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ALT: In parte di Torino abbiamo già parlato durante l’intervista con Alfieri, presidente del Circuito dei giovani Artisti italiani e assessore della città di Torino. Nell’intervista, che fa da introduzione ad Update, di Torino si dà un cenno come terra d’origine del GAI. Nello specifico cosa caratterizza però l’attività differenziandola dalle altre sedi?
LG: La prima cosa che vorrei focalizzare è l’attività della banca dati, attiva dal 1981, dove sono presenti artisti non solo visivi – ma anche dell’area teatro, danza, musica … la più dinamica…e poi scrittori, grafici, designer…
Lo scopo dell’archivio è quello di essere punto di incontro tra l’offerta dei giovani artisti e il mercato e si rivolge pertanto a chi sceglie l’attività artistica come professione.
Il centro sostenuto anche dalla Regione registra i dati degli artisti che operano in Piemonte, ma possiamo comunque dire che la metà degli iscritti ruota attorno a Torino.
In questi anni di attività sono stati pubblicati diversi volumi che documentano la scena artistica piemontese, con la creazione di una vera e propria collana editoriale.
Uno degli esempi di questo lavoro è Musica in Piemonte: un volume ma anche un sito. Un progetto che anticipa ed è esempio di quanto intendiamo fare anche negli altri ambiti artistici…
Gran parte dell’attività rivolta agli artisti riguarda la consulenza con l’obiettivo di far incontrare i giovani con gli operatori e ottenere da questi ultimi una valutazione sulla produzione emergente e un orientamento.
ALT: Quindi una stretta collaborazione con i curatori…
LG: La figura del curatore è fondamentale in questo processo, perché fornisce l’indispensabile garanzia sulla validità del lavoro atistico.
L’archivio di per sé non è selettivo, ma su di esso vanno comunque applicati criteri di qualità e rigore. Soltanto il curatore può svolgere questo compito di indirizzo e selezione.
ALT: E gli artisti? Quale impressione generale hanno di questo lavoro?
LG: Gli artisti selezionati vengono promossi e aiutati anche attraverso un sostegno per la loro produzione – la gran parte delle risorse sono impiegate in questa direzione. Tutte le iniziative, in particolare quelle dell’area arti visive, sono realizzate contribuendo alla realizzazione delle opere esposte.
Diciamo che la posizione di Torino è privilegiata in questo senso perché qui non c’è solo la sede locale, ma anche quella nazionale e pertanto gli artisti possono fruire al meglio del servizio. O meglio, possono fruirne in modo più ampio perché c’è una maggiore gamma di offerte che si basa su di una esperienza ventennale.
La cosa che attrae di più sono le iniziative internazionali che in questi anni abbiamo condotto attraverso una fitta rete di relazioni con l’estero. Un esempio il circuito “Pépinières Européennes pour Jeunes Artistes” – ma anche il Progetto Movin’Up promosso con la DARC, la Biennale del Mediterraneo, le città gemellate.
ALT: In merito alla promozione e alle relazioni, siete anche in prima linea a cercare partner privati mi riferisco a Illy e a Seat, per le pagine Bianche d’autore.
Trovo che il coinvolgimento delle aziende possa essere un’armaa doppio taglio, principalmente per i criteri che devono seguire in base all’immagine e al marketing: non credi possano col tempo ridurre la sperimentazione artistica?
L’immagine di Berruti, scelta per Pagine Bianche, funziona sicuramente per la Guida: dà il senso di quello che deve dare – ma al tempo stesso ci dice anche che sono quelle le ricerche che meglio riescono a entrare in linea con lo spirito della comunicazione dell’impresa. Altri linguaggi li vedo in partenza tagliati fuori in toto per relazioni con l’imprenditoria; senza contare il carattere critico che certe opere e certi artisti hanno e devono avere.
LG: Il rischio sicuramente c’è. Ma crediamo che a questo in parte abbiamo già risposto e rispondiamo con iniziative diversificate, che si muovono tutte nel tentativo di convergere in un’unica direzione: avvicinare l’arte contemporanea al grande pubblico.
Noi progettiamo e organizziamo eventi che mirano alla valorizzazione della ricerca e della sperimentazione, quali Nuovi Arrivi, che punta alla valorizzazione delle nuove leve; organizziamo Farsi Spazio, che quest’anno è stata di particolare rilievo perché allestita nelle scuole della città; Gemine Muse, in corso adesso. è il tentativo di portare gli artisti ad un contatto diretto con pubblici diversi da quelli dell’arte contemporanea, di far conoscere agli appassionati di arte moderna e antica il lavoro di ricerca delle nuove generazioni artistiche… Pagine Bianche d’autore o il premio Illy dimostrano che ci può essere un punto di contatto tra imprese, comunicazione, grande pubblico, nuova scena artistica emergente.
Quest’azione articolata risponde a questo rischio.
ALT: Un’ultima domanda. Torniamo al caso Torino.
Ritengo che in questi anni si stia facendo molto per rispondere alle esigenze di creare nuovi eventi, dare rilievo agli artisti e valorizzare nuovi spazi istituzionali.
Trovo che però si lavori molto poco sugli operatori: la scena artistica sta di fatto richiedendo nuove figure che sono evoluzioni del curatore e del critico; mentre dalle nuove tecnologie ci sono nuovi approcci di comunicare l’arte – come TeKnemedia, per l’appunto.
Su queste nuove figure e verso questo mondo trovo si stia facendo ancora poco.
Ci sono giovani giornalisti e curatori che per fare il loro lavoro, affiancano professioni più disparate… non c’è nessun investimento di fatto su di loro. Eppure l’arte non è fatta solo di spazio e artista… Serve ricambio, ossigeno che solo da chi “lavora nel mezzo può venire”…
LG: Questo è vero ed è di nuovo un altro rischio. Sulla scena italiana dell’arte contemporanea si stanno muovendo dinamicamente diverse città: è il caso di Napoli, Catania e, fortissima, si sta facendo sentire la presenza di Roma. Dobbiamo dialogare con queste nuove realtà. In primo luogo per collaborare strategicamente per un piano di sviluppo. In secondo luogo per non perdere l’eccellenza guadagnata in questi anni di lavoro.
Si dovrebbe anzitutto iniziare a creare una mappa di queste nuove leve di giovani curatori e operatori e trovare un modo comune di sviluppo.
Magari potrà essere la base per un nuovo progetto…
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