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C.STEM: le immagini organiche dell'arte generativa.

Autore: Redazione TK
data: 05.06.2006



Si è svolto a Torino la prima edizione di C.STEM, evento realizzato da TeKnemedia e curato da Fabio Franchino, che ha coinvolto alcuni artisti italiani di questo linguaggio e Marius Watz, artista riconosciuto a livello internazionale, attivo nell'ambito ormai  da 10 anni.
Giovedì 1 giugno l'evento si è aperto con l'inaugurazione della mostra presso l'Associazione 32Dicembre, con le opere di Marius Watz, Fabio Franchino, Limiteazero e Alessandro Capozzo. L'arte generativa è un linguaggio presente nella ricerca artistica ormai da diversi anni, ma dato il suo intrinseco sviluppo temporale, ha trovato spazio soprattutto all'interno di media legati al tempo, in particolare nel video: le opere che gli artisti hanno presentato sono un tentativo di fermare istanti di un continuum potenzialmente infinito.



Le opere, come ha dichiarato lo stesso Marius Watz, pur nelle loro differenze estetiche e particolarità, presentano uno stile comune, rispetto ad altri artisti, soprattutto nordici, più legati ad un immaginario tecnologico, queste opere di artisti italiani di arte generativa sono accomunate da una costruzione dell'immagine organica, o comunque mutuata dalla vita piuttosto che dalla tecnologia.



Il pubblico ha apprezzato molto le opere presentate, sia quelle degli artisti italiani, che quelle molto più pop di Marius Watz, il quale ha presentato un progetto costituito da quattro diverse forme, ognuna stampata in uno dei quattro colori primari.

Il giorno successivo si è svolta presso l'AB+ un'interessante conferenza, che oltre a tutti gli artisti ha visto coinvolti molti dei volti noti della scena digitale cittadina: ne è nata una discussione di oltre 2 ore, magistralmente moderata da Domenico Quaranta e con forte interesse da parte del pubblico, che ha interloquito con gli artisti. Molti gli spunti interessanti, dalle affermazioni di Marius Watz sull'importanza del fattore tempo per questo linguaggio artistico, dove il classico “form follows funcion”, può tranquillamente essere riscritto come “form follows time”.
Tra gli interventi ricordo ancora uno dei conceti espressi da Paolo Rigamonti dei Limiteazero, che chiudendo la conferenza ha tenuto a precisare come, reduci da 2.000 anni di immagini figurative e soprattutto di abitudine a strumenti come il pennello e il colore, ora sono solo pochi anni che si utilizza il computer per creare delle immagini per cui siamo ancora nella preistoria dell'arte digitale.



L'evento si è quindi chiuso in serata sempre all'AB+ con la proiezione di alcuni video generativi degli artisti, che hanno ricoperto e reso quasi organico il locale.

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www.cstem.it
www.we-make-money-not-art.com/archives/008591.php


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