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E' scomparso Jorge Eielson

Autore: ArsKey
data: 09.03.2006



Jorge Eielson, uno dei più importanti personaggi della cultura latino americana è scomparso a Milano l’8 marzo.
Artista visivo, ma insieme poeta, romanziere, autore di opere teatrali e studioso di culture precolombiane viveva da molti anni in Italia. Con la scomparsa, Jorge Eielson ci lascia una figura di artista di grande ampiezza creativa e un autentico abitante del pianeta. Era nato a Lima (Perù) nel 1924, gli erano familiari le più importanti città della Terra, da Parigi a New York, da Madrid a Roma e Milano, in ciascuna delle quali ha abitato anche per lunghi periodi. Nella sua lunga attività di artista, ha ampliato al massimo i linguaggi e gli strumenti operativi, impiegando contemporaneamente l’arte figurativa e la letteratura, la performance e l’assemblaggio, l’installazione e la fotografia, la poesia verbale, la poesia visiva e la forma romanzesca. Uno dei modelli esemplari che gli ha fatto da guida è lo “sciamano”, ad un tempo sacerdote, taumaturgo e poeta. Il “nodo”, intreccio, sovrapposizione e sporgenza di tessuti attorcigliati come grosse corde e abbondantemente colorati, resta l’invenzione più famosa e rappresentativa della sua arte. Sottile convergenza di astrazione e concretezza, di componente mentale e oggettualità, che si avvicina contemporaneamente al “nouveau realisme” e alla “nuova astrazione”.
 


Nel 1949 è invitato a Parigi alla prima manifestazione d’arte astratta, al Salon des Réalités Nouvelles. In seguito espone da Colette Allendy, una delle galleria d’avanguardia più interessanti di Parigi. A Roma si stabilisce all’inizio degli anni Cinquanta, dove espone nel 1953 i suoi “movils” alla Galleria L’Obelisco. Le frequentazioni di questi anni romani sono Burri, Colla, Capogrossi, Afro, Mirko, Scarpitta, Serra, Dorazio, Rotella, Twombly,. In questo periodo scrive una della sue più importanti raccolte di poesie, Habitación en Roma, e i suoi due romanzi, El cuerpo de Giulia-no e Primera muerte de María.
Nel 1959 Eielson adotta materiali eterogenei, come cemento, sabbie, polvere di marmo con i quali costruisce un paesaggio austero, astratto. In seguito i paesaggi si popolano gradualmente dell’immagine umana, ricavata attraverso gli indumenti: camicie, giacche, blue-jeans, abiti da sera, da sposa, calze, scarpe, cravatte, guanti. Questo suo interesse per la simbologia e la funzione sociale del vestiario è ugualmente presente nelle sue performances e installazioni. Attraverso la manipolazione dei vestiti - raggrinziti, strappati, bruciati, attorcigliati - Eielson scopre la grande energia e la bellezza racchiuse nel “nodo”. Espone per la prima volta i “Quipus” alla Biennale di Venezia del 1964. Negli anni a seguire partecipa a grandi mostre organizzate dal MoMA, al Salon des Comparaisons, a Documenta 5 di Kassel a varie Biennali di Venezia e nei musei delle capitali latino-americane. Suoi testi sono pubblicati in Spagna, Italia e America per le principali case editrici.
 
Con il nodo Eielson era approdato a una vera e propria sintesi culturale, plastica, magica e simbolica. Il nodo era per lui segno grafico, fondamento estetico, nucleo del colore. Ed era il punto di saldatura fra il passato precolombiano del suo paese e il presente storico e artistico. Il nodo di Eielson era anche il momento di incontro fra i suoi vari codici espressivi, dalla pittura alle tele, agli oggetti, alla poesia, nonché fra le due aree in cui si svolgeva la sua ricerca materiale e metafisica. Da qui le infinite variazioni dello stesso nodo che esercita molteplici tensioni creando spazi dinamici. Questi famosi nodi sono stati oggetto di riflessioni da parte di matematici e di fisici contemporanei, mentre la poesia fisica e concreta  di Eielson è stata ufficialmente scelta dalla cultura ispano-americana a rappresentare la letteratura peruviana nella corsa per il premio Nobel. Questo lungo e ricchissimo itinerario di un artista latino-americano, outsider internazionale e fervido crocevia di molteplici culture si è concluso a Milano dove il suo errare aveva trovato sosta provvisoria.

Alberto Boatto


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