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TK - Art magazine: Interviste Tk System Le interviste di Teknemedia 2019-05-21T10:48:17+0000 Tk System Intervista ad Antonio Castiglioni - Espinasse 31 .com Gaia Serena Simionati 10173 2017-05-19T00:00:00+0000 2017-05-19T00:00:00+0000 2017-05-19T00:00:00+0000 <strong>Espinasse31</strong>, ha inaugurato il <strong>3 maggio</strong> scorso con <strong>Street e Pop Meet Fashion</strong>. Il nuovo spazio, un concept ispirato alla Factory di Andy Warhol, diviene sede e residenza per artisti, ospitati per un mese a creare e produrre arte a Milano, dove arte, moda, street art hanno libero sfogo di conoscersi, intrecciarsi e interagire. <br />Abbiamo intervistato il fondatore di questa innovativa attività a Milano che ha avuto diverso successo di pubblico e stampa fin dal primo giorno.<br /><br /><strong>GSS: Che giorno sei nato?<br />AC:</strong> 19 agosto. Cersquo;è una maglietta che dice: Best people are born in August.<br /><br /><strong>GSS: Cosa fai? <br />AC:</strong> Sono un commercialista e con mio fratello che è avvocato abbiamo uno studio.<br /><br /><strong>GSS: Perchè hai scelto Milano per questersquo;idea avventurosa di residenza dersquo;artista e vetrina per lersquo;arte internazionale?<br />AC:</strong> Avevo valutato anche Havana, ma poi non andava bene perché ci volevano accordi politici e non mi andavano ingerenze di quel tipo. Preferisco essere libero e sbagliare da solo. Poi, dopo diverse ricerche, poco prima del mio compleanno, ho trovato questo spazio in viale Espinasse31.  Lersquo;idea della residenza è nata a Miami tra dicembre 2015 e gennaio 2016 dove come ti hodetto sono stato ad Havana con un amico stree di origine portoricana . Penso che iniziative come Espinasse31 abbiano grandi capacità di riqualificare zone depresse, disagiate o prive di vitalità culturale attraverso lersquo;arte hanno reso oggi  Wynwood, precedentemente non troppo raccomandabile, uno dei  quartieri più interessanti della città di Miami<br /><br /><strong>GSS: Perché hai scelto proprio questa zona?<br />AC:</strong> vengo da una famiglia semplice e il quartiere operaio mi fa sentire a casa, rievoca ricordi dersquo;infanzia e si rende ancora più interessante con lersquo;arte e la musica come fanno i miei vicini del Masada.<br /><br /><strong>GSS: Come è nata questa passione per lersquo;arte?<br />AC:</strong> Be un poersquo; grazie a degli incontri magici che mi hanno aperto la mente a livello internazionale. 15 anni fa ho conosciuto durante una vacanza  il figlio Tom Penn , figlio di Irving  con cui è nata una grande amicizia. Attraverso di lui ho iniziato ad andare a mostre e a interessarmi allersquo;arte. Poi è venuta la passione per la street and pop art. <br /><br /><strong>GSS: Comersquo;è nato il progetto Espinasse 31? Come scegli gli artisti? Sei tu il curatore?  <br />AC:</strong> Non faccio mostre, non è una galleria, è una residenza per artisti. Io non sono un curatore scelgo lersquo;arte che mi piace e poi gli vedo se ce feeling con gli artisti di cui mi piace il loro lavoro ehellip;ehellip;. Se non cè non vado avanti.<br /><br /><strong>GSS: come funzionano le vendite? Hai già dei tuoi collezionisti?<br />AC:</strong> attraverso gli eventi facciamo comunicati stampa con il mio ufficio stampa eldquo;cosa e comeerdquo; che attraggono appassionati dersquo;arte e ci aiuta a spiegare il ns concetto di residenza e di valorizzazione dellersquo;artista, poi ci sono rapporti personali ehellip;.. Ho tanti amici e conoscenti collezzionisti  e Penso che ci sarà molta energia in Espinasse31.<br /><br /><strong>GSS: cersquo;è un motivo particolare per cui hai scelto street art? <br />AC: </strong>a parte lersquo;idea del vagabondaggio che mi piace e sono anchersquo;io un grande viaggiatore, mi interessa la parte dove torniamo a qualcosa di visivo, di bello in grado di attuare trasformazioni. Inoltre lersquo;amore per culture diverse, lersquo;apertura mentale che vivono questi artisti che si muovono con pochissimo e sono liberi, rappresenta al meglio il mio mood di vedere la vita e girare il mondo.<br /><br /><strong>GSS: Fai tutto da solo? <br />AC:</strong> no ho due splendide e giovani collaboratrici che si occupano della parte digitale e seguono gli artisti quando sono a Milano  ed i miei; ll grande di 21 anni  è laureato in economia a Londra e lersquo;altrodi 19 studente  in pr e marketing nel sud della francia; un team giovane e super preparato.<br /><br /><strong>GSS: Come scegli? Chi ti interessa? Che price range cersquo;è? <br />AC:</strong> scelgo lersquo;arte che mi piace. Poi conosco lersquo;artista e se cersquo;è un buon feeling e buon rapporto umano lo invito. Lersquo;arte è una grandissima forma di bridging tra culture e persone e feeling sono trasversale e poche regole chiare e precise da rispettare. La politica fa lersquo;opposto e non mi interessano.<br /><br /><strong>GSS: La moda veste lersquo;umanità e lersquo;arte la mette a nudo.  Come pensi di far interagire due mondi così diversi per profondità?<br />AC:</strong> direi invece che la moda spoglia e lersquo;arte veste la mente. Dersquo;altro canto a parte le battute anche il mio era un gioco. Street and pop meet fashion, in realtà fashion è arte, i vestiti della Crepax sono delle sculture, come del resto è arte il lavoro di alcuni stilisti della moda. ]]> MIA Milan Image Art Fair 2016 - Intervista a Lorenza Castelli Gaia Serena Simionati 10068 2016-04-18T00:00:00+0000 2016-04-18T00:00:00+0000 2016-04-18T00:00:00+0000 <em>Non esiste la fotografia artistica. <br />Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, <br />delle persone che sanno vedere e, altre, <br />che non sanno nemmeno guardare. <br /></em>Nadar (Gaspard Félix Tournachon)<br /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/a.lo_priore_400.jpg" alt="a.lo_priore_400" title="a.lo_priore_400" width="266" height="400" /><br /><strong><em>Foto Angela Lo Priore<br /></em></strong><br /><strong>GSS: Riprendendo Nadar, lei cosa ci ha visto nella fotografia? E, di conseguenza, come si diventa direttore di una fiera?</strong><br /><strong>LC:</strong> La manifestazione è nata nel 2011 dopo la constatazione che la maggior parte delle fiere dersquo;arte mantengono il loro carattere indifferenziato, finendo per dare alla fotografia uno spazio marginale; inoltre avevamo la sensazione che in Italia e in molti altri paesi dersquo;Europa, in presenza di un movimento creativo vivace e di una crescente attività di galleristi specializzati, le istituzioni e i musei erano ancora poco interessati allo sviluppo e alla codificazione delle tematiche legate alla contemporaneità, tra le quali la fotografia.<br />La fotografia è il mezzo che a nostro avviso permette più di altri di avvicinare le persone allersquo;arte contemporanea. Ci siamo posti lersquo;obiettivo di eldquo;educareerdquo; il pubblico allersquo;arte contemporanea attraverso la fotografia. In tutte le collezioni dersquo;arte oggi ci sono opere fotografiche. La nostra sfida è stata e continua ad essere quella di creare nuovi collezionisti dersquo;arte partendo dalla fotografia. Abbiamo i primi risultati e ne siamo soddisfatti.<br />Per diventare direttore di una fiera ci vuole tanta passione e cura del dettaglio e soprattutto una forte preparazione di management, per gestire una squadra di persone e tante attività parcellizzate. La fiera è unersquo;alchimia di eventi di diversa natura che si sovrappongono e di esigenze di interlocutori diversi che devono amalgamarsi. Il direttore è il trait dersquo;union di tutto questo, deve dare equilibrio ad un mondo eldquo;complessoerdquo; allersquo;interno di strategie in continuo divenire in quanto la fiera è anche la vetrina delle novità e dei nuovi trend, a cui il direttore deve sempre stare attento.<br /><br /><strong>GSS: Lersquo;anno scorso avete cambiato sede come mai? E questersquo;anno riconfermate a The Mall?</strong><br /><strong>LC:</strong> Questa nuova location ci è stata proposta direttamente dalla società che ha realizzato lo spazio Porta Nuova e dalla famiglia Catella. Avevano interesse a rilanciare lo spazio anche per attività fieristiche a hanno pensato che MIA potesse essere il giusto evento, allersquo;avanguardia e di alto livello.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/1_schilte__portielje_press_400_01.jpg" alt="1_schilte__portielje_press_400_01" title="1_schilte__portielje_press_400_01" width="283" height="400" /><br /><strong>Schilte e Portielje,<em> 12/A15</em>, 2012, stampa Lambda montata su legno e tela, con finitura in resina, cm 20 x 28 x 4, Edizione: 12, Courtesy: © Schilte e Portielje | Kahmann Gallery Amsterdam</strong><br /><br /><strong>GSS: Nonostante la crisi, spazi che chiudono, poche vendite, Mia sembra in crescita, qual è la formula vincente?</strong><br /><strong>LC:</strong> La formula vincente è la focalizzazione sulla fotografia. Il linguaggio fotografico agevola lersquo;avvicinamento allersquo;arte: è più diretto, più immediato. Eersquo; il mezzo in maggior crescita nellersquo;ambito dellersquo;arte contemporanea, ha prezzi più contenuti ed accessibili rispetto ad opere realizzate con altri media. Quindi anche in un momento di crescita economica non esplosiva si possono comunque fare acquisti con maggiore leggerezza.<br /><br /><strong>GSS: Ci da un poersquo; di numeri? Ad esempio: gallerie presenti, visitatori degli anni scorsi, opere vendute.</strong><br /><strong>LC:</strong> Nel 2015 la quinta edizione di MIA si è chiusa con un record di pubblico +10% rispetto al 2014 e con un clima positivo e di soddisfazione. Ottimi i risultati di vendita per i 145 espositori in particolare per quattro lavori di Shadi Ghadirian (che è stata anche protagonista al Padiglione Iran della Biennale di Venezia), due di Gohar Dashti ed uno della cinese Xing Danwen raggiungendo la cifra complessivamente di 50mila euro; bene anche le cinque fotografie di Nicolas Feldmeyer vendute a 2.500 euro lersquo;una. Grande interesse per le immagini di Charlotte Perriand (dieci i pezzi venduti, a cifre che spaziano dai 1.500 ai 4.900 euro) e un grande riscontro positivo in termini di vendita anche per le gallerie straniere tra cui si offriva lersquo;autore Eric Guo, uno stand monografico francese di Caroline Gavazzi e per il giappone con Katsu Ishida. <br />Questersquo;anno a The Mall endash; Porta Nuova le gallerie presenti saranno 80 provenienti da 12 diverse nazioni del mondo con 230 artisti, 15 editori specializzati e 20 artisti indipendenti.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/2_francesco_bosso_press_400.jpg" alt="2_francesco_bosso_press_400" title="2_francesco_bosso_press_400" width="400" height="296" /><br /><strong>Francesco Bosso, <em>Diamond #2</em>, 2016, stampa ai sali dersquo;argento, cm 57 x 45 (con passepartout cm 70 x 80), Edizione: 2/9, Courtesy: PhotoeContemporary</strong><br /><br /><strong>GSS: Roland Barthes disse che eldquo;ciò che la fotografia riproduce allersquo;infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmenteerdquo;. Ecco forse ispirandosi a lui, molti collezionisti in Italia hanno ancora dubbi nellersquo;acquisto della fotografia, perché a volte non cersquo;è un pieno controllo sulle tirature, con un conseguente risultato economico modificato. Come si ovvia a questo timore? Vuole dare qualche consiglio a chi non ha ancora collezionato fotografia?</strong><br /><strong>LC:</strong> Innanzitutto è necessario avere le idee estremamente chiare e conoscere a fondo le regole del gioco, sapere quali sono le caratteristiche che una fotografia deve avere per essere presente sul mercato ad esempio per le edizioni sono da condannare tutte quelle edizioni che presentano la possibilità di fare più copie a seconda dei formati: nessuno potrà garantire al collezionista che una volta esaurito quel formato non si procederà a unersquo;ulteriore tiratura e, dato che il valore è in funzione della domanda e dellersquo;offerta, se si aumenta la domanda il valore diminuisce. Anche ammettendo che la dimensione di unersquo;opera faccia parte del suo linguaggio, non possiamo prescindere dal fatto che il formato non faccia diversa lersquo;opera: sarà comunque la stessa opera anche se in formato diverso. Dimensioni diverse, sì, dunque, ma nellersquo;ambito della stessa edizione. In tal modo si garantisce allersquo;acquirente che non si potrà andare al di sopra di una determinata tiratura.<br /><br /><strong>GSS: Arte e investimento. La fotografia che ruolo occupa oggi in tal senso? Ci fa tre nomi su cui ha investito lei?</strong><br /><strong>LC:</strong> Ultimamente ho investito in Silvio Wolf, Alejandro Cartagena e Simon Roberts.<br />La domanda è cresciuta considerevolmente per un settore che rappresenta ancora una piccola parte del mercato delle#39;arte mondiale essa costituisce infatti solo il 4% dei lotti venduti (contro le#39;8% della scultura o il 21% delle stampe) e meno delle#39;1% del fatturato mondiale. Queste cifre illustrano inoltre le#39;ottima gestione di une#39;offerta che potrebbe essere molto più vasta, il settore si sviluppa infatti a un ritmo sereno puntellato da qualche picco e qualche record, per ogni volta che un raro esemplare moderno appare in sala de#39;asta, o quando una firma rinomata della fotografia contemporanea trova unersquo;eco favorevole nella grandi aste di New York.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2016/4_gian_paolo_barbieri_press_400.jpg" alt="4_gian_paolo_barbieri_press_400" title="4_gian_paolo_barbieri_press_400" width="320" height="400" /><br /><strong>Gian Paolo Barbieri, <em>Interview</em>, 1986, Polaroid Type 55 originale dersquo;autore, cm 10,5 x 13, Edizione: pezzo unico, Courtesy: 29 Arts In Progress Ltd.</strong><br /><br /><br />In copertina: <strong>Jalal Sepehr, <em>Red Zone #1</em>, 2015, Archival digital pigment print, cm 70 x 100, Edizione: 4/7, Courtesy: Jalal Sepehr e Officine delle#39;Immagine (particolare)</strong>]]> INTERVISTA AQUA AURA Gaia Serena Simionati 10012 2015-07-28T00:00:00+0000 2015-07-28T00:00:00+0000 2015-07-28T00:00:00+0000 Ticking away the moments that make up a dull day <br />You fritter and waste the hours in an offhand way.<br />Kicking around on a piece of ground in your home town <br />Waiting for someone or something to show you the way. <br /><br />Tired of lying in the sunshine staying home to watch the rain. <br />You are young and life is long and there is time to kill today. <br />And then one day you find ten years have got behind you. <br />No one told you when to run, you missed the starting gun. <br /><br />So you run and you run to catch up with the sun but ite#39;s sinking Racing around to come up behind you again. <br />The sun is the same in a relative way but youe#39;re older, <br />Shorter of breath and one day closer to death. <br /><br />Every year is getting shorter never seem to find the time. <br />Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines <br /><strong>Hanging on in quiet desperation is the English way</strong> <br />The time is gone, the song is over, <br />Thought Ie#39;d something more to say. <br /><em>Time</em> dei Pink Floyd <br /><em>The dark side of the Moon<br /><br /></em><img src="/magazine/gall_img/2015/110x_110_birthplace_melanconia_ptente_e_misterioso_e_casetta_fragile_casa_sorta_e_alla_deriva_2200_euro__400.jpg" alt="110x_110_birthplace_melanconia_ptente_e_misterioso_e_casetta_fragile_casa_sorta_e_alla_deriva_2200_euro__400" title="110x_110_birthplace_melanconia_ptente_e_misterioso_e_casetta_fragile_casa_sorta_e_alla_deriva_2200_euro__400" width="400" height="400" /><br /><strong><em>Birthplace (Still house)</em> - 2014. Stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio. Cm. 110x110x4.</strong> <br /><br /><br /><strong>GSS: Che giorno sei nato Aqua Aura?<br />AA:</strong> Il 4 di agosto 2009.<br /><br /><strong>GSS: Come è nato questo nome che, se non sbaglio, ha a che fare con un cristallo di quarzo naturale ?<br />AA:</strong> Si, è un cristallo di quarzo (ma non naturale), tenuto nei vapori di ebollizione dellersquo;oro per un periodo di tempo. Attraverso questo procedimento la pietra modifica il colore e alcune sue caratteristiche, si trasforma in una sorta di eldquo;falsa pietra preziosaerdquo;. Qui mersquo;interessa di più affrontare lersquo;aspetto numerico di questo nome. <br />Aqua Aura è un nome composto da 8 lettere e 2 parole. Ognuno dei nomi che lo compone è formato da 4 lettere, 4 e 8 sono multipli di 2. Due nomi di quattro lettere che diventano, nel loro insieme, il numero 8. Del resto, io sono nato il quarto giorno dellersquo;ottavo mese.... Come dire che esiste una trama tra il nome e il mio punto di partenza, la mia data di nascita. Eersquo; tutto racchiuso in una successione di numeri. <br /><br /><strong>GSS: Come hai iniziato a fare lersquo;artista? Qualersquo;è la verità dellersquo;arte?<br />AA:</strong> Poiché non so come definire con un perimetro esatto questo termine, posso affermare che mi occupo di arte da quando avevo 16 anni. Perché nellersquo;arte? Perché era lersquo;unico territorio in cui trovavo un riflesso alla mia interiorità, unersquo;espressione della mia meraviglia e anche della mia eldquo;quieta disperazioneerdquo;.<br />Ho lersquo;impressione che la visione dellersquo;arte sia caleidoscopica. Come un vetro dentro cui guardare, che rimanda a una visione mutante. Le sue immagini si modificano in continuazione a seconda dellersquo;incidenza della luce, del punto di osservazione e a seconda delle impressioni stesse dellersquo;osservatore. Guardando il vetro, quando scorgi una profonda verità, una tua propria illuminante corrispondenza in ciò che vedi, quella è la verità dellersquo;arte.<br /><br /><strong>GSS: Sbaglio o Hanging on in quiet desperation è una citazione tratta da Time, una canzone dei Pink Floyd che dice: eldquo;quiet desperation is the English wayerdquo;? Tradotto: eldquo;Mi aggiravo con una quieta disperazione che è lo stile ingleseerdquo;. <br />AA:</strong> Si. Eersquo; un pezzo nellersquo;LP eldquo;Dark side of the moonerdquo;. In quel momento, a 16 anni e in Time in particolare, in quellersquo;immagine mi ci ritrovavo molto. E corrispondeva esattamente alla mia essenza.<br /><br /><strong>GSS: Quindi eri quietamente disperato?<br />AA:</strong> Pensavo di esserlo, ma anche, allo stesso modo, sentivo di essere eldquo;meravigliatoerdquo;.<br /><br /><strong>GSS: E oggi?<br />AA:</strong> Strada facendo uno si accorge che lersquo;arte è una cosa seria, non più il solo riflesso delle disperazioni o meraviglie personali, ma diventa via via una cosa più vasta. Qualcosa che parte si da un singolo, ma acquisisce una sua disciplina intrinseca e ha un obiettivo universale, possiede una sua trascendenza, in qualche modo, superiore allersquo;essere umano e alla sua visione.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/acid_dream__cielo_stellato_in_lapponia_con_colori_ribaltati__1x1_metro___400.jpg" alt="acid_dream__cielo_stellato_in_lapponia_con_colori_ribaltati__1x1_metro___400" title="acid_dream__cielo_stellato_in_lapponia_con_colori_ribaltati__1x1_metro___400" width="400" height="400" /><br /><strong><em>Acid dream</em> - 2014. Stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio. Cm. 100x100x4.<br /><br />GSS: Il tuo lavoro tratta natura, scienza, scenari apocalittici, realtà apparentemente virtuali, o minimali. Infinitamente piccole o enormi. Su cosa vertono le tue riflessioni? Interessa anche a te la fisica quantistica?<br />AA:</strong> Si, la fisica quantistica mi interessa molto, ma più in generale mi affascina la ricerca astronomica più avanzata, così come la fisica delle particelle. Questo tipo di indagini aiutano a delineare un eldquo;altrove assolutoerdquo;. A un certo punto ho cominciato a leggere: la teoria delle stringhe, gli spazi curvi, il concetto di tempo. Tali studi trasformano lersquo;idea che abbiamo delle cose del mondo, lersquo;idea della materia e del cosmo. <br />Quegli uomini e quelle donne impegnati giorno e notte a studiare e a scoprire lersquo;invisibile forse sono i più grandi artisti della nostra epoca: gli scienziati.<br />Ridisegnano la coscienza delle cose in un modo che la mente fatica a contenere. Anzi la immaginano, la creano, svelandola per la prima volta a loro stessi. In quelle teorie, giace il senso di eldquo;assoluto altroveerdquo; che il mondo contemporaneo non possiede più. <br />Una fisica vicina alla metafisica tanto da annullare tutto quello che uno pensava di sapere. Tutto questo accorcia la distanza tra il concetto di Dio e la realtà fisica. <br />Alle domande - cosa cersquo;è oltre i nostri sistemi? Qual è la morfologia e la dimensione delle galassie? Che dimensione ha lersquo;universo e cosa cersquo;è oltre di esso? endash; se ne sono affiancate altre addirittura più complesse che tendono a indagare non più lersquo;infinitamente grande, ma lersquo;infinitamente piccolo e attraverso questersquo;ultimo, sperimentare lersquo;esistenza di realtà invisibili.<br />Meravigliose conferme di tutto ciò stanno in: eldquo;Ai confini della realtàerdquo; di Anil Ananthaswamy, eldquo; del 2012, eldquo;Passaggi curvierdquo; di Lisa Randall e eldquo;La trama del cosmo - Spazio, tempo, realtàerdquo; di Brian Green.<br /><br /><strong>GSS: Spesso usi rappresentare le bolle. Perché? Sei attratto dallersquo;inconsistenza, è un tuo universo privato o che?<br />AA:</strong> Si sono attratto dallersquo;inconsistenza, dalla volatilità, dallersquo;impermanenza e dalla fragilità. Oltre a considerarle condizioni che rappresentano completamente eldquo;la modernitàerdquo;, in esse trovo ancora giacimenti di una qualche timida poesia dellersquo;esistenza umana.<br />Quando studiavo arte medievale, sia occidentale che orientale, ho scoperto che isolando una figura o un oggetto in un suo proprio contenitore, (una sfera trasparente ad esempio) e facendolo diventare unersquo;immagine non più riducibile, questo acquista una sorta di iper-visibilità. <br />Una cosa o persona che sia, estratta dal flusso delle cose del mondo e portata dentro un recinto chiuso ma visibile, aumenta lersquo;intensità della propria aura. Del resto, la mandorla del Cristo pantocratore non è nientersquo;altro che unersquo;espressione di questo fenomeno. La scelta di una bolla di sapone, come contenitore di cose e di fenomeni, presente in alcuni miei lavori, non è che la diretta conseguenza di quella lezione. Essa è una delle cose più inconsistenti ed effimere mai osservate. Mi emozionava lersquo;idea che, nella sua fragilità, possa contenere una qualche forma di vita ed esaltare la sua energia agli occhi di un osservatore. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/monema_iii_400.jpg" alt="monema_iii_400" title="monema_iii_400" width="400" height="233" /><br /><strong><em>MONEMA #3</em> - 2015 Stampa ai pigmenti di carbone montata su alluminio. cm. 105x180x10 Edizione di 3 cm. 70x120x8 Edizione di 3</strong><br /><br /><strong>GSS: Paradossalmente però i tuoi lavori sono molto potenti nelle immagini che sovrapponi e nel risultato di forte impatto visivo. Non lasciano indifferenti e non si dimenticano.<br />AA:</strong> Ciò che dici è un bene. Se unersquo;opera fosse volatile e debole, perchè sprecare tutto il tempo necessario a realizzarla?<br />Comunque credo che lersquo;impressione di cui parli sia data dal fatto che i miei lavori, in fondo, cercano il senso del sublime. Oppure, semplicemente, perché hanno a che vedere con la vita e con la morte, con il visibile e lersquo;invisibile.<br /><br /><strong>GSS: Rappresenti anche, nei tuoi lavori, globuli rossi, cellule, spore, uova dersquo;insetti. Come mai?<br />AA:</strong> Come accennavo prima, nel XX secolo abbiamo acquisito la possibilità di vedere a distanze siderali e a dimensioni infinitamente piccole. Questo titanico allargamento dei confini percettivi è uno degli aspetti del presente che trovo più stimolanti in assoluto. <br />In qualche modo noi stiamo praticando nel concreto lersquo;eldquo;invisibileerdquo; di altre epoche e quindi abbiamo accorciato la distanza tra magia, pensiero scientifico o eldquo;pensiero oggettivoerdquo;, con il microscopio elettronico o i telescopi spaziali. <br />La mia indagine nei lavori della mostra eldquo;The grafterdquo;, vuole esplorare proprio questo aspetto dellersquo;infinitesimamente piccolo, in rapporto alla visione meccanica e alla percezione. La prossima mostra esplorerà lersquo;infinitamente grande.<br /><br /><strong>GSS: Che rapporto hai con lersquo;arte antica, la pittura?<br />AA:</strong> Ho passato 12 anni nei musei di arte antica senza produrre opere. Il corso di quel eldquo;pellegrinaggioerdquo; mi ha portato a considerare i capolavori che vedevo come più reali delle persone stesse che mi circondavano e più comunicativi delle relazioni umane che vivevo. In quelle immagini antiche, cersquo;era una rivelazione e una trascendenza dei miei stessi pensieri. Nonostante sia attratto dal contemporaneo, tutto il mio interesse è filtrato da quel primigenio amore per lersquo;antico. Le mie riflessioni sul presente, prima di essere immagini, ripercorrono i corridoi e le sale di quei musei.<br /><br /><strong>GSS: Conosci Gericault? I suoi Alienati? La zattera della medusa? Ecco, i tuoi tableaux pas vivant, scenari così apocalittici, convogliano la stessa aurea di dispersione, paura, innocenza, o purezza di fronte alla potenza della morte. Che ne pensi?<br />AA:</strong> Si, lo conosco. Gli alienati sono stati una delle fonti del mio lavoro sui ritratti. Mi fa piacere che lo citi, perchè nessuno lo ha mai fatto riguardo i miei lavori. In Gericault cersquo;è una sintesi dellersquo;intensità dellersquo;immagine che è ricondotta alla sua monade. Unersquo;altra cosa che trovo assolutamente interessante in lui è che in questa riduzione alla monade, egli non perde mai di vista la potenza e la fragranza della pittura, cioè del suo mezzo espressivo, cose che rimangono intatte e si fondono allersquo;essenza del suo lavoro.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/the_net_ii_400.jpg" alt="the_net_ii_400" title="the_net_ii_400" width="400" height="300" /><br /><strong><em>The Net #2</em> - 2015. Stampa ai pigmenti di carbone montata su alluminio. Cm. 90x120x10</strong> <br /><br /><strong>GSS: Come nasce unersquo;opera dersquo;arte? Eersquo; un innesto di fattori, coincidenze, visioni? O più un fenomeno, unersquo;esperienza di maieutica?<br />AA:</strong> La risposta ce lersquo;hai già.... Eersquo; un innesto di fattori. Eersquo; coincidenza e delirio visionario, è un fenomeno e unersquo;esperienza di maieutica. In questo mosaico manca forse un elemento. Eersquo; anche eldquo;studioerdquo;... Almeno per me. In ogni caso, è fatica.<br /><br /><strong>GSS: Non cersquo;è fede senza amore. Dice il papa. Tu in cosa credi?<br />AA:</strong> Un tempo, qualche anno fa, credevo nella costruzione e nel manifestarsi eldquo;dellersquo;uomo nuovoerdquo;. Un Homo Novus che fosse il contraltare dellersquo;Homo Homini Lupus. Una nuova specie nella catena evolutiva, una creatura completamente laica in grado di superare la propria limitata coscienza e fondare le basi di un nuovo sapiens. Un uomo scientifico ma immerso in una propria spiritualità con un profondo senso compiuto e un profondo rispetto per la collettività. Una manifestazione concreta del superamento del nichilismo. Oggi invece, per lo più, credo nel fare bene dentro il limitato perimetro del mio lavoro e  credo nellersquo;importanza che il mio commercialista non faccia errori nella mia dichiarazione dei redditi.<br /><br /><strong>GSS: Ti senti più un illusionista, un negromante, o uno scienziato dellersquo;occhio?<br />AA:</strong> Ho appena terminato un lavoro, un ritratto che sersquo;intitola eldquo;Ritratto di un illusionistaerdquo;... forse non è un caso. Sono uno scienziato quando sperimento, quando faccio delle prove e mi chiedo il senso dei risultati che ho ottenuto. In merito alla negromanzia... Non lo so, non mi sono mai ritrovato faccia a faccia con lo spirito di un defunto, però spesso mi trovo faccia a faccia con i demoni, i miei personali o quelli della collettività.<br /><br /><strong>GSS: Fino a che punto ti sembra di ingannare lo spettatore? O è negromanzia, la tua?</strong><br /><strong>AA:</strong> Anche se il mio lavoro si muove spesso nel territorio delle illusioni, non ho mai lersquo;intenzione di ingannare lo spettatore. Un poersquo; maghi lo siamo tutti.<br /><br /><strong>GSS: Che rapporto hai con la bruttezza?<br />AA:</strong> Intendi... la mia personale bruttezza?<br /><br /><strong>GSS:</strong> No, la mia.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/the769eodore_gericault._alienata_con_monomania_del_furto._182024_ca._olio_su_tela_77x645_cm._parigi_muse769e_du_louvre_400.jpg" alt="the769eodore_gericault._alienata_con_monomania_del_furto._182024_ca._olio_su_tela_77x645_cm._parigi_muse769e_du_louvre_400" title="the769eodore_gericault._alienata_con_monomania_del_furto._182024_ca._olio_su_tela_77x645_cm._parigi_muse769e_du_louvre_400" width="315" height="400" /><br /><strong>Théeodore Gericault. <em>Alienato con monomania del furto.</em> 1820-24 ca. olio su tela, 61X51 cm. Gand, Museum voor Schone Kunsten<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/the769eodore_gericault._alienata_con_monomania_del_gioco._182024_ca._olio_su_tela_77x645_cm._parigi_muse769e_du_louvre__400.jpg" alt="the769eodore_gericault._alienata_con_monomania_del_gioco._182024_ca._olio_su_tela_77x645_cm._parigi_muse769e_du_louvre__400" title="the769eodore_gericault._alienata_con_monomania_del_gioco._182024_ca._olio_su_tela_77x645_cm._parigi_muse769e_du_louvre__400" width="333" height="400" /><br />Thee#769;eodore Gericault. <em>Alienata con monomania del gioco.</em> 1820-24 ca. Olio su tela, 77X64,5 cm. Parigi, Musee#769;e du Louvre <br /><br /></strong><br />In copertina: <strong><em>The Net #1</em> - 2015. Stampa ai pigmenti di carbone montata su alluminio. Cm. 90x120x10 (particolare)</strong>]]> IL MONDO DELL’INNOCENZA VISTO DA UN POETA DELLA TECNOLOGIA - Intervista a John Gerrard Gaia Serena Simionati 10006 2015-07-02T00:00:00+0000 2015-07-02T00:00:00+0000 2015-07-02T00:00:00+0000 eldquo;<em>Lersquo;artista è una potenza nella trasformazione. Se si pensa in modo bello, non si è più tossici per il pianeta</em>erdquo;.<br />John Gerrard<br /><br />Abbiamo incontrato a Basilea John Gerrard, un artista irlandese, nato e cresciuto nella campagna fuori Dublino. Dopo aver studiato in America con due lauree, master in arte e <em>software</em>, oggi lavora con la Thomas Dane Gallery di Londra. <br />Il suo lavoro è dicotomicamente interessante perché da un lato, quello sofisticato, usa raffinatissime tecniche multimediali, software e tecnologie assai allersquo;avanguardia, mentre dallersquo;altro, quello poetico, richiede e riflette su un ritorno alla natura primeva, ab origine dove, come nella sua infanzia, si racconta lersquo;innocenza e la povertà di una numerosa famiglia attaccata a tutto quello che aveva: i dintorni e le risorse naturali. <br />Abbracciare alberi, mangiare pane prodotto in casa, bruciare un tronco per scaldarsi, sfiniti, dopo una pesante giornata di lavoro in campagna. Questa è poesia. E arte! Ed è quello che ci racconta John, il cui ultimo potente lavoro <em>Solar Reserve</em> era esposto ad Art Statement a Basel ed è stato acquisito da Leonardo di Caprio presente in fiera che, da sempre, è sensibile con la sua fondazione, al tema dellersquo;ambiente.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/john_gerrard_solar_reserve_tonopah_nevada_led_wall.1200x800_400.jpg" alt="john_gerrard_solar_reserve_tonopah_nevada_led_wall.1200x800_400" title="john_gerrard_solar_reserve_tonopah_nevada_led_wall.1200x800_400" width="400" height="266" /><br /><strong>John Gerrard, <em>Solar Reserve</em> (Tonopah, Nevada), LED wall.1200x800<br /></strong><br /><strong>GSS: Quando e dove sei nato? <br />JG:</strong> Il 20 luglio 1974, a Dublino.<br /><br /><strong>GSS: Nel tuo lavoro di due anni fa dal titolo eldquo;Smoke treeerdquo;, un albero dalle chiome di fumo, composto di fotografia e video, si muoveva in mezzo al nulla di una landa desolata. Emerge da qui un rapporto diverso con la natura. Eersquo; vero? Qualersquo; è questo rapporto?<br />JG:</strong> Il concetto dellersquo; eldquo;<strong><em>Albero di fumo</em></strong>erdquo; sottolinea un tema chiave di tutto il mio lavoro: il rapporto tra la presenza umana e la relazione con tutte le altre creature in un ambiente inteso in senso post cristiano. Noi siamo sempre stati forzatamente indotti a pensare di essere al centro dellersquo;universo. Nel 1890 si è scoperta la prigione nera del petrolio. Ci fu poi un evento disastroso nel 1910-30: la tempesta di polvere terrestre che tolse tutti gli strati del suolo, soffiando via Colorado, Texas, New Mexico e devastando così migliaia di vite. Molti artisti lo hanno documentato. Una delle maggiori catastrofi umane nella storia. In questa corsa alla libertà totale, si vive unersquo;euforia del movimento, in cui si è sorpassata la natura con il petrolio e le cose tossiche, dove niente è gratis e ogni cosa ha un valore. Paghi quello che usi. Il grano è fatto con il nitrogeno e il nitrogeno è fatto di petrolio. Se lo metti nella terra, ne aumenti la produzione. Noi siamo fatti di petrolio. Siamo radicalmente cambiati nelle strutture molecolari a causa di ciò e rispetto ad 80 anni fa. La mia mostra di New York è stata proprio una testimonianza su questa catastrofe da un lato e dallersquo;altro tutto il mio lavoro riporta allersquo;attenzione universale la natura.<br />GSS: Il sole è al centro di ogni cosa a cui possiamo pensare, ed è alla base di qualsiasi religione. La tua produzione riflette sullersquo;interrelazione tra il sole, la terra, lersquo;aria e lersquo;acqua. È per questo che nel tuo ultimo lavoro hai ricreato interamente in 3D un silo di grano nella piccola città di Richfield in Kansas, come sei solito fare, collocandolo in un set di luce reale che dura 24 ore al giorno per 365 giorni in un anno?<br />JG: Si. Sono attento ai processi dellersquo;agricoltura, dellersquo;uomo e della natura. Il lavoro è ricco di riferimenti alla storia dellersquo;arte e al contemporaneo. La luce, oltre che la politica e il sociale modificano il silo fino a diventare, nel 2038, unersquo;ombra totalmente vuota. Così come forse si prospetterà essere il cambiamento del pianeta. Dallersquo;era del petrolio, ad una di benessere arcadico. La virtualità è già li. In Kansas. Due pompe di olio. Un dittico. Esse, con un movimento rotatorio e, una forma zoomorfa, si piegano come se pregassero verso lersquo;origine del loro potere. Che è il sole. Il sole è al centro di ogni cosa che noi possiamo capire. Nessuno parla di questo. Purtroppo.<br /><br /><strong>GSS: Dicci della tua infanzia. Come e quanto ha influenzato il tuo lavoro? Cosa prevedi per il futuro?<br />JG:</strong> Eravamo molto poveri. Respiravo le foglie degli alberi che si muovevano. Non devi essere ricco per vivere bene, ma stare tra gli alberi. E respirare. Prendere qualcosa dalla terra, nutrirti e stare con cose semplici. Avevamo un pozzo. Tagliavamo un albero per fare il fuoco. Tutto era molto semplice. Penso che tra 40 o 50 anni inizierà un nuovo sistema e sarà senza petrolio. Altrimenti ci sarà solo una carestia mondiale e grande instabilità. <br /><br /><strong>GSS: Puoi dirmi come realizzi esattamente le tue complesse opere? <br />JG:</strong> Ho una macchina fotografica, viaggio nel posto che ho prescelto e faccio un piccolo scan dellersquo;oggetto, gli giro intorno lentamente e fotografo eldquo;con il cervelloerdquo;. Faccio circa 300 foto. Poi si crea un modello sulla base delle foto e si rifà lersquo;oggetto in 3 D in sei mesi o tre anni. Dipende. Poi si controllano le superfici, il riflesso dersquo;argento. Luci e ombre. Con altri programmi si crea un tessuto, come una pelle sullo scheletro, che viene steso sopra. Eersquo; come una superficie di fotografia fatta di tanti strati. Alla fine tutto viene fuso assieme. Un lavoro molto serio, lungo. <br /><br /><strong>GSS: Non si può capire appieno un artista senza esimersi dal chiedere che musica egli ascolta?<br />JG:</strong> Musica? Ho perso la direzione reale della musica ultimamente, cioè negli ultimi dieci anni. Ho comprato un i-pod, ma non voglio rubare agli artisti. In realtà, ascolto delle voci corali molto antiche, con bellissime voci di donna o musica medioevale. <br /><br /><strong>GSS: Chi sono i tuoi artisti preferiti?<br />JG:</strong> Duchamp.<br /><br /><strong>GSS:</strong> Complimenti sei un poeta. Ogni parola che esprimi sa di poesia. E di natura.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/john_gerrard_dust_storm_dalhart_texas._u.s.a._2007_courtesy_marian_goodman_ny_400.jpeg" alt="john_gerrard_dust_storm_dalhart_texas._u.s.a._2007_courtesy_marian_goodman_ny_400." title="john_gerrard_dust_storm_dalhart_texas._u.s.a._2007_courtesy_marian_goodman_ny_400." width="400" height="274" /><br /><strong>JOHN GERRARD, <em>Dust Storm</em> (Dalhart, Texas. U.S.A.), 2007 Courtesy Marian Goodman NY</strong><br /><br /><br />In copertina: <strong>John Gerrard, <em>Smoke Tree III</em>, 2006 (particolare)</strong>]]> MIA Fair - Intervista a Lorenza Castelli Giulio Cattaneo 9973 2015-04-08T00:00:00+0000 2015-04-08T00:00:00+0000 2015-04-08T00:00:00+0000 <em>A pochi giorni dalle#39;apertura di MIA abbiamo incontrato la direttrice Lorenza Castelli che ci ha parlato della nuova location della fiera e ci ha suggerito qualche giovane fotografo da tenere sotto osservazione...</em><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/k_400.jpg" alt="k_400" title="k_400" width="265" height="400" /><br /><strong><em>Lorenza Castelli</em>, Ph. Angela Lo Priore</strong><br /><br /><strong>Nuova location queste#39;anno per MIA. Cosa vi ha spinto a trasferirvi nel nuovo quartiere di Porta Nuova?<br /></strong>Per lersquo;edizione 2015 di MIA Fair, la zona Tortona non risultava più compatibile con lersquo;anticipazione della fiera ad aprile, mese in cui si svolge anche il Salone del Mobile. Da unersquo;esigenza contingente, si è però deciso di spostarsi nella nuova location di The Mall, in zona Porta Nuova Varesine, trasferendo la fiera in unersquo;area totalmente rinnovata, simbolo della Milano che cambia e guarda al futuro.<br /><br /><strong>MIA/Miart incontro/scontro queste#39;anno? Saranno maggiori i vantaggi o gli svantaggi?<br /></strong>I giorni che abbiamo scelto per MIA Fair si collocano in una settimana davvero ricca e importante per lersquo;arte. Più che teatro di scontro, Milano diventa palcoscenico per tanti eventi che incrementano il suo ruolo di centro nevralgico per la cultura, sia italiana che internazionale. Nellersquo;anno di Expo 2015, la città è già protagonista a livello mondiale e queste manifestazioni da un lato ne arricchiscono il prestigio, dallersquo;altro ottengono sicuramente maggiore visibilità. MIA Fair dà quindi  il suo contributo a questa primavera dellersquo;arte, senza per questo dimenticare la sua identità, le sue peculiarità e il suo pubblico. Certamente, un vantaggio fondamentale sarà a favore dei tanti appassionati, che in una sola settimana potranno godere di una grande varietà di iniziative ed eventi legati al mondo dellersquo;arte.<br /><br /><strong>Riproporrete anche per questa edizione Codice MIA, une#39;opportunità per i giovani fotografi di farsi conoscere e eldquo;giudicareerdquo; ma anche per il pubblico e gli operatori per entrare in contatto con queste nuove personalità.<br /></strong>Codice MIA giunge questersquo;anno alla sua terza edizione, riconfermando il successo di questa straordinaria iniziativa ideata e curata da Enrica Viganò. La Portfolio Review è ormai uno degli appuntamenti più rinomati della fiera, che raccoglie ogni anno feedback positivi, sia da parte degli artisti, sia da parte dei reviewers. Si tratta ovviamente di unersquo;opportunità unica per i fotografi mid-carreer, che hanno la possibilità di mostrare i propri lavori e far conoscere il proprio talento, ma si delinea anche come importante momento di condivisione con i più prestigiosi collezionisti e curatori di collezioni corporate internazionali, invitati ogni anno da MIA Fair. Oltre ad essere fonte di stimoli e  confronto, Codice MIA diventa anche strumento di connessione che alimenta il rapporto tra artisti e collezionisti, avvicinandoli al mercato della fotografia. Come sempre, il premio consiste in uno stand, a titolo gratuito, per lersquo;edizione successiva della fiera: questersquo;anno MIA Fair ospita Mattia Insolera, vincitore del Premio Codice MIA 2014.<br /><br /><strong>Qual è la partecipazione delle gallerie internazionali rispetto a quelle italiane?<br /></strong>MIA Fair accoglie soprattutto gallerie italiane, che tuttavia rappresentano molti artisti stranieri, provenienti da diverse paesi, dal Messico alla Cina. Ad ampliare il panorama della fotografia internazionale, non mancano comunque le gallerie dallersquo;estero, europee ed extraeuropee. Il respiro internazionale della fiera non si scontra però con la volontà di valorizzare gli artisti italiani di ieri e di oggi, per farli conoscere al pubblico più esperto, così come ai neofiti della fotografia.<br /><br /><strong>Se per quanto riguarda il mercato delle#39;arte si stanno sempre più consolidando le vendite definite eldquo;sicureerdquo;, i grandi nomi insomma, per la fotografia invece? Quali sono i trend?<br /></strong>Anche per la fotografia i nomi storici e consolidati costituiscono delle vendite eldquo;sicureerdquo;, in quanto restano ovviamente importanti riferimenti dal valore indiscusso e sempre al centro dellersquo;interesse dei collezionisti. Un occhio di riguardo va tuttavia riservato ai fotografi emergenti, i cui lavori hanno prezzi indubbiamente più abbordabili. Nellersquo;ambito della fotografia emerge in effetti un alto rapporto qualità-prezzo, in cui lavori di valore autentico possono essere facilmente acquistati da collezionisti ormai esperti, così come da tanti appassionati.<br /><br /><strong>Spesso la fotografia è considerata il trampolino di lancio del collezionismo, anche per via delle quotazioni eldquo;più accessibilierdquo;. Qualche consiglio pratico e qualche nome da consigliare tra le giovani promesse?<br /></strong>Tra i consigli pratici per lersquo;acquisto di unersquo;opera, il primo criterio può essere certamente quello di valutare il piacere stesso che unersquo;opera ci trasmette: dobbiamo in qualche modo sentirla nostra e conviverci. Parlando di trend, punterei - al di là dei grandi nomi consolidati - sui tanti artisti emergenti che hanno buone opportunità di crescita: tra gli italiani ad esempio il duo Tania e Lazlo, Massimiliano Gatti, Marco Lanza, Piero Mollica, Malena Mazza e Marco Maria Zanin, tra gli stranieri, Julia Khran e Jaceck Ludwig Scarso.<br /><br /><strong>MIA non è solo mercato. Tra le tante attività collaterali anche diversi incontri, tra cui quelli organizzati con Hans-Ulrich Obrist e Alice Rawsthorn. Momenti importanti di scambio de#39;idee.<br /></strong>MIA Fair ha sempre puntato molto sul suo programma culturale, che ogni anno si arricchisce di approfondimenti e talk. La nostra fiera non ha mai perso di vista lersquo;aspetto della formazione, con lersquo;obiettivo di offrire occasioni di confronto e diffondere un collezionismo consapevole. Anche questersquo;anno il programma culturale è stato curato in modo dettagliato, invitando personalità internazionali di rilievo. In particolare, il celebre critico e curatore Hans-Ulrich Obrist e Alice Rawsthor, critica di design, sono stati coinvolti nella grande novità di questa edizione: eldquo;Années Bartheserdquo;, ciclo dersquo;incontri dedicati a Roland Barthes, ideati da Gianluigi Ricuperati, scrittore e direttore artistico di Domus Academy, nonché Cross Disciplinary Curator per MIA Fair. Tra i tanti temi che ogni anno vengono affrontati, unersquo;attenzione speciale è sempre rivolta a sensibilizzare artisti e collezionisti sugli aspetti giuridici legati allersquo;immagine a alla fotografia, grazie al prezioso contributo di Cristina Manasse, legal advisor di MIA Fair, esperta in proprietà intellettuale e diritto dellersquo;arte. Altri eventi in programma prevedono la partecipazione di direttori e ideatori di alcuni tra i festival di fotografia più importanti dersquo;Europa: Oliva María Rubio, direttore artistico di PhotoEspaña Madrid; Krzysztof Candrowicz, già direttore dellersquo;International Festival of Photography di Lodz, direttore artistico della Triennale di Amburgo e ideatore del network PhotoFestival Union; Tatyana Franck, direttrice del Musée de lersquo;Elysée di Losanna, che festeggia i primi 30 anni di attività.<br /><br /><strong>Per la prima volta in Italia sarà anche messo in scena il progetto Economic Body, performance ideata e condotta dalla coreografa svedese Anna-Mi Fredriksson per la Fluxum Foundation di Ginevra. Come si inserisce questo progetto in MIA?<br /></strong>Il progetto Economic Body - presentato dalla Fluxum Foundation e Flux Laboratory di Ginevra - nasce da una collaborazione a livello internazionale tra più istituzioni e università, che si prefigge di esplorare, attraverso uno studio coreografico e la diretta partecipazione dellersquo;audience, le teorie delle scienze sociali ed economiche. La performance sersquo;inserisce quindi tra le novità di questa edizione, ricalcando tuttavia quella che è lersquo;essenza stessa di MIA Fair, che - oltre ad essere fiera di fotografia endash; è anche fiera dedicata allersquo;immagine in movimento, di cui la performance si avvale per fissarsi nel tempo. Con questo progetto, MIA Fair conferma la sua capacità di accogliere e allo stesso tempo proporre nuovi spunti di riflessione, attivando una feconda commistione di discipline nella società contemporanea. ]]> Annalù - Intervista al gallerista Stefano Gagliardi 9972 2015-04-07T00:00:00+0000 2015-04-07T00:00:00+0000 2015-04-07T00:00:00+0000 <em>Venerdì 10 Aprile alle ore 11.30, presso la Biblioteca Umanistica di Santa Maria Incoronata (Corso Garibaldi 116, Milano), si svolgerà una conferenza stampa con interventi di approfondimento della mostra eldquo;Simulacrierdquo; di Annalù e del libro eldquo;Annalù Works 1994-2014erdquo; edito da Silvana Editoriale: parleranno lersquo;artista Annalù, il gallerista Stefano Gagliardi, la curatrice Alessandra Redaelli ed il critico Martina Cavallarin. <br />Qui sotto riportiamo le#39;intervista -pubblicata nel catalogo che accompagna la mostra attualmente in corso alla Galleria Gagliardi di San Gimignano- al gallerista Stefano Gagliardi che collabora da tempo con le#39;artista Annalù.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/copertina_annalu_fronte_bassa_400.jpg" alt="copertina_annalu_fronte_bassa_400" title="copertina_annalu_fronte_bassa_400" width="299" height="400" /><br /><br /><br /></em><strong>Oggi Annalù è certamente una delle artiste di punta della tua galleria. Quando le#39;hai conosciuta? Come vi siete incontrati?<br /></strong>Conoscevo già dal 2007 le opere di Annalù e mi ripromettevo spesso di contattarla, ma in quei momenti la sua collaborazione con altre gallerie sembrava non dare spazio ad un rapporto intensamente legato a tutto quello che comporta la permanenza espositiva nei miei spazi. Ci sentimmo casualmente per telefono nel marzo del 2012, per interposta persona, e scoprimmo che negli ultimi tempi avevamo maturato lo stesso desiderio di una reciproca conoscenza e di una possibile collaborazione. Subito dopo ci incontrammo presso il suo studio: non discutemmo né di opere né di prezzi, considerammo essenzialmente le aspettative professionali che ciascuno di noi due aveva verso lersquo;altro e le reciproche disponibilità. Ancora oggi penso che il limite interno ad una collaborazione artistica non sia mai lersquo;opera in sé, bensì la disponibilità reciproca nel sostenere il superamento dellersquo;opera stessa. Chi fa il mercante cerca lersquo;opera, chi fa il gallerista cerca una collaborazione artistica.<br /><br /><strong>Qual è stata la caratteristica del suo lavoro che allora ti ha maggiormente colpito?<br /></strong>Prima di tutto il materiale e la capacità unica di declinarlo in modo imprevedibile e personale.<br />Un altro aspetto era il rigoroso ritmo geometrico compositivo dal quale ogni opera, anche la più eldquo;gestualeerdquo;, traeva forza autonoma ed armonia.<br /><br /><strong>Poi avete cominciato a collaborare subito? Quali sono le prime opere di Annalù che hai portato in mostra?<br /></strong>Incominciammo subito. Prima però avemmo un lungo colloquio dove prendemmo in esame le condizioni di un impegno che, secondo le mie aspettative, ci avrebbe portato lontano; la prima condizione fu unersquo;accelerazione costante di verifica delle opere già esistenti, basandomi, in modo ottimistico, su una buona presunzione di vendita. Incominciammo agli inizi del 2012 con i gioielli, con alcuni libri, con pannelli in vetroresina e, qualche mese dopo, capimmo che dovevamo rinnovare tutto partendo da unersquo;altra qualità di resina che esaltasse in modo forte e costante due elementi fondamentali delle sue opere: la luce e la trasparenza. Salve queste, tutto il resto ne avrebbe beneficiato, qualità visiva dei colori e profondità cromatiche comprese. Capimmo anche che le opere piacevano, entusiasmavano e che, felicemente per Annalù, si potevano aprire più esaltanti sfide in relazione allersquo;organizzazione degli stessi manufatti e ad una maggiore profondità e complessità di contenuti.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/annaluu08_400.jpg" alt="annaluu08_400" title="annaluu08_400" width="400" height="365" /><br /><br /><strong>Tu sei noto per essere uno di quei galleristi che lavorano a stretto contatto con gli artisti che promuovono. <br /></strong>Alcuni anni fa un vecchio falegname di San Gimignano mi disse eldquo;chi cammina sulle orme degli altri non lascia tracciaerdquo;. Di fatto aveva ben sintetizzato quello che mi è più prezioso nelle molte ore che dedico al mio lavoro: il desiderio di stabilire alla galleria il primato di unersquo;identità come frutto costante di scelte condivise, spesso coraggiose ed in alcuni casi abbastanza visionarie. Allersquo;artista, che espone per 300 giorni lersquo;anno, in sostanza non chiedo opere ma lo sviluppo di una continuità di progetto; con questa filosofia, abbiamo sicuramente costruito nel tempo la fidelizzazione di un collezionismo che ci segue costantemente, premiando il senso delle nostre scelte. Perché questo avvenga devo per forza coinvolgere lersquo;artista a stabilire un rapporto di dialogo-confronto, con se stesso e con la galleria, cercando di risolvere con lui, e nel migliore modo possibile, alcune equazioni fondamentali che determinano o meno il successo e la vendita di unersquo;opera dersquo;arte. <br />Non è facile! <br />Con alcuni artisti è come entrare in mondi paralleli con altri orizzonti e abissi sconosciuti: sono viaggi in zone sottili; con altri artisti, invece, non mi è permesso, più difficile è ascoltare i loro labirintici desideri, parole non ancora inventate, percepire immagini che per alcuni di loro hanno ancora il contorno indefinito di unersquo;idea o di indistinte e tremule emozioni. Con tutti cerco lersquo;approccio dellersquo;ascolto e provo a capire in quale infinito mi trovo. Con Annalù è tutto più facile. Lei è una di quelle persone adulte che guarda con lersquo;innocenza dello stupore di una bambina. Ma lei è anche una donna con un sentire certo,  quel sentire primigenio che imprigiona nelle filigrane trasparenti ed invisibili della materia. <br /><br /><strong>Tu e Annalù avete costruito dei progetti specifici insieme?<br /></strong>Certamente! Lo storico della nostra attività parla da solo: allersquo;inizio del quarto anno di collaborazione abbiamo già sviluppato tre personali insieme e abbiamo, come galleria, sostenuto la presenza di Annalù in importanti collettive. Gli artisti sono come lersquo;acqua e io devo solo cercare solchi in cui possano scorrere  e divenire.<br /><br /><strong>Le hai dato qualche consiglio? Di che tipo? <br /></strong>Annalù ed io ci sentiamo spesso, normalmente alla vigilia di decisioni importanti, che a volte riguardano lersquo;intenso lavoro di galleria, altre volte aspetti più generali come il tormentato progetto-menabò del suo libro per il ventennale, la ricerca di unersquo;affidabile fonderia per le opere della chiesa di Jesolo, la consulenza tecnico grafica delle stesse, le sue migrazioni periodiche in oriente, etcehellip; Lei ha una natura iperattiva sempre bisognosa di mettersi in gioco e proiettata normalmente ad allargare sempre più il proprio raggio dersquo;azione. Il dialogo con Annalù è sempre stato, fin dallersquo;inizio, legato ad un grande rapporto di fiducia e di sincerità che nel nostro ambiente è abbastanza raro. Eersquo; una persona capace di ascoltare e, con grande serenità, in grado di far tesoro dei giudizi altrui anche se per lei spiacevoli. Non sempre le opinioni su unersquo;opera, su un progetto o su scelte di lavoro convergono: la cosa bella è che ne parliamo, serenamente, senza che i miei dubbi condizionino il suo procedere. Quando le opere compiute entrano in galleria inizia il rituale delle doverose verifiche:  di fronte ad esse, in modo franco e costruttivo, parliamo di formati, colori, misure, dei non facili (nel caso delle sue opere) problemi di trasporto ed imballo. Con Annalù condivido una natura perfezionistica (per alcuni, troppo esasperata) e questo ci aiuta a soffermarci in modo scrupoloso su dettagli, apparentemente insignificanti, ma che sono comunque impliciti al rigore progettuale di ogni sua opera. So che posso condividere con lei alcuni interessi primari: fra tutti quello rivolto alla forza di comunicazione dellersquo;opera che si manifesta e si ottimizza quanto più lersquo;opera aderisce, nella forma e nei contenuti, alle premesse poetiche sottintese o manifeste nellersquo;abstract dellersquo;artista. Lersquo;approfondimento in questa direzione rimane per me sempre doveroso e umilmente perseguibile. Diventa consapevolezza, identità manifesta, visione compiuta, comunicazione certa, capace di incantare e sedurre lersquo;osservatore. A volte non è necessario ma quando sollecito il più possibile Annalù in questa direzione, spesso lei trasforma le mie aspettative in sorprendenti certezze.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/annaluu10_400.jpg" alt="annaluu10_400" title="annaluu10_400" width="266" height="400" /><br /><br /><strong>Che cosa ti aspetti da questo nuovo progetto?<br /></strong>Il progetto della mostra si distacca da tutti i precedenti non solo per i contenuti, ma anche per il diverso approccio metodologico che Annalù ha scelto nel proprio fare e nella nuova e più libera gestione della propria manualità. Ma il fatto più importante è la marcata esigenza-ricerca di più definite suggestioni di sintesi dove la potenza scultorea della rappresentazione prende vita grazie a grafiche più semplificate, essenziali, elementari. Sembra, in qualche modo, che i recenti viaggi in oriente stiano producendo effetti collaterali. Annalù ha intrapreso un viaggio inevitabile che senzersquo;altro non poteva più rinviare: quello di unersquo;identità concettuale più forte, più vicina al proprio dàimon. Mi auguro quindi che, ancora una volta, i visitatori della mostra e i nostri collezionisti apprezzino i nuovi lavori di Annalù.<br /><br /><strong>Secondo la tua esperienza, che cose#39;è che emoziona maggiormente il pubblico e i collezionisti nel lavoro di Annalù? Che cosa vede e che cosa "sente" il fruitore nella sua scultura?<br /></strong>Prima di tutto lersquo;incanto della materia, quella di una realtà solida fissata in unersquo;apparenza liquida, in sostanza la magia di essere quello che non è e, più ironicamente, di non essere quello che sembra. Io vedo un libro dalle pagine di acqua che diventano filigrane, che si trasformano in cellule, poi in foglie, che danno vita a farfalle; come per il libro, così per altre opere, io e molti miei collezionisti, sentiamo lersquo;impeto tumultuoso di metamorfosi sempre in atto, scansioni di un mutamento a volte celato, in molti casi sorprendentemente manifesto. Vediamo la deflagrazione dei colori mutarsi in ritmiche cromatiche scansioni: su di noi il trasferimento di una costante vibrazione emotiva e lersquo;emozione di ricordare la naturalezza e la genuinità di linguaggi dimenticati; tornano alla memoria i sapori dellersquo;acqua, la quiete e le melodie del vento. Magicamente sentiamo nellersquo;anima e nella mente, di colpo, il divenire dei nostri numeri primi. <br /><br /><br /><br /><br /><br />]]> ART ROOMS LONDON: INTERVISTA A CRISTINA CELLINI ANTONINI E FRANCESCO FANELLI Gaia Serena Simionati 9957 2015-02-06T00:00:00+0000 2015-02-06T00:00:00+0000 2015-02-06T00:00:00+0000 Si è svolta con un grandissimo successo di pubblico, energia, stampa e collezionisti, dal 23 al 26 gennaio 2015, la prima edizione a Londra di <strong>ART ROOMS 2015</strong>, un innovativo modo di presentare i lavori di artisti indipendenti, allersquo;interno di eleganti e intime stanze di un hotel di superlusso, il <strong>Meliá White House Hotel a Regentersquo;s Park</strong>.<br />Nata dallersquo;idea, dallersquo;organizzazione mentale e dalla gentilezza di <strong>Cristina Cellini Antonini e Francesco Fanelli</strong>, la fiera si è svolta in concomitanza con London Art Fair, arrivata ormai alla sua 29 esima edizione con ben 180 gallerie presenti.<br />Forse proprio perché i due eventi dersquo;arte avevano posizioni vicine geograficamente, raggiungibili a piedi, la concomitanza tra le due fiere si è dimostrata utile dato che la funzione di volano ha convogliato molti interessanti artisti, galleristi e collezionisti. Tra di essi, si è vista girare discreta tra le camere, anche la cantante italiana, appassionata dersquo;arte, <strong>Gianna Nannini</strong>. <br />Tra gli artisti più stimolanti vale la pena ricordare le tele di Fabio Mariani con intensi squarci di geologie telluriche e presenze indelebili di luce. Colori forti inondano grandi tele con cerulei, gialli e sabbie desertiche.<br />Altra artista degna di rispetto è Lichena Bertinato. Fotografa, ma anche regista, Bertinato crea delle eldquo;mise en sceneerdquo; narrando vere e proprie storie ambientate in tempi e luoghi degli anni trenta con personaggi e vestiti dellersquo;epoca. La ricerca è lunghissima e accurata sia per gli ambienti, che per gli oggetti, che per i volti eldquo;giustierdquo;. Il tutto in un risultato di bianchi e neri, sorprendente. Ad essi si aggiungano le sculture di Lorenzo Belenguer, artista spagnolo basato a Londra da sei anni.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/fb_1_400.jpg" alt="fb_1_400" title="fb_1_400" width="344" height="400" /><br /><br />I giorni di Artrooms si sono conclusi il lunedì mattina, con unersquo;interessante e utile relazione dellersquo;avvocato Belluzzo, con studio legale a Milano, Londra e Verona, su tasse, vendita di opere dersquo;arte e sgravio fiscale, sia per residenti che domiciliati a Londra o in Europa, il tutto in unersquo;atmosfera di respiro internazionale con presenze turche, inglesi, spagnole, italiane e asiatiche. <br />Chiediamo ora ai due organizzatori la genesi e il risultato ottenuto da Artrooms.<br /><br />Scopi e obiettivi <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/il_principio_era_un_finale_sereno_2_400_01.jpeg" alt="il_principio_era_un_finale_sereno_2_400_01." title="il_principio_era_un_finale_sereno_2_400_01." width="306" height="399" /><br /><br /><br /><strong>GSS: Perché, secondo voi, la creatività e lersquo;intelligenza degli italiani funziona solo allersquo;estero??<br />CCA:</strong> Nemo profeta in patriaehellip; diceva qualcuno! In realtà è solo una questione di possibilità, non tanto di libertà di espressione, ma di concretezza o fattibilità. Purtroppo in Italia, tutto diventa difficile, sia per questioni economiche che burocratiche. La cultura è vista come qualcosa di molto distante dallersquo;economia. Anzi, spesso cersquo;è una sorta di pudore anche solo nel parlare di eldquo;ricavierdquo; generati da progetti culturali. In Inghilterra invece la prospettiva è totalmente ribaltata.  Un punto di vista che spesso può essere brutale, ma almeno offre a tutti la possibilità di confrontarsi con il mercato o almeno di poter fare un tentativo.  <br /><strong>FF:</strong> sono convinto che in Italia, più che in altri paesi, nascano veri e propri talenti ma spesso il sistema poco meritocratico non li premia come dovrebbe isolando lersquo;individuo lasciandolo alla disperata ricerca di gratificazioni che raramente arrivano. Allersquo;estero, in special modo in Inghilterra, le qualità personali e culturali sono considerate una ricchezza e quindi premiate attraverso procedure burocratiche più snelle e supporto economico e morale da parte delle istituzioni ed istituti bancari. <br /><br /><strong>GSS: Come vi è venuta questa idea vincente?<br />CCA:</strong> Non ci siamo inventati nulla di nuovo. Le fiere in hotel nascono in oriente diversi anni fa, in particolare dalla Korea e da Hong Kong. Paesi dove gli spazi pubblici in quanto luoghi di aggregazione sono limitati e dove hanno dovuto trovare soluzioni alternative. Gli hotel sono strutturalmente luoghi di confine tra pubblico e privato. eldquo;Spazi di passaggioerdquo; che  permettono e facilitano lersquo;incontro di culture diverse.<br />Cersquo;era già stato qualche tentativo di fare la stessa cosa in Europa, ma senza successo. <br />Siamo riusciti a riproporre un modello culturale così diverso dal nostro perché il tempo e il luogo (Londra)  in questo preciso momento storico ed economico, sono giusti.<br />Inoltre Chiara Canal e io abbiamo aperto la galleria Le Dame allersquo;interno dellersquo;hotel lo scorso settembre e questo ha facilitato molto lersquo;operazione. Sinceramente dubito che saremmo riusciti a fare una prima edizione in una struttura diversa. Il supporto organizzativo e logistico del Meliá White House Hotel è stato fondamentale. Senza di loro, non ce lersquo;avremmo mai fatta.<br /><strong>FF:</strong> ricordo il giorno in cui incontrai Cristina a Londra durante un evento organizzato dalla Camera di Commercio Italiana. Romana come me, dello stesso quartiere, quasi coetanea e con unersquo;idea da voler condividere. Sarà stata la provenienza, la condivisione di un entusiasmo per unersquo;idea vincente, il desiderio di dimostrare di poter fare la differenza in una città non nostra ed in un settore talmente importante quanto inflazionato quale quello dellersquo;arte a Londra cheehellip; il resto poi è arrivato da solo.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/love_on_wheels_by_lichena_bertinato_400_01.jpg" alt="love_on_wheels_by_lichena_bertinato_400_01" title="love_on_wheels_by_lichena_bertinato_400_01" width="400" height="396" /><br /><strong><em>Love on wheels</em> by Lichena Bertinato<br /></strong><br /><strong>GSS: Da che percorso venite sia di studio che di lavori pregressi?<br />CCA:</strong> Per anni mi sono occupata di spettacolo, sia come attrice che come organizzatrice. In particolare sono orgogliosa di avere avuto la possibilità per molti anni di curare la direzione organizzativa di Fontanonestate, manifestazione storica dellersquo;Estate Romana. <br />Nelle settore arti visive ho curato con Gianna Cimino molti progetti, soprattutto con artisti contemporanei del panorama romano. <br /><strong>FF:</strong> nonostante una laurea in Scienze Politiche ho trovato sin da subito la mia espressione nel settore degli eventi attraverso progetti dal respiro sempre più internazionale: dalla finale di Champions League di Roma nel 2009, al G8 dellersquo;Aquila, allersquo;Expo2010 di Shanghai dove ho lavorato per un anno allersquo;interno del Padiglione Italiano. Una volta trasferitomi a Londra ho fatto tesoro dellersquo;esperienze e contatti acquisiti ed ho scommesso su di me aprendo le mie società di servizi.<br /><br /><strong>GSS: Cosa consigliereste a chi vive in Italia data la terribile situazione governativa, economica e data la vostra scelta di vita allersquo;estero? quali consigli ad artisti, imprenditori o galleristi, giovani come voi?<br /></strong><strong>CCA:</strong> Consiglio di sfruttare al massimo la tecnologia. Lersquo;Italia è ancora troppo indietro rispetto al resto dersquo;Europa. Trasferirsi allersquo;estero non è una scelta facile e comporta molti sacrifici. Per gli artisti poi è ancora più difficile, perché niente influenza di più il percorso e il lavoro di un artista delle sue radici culturali. La terra, gli odori,  la lingua..sono tutti fattori che riemergono prepotentemente dalla tela o da qualsiasi altro mezzo espressivo. Allora una buona alternativa o almeno un primo passo, può essere quello di far vedere i propri lavori e promuoverli in rete.<br /><strong>FF:</strong> di non farsi contagiare dallersquo;atmosfera pesante che si respira nel nostro Paese e di cercare opportunità li dove ci sono esigenze. Ogni periodo storico porta con se trasformazioni e nuovi trend, il mio consiglio è quello di analizzarne con lucidità  le caratteristiche e di anticiparne le evoluzioni offrendo soluzioni al mercato. Non abbiate paura di credere nelle vostre idee.<br /><br /><strong>GSS: Come avete fatto ad organizzare tutto così bene dato che gli italiani in Italia sono ahimè noti per il pressapochismo e lersquo;inefficienza?<br /></strong><strong>CCA:</strong> La cosa triste è che pochi cattivi rappresentanti continuino a rovinare il lavoro di molti. Personalmente ho tanti anni di lavoro alle spalle e nella mia vita ho conosciuto molti professionisti ehellip; tutti italiani!<br /><strong>FF:</strong> Innanzi tutto grazie, fa sempre piacere ricevere conferme sul lavoro svolto. Vivendo allersquo;estero da ormai 5 anni mi rendo conto di quanto gli italiani abbiano una marcia in più rispetto a tante altre culture. Spesso purtroppo questo non basta e siamo soliti adagiarci perdendo il primato.  <br />Personalmente quando credo in un progetto non mi lascio distrarre da facili entusiasmi e rimando i festeggiamenti a progetto terminato. Aver poi trovato una partner come Cristina mi ha solo aiutato a coprire tutte le criticità con la stessa caparbietà e concentrazione.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2015/unnamed_400.jpg" alt="unnamed_400" title="unnamed_400" width="400" height="264" /><br />]]> Intervista a Fabio Cavallucci - Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci Alessandra Frosini 9873 2014-06-03T00:00:00+0000 2014-06-03T00:00:00+0000 2014-06-03T00:00:00+0000 <em><br /><br />Abbiamo incontrato il neo-direttore artistico del Centro per le#39;Arte Contemporanea Luigi Pecci, alla vigilia del suo primo incontro con il territorio, per capire, dopo le ultime iniziative di Prato Contemporanea (che hanno portato in città Emilio Isgrò, Kaarina Kaikkonen, Fabrizio Corneli, Carlo Bernardini e Marco Lodola) qual è la situazione attuale, quali sono le problematiche da affrontare e quali le possibili risposte.<br /><br /><img src="/magazine/img_off/centropecci1k92b324x230arteconomy.jpg" alt="centropecci1k92b324x230arteconomy" title="centropecci1k92b324x230arteconomy" width="322" height="230" /><br /><br /></em><strong>Come#39;è stato accolto a Prato?</strong><br />Devo dire che sono stato accolto molto bene e soprattutto ho trovato qui a Prato e in Toscana in generale, una voglia reale di rilancio e une#39;atmosfera positiva. Non me le#39;aspettavo perché, tornando dopo alcuni anni in Polonia, pensavo di tornare in une#39;Italia un poe#39; depressa psicologicamente, un poe#39; negativa. Invece qui intorno a me ho trovato persone positivamente motivate. Questo non vuol dire che non ci siano problemi, ma certo le persone che ho incontrato alle#39;interno e alle#39;esterno hanno veramente una volontà di rilancio positiva.<br /><br /><strong>E proprio il rapporto con il territorio è il primo punto da cui parte il suo progetto di rilancio del Centro.</strong><br />Non credo si possa fare diversamente. Certo se uno si trova a Londra o a New York la situazione è completamente diversa, ma molto semplicemente credo che, in un luogo così caratterizzato come#39;è una città di medie dimensioni italiana, si debba cogliere le#39;occasione per fare una sperimentazione ancora più importante e più approfondita, cioè capire cosa le#39;istituzione debba essere per questo territorio che le#39;ha finanziata e le#39;ha voluta e che quindi si aspetta delle risposte. La domanda alla fine poi non è tanto sulle#39;istituzione ma su cosa è le#39;arte contemporanea oggi, quale#39;è la funzione delle#39;arte oggi.<br /><br /><strong>Quale#39;è dunque il ruolo, secondo lei, delle#39;arte contemporanea oggi?</strong><br />Personalmente, e credo come me molti altri, non sono soddisfatto fino in fondo di un sistema che ha funzionato certamente fino ad ora (il sistema galleria-collezionista), che è riduttivo rispetto a ciò che le#39;arte è sempre stata storicamente, cioè un messaggio, una comunicazione che lasciava i segni della storia delle#39;umanità nel corso del tempo e che parlava, quando avveniva, non dico a tutti perché questo non è mai avvenuto, ma ad un numero largo di persone. In gran parte anche Michelangelo o le immagini della grotta di Altamira erano una comunicazione compresa dalle persone che si trovavano in quei luoghi, quindi una comunicazione di una comunità. Noi dobbiamo cercare di ritrovare il valore delle#39;arte per questa comunità perché altrimenti è una visione limitante.<br /><br /><strong>Intravedo quindi nelle sue parole il perché di un calendario de#39;incontri aperti a tutti (il primo dei quali è in programma proprio oggi), per cercare di approfondire ciò che il territorio si attende dal Centro Pecci. Un centro che, negli ultimi anni, è stato percepito come un luogo lontano, con scarso dialogo con il territorio, che ha significato anche una limitata affluenza di pubblico. <br />De#39;altra parte legate al Pecci ci sono due associazioni (le#39;associazione degli amici del museo Pecci e Aparte, associazione Pecci Arte), di cui la seconda, in particolare, ha realizzato numerose iniziative e in qualche modo ha colmato la lacuna che esisteva col territorio. Che tipo di rapporto ha intenzione di mantenere con queste espressioni? Ha già incontrato queste associazioni?<br /></strong>Ho già incontrato alcuni dei loro rappresentanti. Le associazioni di volontariato sono fondamentali, sono radicate nel territorio e hanno modo di far sì che le#39;arte venga a confluire più facilmente, perché sono a contatto con le persone e anche perché sono a volte senza burocrazie e riescono a realizzare cose che per la burocrazia delle#39;istituzione sono più complicate, come ad esempio è accaduto nelle recente collaborazione per le#39;installazione di Kaarina Kaikkonen sulle mura cittadine. Il volontariato a mio avviso è fondamentale in Toscana, è fondamentale per le#39;arte contemporanea ed è anche una bella palestra per chi in seguito voglia più professionalmente lavorare nelle#39;ambito.<br />Per quel che riguarda gli aspetti pratici su cosa effettivamente valga la pena fare o non fare ci diamo un poe#39; di tempo,  ammetto che non ho ancora approfondito. So che sono stati fatti dei progetti che a lume di naso sono stati interessanti, poi bisogna vedere nelle pratica come sono stati svolti. Non ho paura che nelle#39;istituzione internazionale, anche del massimo livello, venga presentato il giovane del territorio, se ce#39;è il livello di presentazione giusta. Per esempio, se si sa che in prima serata ce#39;è il grande artista internazionale che poi interessa a tutti, al mattino presto può essere presentato anche il giovane del territorio, per la prima volta, per sperimentare e fare qualche cosa con le#39;istituzione. Ee#39; chiaro che ci vogliono anche delle figure di mediazione, un curatore o chi per lui che è in grado di aiutare le#39;artista a presentarsi per la prima volta al pubblico, perché non ha le armi, gli strumenti per farlo. <br />Ee#39; certo quindi che io voglia continuare una collaborazione con le realtà associative.<br /><br /><strong>Sono stati quasi completati i lavori per le#39;ampliamento del museo. Ce#39;è già un progetto di allestimento per la collezione permanente?</strong><br />No, non ce#39;è un progetto. La nuova ala è stata completata, almeno in presenza scenica, una settimana fa, il 17 maggio esattamente. Ee#39; quindi ancora un poe#39; prematuro. Quando si comincia a pensare lo spazio bisogna farlo respirare, bisogna cominciare a capire come lo spazio può reagire e se ci sono i lavori in corso non è nemmeno fattibile. In più ce#39;è il problema del restauro delle#39;altro edificio, che dovrebbe partire, ma in questo momento credo che ancora i fondi non siano stati stanziati. Ritengo che per riaprire il centro Pecci per il grande pubblico, facendo una promozione nazionale ed internazionale, credo che dovremmo prima riaprirlo tutto, quindi sia la parte nuova che la parte vecchia restaurata, perché sarebbe sbagliato pensare di poter riaprire solo la parte nuova. Non avrebbe senso perché poi la gente a Prato dal mondo possiamo tentare di portarla una volta e non è che portiamo la gente dicendogli eldquo;ecco questa è le#39;automobile, però la prima parte è terminata, mentre quella dietro e la carrozzeria sono ancora un poe#39; da sistemare, ma il prossimo anno sarà finitaerdquo;. Dobbiamo presentare la carrozzeria delle#39;auto completa, se vogliamo che poi venga considerata per quello che è.<br /><br /><strong>Quindi le#39;apertura slitterà ancora?</strong><br />Non è una decisione che posso prendere da solo, ne discuteremo con il consiglio, abbiamo un nuovo presidente (Matteo Biffoni, neoeletto sindaco di Prato, ndr) che ancora personalmente non ho incontrato e capiremo anche quali sono le sue idee. Sono pronto a ricredermi se mi si dimostra che è meglio, per qualche ragione, fare diversamente, però ritengo che per le strategie di comunicazione e per il risultato complessivo, sia meglio lavorare molto per une#39;apertura che vada, possibilmente, prima delle#39;Expo del prossimo anno (maggio 2015) in cui però vogliamo essere in grado di presentare tutto il centro completo. Partiremo comunque già da settembre con una programmazione de#39;incontri e iniziative, avviando cioè la presenza del Centro, anche se non ancora nella sua forma completa, non ancora nella sua forma globale.<br /><br /><strong>In questa ristrutturazione che ruolo avranno il CID/Arti visive e il servizio educativo? Si è paventato nei mesi scorsi un definitivo depotenziamento e una probabile futura chiusura della biblioteca e del servizio didattico. Ee#39; davvero questa la realtà? Credo che sarebbe un suicidio per il centro stesso. A questo si aggiunge anche il problema dei licenziamenti di 9 dipendenti del Centro...</strong> <br />Non credo che si tratti di questo, anche se devo ammettere che sulla questione dei licenziamenti sono arrivato in corso de#39;opera, quando queste cose erano già state avviate e capisco che siano questioni poco piacevoli per tutti, per chi lo farà e per chi si troverà licenziato, perché si troverà in una situazione difficile. Io non sono entrato, non è mio compito e non ho avuto nemmeno la possibilità di entrare in questa situazione, anche perché entrarci comporterebbe cercare di capire cose che hanno lunga data e sono partite molto prima di me. Un direttore arriva per fare un compito, che è quello di aprire il nuove Centro portando avanti nel modo migliore e farei fatica adesso nel giudicare cose, persone o attività del passato. Su questo, mi si conceda, purtroppo, e non mi piace perché di solito prendo sempre le responsabilità, in questo caso mi ritrovo ad essere colui che arriva quando la situazione è un dato di fatto e che non ce#39;entra nulla con ciò che è successo. <br />Per quanto riguarda il CID e le#39;attività didattica, è chiaro che non saranno lasciati. Le#39;attività di ricerca e di conoscenza sono attività fondamentali per une#39;istituzione e il nostro Centro, quello che poi realizzeremo, voglio considerarlo più un laboratorio, o almeno anche un laboratorio e non soltanto un luogo espositivo in cui si comunica le scoperte già raggiunte, quindi figuriamoci se non ce#39;è bisogno di un centro di ricerca e un centro di sperimentazione e documentazione. E figuriamoci poi se non ce#39;è bisogno di una didattica intesa anche come serie di incontri con personalità internazionali, dove si discutono tematiche e anche di che cosa une#39;istituzione debba essere in un momento particolare come#39;è quello di oggi, in cui anche le grandi istituzioni stanno aggiustando il tiro un poe#39; ad occhio. Siamo in un momento di grande cambiamento e non ce#39;è nessuno che sappia dire quale#39;è il modello che funziona da seguire per il museo e il centro di arte contemporanea. Non lo può dire nessuno, nemmeno il MOMA, nemmeno la Tate Modern, che certo attirano tante persone, ma bisogna anche capire quanta ricerca ci sia dietro a questa grande operazione, in fondo, di luna park, di parco di divertimento. Sicuramente verranno prese delle decisioni su come gestire queste attività che sono fondamentali.<br /><br /><strong>Certo, la grandezza del Centro e le attività da gestire richiederanno nuove forze e anche in numero consistente, immagino.</strong><br />Non si gestirà un apparato di questo tipo con poche persone e sarà necessario avvalersi di personale per le varie funzioni.<br />Ce#39;è già un accordo fra tutti i musei della città per gestire in comune alcune funzioni. Quando si parla di aperture, il lavoro non si discosta molto da quello che si fa a palazzo Pretorio e al Museo del Tessuto, anche se è chiaro che chi è qui debba sapere cosa ce#39;è in mostra. Quando si parla di CID, biblioteca, ho scoperto con sorpresa che qui ce#39;è una biblioteca di grande livello internazionale che è la Lazzerini, che è gestita in modo assolutamente fantastico, perché è vasta, varia, frequentata, il che significa che funziona, che dà una risposta reale al territorio e quindi trovare un accordo di collaborazione potrebbe essere una soluzione anche per questa parte più piccola e specialistica che è questa sulle arti contemporanee.<br />Poi ci possono essere tante attività e ci vorrà qualcuno che sia in grado di progettare le attività, ma poi i laboratori è bene che ci siano anche tanti giovani, che magari solo per farne alcuni, temporaneamente, per dei periodi, vengono, provano, sperimentano e cominciano così a confrontarsi con il lavoro. Le forme di gestione sono tante ed è ovvio che ci sarà bisogno di tante persone, anche se non è detto che tutte debbano essere assunte in una posizione di contratto tradizionale, anche perché sappiamo che il mondo sta cambiando, anche il mondo del lavoro sta cambiando e ce#39;è bisogno di una grande elasticità.<br /><br /><strong>Senta, ma con Sgarbi, poi, come#39;è andata a finire?</strong><br />Mah, chieda a lui. Credo che gli sia stato dato un incarico per una serie di mostre nella città, però non so niente di più. <br /><br /><strong>Ce#39;è stato un dialogo fra di voi? Avete parlato?</strong><br />No. Magari lo troviamo oggi alle#39;incontro...<br /><br /><br />Mai dire mai, tutto è possibile.  ]]> INTERVISTA A LUCA BIGAZZI… “È TUTTO SOLO LAMPADINE E POLISTIROLINI”!! Gaia Serena Simionati 9845 2014-04-04T00:00:00+0000 2014-04-04T00:00:00+0000 2014-04-04T00:00:00+0000 <strong><br /><br />VIAGGIO IN SICUREZZA; <br />DALLersquo;UMILTAersquo; DELLA GRANDEZZA<br />AGLI OSCAR!<br /></strong><br />Siamo stati al MIC a Milano, alla presentazione del primo volume, un libro-intervista dal titolo <em>La luce necessaria</em> su Luca Bigazzi e, susseguentemente, ad un altro interessante incontro alla libreria Micamera, dopo il recente successo di ritorno di Luca dagli Oscar con <strong><em>La Grande bellezza</em></strong>.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/1_400_03.jpg" alt="1_400_03" title="1_400_03" width="400" height="265" /><br /><br />Caravaggio? Turner? Vermeer? No. Semplicemente, <strong>Luca Bigazzi</strong>; un pittore del fotogramma o della pellicola che, con <em>La luce necessaria</em>, lersquo;intervista-conversazione di Alberto Spadafora, edita dai tipi Artdigiland, emerge in tutta la sua intelligenza e umiltà. <br />La casa editrice gestita da Silvia Tarquini, direttore editoriale Artdigiland, propone come prima pubblicazione un libro che eldquo;illuminaerdquo; aspetti non noti delle migliori opere cinematografiche italiane degli ultimi trentersquo;anni. Dopo una prefazione di Silvia e il saggio introduttivo di Alberto Spadafora, curatore del volume, la narrazione di Luca Bigazzi endash; direttore della fotografia e insieme operatore di macchina endash; si snoda attraverso nove capitoli raccogliendo con coerenza caratteri tecnici, artistici ed etici del lavoro sul set. <br />Bigazzi racconta la genesi del suo modo di lavorare libero da regole codificate, ehellip;eldquo;è tutto solo lampadine e polistirolinierdquo;, come dice lui, spiegando con umiltà estrema, come tutti i grandi personaggi, i motivi delle sue scelte professionali, la luce che ama, le ragioni della sua passione per lo stare in macchina e riattraversa così tutta la sua carriera: il sodalizio con Silvio Soldini, allersquo;insegna dellersquo;indipendenza artistica e produttiva, le scelte linguistiche coraggiose, lo straordinario lavoro con Martone sul territorio napoletano, lersquo;esperienza con il dirompente cinema di Ciprì e Maresco in bianco e nero, lersquo;avventura in Albania con Gianni Amelio per Lamerica, lersquo;attenzione agli esordienti, le incursioni nel documentario.<br /><br />Alla domanda: <strong>Luca</strong> qual è <em><strong>La luce necessaria</strong></em>? Mi viene risposto, eldquo;quella necessaria per evadere dal buio che oggi, dopo ventersquo;anni di berlusconismo, ci pervade, ma anche e soprattutto per uscire a tentoni da un buio mentale, intellettualeerdquo;, dice Bigazzi, dando fin da subito un messaggio preciso. Netto.<br /><br />Oggi Bigazzi è quasi una creatura mitologica, schiva e potente. A metà tra una specie di fumetto, il geniale, enciclopedico Pico de Paperis o il pratico tuttofare Paperoga, visionario, arricchito dei suoi sogni ad occhi aperti. Per metà è anche fenice che fa risorgere dalle proprie ceneri un paese disastrato. Infatti, in unersquo;Italia imbruttita, stravolta, che con un Oscar alla bellezza eldquo;pregressaerdquo;, cristallizzata da Luca in immagini indelebili, viene in qualche modo rianimata, fatta risorgere, e valorizzata anche allersquo;estero, prima di un inesorabile espiro e catastrofe che sembra equiparare il nostro paese sempre più a unersquo;ecatombe culturale, invece di valorizzarne e proteggerne gli innumerevoli valori e beni.<br /><br />Profondo, elegante, umile, come pochi degli artisti italiani incontrati nel mio percorso; caratteristica questersquo;ultima che lo ammanta di unersquo;ulteriore grandezza, Bigazzi sa essere un abisso di saggezza e poesia visiva. Eersquo; colui il quale, grazie a questa dicotomica combinazione che lo pervade, a volte solo per un suo studio di luce e sfumature impercettibili, sa trattenere alchemicamente alla sedia, spettatori annoiati, laddove per storia o regia, sarebbero usciti di sala.<br />Bigazzi con i suoi trasferimenti di visioni, trattiene anche dove nessuna storia, sceneggiatura o recitazione, riesce. Certo alcune riuscite collaborazioni, che sono vere e proprie magie del sapere italiano, come quelle con Sorrentino, inneggiano alla grandezza tutta italiana che, solo due visionari ben collaudati, possono accorpare così assieme. <br />Il libro intervista è il primo al mondo e va letto anche per verificare le parole interessanti di grandi autori italiani e registi che hanno lavorato con lersquo;alchimista Bigazzi. Da Sorrentino appunto, reduce con Servillo dallersquo;Oscar come miglior film straniero ne <em>La grande bellezza</em>, o già prima nel capolavoro de <em>Le conseguenze dellersquo;amore</em>, ne <em>Il divo</em> e in <em>This must be the place</em>. Ancora con <em>Morte di un matematico napoletano</em> di Mario Martone e un giovanissimo Servillo, e via fino alle collaborazioni iniziali, da studentelli squattrinati, come quella con Soldini, insomma quelli che oggi sono tutti maestri. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/2_400_05.jpg" alt="2_400_05" title="2_400_05" width="400" height="287" /><br /><br /><strong>Cosa pensa degli attori lei che li vede sotto la vera luce?</strong><br />LB: Ho pietà per gli attori. Sono degli esseri estremamente fragili, così esposti allersquo;invecchiamento, al giudizio; le donne, in particolare sono in una condizione umana pazzesca, ma tutti vengono usati, consumati, sono fragili, timorosi, preoccupati. Mi fanno spesso tenerezza.<br /><br /><strong>Come mai tra tanti e soli film italiani, ha scelto di fare la fotografia per lersquo;unico regista straniero iraniano, il fortunato Kiarostami?</strong><br />LB: un poersquo; perché per me era un mito, e poersquo; perché mi ha cercato ed ero in quel momento disponibile. Allersquo;inizio non è stato facile, ma poi abbiamo trovato una via di comunicazione.<br /><br /><strong>A questo proposito, dato che Lei sa rendere una fotografia splendida, usa la telecamera, consolida i tecnicismi in arte, come si fa a non litigare coi registi, dato che fa tutto lei e invece prende ordini da un altro?</strong><br />LB: In realtà io non faccio niente. Eseguo solo. Lersquo;importante è capirsi, avere un dialogo proficuo per arrivare a produrre quello che viene chiesto. Il cinema è fatto da tante persone e se la sinergia funziona, tutto riesce meglio.<br /><br />Oltre a una poetica della luce estremamente precisa endash; fondata sul rispetto per la luce esistente e sulla predisposizione alla sperimentazione, ma sempre inscritta nello spirito di servizio al film e al regista endash; il libro <em>La luce necessaria</em> rivela come tratto fondamentale di Bigazzi la sua tensione etico-politica, esercitata attraverso un continuo e personale impegno per il cinema italiano dersquo;autore. <br />A fare da specchio allersquo;esposizione di Bigazzi, il testo raccoglie una straordinaria sezione eldquo;Testimonianzeerdquo;, con contributi di registi, attori, produttori, fotografi di scena e collaboratori quali: Gianni Amelio, Philippe Antonello, Gianluca Arcopinto, Fabrizio Bentivoglio, Anna Bonaiuto, Margherita Buy, Antonio Capuano, Francesca Comencini, Angelo Curti, Nicola Giuliano, Valeria Golino, Abbas Kiarostami, Franco Maresco, Mario Martone, Carlo Mazzacurati.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/4_400_02.jpg" alt="4_400_02" title="4_400_02" width="400" height="264" /><br /><br />Il libro è in distribuzione on line, in formato cartaceo e ebook, su Amazon.it, Amazon.com, Artdigiland.com.<br /><br />Artdigiland è un sito, una community web e unersquo;attività editoriale che offre endash; attraverso lersquo;editoria digitale e il broadcasting endash; videointerviste esclusive ad artisti internazionali. Lersquo;intervista a Bigazzi è stata realizzata in video HD e sarà offerta su Artdigiland.com a partire dalla data della prima presentazione del libro. I lettori del libro avranno accesso a contenuti speciali e offerte esclusive. Il volume intervista a Bigazzi è in distribuzione on line, in formato cartaceo ed ebook, su Amazon.it, Amazon.com, Artdigiland.com. Per ulteriori informazioni: <a href="mailto:info@artdigiland.com">info@artdigiland.com</a>. Si ringrazia la indigo Film per il materiale fotografico fornito.<br /><br /><br />In copertina: <strong>Photo Laurent Thurin Nal</strong>]]> INTERVISTA A VESNA PAVAN Manuela Congedi 9840 2014-03-24T00:00:00+0000 2014-03-24T00:00:00+0000 2014-03-24T00:00:00+0000 Lersquo;artista Vesna Pavan (Spilimbergo, Pordenone, 1976) milanese di adozione, si racconta in questersquo;intervista regalandoci spunti inediti su quelle che sono le sue ispirazioni, le aspirazioni future e anticipando quello che vedremo nella mostra <em>Fusion e Skin</em> a cura di Luca Beatrice a partire da sabato 29 marzo presso la Fonadazione Maimeri di Milano.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/tkimg52fb94ef6df15.jpg" alt="tkimg52fb94ef6df15" title="tkimg52fb94ef6df15" width="200" height="300" /><br /><br /><strong>Vesna, da sempre esibisci nelle tue opere la passione per il fashion e i <em>luxury goods</em> dichiarando quindi un forte rapporto tra arte e moda, ma quanto questersquo;ultima influisce realmente nella tua ricerca? Mi spiego meglio: quando nei tuoi fusion della serie <em>Vogue</em> troviamo i gioielli di note case, piuttosto che le illustri calzature di Sergio Rossi, si tratta di citazioni o semplice ispirazione? Te lo chiedo perché conosco lersquo;impegno che molte case di moda dimostrano verso lersquo;arte, come ad esempio la stessa Sergio Rossi che negli anni continua ad ispirarsi per le sue collezioni allersquo;arte (le muse della casa sono state, un paio su tutte, per la collezione del 2012 le geometrie del gruppo Memphis e per la collezione  attuale le creazioni anni ersquo;70 della designer  Gabriella Crespi). <br /></strong><br />Nella serie Fusion/Vogue pongo lersquo; accento sul Lusso e sullersquo;amore per il bello ma anche parlo del ruolo e dellersquo; impatto sociale che ha la moda nella vita di tutti nel quotidiano. Sia essa eldquo;raggiungibileerdquo; sia eldquo;ambibileerdquo; o mezzo per lo sprono o la rappresentazione di un sogno. Amando il bello, non potevo trascurare questa mia passione quindi con Fusion/Vogue ho fuso il bello della sfera interiore con il mondo esteriore e lersquo;assolutamente bello. <br />Rispondendo in modo più preciso alla tua domanda le mie citazioni della moda e del glamour sono al tempo stesso una celebrazione del design dersquo;alta scuola e del piacere edonistico dellersquo;oggetto che diventa complemento inscindibile della femminilità in tutti i suoi aspetti, da quelli puramente estetici allersquo;appagamento della femminilità di donne che non temono di affrontare la vita, di mettersi in gioco, di soffrire e lottare.<br /><br /><strong>Data la tua cifra stilistica così fortemente riconoscibile e anche facilmente riproducibile (come tu stessa hai dimostrato negli oggetti della serie <em>Solids</em>), hai mai pensato ad una collaborazione con case di moda in questo senso? Ti è stato proposto?<br /></strong><br />La serie Solids nasce dal ciclo Signs Feel. Dove per la prima volta ho adattato alcuni dipinti divenuti icone trasformando oggetti di uso comune in opere dersquo; arte da vivere e toccare. Ho avuto in passato qualche collaborazione con la moda dedicata alla casa, creando dei design specifici per le collezioni di tappeti, di ceramiche e di lampade dersquo;arredo. Mi piacerebbe moltissimo ripetere questa esperienza anche nel campo dellersquo;abbigliamento ma non solo, al momento sto valutando una collaborazione nellersquo;ambito del gioiello ispirata a Skin.<br /><br /><strong>Vesna, tutta la tua ricerca è talmente ricca di spunti e richiami al bello nelle diverse forme dersquo;arte esistenti, che osservando i tuoi lavori non ho potuto fare a meno che riflettere sui vari stimoli che trasmettono, arricchendone ulteriormente la percezione del pubblico. <br /><br />A dimostrazione di ciò, mi piacerebbe fare insieme quel gioco eldquo;se fosseerdquo;. Se tu dovessi rispondere alla domanda - <em>se le tue opere fossero uno stilista che stilista sarebbero</em>?- cosa risponderesti? A me, è subito saltato alla mente Versace: le linee così decise e febbrili, quei tratti che nonostante la loro spigolosità e apparente aggressività celano una donna estremamente femminile, una donna che si palesa poi nei tuoi volti caratterizzati e distinti solo dalla foggia delle labbra così tutte rosse allo stesso modo, ma così diverse nelle loro storie e vissuti, da rilevare lersquo;anima del soggetto al pari di un paio dersquo;occhi (per Vesna Pavan - <em>le labbra sono lo specchio dellersquo;anima</em> - mi viene da pensare). E poi Donatella, lersquo;immagine della casa portata avanti non a caso da una Donna.<br /></strong><br />Decisamente Versace lo adoro ma anche Yves Saint Laurent, Gaultier, Moschino, Gattinoni, Armani, Agent provocateur, me stessa.<br />Le labbra proprio come dicevi tu sono il simbolo della femminilità che si palesa non solo nelle micro variazioni delle stesse, ma anche nel gesto intrinseco manifestato dal tratto nero.<br />Tornando alla moda io colgo ispirazione da tutto ciò che si esprime ai massimi livelli, in quanto il bello è assoluto, nella moda, nella musica, nella natura, nel cinema in ogni forma dersquo;arte e creatività volta a celebrare ed omaggiare lersquo;eccellenza e la femminilità, la forza e la passione. Una scelta cromatica, la curva di una calzatura, un accostamento di tessuti, il piacere di un capo dersquo;alta moda sul corpo, tutto ciò contribuisce a dare ispirazione, piacere, fantasia, appagamento sensoriale e sensuale che si ritrova nel mio percorso di celebrazione della donna in tutte le sue forme.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/width400100_400_03.jpg" alt="width400100_400_03" title="width400100_400_03" width="266" height="399" /><br /><strong><em>Settima metamorfosi</em>, Acrilico e smalti con inserti preziosi su tela, 100x70 cm</strong><br /><br /><strong>Dunque se le tue opere dovessero essere unersquo;opera cinematografica, invece, quale film potrebbero essere? Il mio pensiero va a <em>Tutto su mia madre</em> di Almodovar. La donna sulla locandina e i colori utilizzati,  rosso e nero su fondo bianco, mi ricordano le silhouette delle tue figure e, la storia drammatica che ruota intorno allersquo;esasperazione di un universo tutto al femminile, la tua ricerca così meravigliosamente eldquo;ginecentricaerdquo;.<br /></strong><br />È troppo riduttivo relegare la mia ricerca e celebrazione della femminilità in tutti i sui aspetti ad un solo film. La donna può essere eroina nella sofferenza, come nel personaggio fantastico, nel glamour del jet set, come nella quotidianità di una madre di famiglia. Non esiste uno stereotipo di donna perfetta, sarebbe una violenza e una negazione dellersquo;essere umano, vi sono donne che hanno segnato la storia pur essendo umili, madre Tersa di Calcutta, le donne vittime di violenza ed abusi che sopportano questo fardello quotidianamente con dignità e coraggio per il bene dei figli. Donne affermate e non che mantengono con coraggio la loro femminilità. Donne che non si vergognano della loro eldquo;naturaerdquo; e sensualità, sia in ambito domestico, che lavorativo o esistenziale.<br />Tornando alla tua domanda posso citarti molti film in cui la donna rappresenta la poliedricità delle mie opere: <em>Ultraviolet, Roma città aperta, Ultimo tango a Parigi, Lezioni di piano, Luna di fiele, Piccole donne, Et Dieu... créa la femme, Ravanello pallido, La califfa, Malena</em>.<br /><br /><strong>Riprendendo il discorso su <em>Skin e Fusion</em>, che è poi lo scopo di questa nostra intervista, in che cosa consiste questa nuova tecnica della quale lo stesso Luca Beatrice con orgoglio ti definisce lersquo;inventrice? Puoi svelarci qualche cosa? Lersquo;anima dei soggetti rimarrà la stessa o saranno nuovi anche i soggetti? Si tratta di rielaborazione e applicazione quindi della tecnica su vecchi fusion o sarà tutto ex novo?  <br /></strong><br />Nella mostra Skin e Fusion metto in luce un percorso dove si parte da Fusion,  Fusion Vogue fino ad arrivare al passaggio evoluzionistico di Skin created by color dove la figura femminile esiste ancora, ma si fonde e si confonde con la sua pelle; approdando a Skin moving color in cui la pelle è lersquo;unica protagonista. La pelle diventa un entità astratta da toccare, da osservare, da assimilare alle emozioni dei movimenti, dei colori, degli spazi e dei vuoti, trascende la forma fisica a vantaggio di sensazioni ed emozioni universali per far emergere lersquo;anima stessa.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/width400100_400.jpg" alt="width400100_400" title="width400100_400" width="296" height="400" /><br /><strong><em>Kill Bill</em>, Smalto su smalto, 70x50 cm</strong><br /><br /><strong>Per concludere, trovo che i tuoi lavori abbiano una forte ambivalenza, le figure femminili trasmettono da un lato la volontà di volersi palesare, con queste labbra e con questi dettagli estremamente caratterizzanti della personalità di ognuna, e dallersquo;altro la volontà di celarsi o meglio di celare alcune sfumature del loro essere, tanto è vero che i contorni sono fenomenici e mai definiti, sono tratti decisi ma interrotti, aperti. <br />Detto questo, un noto saggio di Alexandre Kojeve, dal titolo Kandinsky, analizza la sottilissima differenza tra estrattismo ed astrattismo: come definiresti la tua ricerca astrattista od estrattista?<br /></strong><br />Se consideriamo le#39;estrattismo nel suo senso più lato di contaminazione tra fotografia e arte in cui le#39;opera pittorica prende vita dalle#39;ottica fotografica, piuttosto che il processo di frazionamento delle#39;oggetto tipico della definizione più rigorosa di estrattismo, posso affermare che nel ciclo fusion la fotografia unita alle#39;iconicità di oggetti del quotidiano e del mondo glamour diventa il substrato su cui la mia opera pittorica si innesta con le sue linee decise che sottolineano il movimento e la posa, il colore, i visi senza volto in cui il gesto diventa esso stesso le#39;espressione e le#39;emozione del soggetto.<br />Diversamente in skin ho sentito la necessità di evolvere dalle#39;estrattismo verso il puro astrattismo in cui invece di arrivare alle#39;essenza del soggetto attraverso la contemplazione del particolare tipico delle#39;estrattismo giungo ad una nuova forma di arte puramente astratta in cui il colore diventa esso stesso le#39;unica componente delle#39;opera ormai libero dal vincolo materiale e spaziale della tela, in cui attraverso la sublimazione del generale nella forma e nel colore, finalmente liberi da vincoli,  giungo alle#39;essenza delle#39;oggetto e del messaggio.<br />Per rispondere alla tua domanda la mia arte è un cammino in evoluzione, in continuo sperimentare, dalle#39;astrattismo figurativo di signs feel, alle#39;estrettismo dei cicli fusion al puro astrattismo di skin in cui la figura femminile, la sua essenza, passionalità e unicità viene rappresentata ed omaggiata tramite la mia arte e la mia ricerca.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/width400100_400_01.jpg" alt="width400100_400_01" title="width400100_400_01" width="295" height="399" /><br /><strong><em>Red</em>, Smalto su smalto, 70x50 cm<br /><br /></strong><br />In copertina: <strong><em>Dolly</em> (particolare), Inchiostro acrilico e smalto su tela, 100x70 cm<br /></strong>]]> Artour-o il Must 2014 Alessandra Frosini 9836 2014-03-20T00:00:00+0000 2014-03-20T00:00:00+0000 2014-03-20T00:00:00+0000 Si è appena conclusa la quattro giorni fiorentina di <strong>Artour-o il Must 2014</strong>, che queste#39;anno ha festeggiato i dieci anni dalla prima edizione. Le#39;evento, organizzato da Ellequadro documenti Archivio Internazionale, ha duplicato le sedi principali e rinvigorito le collaborazioni con enti, istituzioni, associazioni, musei e imprese, favorendo e sostenendo il rapporto fra committenza e arte. <br />Abbiamo incontrato le#39;architetto Tiziana Leopizzi, ideatrice delle#39;evento, per conoscere i risultati portati avanti in questi anni e le prospettive per il futuro.  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/riccardo_saltini_scultura_e_chicco_aiello_video______extramondo_i_invasionetecnica_mista_260x200_cm_2014__400.jpg" alt="riccardo_saltini_scultura_e_chicco_aiello_video______extramondo_i_invasionetecnica_mista_260x200_cm_2014__400" title="riccardo_saltini_scultura_e_chicco_aiello_video______extramondo_i_invasionetecnica_mista_260x200_cm_2014__400" width="300" height="400" /><br /><strong>Riccardo Saltini (scultura) e Chicco Aiello (video), <em>Extramondo I invasione</em>, tecnica mista, 260x200 cm, 2014 <br /></strong><br /><strong>Come#39;è andata le#39;edizione del decennale di Artour-o?<br /><br /></strong><em>Un successo straordinario!<br />ARTOUR-O è un appuntamento sempre più amato e devo dire finalmente capito. <br />Oltre ad una serie di mostre focus e incontri mirati alla divulgazione <br />delle#39;arte contemporanea, e alla comunicazione, è stato lanciato qui proprio <br />da Ellequadro documenti un programma di intenti a cui hanno aderito come co-promotori le#39;Accademia delle Arti del Disegno con Luigi Zangheri, <br />Symbola con Ermete Realacci e le#39;Assessorato alla cultura di Firenze <br />con Sergio Givone, tutti presenti alla consegna degli ARTOUR-O<br />de#39;Argento, che si pone come obiettivo le#39;inserimento della storia delle#39;arte <br />in tutte le scuole di ogni ordine e grado.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/silvia_venturi_senza_titolo______2010_installazione_dimensioni_variabili_400.jpg" alt="silvia_venturi_senza_titolo______2010_installazione_dimensioni_variabili_400" title="silvia_venturi_senza_titolo______2010_installazione_dimensioni_variabili_400" width="400" height="300" /><br /></em><strong>Silvia Venturi, <em>Senza titolo</em>, 2010, installazione dimensioni variabili</strong><br /><br /><strong>Come si è evoluto il progetto in questi anni?<br /><br /></strong><em>La formula è rimasta sostanzialmente la stessa... Quattro giorni di <br />full immersion in una dimensione particolare, internazionale<br />sempre, fatta di mostre, focus, incontri, cene, anzi i cenacoli, <br />il e#39;Percorso in Cittàe#39; scandito dalle opere de#39;arte di oggi collocate in <br />palazzi e in luoghi straordinari, come ad esempio nel Chiostro Verde di <br />Santa Maria Novella. I progetti nascono ma poi si sa, come i figli <br />scelgono da soli la loro strada. Il concetto di network è stato sempre una <br />sua caratteristica, e le#39;imprinting si deve ad un CV davvero speciale, <br />quello con cui Leonardo da Vinci si presentò a Ludovico il Moro, e di li <br />è scattato qualcosa.. il ns interesse per esempio alla Committenza di <br />ieri.. e quella di oggi. E sul discorso a questa correlato - Non ce#39;è <br />mercato se non ce#39;è cultura - un e#39;muste#39; questo che abbiamo lanciato tanti <br />anni fa.</em><br /><br /><strong>Quali progetti per il futuro?<br /><br /></strong><em>Divulgazione e Committenza. Ripartire dalle#39;arte come sistema di <br />vita. Come diceva Gombrich nel suo magnifico tomo di storia delle#39;arte, <br />le#39;arte è nata per comunicare e questo per noi è un altro punto focale. <br />Sicuramente ci stiamo orientando sempre di più verso la sensibilizzazione <br />e la consapevolezza delle#39;incommensurabile valore della nostra cultura. <br />Siamo stati leader nelle#39;arte per secoli, e secondo tanti di noi lo siamo <br />tuttora.. Combattiamo la sensazione che le#39;Italia sia culla di arte di <br />matrice provinciale, ma anzi siamo convinti che sia di levatura internazionale. Qui sono sempre convenuti e convergono ancora <br />artisti da tutto il mondo che dialogano con chi ha la fortuna di nascere e <br />crescere qui.<br />Per questo ci stiamo impegnando per ridare dei parametri alle nuove <br />generazioni che potranno così essere in grado di conservare e sviluppare <br />le potenzialità dl nostro patrimonio di ieri e quello che si sta costruendo oggi. Prossimo appuntamento alle#39;estero, come sempre, a ottobre a Merida in Extremadura in Spagna, paese ospite queste#39;anno.<br />Concludo dicendo che ARTOUR-O è una piattaforma di progetti e tra i tanti <br />che hanno visto la luce ce#39;è il MISA. Invitiamo tutti fin de#39;ora al prossimo <br />appuntamento il 26 aprile al MISA GUIDONIA MONTECELIO, dove presentiamo una nuova versione, inedita appunto e ricca di importanti significati per tutti oltre che per il territorio.<br /><br /></em><a href="http://www.artour-o.com" target="_blank" title="www.artour-o.com">www.artour-o.com</a><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/gloria_camprianiprimitiva2013_____tecnica_mista_cm_160x58_400.jpg" alt="gloria_camprianiprimitiva2013_____tecnica_mista_cm_160x58_400" title="gloria_camprianiprimitiva2013_____tecnica_mista_cm_160x58_400" width="300" height="400" /><br /><strong>Gloria Campriani, <em>Primitiva</em>, 2013, Tecnica mista, cm 1,60x58<br /><br /><br /></strong>In copertina: <strong>KUKY, Tecnica mista, dimensioni variabili</strong>]]> Atto e potenza. Intervista a Roberto Pietrosanti Valentina Filice 9809 2014-02-13T00:00:00+0000 2014-02-13T00:00:00+0000 2014-02-13T00:00:00+0000 Giunge ormai al termine la personale di Roberto Pietrosanti che dal 23 novembre ha visto impegnati gli spazi della storica galleria fiorentina Santo Ficara in un progetto a cura di Marco Meneguzzo. Attraverso le parole dellersquo;artista scopriamo il pensiero, il linguaggio e i contenuti sviluppati in un singolare percorso che da Lersquo;Aquila lo ha condotto fin nelle più importanti capitali internazionali. Dopo i successi ottenuti a Roma, Madrid, Parigi e New York eccolo nuovamente protagonista di un evento espositivo che unisce insieme pratica concettuale e meta-artistica in una sintesi tra tradizione e innovazione. <br /><br /><strong>Da dove nasce lersquo;idea di eldquo;Atto e potenzaerdquo; e a quando risalgono le opere esposte?<br /></strong><br />Il progetto di questa mostra effettivamente è anomalo e nuovo come tipologia dersquo;intervento, perché è la prima volta che espongo con un titolo, che è poi il tema centrale delle opere esposte, tutte realizzate nel 2013. Avevo già affrontato in passato lersquo;argomento a vari livelli, mai però in modo così unitario e compiuto. Come spiega efficacemente Marco Meneguzzo, lersquo;idea chiave della mostra è il confronto tra due sculture colossali: il David di Michelangelo e il David del Bernini. Si tratta di due diverse rappresentazioni di una stessa icona, presente non solo nel mio lavoro ma che attraversa tutta la storia come simbolo della lotta tra debole e forte. Il David è un elemento semplice posto a confronto con una paura, la cui tensione si evolve da una parte in una forza statica, quella michelangiolesca, e dallersquo;altra in una dinamica, resa dal sasso lanciato in volo. Il lavoro centrale della serie racchiude in sé queste due forze come idea di base circoscritta al punto di partenza, mentre il resto si sviluppa nel punto di vista personale del visitatore. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/pietrosanti4_400.jpg" alt="pietrosanti4_400" title="pietrosanti4_400" width="400" height="267" /><br /><br /><strong>Il tuo è un lavoro in bilico tra arte e architettura, quali sono state le tappe fondamentali del tuo processo artistico e quali i tuoi punti di riferimento?<br /></strong><br />La natura del mio lavoro è in stretto legame con lersquo;architettura intesa non come edilizia, bensì come idea architettonica. Mi identifico con esperienze come lo Spazialismo di Fontana o le monocromie di Klein, in cui lersquo;arte oltre lersquo;astrazione raggiunge lersquo;azzeramento e il rapporto tra fruitore e opera è un rapporto di tipo ambientale. Le origini del mio lavoro si collocano nellersquo;ambito di queste situazioni storiche e in relazione allo spazio e allersquo;abitabilità. Più tardi, ho iniziato a interessarmi a sperimentazioni legate allersquo;architettura e a collaborare insieme con architetti a progetti architettonici lì dove cersquo;era la possibilità di creare unersquo;opera dersquo;arte totale, abitabile. La mostra allestita da Santo Ficara richiama in parte questa idea. Il rapporto con lersquo;architettura nel tempo si è consolidato, divenendo più stretto laddove ho ideato delle opere site specific, come nel caso del Rejna Sofia, dellersquo;Ara Pacis, del Palatino. Eersquo; presente in tutto il mio lavoro un amore per il paradosso: solitamente lersquo;opera dialoga con il fruitore, innescando riflessioni profonde, ma quando riesce a interagire anche con lo spazio subisce una sorta di amplificazione e il dialogo tocca aspetti anche fisici. È mio interesse generare una tensione, creare dei presupposti per suscitare un corto circuito percettivo. Interpretare il senso di unersquo;architettura: questo mi interessa. <br /><br /><strong>Le tue origini mi spingono inevitabilmente a interrogarti sul ruolo delle arti e dellersquo;architettura oggi nel territorio dellersquo;Aquila e in generale delle tante provincie italiane colpite da disastri naturali.<br /></strong><br />È un discorso molto complesso. Ho affrontato molte volte questa tematica. Cosa possono fare lersquo;arte e lersquo;architettura dove un disastro naturale ha cancellato forme e memoria? Possono dare conforto ma non risolvere il problema. Un tempo, quando si verificavano terremoti come quello a Lersquo;Aquila, le città morivano, venivano abbandonate, o ricostruite sulle macerie. Subentrava unersquo;inevitabile cancellazione di memoria. Esistono tuttavia straordinarie eccezioni. Lersquo;esempio più nobile di recupero e valorizzazione è il Grande Cretto di Burri. A Gibellina la sensazione è di una catastrofe avvenuta e allo stesso tempo di una memoria rigenerata. Qui lersquo;idea cardine della ristrutturazione era stata affidata ad architetti e artisti che hanno generosamente lasciato un segno, risultato nellersquo;insieme però poco incisivo, caotico. Contrariamente a quanto farà Burri che, con un colpo di genio, restituisce a quel luogo la memoria. La potenza del suo intervento è paragonabile a quella stessa del terremoto, sconvolge. Non tutti gli artisti hanno la capacità di incidere nellersquo;ambiente, è una peculiarità dei singoli. Nellersquo;ambito dellersquo;architettura un esempio interessante è lersquo;opera di F. Gehry che riesce a coniugare insieme i codici dellersquo;architettura e della scultura, valorizzando la plasticità delle forme e il rapporto con lersquo;ambiente. Lavorare con gli architetti per generare unersquo;opera comune è una sfida ed io ho studiato per questo, trovo stimolante superare la singolarità della propria ricerca. Infine cersquo;è unersquo;altra questione importante: lavorare con lersquo;architettura implica un diverso rapporto con le condizioni economico/politiche e soprattutto con i tempi di esecuzione.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2014/pietrosanti6_400.jpg" alt="pietrosanti6_400" title="pietrosanti6_400" width="400" height="267" /><br /><br /><strong>Come hai conosciuto Santo Ficara e che genere di rapporto pensi dovrebbe esistere tra un artista e un gallerista?<br /></strong><br />Santo Ficara è unersquo;icona dellersquo;arte contemporanea italiana. Anche se la nostra collaborazione nasce lo scorso anno, conosco il suo lavoro da tantissimo tempo, perché è da sempre focalizzato su quegli artisti che considero una parte importante del mio patrimonio culturale. Artisti come Castellani, Bonalumi, che per primi hanno realizzato opere ambientali andando oltre lersquo;idea convenzionale e intervenendo direttamente nello spazio. Per me questo periodo storico è un punto di partenza. È ovvio che instaurare una collaborazione con un gallerista esperto come Santo, la cui familiarità con tutte le esperienze storiche che sono il punto di partenza delle mie ricerche è rilevante per molti aspetti, principalmente rappresenta una forma di continuità. Boetti diceva che le cose accadono eldquo;per necessità e per casoerdquo; e quando mi sono trovato alle prese con il progetto di mostra per la galleria, Santo mi ha suggerito indicazioni senza mettere paletti, con quella leggerezza che contraddistingue le persone che hanno unersquo;esperienza profonda. In Italia, si sa, le strutture museali non hanno gestito bene le ricerche artistiche contemporanee, la storia dellersquo;arte dagli anni Cinquanta a oggi deve moltissimo al lavoro immenso fatto dai galleristi e dai critici. La figura del gallerista ha sostituito nel tempo quella istituzionale, da mercante a intermediario culturale in grado di selezionare artisti o gruppi di artisti per sostenerli. Il suo ruolo non va confuso con quello del venditore, anche se cersquo;è un aspetto che riguarda la mercificazione delle opere. Si tratta di una figura centrale, un compagno di viaggio in grado di veicolare consigli preziosi. La figura di Santo è emblematica in questo senso e la sua storia ha dellersquo;incredibile. La sua generazione è stata capace di promuovere una visione dellersquo;arte, investendo moltissime energie per far emergere i protagonisti. Oggi sarebbe impossibile costruire con tanta esattezza, i giovani galleristi hanno un panorama totalmente diverso davanti agli occhi, certamente più complesso.<br /><br /><strong>Qual è il panorama odierno del mercato dellersquo;arte contemporanea?<br /> <br /></strong>In nessuna epoca come la nostra ci troviamo a esperire la questione nodale del eldquo;valoreerdquo; dellersquo;arte. La ricerca del nuovo - in tutti i campi - ha bisogno di molte energie, anche economiche. Oggi il dio denaro ha sostituito valori etici fondamentali. Sta allersquo;artista e alla critica sfruttare, finché ci sono le condizioni, il mercato come risorsa per produrre idee, schivando il rischio di cadere nella trappola del mero scambio commerciale. Viviamo quotidianamente una situazione di attacco e di difesa. Come David ci troviamo tutti i giorni a fronteggiare un gigante di cui non si riescono a intravedere i confini e che come una figura astratta rappresenta una paura infinita, quella del confronto culturale che non ha più carattere locale ma globale. Questo tocca sicuramente le geografie dellersquo;anima. ]]> Le avanguardie nella Parigi fin de siècle: INTERVISTA ALLA CURATRICE VIVIEN GREENE Silvia Bignetti 9790 2013-12-16T00:00:00+0000 2013-12-16T00:00:00+0000 2013-12-16T00:00:00+0000 <strong>Le avanguardie nella Parigi fin de siècle.<br />Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei<br /><br /></strong>Dopo il grande successo ottenuto dalla mostra eldquo;Le avanguardie nella Parigi fin de siecleerdquo;, Arskey propone unersquo;esclusiva intervista a tu per tu con la curatrice Vivien Greene. <br />La curatrice, attraverso le nostre domande, svela i segreti della sua particolare scelta di presentare al pubblico un periodo storico artistico ben definito del panorama dellersquo;arte contemporanea; spiega lersquo;importanza della collaborazione tra collezionisti, privati e istituzioni museali, racconta come il corso della storia di una città così appassionata come Parigi possa condizionare lersquo;arte e i suoi Maestri e, chissà, una fugace anticipazione di una prossima esposizione al museo P. Guggenheim di Venezia. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/3_vanrysselberghelemoulindukalfknokke_400.jpg" alt="3_vanrysselberghelemoulindukalfknokke_400" title="3_vanrysselberghelemoulindukalfknokke_400" width="338" height="400" /><br /><strong>THÉO VAN RYSSELBERGHE, <em>Le Moulin du Kalf à Knokke (Moulin en Flandre) (Il mulino del Kalf a Knokke [Mulino nelle Fiandre]),</em> 1894, olio su tela, 80 x 70 cm, collezione privata<br /></strong><br /><strong>La scelta di portare alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia capolavori dellersquo;arte parigina di fine ottocento è legata anche alla sua formazione personale, in quanto studiosa e specialista del modernismo europeo?<br /></strong>Si, sono specializzata nel modernismo europeo e in questo ambito sono sempre stata attratta dal Simbolismo e dai movimenti a esso legati. Sono inoltre molto interessata al periodo a cavallo tra XIX e XX secolo, mi piace definirlo un eldquo;periodo al limiteerdquo;, in quanto momento di grandi sconvolgimenti e trasformazioni. Uno degli aspetti più affascinanti di questersquo;epoca è lersquo;impossibilità di identificarla con un unico eldquo;ismoerdquo;, o corrente culturale. Cersquo;erano allora molteplici movimenti, spesso collegati tra loro, per tanto con la mia scelta di esporre opere risalenti alla fine dellersquo;Ottocento e inizi Novecento intendo esplorare proprio questa ricca diversità.   <br /><br /><strong>La mostra propone una serie di figure emblematiche nel panorama artistico delle avanguardie, quale di questi artisti secondo lei ha condizionato maggiormente e influenzato la nascita di nuove correnti contemporanee? <br /></strong>Tra gli artisti analizzati in mostra, i neo-impressionisti e Paul Signac, anche grazie ai suoi scritti, hanno sicuramente avuto il maggiore impatto sulle avanguardie del Novecento, in particolare sui Fauves, mentre il Simbolismo è stato il punto di riferimento per il Surrealismo. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/4_lucequaideecoleparislesoir1889_400.jpg" alt="4_lucequaideecoleparislesoir1889_400" title="4_lucequaideecoleparislesoir1889_400" width="400" height="273" /><br /><strong>MAXIMILIEN LUCE, <em>Quai de lersquo;École, Paris, le soir (Quai de le#39;Ecole, Parigi, sera),</em> 1889, olio su tela, 50,9 x 70 cm, collezione privata</strong><br /><br /><strong>La maggior parte delle opere provengono da collezioni private. Comersquo;è, al giorno dersquo;oggi e soprattutto in questo particolare periodo storico, il rapporto tra collezionismo, collezionisti e istituzioni museali? <br /></strong>Ritengo che i collezionisti siano figure molto importanti per le istituzioni museali, forse oggi più che mai. Lersquo;impennata dei prezzi del mercato dellersquo;arte ha reso sempre più difficile per i musei poter implementare le proprie collezioni. I generosi prestiti e le donazioni da parte di privati a istituzioni pubbliche sono fondamentali per mantenere viva la loro dinamicità.<br /><br /><strong>La particolare e delicata storia politica e sociale di fine ottocento, fatta di rivoluzioni e cambiamenti, come e quanto ha influito, secondo lei, sulle scelte artistiche di Signac, Bonnard e Redon per esempio? <br /></strong>La maggior parte degli artisti attivi negli anni ersquo;90 dellersquo;Ottocento sono stati influenzati dalle teorie e dalle attività sociali e politiche dellersquo;epoca. Lersquo;impegno di sinistra dei neo-impressionisti si lega formalmente alla loro arte attraverso gli strumenti scientifici ed empirici della loro pittura (teorie ottiche, sul colore,  etc). In modo più ampio, si credeva che il positivismo potesse generare un cambiamento sociale. I Nabis eldquo;laicierdquo;, Bonnard, Vuillard e Vallotton, tutti di sinistra e sostenitori della causa pro-Dreyfus, rappresentavano invece la vita parigina, sia gli aspetti più nascosti della città che la sua quotidianità, e collaboravano con riviste, anche quelle politicamente orientate a sinistra. Nel caso di Vallotton, per esempio, i soggetti venivano scelti proprio per il loro interesse sociale e politico, come si legge nel saggio di Bridget Alsdorf pubblicato nel catalogo della mostra. Il simbolista Odilon Redon trovava invece nella sua arte il rifugio dallersquo;inquietudine della modernità, esplorando per esempio il mondo dei sogni, degli incubi, temi questi che corrispondono a quelli approfonditi dai nascenti campi della psicologia e della sociologia.   <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/9_vuillardlacuisiniere1899_400.jpg" alt="9_vuillardlacuisiniere1899_400" title="9_vuillardlacuisiniere1899_400" width="314" height="400" /><br /><strong>ÉDOUARD VUILLARD, <em>La cuisinière (da Paysages et intérieurs) (La cuoca [da Paesaggi e interni]),</em> 1899, litografia a colori, 35,5 x 27,5 cm, collezione private</strong><br /><br /><strong>Ci troviamo di fronte ad un periodo dellersquo;arte molto studiato, criticato, apprezzato e conosciuto, ma lersquo;idea di concentrarsi sulla città di Parigi e sugli ultimi anni dellersquo;ottocento attraverso un concentrato di opere che racconta diversi stili avanguardistici è sicuramente una novità interessante. Quale messaggio cela questa scelta e cosa desidera trasmettere al pubblico fruitore?<br /></strong>l focus della mostra sugli anni ersquo;90 dellersquo;Ottocento e su alcuni artisti meno noti è proprio mirato a far scoprire al grande pubblico le opere di autori eccellenti ma rimasti in secondo piano rispetto ai più conosciuti contemporanei impressionisti. Il neo-impressionista Maximilien Luce è per esempio uno di questi, poco noto al pubblico e addirittura a qualche critico. Oggi in mostra con la sua incredibile produzione pittorica, rimarrà impresso non solo il suo nome, ma anche come grande maestro del puntinismo. <br /><br /><strong>Il successo della mostra ottenuto fin ora ha soddisfatto le sue iniziali aspettative? <br /></strong>Sono sicura che la mostra stia avendo grande successo per lersquo;alta qualità delle opere esposte, ma lersquo;incredibile affluenza di pubblico e la grande rassegna stampa hanno decisamente superato le aspettative e mi hanno piacevolmente stupita.<br /><br /><strong>Ci auguriamo che Venezia sia nuovamente protagonista di un altro dei suoi interessanti progetti, ha già qualche idea per il futuro? <br /></strong>Ho in mente alcuni progetti per il futuro, che credo e spero possono ugualmente affascinare i visitatori della Collezione Peggy Guggenheim. Sono comunque sempre incline a mantenere un poersquo; di sorpresa per cui il mio pubblico in laguna dovrà aspettare!  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/image002.jpg" alt="image002" title="image002" width="300" height="393" /><br /><strong>PIERRE BONNARD, <em>Manifesto per "La Revue blanche",</em> 1894, litografia a quattro colori, 80 x 62 cm, collezione privata<br /><br /><br />Collezione Peggy Guggenheim, Venezia <br />Palazzo Vernier dei Leoni<br />Dorsoduro, Venezia<br />27 settembre 2013 - 6 gennaio 2014</strong> <br /><br /><br />In copertina: <strong>PAUL SIGNAC, <em>Saint-Tropez. Fontaine des Lices</em>, 1895, olio su tela, 65 x 81 cm, collezione privata</strong>]]> Massimo Minini, quarant’anni in Galleria alla Triennale di Milano Chiara Carolei 9785 2013-12-06T00:00:00+0000 2013-12-06T00:00:00+0000 2013-12-06T00:00:00+0000 Quarantersquo;anni sembran pochi se pensati sul lungo filo della Storia dellersquo;Arte, ma la sensazione è ben diversa entrando in Triennale per la mostra dedicata ai quattro decenni della galleria di Massimo Minini. Sembra che tutto il nostro orizzonte iconografico sia lì, in quegli spazi. Ci sono i Maestri dellersquo;Arte Concettuale, del Minimal e dellersquo;Arte Povera, che consacrano lersquo;inizio dellersquo;attività nel 1973. Cersquo;è unersquo;immensa opera di Jan Fabre che fa venir voglia di imparare a leggere ogni singolo tratto di biro. eldquo;Lersquo;ho comprata in un momento di pazzia endash; racconta Massimo Minini endash; ma il titolo era <em>Questa pazzia è fantastica</em>ehellip; E quindi era scritto. Ancora invenduta, forse per fortunaerdquo;.  E cersquo;è la buffa opera di pelliccia bianca di Nedko Solakov davanti alla quale ancora sembra divertirsi. E ci sono Vanessa Beecroft, Luciano Fabro, Giulio Paolini., Sol LeWitt, Daniel Burenehellip; e Mulas, Giacomelli, Basilico a cui è dedicata la mostra. Sembra davvero che in quarantersquo;anni tutti siano passati da Minimi, chi per una sola mostra, chi per una vita intera.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/minini_in_triennale_2_400.jpg" alt="minini_in_triennale_2_400" title="minini_in_triennale_2_400" width="300" height="400" /><br /><strong>Massimo Minini</strong><br /><br />Una cosa è chiara sin da subito, incontrando il eldquo;padrone di casaerdquo;: Massimo Minini è la sua Galleria nella maniera più ovvia e sorprendente che ci sia. Eersquo; la sua Galleria in assoluto senso di continuità, quella continuità che lui stesso ha cercato di ricreare in questa mostra che spalanca le porte non solo sulla sua carriera, ma anche sulla sua vita. eldquo;Una storia senza capo né coda, senza inizio e, speriamo, senza fine. Quindi, continuaehellip; erdquo;. Una mostra che suona quasi più come un regalo fatto a se stesso e agli altri più che un punto di arrivo, e un catalogo che allo stesso modo non vuole mettere dei punti, ma aprire delle finestre (anche a quanto sembrava già chiuso).<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/003_giulio_paolini_circo_massimo_2011_cornici_collage_e_matita_su_parete_eduta_della_mostra_400.jpg" alt="003_giulio_paolini_circo_massimo_2011_cornici_collage_e_matita_su_parete_eduta_della_mostra_400" title="003_giulio_paolini_circo_massimo_2011_cornici_collage_e_matita_su_parete_eduta_della_mostra_400" width="400" height="266" /><br /><strong>Giulio Paolini, <em>Circo Massimo</em>, 2011, Cornici, collage e matita su parete, eduta della mostra</strong><br /><br />Le opere che si susseguono negli spazi della Triennale sono solo una minima parte, ma nelle parole e nei racconti di Minini si trasformano nel macroscopico frammento di una vita che non si è mai distinta dallersquo;arte. Ogni opera parla di se stessa non solo nel suo valore storico artistico, ma nel suo essere parte di un tutto ben più ampio. Un tutto fatto di coincidenze, di viaggi, di persone, di incontri e, sempre, di grande ironia. eldquo;Daniel Buren è stato il primo artista che ho visitato per preparare il programma di galleria: vado a Parigi, gli chiedo la mostra e lui mi dice <em>Apri la tua galleria, mandami gli inviti, vedo quello che fai e far tre anni ti dirò se lavorerò con te oppure no</em>. Mi ha chiamato dopo un anno circa. Sicuramente ero piaciutoerdquo;. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/006_a_beauty_4_2001_white_artificial_fur_black_cloth_stuffing_materials_acrylic_and_ink__on_paper_sanded_glass_bulb110x200x500_cm_07_400.jpg" alt="006_a_beauty_4_2001_white_artificial_fur_black_cloth_stuffing_materials_acrylic_and_ink__on_paper_sanded_glass_bulb110x200x500_cm_07_400" title="006_a_beauty_4_2001_white_artificial_fur_black_cloth_stuffing_materials_acrylic_and_ink__on_paper_sanded_glass_bulb110x200x500_cm_07_400" width="400" height="266" /><br /><strong><em>A Beauty 4</em>, 2001, White artificial fur, black cloth, stuffing materials, acrylic and ink  on paper, sanded glass, bulb,110x200x500 cm_07</strong><br /><br />Un viaggio negli ultimi 40 anni di arte tra Brescia e il mondo sono tanti per essere rinchiusi negli spazi, sebbene ampi, della Triennale. Ma qui si coglie lo spirito fintamente dissacrante di Minini che ben sa di essere ed essere stato lersquo;artefice di una grande storia, ma altrettanto bene è in grado di dare valore alle piccole eldquo;sconfitteerdquo; (la perdita di Gerard Richter, ad esempio. Ma chi se ne ricorderà?). Una mostra che è bella come una città che già si conosce bene e della quale si possono finalmente godere le vie secondarie, i parchi poco frequentati, gli scorci inusuali. Grazie alle parole di chi, in questa città, ha lavorato con passione inesauribile.<br />Lersquo;arte, diceva Harold Rosenberg, è un modo speciale di pensare.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/021_visione_dello_stand_basilea_2005_400.jpg" alt="021_visione_dello_stand_basilea_2005_400" title="021_visione_dello_stand_basilea_2005_400" width="400" height="309" /><br /><strong><em>Visione dello stand Basilea 2005</em></strong><br /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2013/001_anish_kapoor_widow2004_pvc_veduta_della_mostra_galleria_minini_brescia_foto_attilio_maranzano_400.jpg" alt="001_anish_kapoor_widow2004_pvc_veduta_della_mostra_galleria_minini_brescia_foto_attilio_maranzano_400" title="001_anish_kapoor_widow2004_pvc_veduta_della_mostra_galleria_minini_brescia_foto_attilio_maranzano_400" width="400" height="263" /><br /><strong>Anish Kapoor, <em>Widow</em>, 2004, pvc, Veduta della mostra, Galleria Minini, Brescia, Foto Attilio Maranzano<br /><br /></strong><img src="/magazine/gall_img/2013/daniel_buren_in_situ_2_400.jpg" alt="daniel_buren_in_situ_2_400" title="daniel_buren_in_situ_2_400" width="300" height="400" /><br /><strong>Daniel Buren, <em>In situ</em></strong><br /><br /><br />In copertina: <strong>Peter Halley, Alessandro mendini, 2008, <em>Veduta della mostra</em>, Galleria Minini, Brescia, Foto Andrea Gilberti</strong> ]]> Quattro artisti, due gallerie, un curatore: Quiasma! Giulio Cattaneo 9731 2013-11-05T00:00:00+0000 2013-11-05T00:00:00+0000 2013-11-05T00:00:00+0000 Torino, Milano, Spagna. Un triangolo che si chiude e che racchiude le due gallerie della famiglia Costantini, la torinese <strong>Riccardo Costantini Contemporary</strong> e la milanese <strong>Costantini Art Gallery</strong>, in un progetto ideato e realizzato da <strong>Omar Pascual Castillo</strong>, direttore del <strong>CAAM</strong>, il Centro Atlantico di Arte Moderna di Las Palmas, Gran Canaria.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg523d52d8413d2_400_02.jpg" alt="tkimg523d52d8413d2_400_02" title="tkimg523d52d8413d2_400_02" width="400" height="281" /><br /><strong><em>Laura Gonzales Cabrera</em>, Te vi temblar #1 - olio su tela di lino - 172 x 126 cm - 2013</strong> <br /><br />È proprio lui, nel catalogo edito per lersquo;occasione e disponibile in galleria, a tirare le somme di <strong>Quiasma, quattro artisti intermediali</strong>, che rimarrà aperta sino al 2 novembre. eldquo;Quattro punti dellersquo;azione gravitazionale di una stessa connessione dello sguardo, di un nuovo eldquo;prototipoerdquo; dellersquo;<em>Arte Spagnola Attuale</em>, che torna al soggetto e alla soggettività per articolarsi contro il marasma della fatica delle storie false che ci vendono i mass media; un quartetto di artisti che reagisce in modo violento allersquo;apatia delle utopie, allersquo;incuranza nazionale ultra-politicizzata, intimizzando il proprio lavoro, rendendolo il luogo da cui operare in modo centripetoerdquo;.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg523d53321253b_400_01.jpg" alt="tkimg523d53321253b_400_01" title="tkimg523d53321253b_400_01" width="400" height="277" /><br /><strong><em>Marina R. Vargas</em>, Carabina Winchester - tecnica mista su legno - 250 x 50 cm cad. - 2012 <br /></strong><br />Lersquo;intento è quello di porre lo spettatore di fronte a un cortocircuito interno, sospeso tra memoria, emozione e ragione, generato dalla visione. Castillo seleziona quattro artisti, Laura Gonzales Cabrera, Paco Guillen, Marina R. Vargas e Jesus Zurita, che attraverso unersquo;operatività artistica interlinguistica scelgono di essere differenti e plurali, nellersquo;ambito di una nuova arte che si trova ascritta in un riduzionismo vago, mettendo in discussione le interconnessioni tra esperienza del sentire e esperienza del raccontare, attraverso lersquo;utilizzo di differenti media, disegno, pittura, installazione murale, video e fotografia.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg52419c42a19b5_400.jpg" alt="tkimg52419c42a19b5_400" title="tkimg52419c42a19b5_400" width="307" height="400" /><br /><strong><em>Paco Guillen</em>, Borrowed landscape cm 70 x 50 - tecnica mista su carta - 2013 <br /></strong><br />Parte direttamente dal mondo dei pixel <strong>Laura Gonzales Cabrera</strong>, che con i suoi dipinti porta alla luce la produzione accelerata e il massiccio flusso di immagini a cui giornalmente siamo sottoposti. La sgranatura dei pixel dipinti cela il messaggio, ci allontana da esso, togliendogli significato ma obbligandoci così a soffermarci a incuriosirci, nella lenta decifrazione delle parole. Anche <strong>Paco Guillén</strong> gioca con le parole, senza celarle, o meglio giocando con le lettere che inserisce in strutture geometriche che sembra si possano ritagliare e costruire. Crea mondi e situazioni scenograficamente composte <strong>Jesus Zurita</strong> che con i suoi lavori realizza quelle che lui stesso definisce eldquo;pitture muralierdquo;, vere e proprie rappresentazioni teatrali, dove il cortocircuito rappresentativo interne mette in discussione il lavoro stesso. <strong>Marina R. Vargas</strong> unisce in vece il bello agli aspetti violenti del mondo. Sacro e profano si fondono in un decorativismo che trae spunto da diversi ambienti, dal pop al mondo dei tattoo, senza dimenticare lersquo;iconografia sacra.<br />Sulla mostra abbiamo intervistato i galleristi, Stefano e Riccardo Costantini, per capire meglio lersquo;idea del progetto e la sua strutturazione.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg523d51fd97a95_400.jpg" alt="tkimg523d51fd97a95_400" title="tkimg523d51fd97a95_400" width="292" height="400" /><br /><strong><em>Laura Gonzales Cabrera</em>, Te vi temblar #6 - acrilico su tela di lino - 172 x 126 cm - 2013</strong> <br /><br /><strong>Giulio Cattaneo: Come nasce e si sviluppa il progetto Quiasma?<br />Stefano Costantini:</strong> Collaboriamo con Omar Pascual Castillo (attuale direttore del museo CAAM, Museo dersquo;Arte Moderna delle Gran Canarie a Las Palmas) da circa sei anni. <br />Nel Marzo 2013 Castillo ha inaugurato al CAAM la mostra <em>On Painting</em>, un grande progetto in cui sono stati selezionati 40 artisti contemporanei dellersquo;area latino-americana. Successivamente, a settembre, il progetto è approdato, sempre sotto la sua curatela, al CEART di Madrid. <br />Quiasma, invece, è un estratto del precedente progetto, dove sono stati selezionati quattro artisti che, sebbene siano molto differenti nelle loro rappresentazioni, sono legati dalla multimedialità della loro ricerca; sono inoltre indicati tra le promesse della giovane arte spagnola.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg523d51fd64412_400.jpg" alt="tkimg523d51fd64412_400" title="tkimg523d51fd64412_400" width="400" height="255" /><br /><br /><strong><em>Jesus Zurita</em>, Una agradable llamada - tecnica mista su carta - 32,5 x 46 cm - 2013 <br /></strong><br /><strong>G.C.: Un percorso diviso su due gallerie, in due città molto diverse tra loro. Impegnativo e allo stesso tempo innovativo e costruttivo. Il primo progetto di una lunga serie?<br />Riccardo Costantini:</strong> La Costantini Art Gallery e la Riccardo Costantini Contemporary hanno deciso di condividere il progetto Quiasma consapevoli che la collettiva è un modo, per le gallerie, di testare il mercato con artisti e proposte nuove e, nel caso specifico, presentare una proposta non condizionata dalle esigenze del mercato italiano, offrendo così, ai nostri collezionisti e ai nostri visitatori, la possibilità di poter allargare il loro orizzonte artistico. I giovani artisti presentati godono di un rispettabile curriculum internazionale, e le loro opere hanno un rapporto qualità/prezzo senza eguali, se paragonati alle giovani proposte italiane.<br />Abbiamo deciso così di proporre lo stesso progetto in due spazi, per incrementare la visibilità degli artisti e ovviamente il ritorno dersquo;immagine delle rispettive gallerie. Siamo riusciti a ripartire e abbattere gli impegni e i costi, ottenendo però maggior visibilità e un maggior raggio dersquo;azione, dettato dallersquo;ubicazione delle rispettive sedi nelle città di Milano e Torino.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg52419f809f006_400_01.jpg" alt="tkimg52419f809f006_400_01" title="tkimg52419f809f006_400_01" width="300" height="400" /><br /><strong><em>Marina R. Vargas</em>, Vanitas del castigo de mi mano muerta I cm 50 x 38 - tecnica mista su pvc - 2012<br /></strong><br /><strong>G. C.: Unersquo;azione tesa alla massima visibilità e al contenimento dei costi. In questo vi ha facilitato sicuramente anche il rapporto che vi lega.<br />R. C.:</strong> Indiscutibilmente è stata una mossa intraprendente e innovativa, per noi facilitata dal fatto che siamo sì direttori di due gallerie diverse, però siamo fratelli, che hanno precedentemente collaborato insieme nella vecchia galleria di famiglia. <br />Tutte le opere, indipendentemente dallersquo;attuale ubicazione, sono a disposizione di entrambe le gallerie che, pur lavorando su piazze diverse, usufruiscono di uno stesso catalogo che ci permettere di proporle a prescindere dallersquo;effettiva disponibilità in sede.<br />Questo è il primo esperimento di collaborazione che, nonostante la tipologia di mercato veramente diversa tra le città di Milano e Torino, cerca anche di compensare le mancanze di una piazza rispetto allersquo;altra.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/tkimg52419c42a19b5_400_01.jpg" alt="tkimg52419c42a19b5_400_01" title="tkimg52419c42a19b5_400_01" width="400" height="304" /><br /><strong><em>Paco Guillen</em>, Entre mi aima chichones y mis cm 70 x 50 - tecnica mista su carta - 2013</strong> <br /><br /><strong>Riccardo Costantini Contemporary<br />Via della Rocca, 6/b Torino<br />26 settembre endash; 2 novembre 2013-10-13<br /><br />Costantini Art Gallery<br />Via Crema, 8 Milano<br />28 settembre endash; 2 novembre 2013</strong><br /><br /><br />In copertina: <strong><em>Jesu Zurita, </em>C diz cm 32,5 x 46 - tecnica mista su carta - 2013</strong> ]]> ALLA RICERCA DELLE PAROLE SMARRITE, INTERVISTA A SABRINA D’ALESSANDRO Sibilla Panerai 9749 2013-10-26T00:00:00+0000 2013-10-26T00:00:00+0000 2013-10-26T00:00:00+0000 In unersquo;epoca dominata da tweet, sms e tag, il progetto <strong>Ufficio Resurrezione Parole Smarrite</strong> di <strong>Sabrina Dersquo;Alessandro</strong> affascina e commuove, da un lato perché la riesumazione dai vocabolari del passato ci ricollega alle nostre origini antiche, dallersquo;altro perché aiuta a preservare il valore della lingua italiana, soppiantata dalla comunicazione dei social network e dei mass media. Lersquo;oggettificazione delle parole di Dersquo;Alessandro conduce a risultati artistici e visuali inaspettati, come nella serie di opere esposte alla <strong>Galleria Cesare Manzo di Pescara</strong> fino al 25 novembre, dove compaiono il <em>Papacchione saggiomentato</em> (un cucchiaio in legno ripieno di spilli), lersquo;<em>Affralimento collettivo</em> (una serie di pulcini in bilico sui denti di una sega) o il <em>Ponzamento</em> (formato da 21 interruttori dersquo;epoca), sul labile confine tra visual studies, grafica pubblicitaria e arte concettuale. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/1_400_263.jpg" alt="1_400_263" title="1_400_263" width="247" height="400" /><br /><strong>Sabrina Dersquo;Alessandro, <em>Affralimento daddoloso: del sucitare compassione per attirare lersquo;attenzione</em>, 2012, morsetto e pulcino su legno, cm. 100x36, courtesy Sabrina Dersquo;Alessandro e Galleria Cesare Manzo, Pescara</strong><br /><br /><strong>Sibilla Panerai: Hai creato un ente preposto al recupero di parole smarrite e un cimitero delle parole altrimenti defunte; si tratta di un progetto lungo e laborioso, quanto tempo fa e come nasce?<br />Sabrina Dersquo;Alessandro:</strong> Da sempre ho lersquo;abitudine di tener nota delle parole che mi incuriosiscono, si tratta spesso di parole inconsuete, dunque arcaiche o cadute in disuso. Nel 2008 ho iniziato a fare dei ritratti ad alcune di queste parole, mi sembravano talmente ricche di spirito da meritare di essere rappresentate. Con il tempo lersquo;idea di riportare alla memoria parole perdute eldquo;oggettificandoleerdquo; o in generale restituendole in forma creativa, è diventata il principio fondante dellersquo;Ufficio Resurrezione. Un modo per contrastare la strage di parole che si perpetua con lersquo;avanzare del linguaggio globale, ma anche il simbolo di una volontà di rinascita generale, che passa attraverso le parole per poi arrivare al modo di vedere il mondo e di agire nellersquo;esistenza. <br /><br /><strong>SP: Per Augias la lingua cammina e lotta insieme a noi, quanti dizionari hai consultato e fino a che epoca sei risalita per ritrovare le tue parole?<br />SD:</strong> In effetti non ho mai tenuto il conto, direi alcune decine. Ho consultato dal primo Vocabolario delle#39;Accademia della Crusca del 1612, allersquo;ultima edizione del Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia. Gran parte delle parole che ho recuperato sono state in uso fra il XIV e il XIX secolo.  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/2_400_277.jpg" alt="2_400_277" title="2_400_277" width="324" height="400" /><br /><strong>Sabrina Dersquo;Alessandro, <em>Mutoparlante cuccuma: Bollore che parla senza dire</em>, 2012, caffettiera su legno, cm. 90x36, courtesy Sabrina Dersquo;Alessandro e Galleria Cesare Manzo, Pescara</strong><br /><br /><strong>SP: <em>Orrevoli orripilatori</em> e <em>Buglioni</em>, cosa sono?<br />SD:</strong> La parola <em>buglione</em> (dal francese <em>buillon</em>, brodo) indica una mescolanza di cose di diversa specie. Ho denominato così il mio modo di operare, lavoro accostando coppie di parole e poi associandole a immagini che a loro volta sono collage di altre immagini. Faccio la stessa cosa assemblando oggetti e parole, video e parole, nel lavoro dei ritratti anche persone e parole.<br />Gli <em>orrevoli orripilatori</em> sono i protagonisti del <em>buglione</em> <em>Va</em> (una delle tavole che ho realizzato per eldquo;Il libro delle parole altrimenti smarriteerdquo;- Rizzoli 2011), si tratta della nostra classe politica (letteralmente onorevoli che fanno drizzare i peli per lersquo;orrore). La parola <em>orrevole</em>, per una semplice contrazione, conferisce a colui che è onorevole qualcosa di intrinsecamente orrorificoehellip; è una parola sorprendentemente eloquente.<br /><br /><strong>SP: La comunicazione oggi si muove prevalentemente attraverso i social network, in che modo secondo te influiscono sul linguaggio, che uso ne fai e che opinione hai di loro? <br />SD:</strong> Con i social network molti neologismi derivati dal lessico informatico anglosassone sono entrati a far parte del vocabolario comune, questo può piacere o non piacere, lersquo;importante è che la ricchezza del linguaggio non ne risulti impoverita. Purtroppo velocità e stringatezza delle comunicazioni si sposano meglio con emoticon ed abbreviazioni che con una prosa attenta alle sfumature. Basterebbe circoscrivere certe licenze alle esigenze del mezzo, ma il rischio, soprattutto per le nuove generazioni, è che lersquo;abitudine a un progressivo contrarsi del linguaggio porti a un impoverimento dellersquo;immaginario. Bisogna insomma stare attenti che, come disse Wittgenstein, i eldquo;limiti del nostro linguaggioerdquo; non diventino eldquo;i limiti del nostro mondoerdquo;. Personalmente uso i social network in modo morigerato, più per mancanza di tempo che per Wittgenstein.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/3_400_228.jpg" alt="3_400_228" title="3_400_228" width="324" height="400" /><br /><strong>Sabrina Dersquo;Alessandro, <em>Buglione, Rodomonte Squassapennacchi</em>, 2011, stampa acquarellata con targhetta punzonata, cm. 30x40, courtesy Sabrina Dersquo;Alessandro e Galleria Cesare Manzo, Pescara<br /></strong><br /><strong>SP: Nelle tue opere ricorrono oggetti tratti dal mondo popolare e contadino, così come nei <em>Buglioni</em> e nei <em>Ritratti desueti</em> lersquo;ispirazione è prettamente vintage. Che rapporto hai con la storia, personale e collettiva?<br />SD:</strong> Sono molto legata al passato perché osservandolo, ho spesso trovato chiavi di lettura inaspettate, che mi hanno aiutato a comprendere meglio il presente e anche a immaginare più chiaramente il futuro. Credo che il fascino di cose e parole antiche stia nel fatto che sono state attraversate dal tempo, che contengono il segno di chi le ha utilizzate e che dunque abbiano sempre una storia da raccontare. Il linguaggio in particolare è depositario della nostra memoria collettiva, ma è anche specchio della nostra storia e del nostro immaginario individuale. In questo senso penso rappresenti un ottimo strumento per indagare noi stessi e il mondo che ci circonda. <br />Le parole che mi interessano di più sono infatti quelle che descrivono qualità umane, e lo fanno sempre in modo sorprendente, ispirandosi al mondo degli animali, delle piante, alla semplicità degli oggetti quotidiani e della cultura rurale. Come dicevo prima, oggi usiamo un linguaggio spesso legato alla tecnologia, preso in prestito da altre lingue (lersquo;inglese in primis), dunque più intangibile, più astratto. Tanti termini del lessico contemporaneo sono funzionali, ma poco evocativi, definiscono senza proiettare. Le parole antiche hanno dentro una maggiore concretezza, affondano le loro radici nella terra e ci raccontano il mondo in un modo diverso, tendenzialmente più allegro, immediato, fatto di cose che si possono vedere, toccare. Sono al contempo concrete e visionarie, per questo si adattano a essere rappresentate e eldquo;oggettificateerdquo;; la loro forza sta nella capacità che hanno di restituire i concetti alle cose e di ristabilire un contatto con il mondo reale. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/4_400_150.jpg" alt="4_400_150" title="4_400_150" width="396" height="400" /><br /><strong>Sabrina Dersquo;Alessandro, <em>Gorghiprofondo Oblomovista: colui che sa la vacuità</em>, 2011, acrilico e lente dersquo;ingrandimento su tela, cm. 100x100, courtesy Sabrina Dersquo;Alessandro e Galleria Cesare Manzo, Pescara</strong><br /><br /><strong>SP: Lersquo;Esempio di ingiurie in una <em>Redamazione rimpedulata</em> parrebbe la soluzione a qualsiasi diverbio amoroso, come dimostra la video performance realizzata da una coppia di cantanti che ritrova il sorriso dopo essersi ingiurata con vocaboli astrusi e spiritosissimi. Tra i vari reparti del tuo <em>Ufficio Resurrezione</em> cersquo;è difatti anche quello per la <em>Rinascita psicovocale</em>, a proposito pensi che le parole riscoperte possano avere la capacità salvifica di guarire i più comuni errori di comunicazione, al pari o meglio della PNL?<br />SD:</strong> Credo che la bellezza di certe parole stia anche nella loro capacità di far risuonare la realtà in modo diverso. La performance sulle ingiurie è nata intorno a questo concetto. Il surrealismo di questi insulti supera i contenuti, così la parola diventa catarsi e sopisce gli istinti bellicosi. Non mi interesso di PNL, ma si potrebbe provare a proporre agli studiosi del campo qualche esperimento sul potere persuasivo di parole come pascibietola o squassapennacchi. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensanoehellip;<br /><br /><strong>SP: In vista delle continue trasformazioni del linguaggio sembra che il tuo progetto non possa aver fine, ma tu cosa vedi nel tuo futuro?<br />SD:</strong> Questa ricerca ogni volta si traduce in nuove domande e nuove scoperte. Nel futuro vedo i dipartimenti dellersquo;Ufficio Resurrezione moltiplicarsi insieme ai vari progetti e alla sperimentazione di diversi strumenti espressivi. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/5_03.jpg" alt="5_03" title="5_03" width="359" height="388" /><br /><strong>Sabrina Dersquo;Alessandro, <em>Esempio di ingiurie in una redamazione rimpedulata</em>, 2013, ingiurie di carta su cartone telato, cm. 50x50, courtesy Sabrina Dersquo;Alessandro e Galleria Cesare Manzo, Pescara</strong><br /><br /><strong>SP: E infine a quale parola o aggettivo sei più legata in questo momento e quale vorresti reintegrare per sempre nella lingua parlata?<br />SD:</strong> Allo stato dellersquo;arte direi <em>Arruffapopoli,</em> chi sobilla il popolo spingendolo alla sommossa. Di questi tempi regna lersquo;<em>affralimento collettivo</em>. Ovvero cersquo;è prostrazione, ma non cersquo;è rivoluzione, è come se avessimo perduto lersquo;istinto a reagire. In fondo siamo solo di passaggio su questa terra, tanto vale cercare di cambiare quello che non ci piace. E se prima ancora di arruffare il popolo, ci proponessimo di arruffare noi stessi, secondo me sarebbe già un buon inizio. <br />Una parola che vorrei reintegrare è certamente <em>Orrevole</em> al posto di onorevole, mi sembra molto più attuale.<br /><br />Sabrina Dersquo;Alessandro è nata nel 1975 a Milano, dove vive e lavora. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive: 2013, Galleria Francesco Zanuso di Milano, Sothebyersquo;s Milano, Galleria Blanchaert, Milano; 2012 Get Festival, San Sepolcro (Arezzo), Mantova Creativa, Madonna della Vittoria, Mantova; 2011 Frontier Science eTechnology Research Foundation, Lugano. Ha pubblicato <em>Etica della bellezza</em>, Allianz Accademy (2013), <em>Ufficio Resurrezione, Archivio 1</em>, Edizioni Grafica European Center of Fine Arts (2012), <em>Il Libro delle parole altrimenti smarrite</em>, Edizioni Rizzoli (2011) e nel 2013 ha vinto il Premio Internazionale European Award for Long Life Passions, Laives, Bz.<br /><br />Info:<br /><strong>Galleria Cesare Manzo<br />Via Umbria 48, 65122 Pescara<br />T: +39 085 297206<br />Orari: lunedì-sabato 10-13; 16-20<br /></strong><a href="mailto:info@galleriamanzo.it"><strong>info@galleriamanzo.it</strong></a><br /><a href="http://www.ufficioresurrezione.com" target="_blank" title="www.ufficioresurrezione.com"><strong>www.ufficioresurrezione.com</strong></a><br /><br /><br />In copertina: <strong>Sabrina Dersquo;Alessandro, <em>Buglione, Sintomi di rapevole, Minchionevolezza</em>, 2011, stampa acquarellata con targhetta punzonata, cm. 30x40, courtesy Sabrina Dersquo;Alessandro e Galleria Cesare Manzo, Pescara</strong>]]> ARTIST FAIR: Intervista a Luca Cavana Alessandra Gagliano Candela 9738 2013-10-20T00:00:00+0000 2013-10-20T00:00:00+0000 2013-10-20T00:00:00+0000 Abbiamo incontrato Luca Cavana, uno degli ideatori  di eldquo;Artist Fairerdquo;, la fiera dersquo;arte concepita con un taglio innovativo, che apre il 25 ottobre a La Spezia. Ha accettato volentieri di parlare della sua esperienza e della fiera ora alla prima edizione, ma che mira a diventare un appuntamento fisso. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/ad_artein_red201_rid._400_01.jpg" alt="ad_artein_red201_rid._400_01" title="ad_artein_red201_rid._400_01" width="296" height="400" /><br /><br /><strong>Alessandra Gagliano Candela: Luca Cavana, Lei ha maturato una bella esperienza come collezionista e gallerista, come si è avvicinato allersquo;arte?<br />Luca Cavana:</strong> Mi sono avvicinato allersquo;arte allersquo;età di 25 anni, la curiosità ben presto è diventata passione ed ho iniziato ad approfondire le mie ricerche.<br />Fin da subito ho frequentato le Gallerie, i musei, le fiere dove avevo la possibilità di vedere e conoscere gallerie di tutta Italia, con tante ho mantenuto i rapporti fino ad oggi, da cliente collezionista sono diventato collega ed è nata in alcuni casi unersquo;amicizia. <br />Dopo 10 anni di collezionismo ho avuto la possibilità di aprire uno spazio come associazione culturale, poi dal 2009 ho aperto la mia Galleria, ora ho la possibilità di portare avanti le mie idee, le mie ricerche in campo artistico e commerciale.<br /><br /><strong>A.G.C.: Da cosa nasce lersquo;idea di eldquo;Artist Fairerdquo; e a chi si rivolge?<br />L.C.:</strong> Artist Fair nasce da unersquo;idea maturata con il collega Andrea Brandi, con il quale abbiamo creato la BC endash; Arte Eventi, lersquo;intento è dare la possibilità agli artisti di far conoscere  le proprie opere ai collezionisti ed agli addetti ai lavori, dando loro uno strumento valido come lo è la fiera mercato, supportata da una grande campagna pubblicitaria a livello nazionale.<br />Tanti bravi artisti non hanno la possibilità di entrare in rapporti di lavoro corretti con Gallerie valide, spesso si affidano a Gallerie che eldquo;affittano i murierdquo; senza alcuna garanzia per lersquo;artista, la fiera è invece uno strumento che li mette a diretto contatto con il mondo dellersquo;arte.<br />Artist Fair si rivolge un poersquo; a tutti, agli artisti che hanno la possibilità di esporre e farsi conoscere, ai collezionisti che possono confrontarsi direttamente con  lersquo;artista, ai galleristi che potrebbero trovare lersquo;artista di domani.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/da_sinistra_luca_cavana_e_andrea_brandi_400.jpg" alt="da_sinistra_luca_cavana_e_andrea_brandi_400" title="da_sinistra_luca_cavana_e_andrea_brandi_400" width="400" height="271" /><br /><strong>Luca Cavana e Andrea Brandi<br /></strong><br /><strong>A.G.C.: Che ruolo ha oggi lersquo;artista nel mercato dellersquo;arte secondo Lei?<br />L.C.:</strong> Lersquo;artista ha un ruolo chiave e fondamentale nel mondo dellersquo;arte, senza la sua creazione non esiste la stessa arte, poi le componenti che fanno di un buon artista un artista di successo sono molteplici, oltre alla capacità manuale ci deve essere lersquo;intelligenza di capire il proprio tempo e di precorrere i tempi. <br />Importantissima per lersquo;artista è la capacità di gestirsi e poi molto dipende da chi lo sostiene e lo promuove, quindi critici e Gallerie.<br />Tutte queste componenti insieme fanno di un buon artista un artista di successo.<br /><br /><strong>A.G.C.: Quali consigli darebbe ad un collezionista agli inizi?<br />L.C.:</strong> Ad un collezionista agli inizi consiglierei, come ho fatto io, di frequentare le fiere, le Gallerie, i musei, vedere tanto, conoscere e studiare sia la storia dellersquo;arte che le nuove avanguardie, solo così si può capire se la proposta è valida o no.<br />Poi di affidarsi ad un professionista o ad un ristretto gruppo di galleristi che possono suggerire ed indicare gli acquisti migliori in base al proprio gusto.  ]]> Due importanti cataloghi editi dalla Galleria Pace: Gimmi Stefanini ricorda con orgoglio il valore e il senso di questa grande impresa Valeria Ottolenghi 9649 2013-07-01T00:00:00+0000 2013-07-01T00:00:00+0000 2013-07-01T00:00:00+0000 <strong>Due importanti cataloghi (il terzo per Remo Brindisi, il secondo per Roberto Crippa) editi dalla Galleria Pace<br /><br /></strong>Racconta con orgoglio Gimmi Stefanini, un sentimento di fierezza che è insieme di famiglia - la creazione della Galleria Pace da parte del nonno, in un passaggio di responsabilità che, dal padre a lui, si augura possa coinvolgere quindi anche le figlie - e suo personale: proseguono infatti felicemente, e con tenacia, gli impegni della Galleria, con progetti e pubblicazioni di alta qualità. eldquo;E sempre numerosissimi sono i clientierdquo;, aggiunge Stefanini, che, ancora molto giovane, aveva iniziato ad organizzare mostre di grande rilievo, arrivando a meritare anche lersquo;Ambrogino dersquo;oro. eldquo;Con il nostro lavoro non solo tuteliamo le opere dersquo;arte, ma rassicuriamo chi vuole comprare, come valore culturale ed economico insieme, lavori dalle firme autorevolierdquo;.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/3_400_221.jpg" alt="3_400_221" title="3_400_221" width="400" height="295" /><br /><br />Stefanini racconta la passione dellersquo;impegno del nonno e del padre, svelando così come sia da tempo anche sua, attualmente presidente, socio unico, responsabile della Galleria Pace, che è anche casa dersquo;aste: prestigiosa la sede, in Piazza San Marco, nel pieno centro di Milano, nellersquo;atmosfera creativa di Brera.<br /><br />Recente una duplice nuova grande impresa: la pubblicazione del terzo volume del catalogo generale delle opere di Remo Brindisi (1918/ 1996) e del secondo volume del catalogo generale delle opere di Roberto Crippa (1921/ 1972), due tomi preziosi, accurati, che, pur nella loro funzione concreta, pratica - difendere lersquo;autenticità dei lavori (ma in questo si riconosce insieme un impegno etico ed estetico) - permettono una conoscenza ravvicinata, approfondita, degli autori, percorrendo temi e forme espressive, stimolando percorsi di riflessione su ricerca e stili.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/1_400_258.jpg" alt="1_400_258" title="1_400_258" width="400" height="298" /><br /><br />eldquo;Il Catalogo Generale di un artista - spiega Stefanini - è la rappresentazione della sua personalità, del suo mondo, delle ispirazioni e delle intuizioni che ne hanno contraddistinto il segno. Eersquo; lo specchio dei sentimenti e delle visioni che ne hanno guidato il tratto, lersquo;appartenenza a una corrente, a una scuola, lo stile inconfondibile che sottintende emozioni e passionierdquo;.eldquo;Lo chiamano il pittore delle elsquo;Venezieelsquo; e dei elsquo;Pastorellielsquo; - scrive lo stesso Stefanini nella prefazione - perché sono i suoi temi più ricorrenti, ma è riduttivo inquadrare Remo Brindisi solo in questi soggetti, che pure hanno ispirato grandemente la sua pittura e che, nelle tante sfaccettature cromatiche e prospettiche, sono costantemente ritornati in vari periodi della sua ricchissima produzioneerdquo;: molti gli esempi dei suoi molteplici interessi, la prima mostra personale, del 1940 a Firenze, con la firma di Eugenio Montale in presentazione al catalogo.  <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/6_400_56.jpg" alt="6_400_56" title="6_400_56" width="400" height="301" /><br /><br />Gimmi Stefanini racconta della firma di accordo con Brindisi nel ersquo;94, quando lersquo;artista era già malato: si volevano proteggere le sue opere anche dai molti falsi che andavano invadendo il mercato, infettandolo economicamente, culturalmente. E da allora cersquo;è un comitato di esperti con diritto di riconoscimento dersquo;autenticità, formato proprio da due membri della famiglia Brindisi e da due membri della famiglia Stefanini, lo stesso Gimmi presidente: una sicurezza anche per i privati che possiedono tele di Brindisi, il catalogo strumento fondamentale di studio, conoscenza e certezza garantita.<br /><br />Nel 1989 Gimmi Stefanini è Perito dersquo;Arte del Tribunale di Milano e, da allora, Consulente Tecnico dersquo;Ufficio del Tribunale di Milano e di Monza, divenendo più tardi anche Perito dalla Procura della Repubblica del Ministero Pubblico della Svizzera del Canton Ticino-Lugano. Una vasta competenza, unersquo;esperienza viva sul campo.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/3_400_222.jpg" alt="3_400_222" title="3_400_222" width="400" height="293" /><br /><br />Il primo volume del Catalogo Generale delle Opere di Brindisi è del ersquo;95, il secondo del ersquo;98. Ed ora questo terzo, quasi 400 pagine, ricco di illustrazioni a colori e in bianco e nero. eldquo;E ce ne sarà successivamente anche un quarto, a conclusione di questo vasto lavoro di raccolta, dersquo;informazioneerdquo;. <br /><br />eldquo;Crippa è venuto poi - spiega ancora Stefanini - seguendo però lersquo;esperienza di Brindisi. Eersquo; del 2000 il primo contratto in esclusiva stipulato con il figlio del maestro. Ed è del 2007 la pubblicazione del primo volume. Ed ora siamo felici di questo secondo catalogoerdquo;. Anche questo - del maggio 2013 - è di quasi 400 pagine, fitto dersquo;immagini in bianco e nero e a colori. <br />eldquo;Roberto Crippa amava lo spazio, i cieli che attraversava con il suo aereo e che lo inebriavano di luce e di energiaerdquo;, scrive Stefanini nella prefazione, ricordando alcune parole dello stesso artista: eldquo;Vedo i colori del sole, specialmente alla sera, al tramonto, che è lersquo;ora in cui mi piace di più volare. Forse si può ritrovare questo nei miei quadri...erdquo;. Viene quindi ricordata la vastità della sua ricerca, complessa, lungo molteplici direttive, utilizzando anche i più diversi materiali. Concludendo così Stefanini la bella pagina dedicata a Crippa: eldquo;morì nel suo cielo, forse guardando la luce del sole che tanto lersquo;aveva ispiratoerdquo;. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/2_400_271.jpg" alt="2_400_271" title="2_400_271" width="400" height="299" /><br /><br />Tra le prime pagine di questo secondo volume dedicato a Crippa si trova, con lersquo;importante documentazione del legame tra lersquo;artista e la famiglia Stefanini, il Manifesto del Movimento Spazialista, 1948: eldquo;Una espressione dersquo;arte aerea di un minuto è come se durasse un millennio, nellersquo;eternità. A tale fine, con le risorse della tecnica moderna, faremo apparire nel cielo: forme artificiali/ arcobaleni di meraviglia,/ scritte luminoseerdquo;.<br /><br />Di grande rilievo davvero questi cataloghi, da molteplici punti di vista, non ultimo, al di là della conoscenza dei singoli autori, anche per questo confronto storico con esperienze/ esperimenti, ricerche che hanno prodotto una lunga scia di nuove pratiche in perenne dialogo con il passato, a comporre e definire la nostra contemporaneità.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/7_400_34.jpg" alt="7_400_34" title="7_400_34" width="400" height="300" /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/2_400_270.jpg" alt="2_400_270" title="2_400_270" width="400" height="303" /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/4_400_144.jpg" alt="4_400_144" title="4_400_144" width="400" height="296" /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/4_400_145.jpg" alt="4_400_145" title="4_400_145" width="400" height="296" /><br /><br />*<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/crippa_prima_400.jpg" alt="crippa_prima_400" title="crippa_prima_400" width="289" height="400" /><br /><br /><strong>Catalogo Generale delle Opere di Roberto Crippa</strong> <br />Pagine 400<br />Formato cm 24x32 (chiuso)<br />Carta da 170 gr. patinato opaca<br />Copertina con cartone da 3 mm.<br />Legatura a sedicesimi cucitura filorefe<br />Capitello in tinta - dorso tondo<br />Sovracoperta stampa a 5 colori<br />Cofanetto con centine in tela<br />Pacco termico singolo - scatola<br />Riproduzioni: 750 ca. b.n. e colori<br /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/brindisi_copertina_400.jpg" alt="brindisi_copertina_400" title="brindisi_copertina_400" width="303" height="400" /><br /><br /><strong>Catalogo Generale delle Opere di Remo Brindisi<br /></strong>Pagine 400<br />Formato cm 24x32 (chiuso)<br />Carta da 170 gr. patinato opaca<br />Copertina con cartone da 3 mm.<br />Legatura a sedicesimi cucitura filorefe<br />Capitello in tinta - dorso tondo<br />Sovracoperta stampa a 5 colori<br />Cofanetto con centine in tela<br />Pacco termico singolo - scatola<br />Riproduzioni: 900 ca. b.n. e colori]]> Intervista alla curatrice “aliena” Gaia Serena Simionati Giulio Cattaneo 9671 2013-06-20T00:00:00+0000 2013-06-20T00:00:00+0000 2013-06-20T00:00:00+0000 <em>Ubi leonis pellis deficit, vulpina induenda est<br /><br /></em>eldquo;Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. Lersquo;hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controlloerdquo; 1 <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/foto_del_41635717092455447_alle_1133_400.jpg" alt="foto_del_41635717092455447_alle_1133_400" title="foto_del_41635717092455447_alle_1133_400" width="311" height="400" /><br /><strong>Gaia Serena Simionati, photocopyright @ Samina Sayed</strong><br /><br /><strong>GC: Prolungata fino al 25 luglio date le numerose presenze, hai curato da Poggiali e Forconi la mostra <em>Deficit/the Lack!,</em> concentrandoti sul concetto di "mancanza" o deficenza. Comersquo;è nata lersquo;idea? <br />GSS:</strong> In un paese di deficienti quale sembra il nostro oggi, il titolo mi è sembrato perfetto. <em>Deficit</em>, è un franco-latinismo detestato dai puristi, dalla terza persona del presente indicativo del verbo latino <em>deficere</em> che, letteralmente, significa eldquo;manca 2erdquo;. <br />Lo spunto mi è nato solo osservando la realtà che ci circonda dove manca tutto e mancherà sempre di più: la cultura, le scuole, i soldi, gli investimenti, addirittura il governo! Assurdo, solo noi. In questo Paese manca il credito, manca la liquidità, manca il lavoro. Non avrei mai potuto fare questa mostra, ad Abu Dhabi, in Qatar, a Londra o Parigi. Qui, in Italia, tanto più a Firenze che vive ancora del suo splendore passato, mi sembrava un assetto calzante.<br />Più che mancanza, qui è deficienza nel senso latino del termine <em>deficere</em>, seppur applicato a scenari diversi, con sfumature alterne. Nella mostra tre artisti: un polacco, un americano e tedesco, come nelle barzellette, affrontano tre tipi diversi di gap. Simbolico e metaforico nella pittura di Klusik, fisico e mentale nelle video-installazioni di Michalek, cognitivo nel lavoro del geniale maestro Farocky.<br /><br /><strong>GC: Cosa manca al panorama artistico italiano per <em>ri</em>-partire?<br />GSS:</strong> Lersquo;Italia e il suo sistema artistico non possono limitarsi a ripartire dato che sono fermi al XVI secolo. Qui si deve proprio eldquo;rinascereerdquo; come la fenice dalle sue ceneri, (perché di questo si tratta oggi), per poter competere con la qualità, lersquo;intelligenza, le strutture museali e gli investimenti che si trovano allersquo;estero. <br />Siamo rimasti veramente indietro e, viaggiando, lo verifico quotidianamente. Sembra sempre che qui nessuno si osservi, si faccia un esame e si confronti con i migliori, cioè certi stati stranieri. Viviamo di uno splendore passato che però è solo un riflesso illusorio e non vive di luce propria. Questo, prima di tutto è un <em>deficit</em>, ed è veramente ingannevole persistere, oltre che poco costruttivo e lungimirante. Specie per le generazioni a venire. Eersquo; un poersquo; come se una ex-modella ora novantenne non avesse più gli specchi in casa e non fosse consapevole del suo degrado fisico.<br /><br /><strong><img src="/magazine/gall_img/2008/becky_gaia_400_01.jpg" alt="becky_gaia_400_01" title="becky_gaia_400_01" width="225" height="327" /><br />David Michalek, <em>Becky</em>, 2013, Mixed media installation, view at Poggiali e Forconi Gallery</strong><br /><br /><strong>GC: Nel catalogo citi Fedro, come mai? Il passato che ritorna?<br />GSS:</strong> <em>Ubi leonis pellis deficit, vulpina induenda est</em> 3. Fedro suggeriva allora che eldquo;qualora risulti difficile o impossibile spostare un ostacolo con la forza, si deve aggirarlo con la furbizia se si vuole raggiungere lo scopo prefissatoerdquo;.<br />Esatto. Così dicendo, Fedro torna in auge oggi per aiutare ad affrontare la doppia crisi. Una dei media, evidentemente economica. E lersquo;altra più misteriosa, interiore, in cui la difficoltà di adattarsi a un mondo sempre più incerto, in continuo cambiamento, con numerosi <em>competitors</em>, allarma tanti.<br />Idee e creatività aiutano in questi casi a procacciare la volpe, la cui eldquo;pelleerdquo; è data da arte e cultura. Queste non solo fanno riflettere, ma stimolano e favoriscono la sinapsicazione con gli elementi neuronali. In sostanza, rendono più intelligenti. Che in questi momenti non guasta!<br />Dalla saggezza antica a oggi, mi sono domandata quindi dal termine anche troppo inflazionato di <em>deficit</em> bancario e di paese, cosa manchi alla serenità umana, allo sviluppo sinergico, al dialogo proficuo verso una crescita reciproca. <br />Il termine latino compare anche ambiti diversi. Ad esempio, in medicina eldquo;deficiterdquo; denota una menomazione o lersquo;inabilità di una funzione neurologica: perdita della parola, del linguaggio, della memoria, della vista, della destrezza, dellersquo;identità, di funzioni vitali come di capacità motorie. E gli artisti, con punti di vista di tre generazioni a confronto, esplorano questi campi <em>in toto</em>.<br />Spesso accade che il ponte incolmabile di dialogo tra denaro e cultura rappresenti un grave <em>deficit</em> per lersquo;andamento non solo dellersquo;economia, tanto più dellersquo;arte, senza la quale lersquo;uomo non potrebbe sopravvivere. La società contemporanea appare così frastagliata in due zolle totalmente separate: da un lato soldi, dallersquo;altro approfondimento. <br />Questo <em>gap</em> non contribuisce più a creare quei capolavori indelebili come nel cinquecento quando papi, re e ricchi mecenati finanziavano idee senza tante remore. Firenze, che è stata culla <em>Par Excellance</em> del Rinascimento, diviene oggi sede rediviva della mostra <em>Deficit</em>. In Italia lersquo;eldquo;ammancoerdquo; culturale assume oggi proporzioni sempre più devastanti, tanto da spegnere totalmente i cervelli di coloro che, essendone muniti, sono costretti alla fuga allersquo;estero. Le idee da sempre una priorità nei secoli scorsi per invenzioni, scoperte, cultura, spariscono e lasciano spazio solo allersquo;arroganza del Dio denaro che, da solo, rimane uno strumento bieco e sterile.<br />35.000 anni fa nasceva lersquo;Arte e le prime manifestazioni di una spiritualità di esseri umani con un cervello simile al nostro. Siamo tutti e ancora animali visivi e dobbiamo sperimentare prima di vedere. Gli artisti sono quindi visionari oltre che ricercatori e sciamani, unici in grado di curare una società malata.<br />Oggi non solo lersquo;Italia, ma il mondo intero vive in <em>deficit</em>. Globale! Si pensi a famiglie intere che non riescono più a sopravvivere, quando solo pochi anni prima erano invece indentificate come benestanti. <br />Ahimè, mancano non solo i soldi. Anche il pianeta è in <em>deficit</em>. Di terra, come in Palestina e Israele. Di acqua, come in molte regioni che si stanno sempre più desertificando; di materie prime, spesso causa di guerre o causa di piogge torrenziali o stellari di meteoriti, terremoti, tsunami. Solo a causa di una sciagurata gestione del pianeta, delle sue risorse, dettata da interessi malauguratamente privati, lontanissimi dalla poesia, ci si trova carenti. Di idee, di terra, di soldi, di funzioni vitali, di capacità motorie, in deficit. <strong>Di amore</strong>, in sostanza!<br />Di sicuro il capitalismo sta generando tristezza quindi è una eldquo;religioneerdquo; destinata a tramontare. Come lersquo;approfondimento e, speriamo di no, lersquo;amore per lersquo;arte.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/copyright_samina_sayed_biennale_6740_400.jpg" alt="copyright_samina_sayed_biennale_6740_400" title="copyright_samina_sayed_biennale_6740_400" width="266" height="400" /><br /><strong>Gaia Serena Simionati, photocopyright @ Samina Sayed<br /></strong><br /><strong>GC: Ce#39;è stata una grande attenzione dei media per le#39;installazione museale <em>Deep play</em> di Harun Farocky. In questo caso si parla di <em>deficit</em> cognitivo? <br />GSS:</strong> Il maestro lavora su realtà parallele ed è ovvio che allarghi, così facendo, gli orizzonti cognitivi e di consapevolezza. Questo accende interesse, ovviamente. Dato che in questo paese prevalgono perlopiù il calcio e la eldquo;gnoccaerdquo;, grazie a un certo eldquo;imprenditore della materiaerdquo; che ha contribuito a diffonderne il modello, ho deciso di ragionare al contrario. <br />Mi spiego meglio. Se la gente va solo allo stadio e in discoteca, io ho portato in mostra, il calcio e corpi nudi. Ciò premesso, a un livello più sofisticato, questa passione degli italiani viene sviluppata sia da Harun Farocky, uomo geniale, contorto, assoluto, sia da David Michalek. <br />Il primo,<em> film-maker</em>, cineasta, nasce come documentarista e il <em>focus</em> dei suoi progetti è spesso il rapporto tra visione e percezione. Il rapporto tra immagine e potere è oggi strettamente correlato e proprio su questo rapporto si fonda parte dellersquo;opera del geniale e camaleontico regista che, con la video installazione <em>Deep Play</em> per la prima volta in Italia, avvolge lo spettatore come se egli entrasse letteralmente in modo fisico e consapevole allersquo;interno di un bozzolo tecnologico. Un utero mediatico fatto, in questo caso, di televisioni!<br />In unersquo;era altamente tecnologica dove un Grande Fratello perenne spia i movimenti bancari, gli spostamenti fisici, i guadagni, la salute e la vita intera di un essere umano, il sofisticato video-maker, acclamato a livello internazionale, analizza con una monumentale video-installazione, simultaneamente da 12 diverse prospettive, uno dei maggiori eventi mediatici degli ultimi anni: la registrazione della partita Italia-Francia del 2006 ai mondiali di Berlino.<br />Elaborando su 12 schermi video-games, proiezioni, schemi di gioco, immagini della FIFA o sequenze dersquo;animazione in 2D e 3D, le prospettive dersquo;introiezione si modificano totalmente e la partita diviene unersquo;opera dersquo;arte vera e propria. I filmati che ne risultano contribuiscono a far riflettere su qualcosa di più ampio che il mero intrattenimento calcistico. Ad esempio come si formano i significati e come vengono assimilati!<br />Inoltre si esplora lersquo;impatto delle nuove tecnologie dellersquo;immagine sulla coscienza dellersquo;individuo e della società, ovvero il <em>gap</em> tra la tecnologia visiva e la sostanziale perdita di focus e dersquo;attenzione su quello che si sta osservando. Metafora della vita che diventa sempre meno vissuta: la partita giocata si perde a favore di quella virtuale, fatta di schemi di gioco, video e moviole, proiezioni animate.<br />Anche il gioco di ruoli di spettatore, osservatore o osservato, giocatore o arbitro, qui si confonde. Prevale lersquo;elegantissimo verde, un colore - stacco netto del campo di calcio - già di per sè opera dersquo;arte, pensato con duchampiana memoria quando ogni oggetto decontestualizzato e ricollocato in un altro contesto, assume valenza artistica.<br />Questo, oltre a fornire consapevolezza su ciò che circonda lersquo;essere umano oggi: occhi tecnologici ovunque che ci filmano, ci osservano, rilevano ogni nostro gesto, allude anche a un deficit chiaro di perdita di focus nel rapporto tra intrattenimento e la tecnologia che vi allude. Eccessi di attenzione dati da carta stampata, film, tv, radio, riducono la potenza di un evento, qualsiasi esso sia, a un mero successo mediatico e risultato di pubblico, perdendone interamente lersquo;integrità, la purezza e, a volte, la poesia intrinseca.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/dsc00328_400.jpg" alt="dsc00328_400" title="dsc00328_400" width="400" height="300" /><br /><strong>Bertrand Lamarche, <em>Réplique (Baphomêtre),</em> 2008, installation, projector, reflector, motor, tripods<br /></strong><br /><strong>GC: E lersquo;altro suo video <em>Nothing Ventured, Nothing Gained</em> è connesso alle economie?<br />GSS:</strong> Quando ero piccola adoravo giocare a Risiko. Il mio obiettivo era spesso quello di distruggere le armate gialle e, conquistare la penisola della Kamchatka, era sempre una mia priorità. Certo era un grande rischio avventurarsi a distruggere unersquo;intera armata, ma anche se nessuno osava mai sceglierlo, per me era lo scopo più stimolante e, spesso, proprio questo coraggio veniva premiato con la vittoria. Anche se forse era solo fortuna, lersquo;atteggiamento da allora, mi ha insegnato che eldquo;chi non risica, non rosicaerdquo; che è anche il titolo del video del maestro Farocki in tedesco: Nicht ohne Risiko. In inglese: <em>Nothing Ventured, Nothing Gained</em>.<br />Studio etnografico sul capitalismo pre-crisi, esso affronta una tematica estremamente attuale che reitera la storia: imprenditori in cerca di partnership per finanziare unersquo;idea vincente. Ovvero vi si esplora la lacuna tra mondo dellersquo;imprenditoria e denaro, versus idee e creatività. Un deficit sempre più incolmabile.<br />Quando Guglielmo Marconi si rivolse al ministero delle Poste e Telegrafi, guidato dallersquo;onorevole Pietro Lacava, illustrando lersquo;invenzione del telegrafo senza fili e chiedendo finanziamenti, non solo non ottenne risposta, ma il ministro liquidò lersquo;idea con la scritta alla Longara, intendendo il manicomio posto nellersquo;omonima via a Roma.<br />Ora come allora, questa spesso è lersquo;interazione tra leader economici, politici, e idee; tra coloro che detengono i fondi e coloro che usano invece il cervello, migliorando lersquo;umanità, tacciati di follia, solo perchè le loro idee sono talmente avanti che risultano ai più incomprensibili. Questo dramma dersquo;ignoranza italiana o globale sersquo;intreccia perfettamente con la tematica di <em>Nothing Ventured</em>, che diviene triangolazione tra comunicazione, media , tecnologia.<br /><br /><strong>GC: Come giudichi il legame con il mondo del calcio? Può essere uno specchio della nostra società?<br />GSS:</strong> Certo! Cersquo;è molta competizione, i giocatori, i cosiddetti <em>player</em> che ci sono anche in azienda, tutti violenti, spesso razzisti, mi sembra il quadro identico di unersquo;Italia che non va e che non è più campione del mondo da 7 anni. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/kk09um_400.jpg" alt="kk09um_400" title="kk09um_400" width="400" height="327" /><br /><strong>Krzysztof Klusik, <em>Stars can only get brighter / Paloma</em>, 2012, 90x110 cm<br /></strong><br /><strong>GC: Chi sono gli <em>Alieni</em> che hai portato a Milano?<br />GSS:</strong> Gli alieni siamo tutti noi! Basta solo sapersi riconoscere. La mostra dal titolo <em>I am also an Alien!</em> rifletteva proprio su questo. Sulle diversità e la capacità di giudizio. Su chi giudica cosa e perché. <br />Leggendo la trilogia di Stieg Larsson a un certo punto la protagonista, surreale personaggio di Lisbeth Salander, indossa una maglietta con scritto <em>I am also an alien!</em> Lisbeth è un alieno e si sente tale. Anche lei. Come molti di noi. <br />Un esserino con una famiglia devastata alle spalle, poco prestante fisicamente, piena di tatuaggi, quasi anoressica, apparentemente autistica, Lisbeth ha un cervello meraviglioso. Chiusa in un suo mutismo dovuto a sofferenze regresse, caratteriale secondo i giudizi superficiali della gente comune, in realtà Lisbeth è geniale e sa sorprendere quei pochi a cui consente di avvicinarsi. <br /><br /><strong>GC: Come è nata lersquo;idea?<br />GSS:</strong> Lo spunto mi è nato con <em>Freaks</em>, il meraviglioso film di Tod Browning del 1932, in cui si vedono riuniti a cena dei eldquo;mostriciattolierdquo; con una donna bellissima. Il termine <em>Freaks</em>, molto crudo in inglese, sta a indicare infatti eldquo;capricci della naturaerdquo;, ovvero persone affette da acondroplasia e varie altre deformazioni fisiche. Il film, che ne sonda la mostruosa condizione, si presenta invece come unersquo;amara, caustica, ma anche toccante allegoria sulla eldquo;diversitàerdquo;, affermando che spesso è proprio dietro la eldquo;normalitàerdquo; che si nasconde la vera eldquo;mostruositàerdquo;. Questa è infatti la vera chiave di lettura della mostra I AM (ALSO) AN ALIEN! <br /><br /><strong>GC: Il disagio diviene quindi potente fonte di riflessione. Dalla letteratura allersquo;arte, queste sono le caratteristiche tipiche di artisti che si sentono incompresi e lo rimangono! Pur avendo idee originali, molto allersquo;avanguardia rispetto alla comprensione della gente media, si chiudono in momenti di solitudine con se stessi e, spesso anche in mezzo agli altri. Su quali tematiche si fonda la mostra allora?<br />GSS: </strong>La mostra si focalizza quindi su tematiche quali lersquo;identità, la ripetizione alienante del gesto, la ciclicità della creazione o la clonazione umana nata dalla tecnologia di guerra, dalla realtà virtuale, gli avatar, il loro rapporto con gli esseri umani, la scissione dellersquo;io. In sostanza <strong>lersquo;Altro da noi</strong>! <br />Il tema proposto, estremamente attuale, è eldquo;caldoerdquo; sempre di più anche in Europa dove, la vicinanza con il diverso è spesso fonte di scontri, polemiche, dolore, ma anche arricchimento e scambio. <br />Per non parlare delle sempre più frequenti teorie e avvistamenti di presenza aliena sulla terra, supportate da Allen Hayeck nella teria del eldquo;contattismoerdquo; o di archeologia spaziale. I cinque artisti invitati: Harun Farocki, Bertrand Lamarche, Emmanuel Régent, Diego Soldà, Benjamin Contant, con le loro potenti visioni, seppur in modi diversi, illuminano il percorso di riflessione. <br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/johb_deepplay_hfarocki_w01_400_01.jpg" alt="johb_deepplay_hfarocki_w01_400_01" title="johb_deepplay_hfarocki_w01_400_01" width="400" height="266" /><br /><strong>Harun Farocki, <em>Deep Play</em>, 2007 Deep Play e#733; Harun Farocki, 2007, installation view<br /></strong><br />Nel film <em>La cosa da un altro mondo</em> del 1951 diretto da Christian Ryby si scatenano le nostre proiezioni sul rapporto con altri esseri provenienti da universi paralleli: paura, curiosità, emozioni conflittuali. Il film di fantascienza narra di una spedizione di scienziati in Alaska per la caduta di uno strano oggetto. I due lavori video installativi di Bertand Lamarche, presenti in I AM (ALSO) AN ALIEN! incarnano proprio lersquo;essenza del film.<br />Da un lato una pianta gigante minacciosa e letale in <em>The Umbelliferus Plot</em> e, dallersquo;altro, una macchina che genera forme organiche, ectoplasma energetico in continuo movimento, misto tra lersquo;entropia, lersquo;ipnotico e la meccanica, in <em>Réplique, (Baphomêtre).</em><br />Le stesse condizioni di disagio si trovano in un film di Wolf Rilla, geniale regista inglese degli anni ersquo;60. Ne <em>Il villaggio dei dannati</em>, si narra la storia di bambini che sersquo;impossessano segretamente del paese. Seguace forse della teoria del contattismo extraterrestre sviluppatasi in quegli anni, o degli studi emersi sui fenomeni inerenti gli incontri ravvicinati di IV tipo dellersquo;astrofisico Allen Hayeck, Rilla stupiva per la povertà degli effetti speciali, unita però a un espressionismo nella fotografia in cui, un gioco di contrasti tra luce e ombra, creava stati dersquo;animo angoscianti e suggestioni inquietanti che assalivano lo spettatore. Nellersquo;eredità del contrasto oggi si parlerebbe di X MAN o, meglio, di X BOYS.<br />Con una dinamica fantasticamente simile a quella di Rilla, il lavoro del maestro <strong>Harun Farocki</strong> presenta risultati tecnologici mescolando video games a <em>fiction</em> e realtà, in cui il virtuale risulta più autentico della realtà. Si rivisitano nei suoi film in modo catartico le paure generate dalla guerra, dalla colonizzazione non pacifica, attraverso lersquo;apporto della tecnologia anche virtuale. Si spiega quindi facilmente lersquo;assonanza della riflessione dellersquo;artista con quella di Rilla. Per entrambi indagine psicologica sulle paure umane, sospese tra terra e cielo, vita e morte, spirito e materia. <br />Esperto di memoria e tecnologia di guerra, convinto assertore pacifico e in controtendenza, nei suoi film e documentari Farocki raggiunge il massimo livello dersquo;impatto emotivo dato da sorpresa, tecnologia o potenza dei temi trattati. In mostra si esplorano quelle che Sigmund Freud descrisse accuratamente come eldquo;nevrosi di guerraerdquo; che toccarono i soldati del secondo conflitto mondiale, descritte dagli psicologi come sindromi postraumatiche da stress.<br /><strong>Emmanuel Régent</strong>, è presente come un vettore alieno. Tutto il suo lavoro è cosmo-riferito. E così sono le sue pitture dersquo;acrilico. I quadri dal titolo Nebulose ad esempio, identificano, in piccoli spazi colorati, oggetti non identificabili. Ovvero la memoria.<br />Lersquo;opera scultorea di <strong>Diego Soldà</strong> è lersquo;essenza dellersquo;alienazione, data dalla ripetizione del gesto. Fare per il fare, per il fare, per il fare, così, allersquo;infinito. In modo quasi autistico, egli sersquo;interessa non tanto al risultato finale, quanto alla sua essenza ontologica. Di una bellezza inquietante, silenziosa, monocorde, sono sculture, meteoriti che piovono addosso con tutto il loro peso. Sono atomi, quasar7 che si autoalimentano, si rigenerano, strato su strato.<br />Infine nei suoi grandi quadri, usando la sezione aurea, che ne regola ogni singolo rapporto geometrico, <strong>Benjamin Contant</strong> perplime il fruitore che, nei volti non finiti, nelle espressioni di falso sorriso, nel dolore del giudizio collettivo contrapposto alla solitudine del singolo, rievoca tematiche e fisionomie care a Francis Bacon, sapendole però ben adattare a uno spazio armonico, intriso di colori e architetture alla Piero della Francesca. Contant ha una naturale propensione per una pittura spaziale dove il rilievo geometrico sersquo;intride di una valenza quasi emozionale che si trasmette facendo un uso particolare di angoli retti, tratti verticali, orizzontali.  <br /><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/copyright_foto_samina_sayed_biennale_400.jpg" alt="copyright_foto_samina_sayed_biennale_400" title="copyright_foto_samina_sayed_biennale_400" width="266" height="400" /><br /><strong>Gaia Serena Simionati, photocopyright @ Samina Sayed<br /></strong><br />*<br /><br /> 1. <em>John Steinbeck, Furore, Bompiani, Milano, 1998, p. 42</em><br />2. <em>La voce francese che agli inizi figurava negli inventari per indicare gli articoli mancanti, nel XVIII secolo incomincia a entrare nella terminologia finanziaria. Coniato dal banchiere ginevrino Jacques Necker nei primi mesi del 1789, alla vigilia della Rivoluzione Francese, esso indica la situazione economica di unersquo;impresa nella quale i costi superano i ricavi, o di un ente pubblico nel quale le uscite superano le entrate.</em> <br />3. <em>eldquo;Quando manca la pelle del leone, bisogna indossare quella della volpeerdquo;, Fedro.</em><br /><br />*<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/fs_gaia_400_01.jpg" alt="fs_gaia_400_01" title="fs_gaia_400_01" width="400" height="250" /><br /><strong>David Michalek, <em>Figure Studies</em>, 2012, HD video on multiple screens, audio, view at Poggiali e Forconi gallery</strong><br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/umbelliferous_plot_3_400.jpg" alt="umbelliferous_plot_3_400" title="umbelliferous_plot_3_400" width="400" height="300" /><br /><strong>Bertrand Lamarche, <em>The Umbelliferous Plot</em>, 2005, DVD Video 23 min</strong><br /><br /><br />In copertina: <strong>Krzysztof Klusik, <em>Gaia</em>, 2013, 60x120 cm</strong>]]> Francesco Bonami: Mamma voglio fare l’artista! Gaia Serena Simionati 9661 2013-06-12T00:00:00+0000 2013-06-12T00:00:00+0000 2013-06-12T00:00:00+0000 <strong>Più che un libro una minaccia!</strong><strong><br />Francesco Bonami al Pac per Electa libri<br />con Pif, Il testimone MTV<br /><br /></strong><em>Chi è qui per arruffianarsi Bonami alzi la mano</em>. Così esordisce Pif al Pac a Milano di fronte a numerosissime presenze di giovani artisti e non, appassionati di arte contemporanea o semplici fruitori della mostra di Jeff Wall, curata dallo stesso Bonami.<br />Alzano la mano in 3 e una serie di risate si cristallizza allersquo;interno di un luogo sacro per lersquo;arte. Allora siete tutti qui per Pif e non per me, ironizza Bonami.<br />In realtà lersquo;incontro è voluto per presentare il nuovo libro del curatore edito da Electa, <em>Mamma voglio fare lersquo;artista</em>: ovvero un manuale il cui titolo suona come una minaccia. Esso prepara invece per come dire ai genitori che sersquo;intende diventare ARTISTI con la A maiuscola, e ne sciorina i consigli per lersquo;uso. <br />Bonami spiega in realtà che il testo dona istruzioni per evitare delusioni che, lui stesso ha subito, essendo stato prima di diventare curatore, un artista fallito e racconta che quando andò da Bonito Oliva per fargli valutare le sue opere egli fece uno sguardo torvo e gli disse secondo me potrebbero interessare a questa galleria di Milano. eldquo;Io lo presi come uno consiglio a continuare e il gallerista mi fece una mostra. Vendetti molte opere e mersquo;illusi di essere un artista famoso. Poi a New York feci una mostra e accanto a me cersquo;era quella di Jeff Koons entrambi costavamo 1500 dollari, solo che il suo coniglio ora costa 90 milioni e il mio quadro sempre 1500erdquo;. <br />Con un tono tra il canzonatorio e lersquo;ironico, i due: Pif e Bonami, affrontano una serena conversazione su cosa significa fare arte oggi.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/01_foto_di_giuseppe_creti_400.jpg" alt="01_foto_di_giuseppe_creti_400" title="01_foto_di_giuseppe_creti_400" width="400" height="300" /><br /><strong>Foto di Giuseppe Creti<br /></strong><br /><br /><strong>Pif: È difficile lersquo;arte contemporanea da spiegare?</strong><br /><strong>Francesco Bonami: </strong>In realtà è una torre dersquo;avorio che si stenta a far condividere e comprendere. Solo per pochi apparentemente, in realtà interessa tutti.<br /><br /><strong>Pif: Hai il dente avvelenato essendo stato artista, domanda da siciliano permaloso ipocrita.<br />F.B:</strong> Quando ero artista io cersquo;era Rudolf Stingel. Al tempo era sfigato, oggi è uno dei più famosi al mondo. Ciò che è cambiato è solo che lui alla fine ha un conto in banca diverso dal mio, perché alla fine tutto si condensa lì, nei soldi. <br /><br /><strong>Pif: Tino Sehgal, fa come me, non fa un cazzo come gli autori televisivi. Martin Creed ha vinto il <em>Turner prize</em> a Londra accendendo e spegnendo la luce, perché non sapeva cosa fare. Cersquo;è qualcun altro che ha spento la luce e ha fatto i soldi, vendendo un interruttore a 20.000 pounds? </strong><em>Risate</em><strong> Come si fa a capire lersquo;arte allora? E se uno ha talento?<br />F.B:</strong> Da un lato si deve rimanere umili e capire quando si è negati e dallersquo;altro anche aggressivi e convinti della propria bravura, tanto alla fine ciascuno è sempre, come si dice a Firenze, un bischero. E tutto scorre.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/img_2846_400.jpg" alt="img_2846_400" title="img_2846_400" width="400" height="300" /><br /><br /><strong>Pif: Il curatore o critico è un pò sadico. È un poe#39; come il regista con i suoi attori? Cersquo;era amore e odio di Hitchcock per i suoi attori. Io ho fatto anche un film, come regista, capisco cosa vuol dire. Poi pensavo che quelli dellersquo;arte contemporanea fossero tutti puzzoni invece non ve la tirate.<br />F.B:</strong> No, in realtà siamo un pò insicuri. Il più tosto nella tua puntata del <em>Testimone</em> su MTV, dedicata allersquo;arte contemporanea, è stato Gioni. Noero invece a Frieze si è offeso quando hai parlato dellersquo;opera dove lersquo;artista suonava con una fisarmonica ed emetteva musica che gonfiava un canottino.<br /><br /><strong>Pif: Alla mia faccia strabiliata Noero diceva che era una <em>performance</em> stupenda e insisteva dicendo che era sublime. Lersquo;opera, venduta, costava 40.000 euro. E la scatola vuota di Orozco alla Biennale del e#39;93? Cersquo;è chi lersquo;ha comprata pure! La fila finta di Roman Ondak assieme allersquo;interruttore di Martin Creed sono nella collezione della Tate.<br />F.B:</strong> Quasi nulla serve a nulla. In generale unersquo;aspirina serve, o un taxi quando piove serve per andare a casa senza bagnarsi, tutto il resto è arte contemporanea. Poi non illudetevi del silenzio perché se sto in silenzio, vuol dire che lersquo;opera mi fa cagare.<br /><br /><img src="/magazine/gall_img/2008/img_2852_400.jpg" alt="img_2852_400" title="img_2852_400" width="400" height="300" /><br /> <br /><img src="/magazine/gall_img/2008/img_2888_400.jpg" alt="img_2888_400" title="img_2888_400" width="400" height="300" /><br /><br /><br />In copertina: <strong>Pac - Padiglione de#39;Arte Contemporanea, Milano</strong>]]>