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Si è svolto a Torino la prima edizione di C.STEM, evento realizzato da TeKnemedia
e curato da Fabio Franchino, che ha coinvolto alcuni artisti italiani
di questo linguaggio e Marius Watz, artista riconosciuto a livello
internazionale, attivo nell'ambito ormai da 10 anni.
Giovedì 1 giugno l'evento si è aperto con l'inaugurazione della mostra presso l'Associazione 32Dicembre, con le opere di Marius Watz, Fabio Franchino, Limiteazero e Alessandro Capozzo.
L'arte generativa è un linguaggio presente nella ricerca artistica
ormai da diversi anni, ma dato il suo intrinseco sviluppo temporale, ha
trovato spazio soprattutto all'interno di media legati al tempo, in
particolare nel video: le opere che gli artisti hanno presentato sono
un tentativo di fermare istanti di un continuum potenzialmente
infinito.

Le opere, come ha dichiarato lo stesso Marius Watz, pur nelle loro
differenze estetiche e particolarità, presentano uno stile comune,
rispetto ad altri artisti, soprattutto nordici, più legati ad un
immaginario tecnologico, queste opere di artisti italiani di arte
generativa sono accomunate da una costruzione dell'immagine organica, o
comunque mutuata dalla vita piuttosto che dalla tecnologia.

Il pubblico ha apprezzato molto le opere presentate, sia quelle degli
artisti italiani, che quelle molto più pop di Marius Watz, il quale ha
presentato un progetto costituito da quattro diverse forme, ognuna
stampata in uno dei quattro colori primari.
Il giorno successivo si è svolta presso l'AB+ un'interessante
conferenza, che oltre a tutti gli artisti ha visto coinvolti molti dei
volti noti della scena digitale cittadina: ne è nata una discussione di
oltre 2 ore, magistralmente moderata da Domenico Quaranta
e con forte interesse da parte del pubblico, che ha interloquito con
gli artisti. Molti gli spunti interessanti, dalle affermazioni di
Marius Watz sull'importanza del fattore tempo per questo linguaggio
artistico, dove il classico “form follows funcion”, può tranquillamente
essere riscritto come “form follows time”.
Tra gli interventi ricordo ancora uno dei conceti espressi da Paolo Rigamonti
dei Limiteazero, che chiudendo la conferenza ha tenuto a precisare
come, reduci da 2.000 anni di immagini figurative e soprattutto di
abitudine a strumenti come il pennello e il colore, ora sono solo pochi
anni che si utilizza il computer per creare delle immagini per cui
siamo ancora nella preistoria dell'arte digitale.

L'evento si è quindi chiuso in serata sempre all'AB+ con la proiezione
di alcuni video generativi degli artisti, che hanno ricoperto e reso
quasi organico il locale.
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www.cstem.it
www.we-make-money-not-art.com/archives/008591.php
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