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EDITORIALE - PRESENTAZIONE DEL PROGETTO UPDATE
Intervista a Fiorenzo Alfieri
Presidente del GAI

L'Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani è un organismo che raccoglie numerose Amministrazioni locali allo scopo di sostenere la creatività giovanile attraverso iniziative di formazione, promozione e ricerca.

Il circuito Gai, presente già dal 1989, si é dato una forma giuridica che gli permette di coordinare con più efficacia gli interventi di respiro nazionale e di raccogliere risorse nuove attraverso la collaborazione di soggetti pubblici e privati.
Questo attraverso iniziative permanenti o temporanee che favoriscano la circolazione di informazioni e di eventi, sia a livello nazionale sia internazionale, incentivando il rapporto tra la produzione artistica giovanile e il mercato.

L'importanza di questa rete formata da Enti pubblici italiani é di ordine strategico: ha, infatti, la capacità e l'autorevolezza di portare sul tavolo delle autorità centrali le istanze e le problematiche del mondo giovanile al fine di ottenere politiche adeguate e coerenti che rispondano alle esigenze di questa fascia di utenza.

Le varie attività vengono realizzate dai singoli Enti, ma si avvalgono della rete associativa per la selezione e per la partecipazione degli artisti provenienti dalle diverse regioni italiane. Attualmente l'Associazione possiede una banca dati nazionale che contiene oltre 20.000 schede di giovani creativi nelle diverse aree artistiche.
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Il circuito GAI si presenta come risposta significativa per colmare le grandi distanze che a lungo nel nostro paese hanno diviso la sfera d’azione individuale degli artisti dalle risorse pubbliche e da quegli strumenti di promozione e crescita che solo a fatica il singolo può conquistarsi.
Promuovere il rapporto artista-istituzioni-mercato in un territorio significa riconoscere il valore sociale delle risorse creative, con particolare attenzione alle più deboli emanazioni degli emergenti; riproducendo questo meccanismo su scala nazionale le possibilità dell’artista crescono in maniera esponenziale, eco riflessa dell’efficacia dell’azione istituzionale.
Organismo versus frammentazione, senza perdere il senso dell’identità individuale; semplicemente accogliendola all’interno di una recuperata identità collettiva.

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Possiamo intendere in questo modo struttura ed attività del GAI?
La Sua figura all’interno della storia del GAI.

Le origini del GAI sono legate a lontani fermenti culturali verificatisi a Torino: sono stato Assessore alla Gioventù tra il 1975 e il 1985 e quando si iniziò a parlare di un progetto giovane per la città, il ruolo della cultura e delle arti fu subito sentito quale componente fondamentale.

L’arte certamente non è un concetto facile e anche la posizione di una struttura pubblica, che le si voglia rapportare, deve essere sicuramente ben ponderata.
Definire l’arte da un lato come un valore comune - indipendentemente dagli obiettivi che ogni giovane si pone - e dall’altro come una professione possibile, sono i due tratti di orientamento che abbiamo scelto come impostazione di base del GAI.

Rispetto a Torino, sede originaria del progetto, l’aspetto della professione dell’artista rappresentava in particolar modo un valore sociale, in quanto proprio a Torino per tanto tempo le possibilità di carriera sono state condizionate da strutture universitarie protese alla formazione per il settore industriale.

Vediamo in che termini abbiamo ritenuto possibile mirare alla formazione dell’artista e proporre l’arte come valore aperto a tutti i giovani.
Nel momento in cui parliamo di arte contemporanea, affrontiamo un fenomeno molto ricco e complesso, all’interno del quale troppe volte un artista intende solo emergere emulando atteggiamenti di divismo dell’arte e sforzandosi di realizzare un lavoro a tutti costi originale, quindi incomprensibile per il grande pubblico; capita sovente che l’artista abbia come unica mira quella di esporre in un museo e ritenga pertanto esser questo l’obiettivo di un circuito culturale per i giovani qual è il GAI.
In realtà il GAI vuole da un lato fornire all’artista strumenti di affinamento formativo, dall’altro offrirgli opportunità significative di inserimento nei circuiti maturi del mondo dell’arte; in questo secondo caso il GAI mira sovente a coinvolgere gli artisti in progetti culturali di respiro pubblico (si pensi ad esempio alla stazione metroplitana di Napoli) e nel contempo a coinvolgere il pubblico nei progetti degli artisti.

Nell’ambito di progetti artistici istituzionali, l’artista deve mettersi in gioco, accettando di far convivere la sua professione con altre competenze; nel caso citato, per esempio, l’artista ha dovuto far fronte a questioni che sicuramente esulano dal suo discorso personale, ma con cui la struttura del GAI impone volutamente un confronto, considerandolo formativo.

Per quanto concerne la mera funzione di organizzare occasioni espositive, ponendo pertanto al centro dell’attenzione il lavoro degli artisti, ci si avvicina molto al ruolo richiesto, ma non si immettono ancora i giovani all’interno del mercato dell’arte o dentro un museo: li si presenta al mondo di galleristi, collezionisti e curatori, in un contesto che però vuole essere quanto più misto e alla portata di tutti.

Come viene percepita la vostra azione dal pubblico dell’arte?

Proprio perché impegnato nella preparazione alla professione artistica, il GAI non viene percepito come struttura in concorrenza:il pubblico dell’arte percepisce che non è nostra intenzione scavalcare o ignorare il sistema del mercato dell’arte – quanto piuttosto offrire un altro canale di approdo per gli artisti e un punto di partenza per la ricerca di talenti.

Va aggiunto che il GAI, presente a livello nazionale, ha anche un suo prestigio e un suo valore sulla scena internazionale: anche in questo senso ovviamente cerchiamo di valorizzare il lavoro degli artisti.

Tocchiamo un argomento delicato: da una parte vediamo le città associarsi tra di loro per promuovere l’arte, la cultura e lo scambio – dall’altra si vuole imporre in Italia una visione decentralizzata , quasi di federalismo.

Per quanto riguarda l’ambito meramente politico, mi fermerei alla considerazione che la legge in merito non è chiara e non stabilisce nulla rispetto al nostro lavoro.
Per quanto riguarda il rapporto tra regione e singolo comune, non credo che questo possa portare fratture, proprio perché deve avvenire una valorizzazione delle risorse locali.
Certo è che, se le città si vogliono presentare come autonomie forti all’interno di un sistema che ne valorizzi l’identità, non è possibile prescindere dai valori della cultura, che impongono elevati parametri di confronto.

In questo senso pare di capire che vi siano anche molte soddisfazioni…

Beh, da quando abbiamo (per così dire) terminato la sperimentazione del prodotto e siamo andati a proporlo in giro, abbiamo sempre riscontrato una buona risposta.
Specialmente a Roma, nell’ambito della struttura della DARC, abbiamo incontrato un ottimo favore nel presentare le nostre iniziative; è un piacere pensare che col tempo le possibilità del GAI si allargheranno coinvolgendo molti altri comuni, di zone anche molto diverse, dal punto di vista sociale e artistico.

Altrettanto, ci appaga il fatto che, in occasione dei diversi incontri, i comuni si siano sempre dimostrati soddisfatti della nostra amministrazione, al punto di chiedere, per quanto concerne la sede amministrativa centrale del GAI, “ che tutto rimanga a Torino, perché funziona così bene.” Tra l’altro, Torino si è dimostrata realtà vitale ed efficiente anche nel caso di un’altra rete qui iniziata ed attualmente estesa a tutta Italia, l’ Informagiovani.




Veniamo ora al nostro viaggio - UPDATE – in cui cercheremo di avvalorare relazioni ed iniziative sul territorio … un consiglio?

Ciò che a mio parere può risultare interessante è dare rilievo alle iniziative locali individuando le proposte portate avanti dalle diverse sedi.
In una parola, far emergere il profilo di ogni sede, con le caratteristiche peculiari; e lasciare intravedere, dagli appuntamenti salienti di Danza, Teatro o Arti Visive … la città sullo sfondo.

In questi anni abbiamo sempre prestato molta attenzione all’originalità delle iniziative, cercando quando possibile di renderle eventi di portata nazionale – attraverso il coordinamento dei comuni.

E’ il caso di Gemine Muse, nata a Padova e resa un appuntamento di larghissimo respiro, che quest’anno ha visto coinvolti 28 dei quaranta comuni del GAI.
Il progetto ci è sembrato da subito molto interessante: far esporre - una volta all’anno - nei diversi musei di antichità dei comuni, i giovani.
L’idea, esportata realizzata nelle altre città del GAI, ha ottenuto un riscontro davvero notevole; anche se numerose sono state le difficoltà incontrate, nel cercar di far aprire i musei ad approci artistici nuovi – spesso percepiti come in contrasto.
Il duplice obbiettivo, di far scoprire il vecchio attraverso il nuovo e viceversa, l’incontro e il dovere di lavorare con limiti che potevano essere dettati dal museo – ha pienamente risposto a tutti quelli che sono gli intenti dell’associazione GAI.


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1. In che direzione sta procedendo la sua ricerca artistica e come si è evoluta in questi anni? La mia ricerca si svolge seguendo le linee di un itinerario che prescinde una qualsivoglia premessa teorica; spesso si assesta intorno a nuclei
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