel 2011 ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia, padiglione Piemonte.<br />Tra le esposizioni internazionali sono da segnalare la presenza allersquo;Artexpo di New York, al Context Art Miami, le mostre personali a Providence (USA) e in Svizzera a Bellinzona. Alcune opere di Palumbo sono presenti allersquo;interno della collezione della eldquo;Fondazione Credito Bergamascoerdquo;, presso la eldquo;Civica Galleria dersquo;Arte Moderna G. Sciortinoerdquo; di Monreale (Pa), al Museo MACIST di Biella e al MACS di Catania. Hanno scritto della sua produzione artistica Paolo Levi, Vittorio Sgarbi, Alberto Agazzani, Flaminio Gualdoni, Angelo Mistrangelo, Tommaso Paloscia, Alessandra Redaelli, Alessandra Frosini, Alberto Dersquo;Atanasio, Stefania Bison, Francesca Bogliolo. Le sue opere sono pubblicate su importanti annuari e riviste di settore, inoltre alcuni dipinti si trovano allersquo;interno di collezioni istituzionali e private in Italia e allersquo;estero.<br />Attualmente vive e lavora a Torino.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/ar16133_monitor_400_01.jpg" alt="ar16133_monitor_400_01" title="ar16133_monitor_400_01" width="284" height="400" /><br /><strong><em>Lersquo;ultima Arca</em>, 2016, olio su tela, 70x50 cm</strong><br /><br /><strong>Biografia di Aldo Nove<br /></strong>Nel 1995, dopo la laurea in filosofia morale, Aldo Nove, Antonio Centanin (Viggiù, 1967), scrive Woobinda e altre storie senza lieto fine (Castelvecchi, 1996), ripubblicato come Superwoobinda (Einaudi, 1998). Con il racconto Il mondo dellersquo;amore, inserito nellersquo;antologia Gioventù cannibale (Einaudi, 1996)  e il romanzo Puerto Plata Market (Einaudi 1997) viene collocato dalla stampa nella famiglia dei cosiddetti Cannibali. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e un libro ispirato a celebri brani rock dal titolo Nelle galassie oggi come oggi. Covers (Crocetti, 2003). Nel 2000 esce Amore mio infinito (Einaudi); negli anni successivi Nove si interessa alle questioni sociali legate al precariato e alla flessibilità: nel 2007 pubblica Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (Einaudi Stile Libero, 2006). Suoi sono inoltre: Fuoco su Babilonia! (Crocetti, 2003); La più grande balena morta della Lombardia (Einaudi, 2004); Milano non è Milano (Laterza, 2006); Maria (Einaudi, 2007); Zero, il robot (Grandi assaggi Bompiani, 2008); Si parla troppo di silenzio, un dialogo tra Carver e Hopper (Skira, 2009); La vita oscena (Einaudi, 2010; da cui lersquo;omonimo film di Renato De Maria); A schemi di costellazioni (Einaudi, 2010); Giancarlo Bigazzi, il geniaccio della canzone italiana (Bompiani, 2012); Mi chiamoehellip;, dedicato a Mia Martini e edito da Skira (da cui lo spettacolo teatrale eldquo;Ultima notte Miaerdquo;) e Tutta la luce del mondo (Bompiani, 2014). Addio mio Novecento (Einaudi 2015, Premio Pavese 2016) e Anteprima Mondiale endash; Woobinda 2016 (La nave di Teseo, 2016). Ha collaborato con diversi artisti nei più disparati ambiti artistici, dalla scultura alla fotografia, dalla musica contemporanea alla canzone allersquo;arte multimediale. Ha lavorato e lavora per il cinema e la televisione. Collabora con parecchie testate, tra cui il Corriere della sera e il Fatto quotidiano. Crea profumi e ne scrive su Donna moderna, in collaborazione con alcuni dei più noti eldquo;nasierdquo; contemporanei: a ottobre 2016, per Skira, uscirà il suo Allersquo;inizio era il profumo, storia eldquo;personale e socialeerdquo; del profumo.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/ar16135_monitor_400_01.jpg" alt="ar16135_monitor_400_01" title="ar16135_monitor_400_01" width="400" height="341" /><br /><strong><em>In luoghi sconosciuti</em>, 2016, olio su tela, 60x70 cm</strong><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/ar16141_monitor_400.jpg" alt="ar16141_monitor_400" title="ar16141_monitor_400" width="318" height="400" /><br /><strong><em>Come leggere pagine di poesia</em>, 2016, olio su tela, 50x40 cm</strong><br /><br /><br /><strong><em>Per ulteriori informazioni</em>:<br />Casa dersquo;arte ARTersquo;Eersquo; e Casa editrice FMR<br />Roberta Cardinali</strong><br />t. +39 051 6008907 endash; m- +39 349 1230050 endash; email: <a href="mailto:r.cardinali@fmrarte.it">r.cardinali@fmrarte.it</a><br />]]> CARLO BRENNA - ART-MONIUM 10111 2016-09-21T00:00:00+0000 2016-09-21T00:00:00+0000 2016-09-21T00:00:00+0000 Lersquo;artista milanese CARLO BRENNA, parteciperà al progetto concorso REUSE, indetto dallersquo;associazione culturale PENTA di Mariano Comense, attraverso la re- interpretazione di un vecchio armonium che ritorna così a nuova vita. Il concorso eldquo;REUSEeldquo;, evento -mostra di opere artistiche e di design, organizzata dallersquo;associazione PENTA di MARIANO COMENSE ed avente come obbiettivo il sensibilizzare la società contro lo spreco, attraverso la reinterpretazione di vecchi oggetti o trasformazione di materiali di recupero, è inserito allersquo;interno della FESTA DEL LEGNO CITTAersquo; di CANTUersquo; dal 24 settembre al 9 ottobre 2016 presso show room RIVA 1920 via Milano 110 CANTUersquo; ed avente anche il patrocinio della Regione Lombardia.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/wp_20160514_16_07_53_pro_400.jpg" alt="wp_20160514_16_07_53_pro_400" title="wp_20160514_16_07_53_pro_400" width="225" height="400" /><br /><br />Carlo Brenna, partecipa presentando al pubblico il suo ART-MONIUM: un vecchio harmonium di famiglia, dei primi anni del 1900, tolto alla polvere, e riconsegnato alla vita.<br /><br />A PAINA di GIUSSANO/ MB, nel cortile degli affreschi in piazza Sauro 7 , sede dello studio dellersquo;artista, pittore e scultore, Carlo Brenna-  è tornato infatti a nuova vita eldquo;lersquo;ART-MONIUMeldquo;, antico strumento musicale ormai in disuso, rivisto e re-interpretato dal gesto creativo del maestro CARLO BRENNA, pittore e scultore milanese, di espressione metafisico-surreale.Il classico colore noce del legno  ha lasciato il posto ad un bosco incantato , una sinfonia di colori dove cortine di rami e cielo si abbracciano per non lasciarsi mai più.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/wp_20160514_16_10_33_pro_400.jpg" alt="wp_20160514_16_10_33_pro_400" title="wp_20160514_16_10_33_pro_400" width="225" height="400" /><br /><br />Sapientemente restaurato anche negli ingranaggi interni, il giorno sabato 8 ottobre dalle ore 17, si potrà anche riascoltarne lersquo;antico suono ottenuto attraverso mantici a pedale: lersquo;invito è quello di lasciare, alla radura del bosco, il nostro fardello del quotidiano per avventurarci oltre, attraverso gli slanci della fantasia.  <br /><br />Lersquo;ART MONIUM, diventa così interpretazione reale e tangibile di ARMONIA TRA LE ARTI, UN CONCERTO ED UN ABBRACCIO CON LE MUSE: della poesia, della musica, della pittura. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/wp_20160913_16_09_20_pro_2222222222222222222_400.jpg" alt="wp_20160913_16_09_20_pro_2222222222222222222_400" title="wp_20160913_16_09_20_pro_2222222222222222222_400" width="225" height="400" /><br /><br /><br /><strong>Carlo Brenna<br />Atelier: Piazza Sauro 7<br />Cortile degli affreschi<br />PAINA di GIUSSANO/ MB<br />www.carlobrenna.it<span style="white-space: pre" class="Apple-tab-span"> </span><br />carlobrenna@libero.it<br />347 5988429</strong><br />]]> Antonio Del Donno - Dipinti e Sculture 10103 2016-08-24T00:00:00+0000 2016-08-24T00:00:00+0000 2016-08-24T00:00:00+0000 <strong>Dal 27 Agosto 2016 ore 19.00<br /> <br />Grand Hotel Billia e Casinò<br />Saint Vincent<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/13654140_1046512048789577_3434745464635657773_n_400.jpg" alt="13654140_1046512048789577_3434745464635657773_n_400" title="13654140_1046512048789577_3434745464635657773_n_400" width="379" height="400" /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/13615440_1046509442123171_4144345202459397836_n_400_01.jpg" alt="13615440_1046509442123171_4144345202459397836_n_400_01" title="13615440_1046509442123171_4144345202459397836_n_400_01" width="360" height="400" /><br /><br /><br />Evento curato da <em>Alberto Molinari</em>, Responsabile dellersquo;Archivio Del Donno<br /><br />Info:</strong><br /><em>348.4921000<br /></em><a href="mailto:info@archiviodeldonno.com"><em>info@archiviodeldonno.com</em></a>]]> IN ABRUZZO L’ARTE E’ IN RISERVA, CON UN PARCO DEDICATO ALL’ARTE CONTEMPORANEA Sibilla Panerai 10094 2016-08-16T00:00:00+0000 2016-08-16T00:00:00+0000 2016-08-16T00:00:00+0000 Lersquo;11 agosto ha inaugurato a Raiano, in provincia dellersquo;Aquila, AIR Arte in Riserva, un parco di arte contemporanea allersquo;interno della riserva regionale delle Gole di San Venanzio. Nella conferenza stampa del 22 luglio Paolo Di Giulio, il presidente dellersquo;associazione Terre Colte, promotrice del progetto, in collaborazione con il Comune di Raiano e lersquo;ente gestore della riserva, ha spiegato, alla presenza del Sindaco Marco Moca, che si tratta di un progetto condiviso con lersquo;osservatorio geologico  e che nasce dallersquo;attenzione alla morfologia del territorio. I linguaggi contemporanei sono stati scelti (già dallo scorso anno in una sorta di edizione zero a cura di Marco Maiorano, che aveva invitato artisti del territorio), per la capacità di restituire alla natura incontaminata del luogo il suo ruolo di ispirazione primigenia, incentivando il turismo culturale anche attraverso il coinvolgimento dei tour operator nazionali, che inseriranno il parco tra le mete di interesse del territorio abruzzese. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/1_400_01.jpg" alt="1_400_01" title="1_400_01" width="400" height="228" /><br /><strong>Daniela Di Maro, <em>Campo Magnetico</em>, installazione, 7 bussole giroscopiche incastonate nella roccia in diversi punti della Riserva, Raiano (Aq) 2016, foto e courtesy Marco Maiorano<br /></strong><br />Ivan Dersquo;Alberto, curatore di AIR, è partito da una riflessione sul territorio e sulle sue emergenze paesaggistiche per arrivare a un <em>concept</em> di <em>Rito, storia e preghiera</em>. In questo senso la storia è intesa quale stratificazione geologica e la ritualità come unersquo;accezione particolare della regione, nota ad esempio per la Corsa degli Zingari di Pacentro. La simbologia di questi riti è recuperata dagli artisti dellersquo;azionismo viennese, racconta Dersquo;Alberto (curatore dal 2011 del festival di performance art CORPO)  ed è uno dei motivi che ha fatto si che Joseph Beuys realizzasse nella regione le sue opere più note. Ritualità e religione si interescano proprio nella leggenda di San Venanzio, che sceglie Raiano per il suo isolamento in preghiera, rendendo miracolosamente terapeutiche le pietre dellersquo;eremo allersquo;interno del parco, divenuto meta di pellegrinaggio per la litoterapia. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/2_400_02.jpg" alt="2_400_02" title="2_400_02" width="400" height="209" /><br /><strong>Giacomo Zaganelli, <em>contexe#277;re</em>, levigazione e incisione su pietra, Raiano (Aq) 2016, foto e courtesy Marco Maiorano</strong><br /><br />Questa capacità di guarigione è stata di certo propizia alla creatività degli artisti chiamati a lavorare in loco, con il coinvolgimento di maestranze locali, in un periodo di residenza dal 4 allersquo;11 agosto. Dersquo;Alberto  li ha scelti seguendo il concetto di relazionalità di Nicolas Bourriaud, in nome di una condivisione  e partecipazione dellersquo;esperienza artistica nel contesto naturale. Non è un caso che lersquo;arte contemporanea scelga nuovi luoghi per la sua espressione, si pensi ad Arte Sella in Trentino, allersquo;ultima installazione di Christo sul Lago dersquo;Iseo o il giardino tematico di Daniel Spoerri. Non manca il rapporto con il territorio di origine, a cui appartengono Gino Sabatini Odoardi e Licia Galizia. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/3_400_01.jpg" alt="3_400_01" title="3_400_01" width="400" height="230" /><br /><strong>Gino Sabatini Odoardi, <em>senza titolo</em>, installazione, termoformatura in polistirene e ottone, Raiano (Aq) 2016, foto e courtesy Marco Maiorano</strong><br /><br />Proprio di Sabatini Odoardi è la prima opera visibile allersquo;ingresso della riserva, un panno mosso dal vento in una teca trasparente, realizzati con la termoformatura in polistirene cara allersquo;artista, e che richiama gli studi classici delle botteghe rinascimentali e barocche nonché la forte religiosità del luogo. Emanuela Ascari è caduta dalla bicicletta rompendosi un dente il giorno del suo invito ad AIR: da qui è iniziata la sua riflessione su San Venanzio, protettore delle cadute, lersquo;equilibrio, il senso di gravità ed il sostegno. Così ha concepito allersquo;inizio e alla fine del percorso il suo invito a servirsi di un bastone per agevolare il cammino, lunghi rami di legno levigato e inciso con la scritta eldquo;il centro della Terraerdquo;, quale necessità di radicamento e di equilibrio anche interiore.  Licia Galizia sceglie i materiali dallersquo;aeronautica per realizzare una sorta di offerta floreale al Santo e alla Natura, una distesa di calle, simboli di purezza e vita, pronte a confondersi con la vegetazione in uno dei punti più spettacolari del parco, vicino agli argini del fiume Aterno, che lambirà i fiori nei periodi di piena. Giacomo Zaganelli, che nel 2008 riempì di verde Piazza Ghiberti a Firenze (<em>Non a tutti piace lersquo;erba</em>), riflette sulle energie del luogo per realizzare unersquo;opera che racchiude in sé lersquo;acqua, la pietra e il concetto di memoria: una roccia su cui incide eldquo;gutta cavat lapidem (la goccia perfora la pietra)erdquo;, da toccare in silenzio con le mani  recuperando così quei gesti della litoterapia che caratterizza il luogo. Verso la fine del percorso ecco la poetica di Daniela Di Maro, che segna il sentiero con sette bussole nascoste nella vegetazione, a suggerire un cammino nella sua accezione più spirituale: il visitatore si ritrova così a eldquo;porre lersquo;anima alla luce del soleerdquo;, a specchiarsi nella natura o a riflettere sulla disposizione delle stelle. AIR unisce così arte, rito e natura lasciando un segno forte e tangibile sul territorio.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/4_400.jpg" alt="4_400" title="4_400" width="400" height="228" /><br /><strong>Licia Galizia, <em>In offerta</em>, installazione, alluminio aeronautico, Raiano (Aq) 2016, foto e courtesy Marco Maiorano<br /></strong><br /><br />Info:<br /><a href="http://www.arteinriserva.it" target="_blank" title="www.arteinriserva.it">www.arteinriserva.it</a> ]]> Ciro Palumbo - Lo spirito e la carne 10086 2016-06-30T00:00:00+0000 2016-06-30T00:00:00+0000 2016-06-30T00:00:00+0000 Una personale, per Ciro Palumbo, che racconta una nuova svolta nella sua storia pittorica. Un progetto completamente inedito, creato per la galleria, in cui lersquo;artista dei guerrieri e del mito si avventura in una dimensione più intima. <br /><br />Il tema, attualissimo, è quello dellersquo;aspirazione verso un senso eldquo;altroerdquo;, uno scopo superiore in un momento storico travagliato e denso di incertezze. La soluzione che lersquo;artista ci suggerisce è quella di lasciare da parte almeno per un momento la ragione e di seguire il cuore. La ricerca, tuttavia, va ben oltre. Questo cuore, rappresentato pittoricamente come un organo vivo e palpitante, diventa a sua volta personaggio, presenza forte reale e simbolica al tempo stesso. Tappa dopo tappa, ecco dispiegarsi storie di passioni respinte e di amori che non moriranno mai, personificate da quelle figure marmoree ma vive e respiranti che negli anni Palumbo ci ha insegnato ad amare. I suoi guerrieri e le sue dee che pur partendo da un immaginario classico e incarnando la bellezza impeccabile della statuaria antica appaiono sostanziati di una materia morbida e viva, non molto dissimile dalla carne, e animati da emozioni, ansie e passioni che ce li rendono presenti e vicinissimi. <br />Lersquo;eterno conflitto tra spirito e carne, dunque, tra cuore e ragione, si dispiega qui su più piani. Quello, appunto, del corpo e della scultura, dellersquo;artificio e della realtà, ma anche quello dellersquo;iconografia del cuore. Organo pulsante, come dicevamo, ma anche ricettacolo di una rete di simbologie talmente vasta e sterminata da aprire mille strade di lettura. Il cuore di Ciro Palumbo, dunque, è quello degli ex-voto della tradizione religiosa, puro spirito tradotto in un linguaggio semplice, ma è anche quello dei tatuaggi, dove la stessa semplicità di linguaggio si trasforma nella possibilità di portare un amore o una passione incisi per sempre sul corpo: di far apparire lo spirito sulla carne viva attraverso un processo doloroso e indelebile. E che dire dellersquo;etimologia di un lemma come eldquo;passioneerdquo;, che spazia dalla passione di Cristo morente e sanguinante sulla croce alla passione che accende i sensi nellersquo;amore?<br />Ciro Palumbo indaga tutto questo e altro ancora, con il suo linguaggio profondo, stratificato, fatto di una pittura intensa che facendo tesoro della lezione degli antichi (da De Chirico a Böcklin, da Salvador Dalí fino allersquo;espressionismo astratto) racconta storie quanto mai attuali. <br />Per la mostra, lersquo;artista ha preparato una serie di lavori del tutto inediti. Delle piccole tavole di legno sulle quali il simbolo del cuore diventa metafora per storie di sapore onirico e surreale e anche, per la prima volta nella sua carriera, due lavori in terracotta dipinta. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/immagineguida1_400.jpg" alt="immagineguida1_400" title="immagineguida1_400" width="400" height="285" /><br /><br /><em><strong><u>La Galleria Biffi Arte</u><br /></strong>nasce a Piacenza nel 2009 per desiderio del Presidente di <strong>Formec Biffi</strong> azienda leader nel settore alimentare, che nella creazione della Galleria testimonia e mantiene vivo lo storico legame tra il marchio Biffi, Milano 1852 e il mondo delle#39;arte: fu proprio intorno ai tavolini del Caffè Biffi, infatti, che Marinetti, Balla, Depero diedero vita al movimento Futurista, che avrebbe influenzato tanta cultura del Novecento. Nel corso degli anni Biffi Arte si è trasformata in polo culturale aperto allersquo;espressione di tutte le arti, ponendosi come territorio di incontro fra gli artisti e la collettività, alla ricerca di una cultura libera e innovata. Per questo motivo nel programmare le proprie attività, Biffi Arte coltiva unersquo;ampia pluralità di iniziative promuovendo, accanto allersquo;allestimento di mostre, conferenze e incontri con filosofi, autori, critici e pensatori, eventi speciali, concerti e performance in collaborazione con istituzioni italiane e straniere.<br /><br /><strong><u>Lersquo;azienda Formec Biffi</u> <br />Biffi Arte</strong> è parte di <strong>Formec Biffi</strong>, unersquo;azienda dal cuore lombardo ma attiva sui mercati del mondo. Orientata allersquo;innovazione e alla sperimentazione del gusto, da sempre <strong>Formec Biffi</strong> guarda con speciale attenzione al mondo dellersquo;arte, trovando nella sponsorship delle arti un territorio espressivo privilegiato per iniziative pubbliche offerte alla cittadinanza. E lo spirito che la sostiene è il principio per il quale le imprese possono svolgere un ruolo fondamentale per la promozione e la diffusione della cultura, aiutando anche e soprattutto i giovani artisti a diventare protagonisti del loro tempo.</em> <br /><br /><em>eldquo;La forza della nostra Galleria sta nel sodalizio che riesce a ospitare: è lersquo;incontro fra le arti nella pluralità dei loro linguaggi, alla ricerca di percorsi trasversali, inattesi, sempre nuovi. A questo incontro, estraneo alle logiche del profitto, le porte di Biffi Arte saranno sempre aperteerdquo;</em>     <br /><strong>Pietro Casella</strong>, fondatore e artefice di Formec Biffi<br /><br /><strong>A cura di Alessandra Redaelli<br /><br />dal 24 Giugno al 31 Luglio 2016 <br />Inaugurazione | Venerdì 24 Giugno ore 20.00<br /><br />Galleria Biffi Arte<br />p.zza santersquo;antonino - via chiapponi 39 | Piacenza<br /><br />ORARI<br />da martedì a sabato 10.30 endash; 12.30|16.00-19.30<br />dal 24 giugno al 31 luglio: apertura speciale al venerdì, fino alle 23<br /><br />tel. 0523 324902<br /></strong><a href="mailto:galleria@biffarte.it"><strong>galleria@biffarte.it</strong></a><br /><strong>www.biffiarte.it<br /><br />direttore artistico| Carlo Scagnelli<br />assistente| Angela Ianni<br />curator| Susanna Gualazzini<br /></strong>]]>