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Intervista a Andrea Dojmi

Autore: Luca Barbeni
data: 24.01.2006


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Andrea Dojmi


Venerdì 27 gennaio a Bologna, in anteprima assoluta per NETMAGE 06, Andrea Dojimi e Port Royal presentano Education and protection of our children #2 ,  un documentario-non documentario in forma di live sulla natura, sull'esperienza religiosa, dove l'atmosfera oscilla lungo una serenità inquieta e tragica. La parte musicale, progettata ad hoc da Port Royal  si intreccia, tradisce ed amplia costantemente, con suggestioni magiche e cinematiche, il mondo visivo di Andrea Dojmi.
Ho intervistato proprio quest'ultimo, che secondo una consolidata tradizione per Netmage, è stato anche incaricato di creare l'immagine coordinata del festival.

LB: pensi che i nuovi media possano permetterci di recuperare uno sguardo innocente e curioso come quello dell'infanzia?
AD: i nuovi media possono essere un ulteriore sistema per “radiografare il reale”, per recuperare quello che io chiamo il “difetto”. Il difetto è originato dalla sovrapposizione tra la realtà e il sensibile; quando questa sorta di eclissi viene a mancare, si ha il difetto, una rivelazione, na visione meno filtrata, più immediata e pura.
Le immagini dei “miei” bambini, sono assolutamente instabili e ambigue. Il fuoco sta proprio nell’instabilità che affiora e si cela in queste immagini. Non vedo nell’infanzia un recupero di uno sguardo ingenuo rispetto all’età adulta, né una speciale capacità di emozionarsi che nel mondo adulto non c’è, non sono due condizioni da paragonare, semplicemente li ritengo due “spazi” diversi e separati.
La condizione infantile semplicemente non si chiede il motivo del mondo circostante, ma lo guarda e lo assimila senza traduzione alcuna. Non si tratta di una mancanza di strumenti analiticim ma l’esatto opposto, la totale non-esigenza di spiegazione, la percezione allo stato puro. Per questo non definisco “innocente” la visione infantile, a meno che venga  associata a qualcosa di ambiguo, magico, misterioso.
La mia infanzia era spesso un incubo in piena luce, questa è l’innocenza di cui parlo…



LB: la velocità è stato uno dei concetti cardine della riflessione sui  nuovi media, pensi che ora  possa essere il momento della lentezza, della sospensione, della riflessione?
AD: credo di si, ho comunque sempre e solo dato la mia attenzione ai contenuti nella mia ricerca visiva, considerando i mezzi utilizzati per un progetto soltanto dei mezzi, appunto.
Da piccolo avevo i pennarelli, le tempere,  la carta, i LEGO, poi  lo Spectrum e il  commodore 64, adesso ho i pennarelli colorati, le tempere, la carta e il laptop. Sicuramente i cambiamenti tecnologici, la velocità dei nuovi processori, i programmi di editing, post produzione e gestione live, hanno creato un cambiamento nel lavoro, nell’arte, nel video, nell’home recording musicale e questo in parte ha influito anche in un cambiamento  visivo e sonoro, a volte condizionando o sostituendo i contenuti.
Mio fratello ed io, da bambini, eravamo soliti produrre una serie di  mini documentari naturalistici, curando la musica, le animazioni a passo uno, l’over-voice, tutto assolutamente in maniera analogica, empirica e tutto naturalmente poco funzionante, difettoso, pauroso, instabile. Esattamente come era la realtà che intendevamo riprodurre. Anche per questo non abuso dei nuovi mezzi multimediali oggi disponibili, uso ciò di cui ho bisogno.
Nel mio “Education and protection of our children #2” ,ho cercato il più possibile di creare il montaggio direttamente al momento della ripresa, riducendo al minimo il montaggio n on lineare, anche per questo ho utilizzato il super8. In questo lavoro mi sono tenuto davvero lontano  da un utilizzo particolare dei nuovi media, lontano da ogni tipo di velocità, segnando in parte la direzione della mia prossima ricerca. Anche i port-royal, con i quali collaboro, rappresentano un equilibrio raro e naturale tra la gestione elettronica e la musica suonata, con un utilizzo mirato ed essenziale delle nuove tecnologie di sintesi ed editing del suono.  



LB: su quali idee hai lavorato per la realizzazione dell'immagine  coordinata di NETMAGE06? come pensi che debba essere comunicato e presentato un festival di arti digitali?
AD: l’immagine coordinata del Netmage 06 è una derivazione della ricerca già iniziata con AIMREADY(www.aimready.com), progetto edito da Booth-Clibborn nella primavera del 2005 e portata avanti in “Education and protection of our children #2”, il lavoro video che presento in occasione del Netmage.
Non ho trattato l’immagine del festival come un lavoro di natura grafica, non sono partito da un’idea, ma ho inteso il lavoro come un naturale adattamento della mia ultima ricerca come artista visivo; l’immagine del festival si ritrova nel video “Education and protection…”.
Credo che un festival di arti digitali come il Netmage sia una situazione ideale anche per questo tipo di esperimenti. Mi piace vedere i misteriosi e paurosi animaletti mutanti a testimoniare il Netmage06.

Da bambini filmammo dei bruchi verdi ,incredibili, passavano il giorno intero a divorare foglie, in piena luce.
Era durante una lunghissima assenza di mamma. 2 settimane interminabili.
Quando torno’ aveva la pelle chiarissima a causa degli antibiotici, era davvero bella, era trasparente, mi parlava ma non potevo sentire il suono delle parole, molto simile ad una proiezione. Credo fosse la troppa luce del sole a bruciare quell’immagine e a toglierle il suono.
Io ero tutto intento a sperimentare incroci di pollini e contare aghi di pino in un angolo in luce del terrazzo. Quelle piccole maioliche blue-lucide mi hanno perseguitato per il resto della mia vita. Anche l’odore degli oleandri”. Sono ancora li’ che mi muovo lentamente, senza suoni. Anche adesso che le mattonelle sono state divelte. Continuo a guardarmi dal di fuori”.         
Andrea Dojmi


>>>
www.netmage.it/program/educationandprotecion
www.aimready.com
www.port-royal.it
www.booth-clibborn.com
www.teknemedia.net/TERRITORIALE
www.teknemedia.net/1234567890


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