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INTERVISTA AQUA AURA
Data: 28.07.2015

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Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an offhand way.
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way.

Tired of lying in the sunshine staying home to watch the rain.
You are young and life is long and there is time to kill today.
And then one day you find ten years have got behind you.
No one told you when to run, you missed the starting gun.

So you run and you run to catch up with the sun but it's sinking Racing around to come up behind you again.
The sun is the same in a relative way but you're older,
Shorter of breath and one day closer to death.

Every year is getting shorter never seem to find the time.
Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines
Hanging on in quiet desperation is the English way
The time is gone, the song is over,
Thought I'd something more to say.
Time dei Pink Floyd
The dark side of the Moon

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Birthplace (Still house) - 2014. Stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio. Cm. 110x110x4.


GSS: Che giorno sei nato Aqua Aura?
AA:
Il 4 di agosto 2009.

GSS: Come è nato questo nome che, se non sbaglio, ha a che fare con un cristallo di quarzo naturale ?
AA:
Si, è un cristallo di quarzo (ma non naturale), tenuto nei vapori di ebollizione dell’oro per un periodo di tempo. Attraverso questo procedimento la pietra modifica il colore e alcune sue caratteristiche, si trasforma in una sorta di “falsa pietra preziosa”. Qui m’interessa di più affrontare l’aspetto numerico di questo nome.
Aqua Aura è un nome composto da 8 lettere e 2 parole. Ognuno dei nomi che lo compone è formato da 4 lettere, 4 e 8 sono multipli di 2. Due nomi di quattro lettere che diventano, nel loro insieme, il numero 8. Del resto, io sono nato il quarto giorno dell’ottavo mese.... Come dire che esiste una trama tra il nome e il mio punto di partenza, la mia data di nascita. E’ tutto racchiuso in una successione di numeri.

GSS: Come hai iniziato a fare l’artista? Qual’è la verità dell’arte?
AA:
Poiché non so come definire con un perimetro esatto questo termine, posso affermare che mi occupo di arte da quando avevo 16 anni. Perché nell’arte? Perché era l’unico territorio in cui trovavo un riflesso alla mia interiorità, un’espressione della mia meraviglia e anche della mia “quieta disperazione”.
Ho l’impressione che la visione dell’arte sia caleidoscopica. Come un vetro dentro cui guardare, che rimanda a una visione mutante. Le sue immagini si modificano in continuazione a seconda dell’incidenza della luce, del punto di osservazione e a seconda delle impressioni stesse dell’osservatore. Guardando il vetro, quando scorgi una profonda verità, una tua propria illuminante corrispondenza in ciò che vedi, quella è la verità dell’arte.

GSS: Sbaglio o Hanging on in quiet desperation è una citazione tratta da Time, una canzone dei Pink Floyd che dice: “quiet desperation is the English way”? Tradotto: “Mi aggiravo con una quieta disperazione che è lo stile inglese”.
AA:
Si. E’ un pezzo nell’LP “Dark side of the moon”. In quel momento, a 16 anni e in Time in particolare, in quell’immagine mi ci ritrovavo molto. E corrispondeva esattamente alla mia essenza.

GSS: Quindi eri quietamente disperato?
AA:
Pensavo di esserlo, ma anche, allo stesso modo, sentivo di essere “meravigliato”.

GSS: E oggi?
AA:
Strada facendo uno si accorge che l’arte è una cosa seria, non più il solo riflesso delle disperazioni o meraviglie personali, ma diventa via via una cosa più vasta. Qualcosa che parte si da un singolo, ma acquisisce una sua disciplina intrinseca e ha un obiettivo universale, possiede una sua trascendenza, in qualche modo, superiore all’essere umano e alla sua visione.

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Acid dream - 2014. Stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio. Cm. 100x100x4.

GSS: Il tuo lavoro tratta natura, scienza, scenari apocalittici, realtà apparentemente virtuali, o minimali. Infinitamente piccole o enormi. Su cosa vertono le tue riflessioni? Interessa anche a te la fisica quantistica?
AA:
Si, la fisica quantistica mi interessa molto, ma più in generale mi affascina la ricerca astronomica più avanzata, così come la fisica delle particelle. Questo tipo di indagini aiutano a delineare un “altrove assoluto”. A un certo punto ho cominciato a leggere: la teoria delle stringhe, gli spazi curvi, il concetto di tempo. Tali studi trasformano l’idea che abbiamo delle cose del mondo, l’idea della materia e del cosmo.
Quegli uomini e quelle donne impegnati giorno e notte a studiare e a scoprire l’invisibile forse sono i più grandi artisti della nostra epoca: gli scienziati.
Ridisegnano la coscienza delle cose in un modo che la mente fatica a contenere. Anzi la immaginano, la creano, svelandola per la prima volta a loro stessi. In quelle teorie, giace il senso di “assoluto altrove” che il mondo contemporaneo non possiede più.
Una fisica vicina alla metafisica tanto da annullare tutto quello che uno pensava di sapere. Tutto questo accorcia la distanza tra il concetto di Dio e la realtà fisica.
Alle domande - cosa c’è oltre i nostri sistemi? Qual è la morfologia e la dimensione delle galassie? Che dimensione ha l’universo e cosa c’è oltre di esso? – se ne sono affiancate altre addirittura più complesse che tendono a indagare non più l’infinitamente grande, ma l’infinitamente piccolo e attraverso quest’ultimo, sperimentare l’esistenza di realtà invisibili.
Meravigliose conferme di tutto ciò stanno in: “Ai confini della realtà” di Anil Ananthaswamy, “ del 2012, “Passaggi curvi” di Lisa Randall e “La trama del cosmo - Spazio, tempo, realtà” di Brian Green.

GSS: Spesso usi rappresentare le bolle. Perché? Sei attratto dall’inconsistenza, è un tuo universo privato o che?
AA:
Si sono attratto dall’inconsistenza, dalla volatilità, dall’impermanenza e dalla fragilità. Oltre a considerarle condizioni che rappresentano completamente “la modernità”, in esse trovo ancora giacimenti di una qualche timida poesia dell’esistenza umana.
Quando studiavo arte medievale, sia occidentale che orientale, ho scoperto che isolando una figura o un oggetto in un suo proprio contenitore, (una sfera trasparente ad esempio) e facendolo diventare un’immagine non più riducibile, questo acquista una sorta di iper-visibilità.
Una cosa o persona che sia, estratta dal flusso delle cose del mondo e portata dentro un recinto chiuso ma visibile, aumenta l’intensità della propria aura. Del resto, la mandorla del Cristo pantocratore non è nient’altro che un’espressione di questo fenomeno. La scelta di una bolla di sapone, come contenitore di cose e di fenomeni, presente in alcuni miei lavori, non è che la diretta conseguenza di quella lezione. Essa è una delle cose più inconsistenti ed effimere mai osservate. Mi emozionava l’idea che, nella sua fragilità, possa contenere una qualche forma di vita ed esaltare la sua energia agli occhi di un osservatore.

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MONEMA #3 - 2015 Stampa ai pigmenti di carbone montata su alluminio. cm. 105x180x10 Edizione di 3 cm. 70x120x8 Edizione di 3

GSS: Paradossalmente però i tuoi lavori sono molto potenti nelle immagini che sovrapponi e nel risultato di forte impatto visivo. Non lasciano indifferenti e non si dimenticano.
AA:
Ciò che dici è un bene. Se un’opera fosse volatile e debole, perchè sprecare tutto il tempo necessario a realizzarla?
Comunque credo che l’impressione di cui parli sia data dal fatto che i miei lavori, in fondo, cercano il senso del sublime. Oppure, semplicemente, perché hanno a che vedere con la vita e con la morte, con il visibile e l’invisibile.

GSS: Rappresenti anche, nei tuoi lavori, globuli rossi, cellule, spore, uova d’insetti. Come mai?
AA:
Come accennavo prima, nel XX secolo abbiamo acquisito la possibilità di vedere a distanze siderali e a dimensioni infinitamente piccole. Questo titanico allargamento dei confini percettivi è uno degli aspetti del presente che trovo più stimolanti in assoluto.
In qualche modo noi stiamo praticando nel concreto l’“invisibile” di altre epoche e quindi abbiamo accorciato la distanza tra magia, pensiero scientifico o “pensiero oggettivo”, con il microscopio elettronico o i telescopi spaziali.
La mia indagine nei lavori della mostra “The graft”, vuole esplorare proprio questo aspetto dell’infinitesimamente piccolo, in rapporto alla visione meccanica e alla percezione. La prossima mostra esplorerà l’infinitamente grande.

GSS: Che rapporto hai con l’arte antica, la pittura?
AA:
Ho passato 12 anni nei musei di arte antica senza produrre opere. Il corso di quel “pellegrinaggio” mi ha portato a considerare i capolavori che vedevo come più reali delle persone stesse che mi circondavano e più comunicativi delle relazioni umane che vivevo. In quelle immagini antiche, c’era una rivelazione e una trascendenza dei miei stessi pensieri. Nonostante sia attratto dal contemporaneo, tutto il mio interesse è filtrato da quel primigenio amore per l’antico. Le mie riflessioni sul presente, prima di essere immagini, ripercorrono i corridoi e le sale di quei musei.

GSS: Conosci Gericault? I suoi Alienati? La zattera della medusa? Ecco, i tuoi tableaux pas vivant, scenari così apocalittici, convogliano la stessa aurea di dispersione, paura, innocenza, o purezza di fronte alla potenza della morte. Che ne pensi?
AA:
Si, lo conosco. Gli alienati sono stati una delle fonti del mio lavoro sui ritratti. Mi fa piacere che lo citi, perchè nessuno lo ha mai fatto riguardo i miei lavori. In Gericault c’è una sintesi dell’intensità dell’immagine che è ricondotta alla sua monade. Un’altra cosa che trovo assolutamente interessante in lui è che in questa riduzione alla monade, egli non perde mai di vista la potenza e la fragranza della pittura, cioè del suo mezzo espressivo, cose che rimangono intatte e si fondono all’essenza del suo lavoro.

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The Net #2 - 2015. Stampa ai pigmenti di carbone montata su alluminio. Cm. 90x120x10

GSS: Come nasce un’opera d’arte? E’ un innesto di fattori, coincidenze, visioni? O più un fenomeno, un’esperienza di maieutica?
AA:
La risposta ce l’hai già.... E’ un innesto di fattori. E’ coincidenza e delirio visionario, è un fenomeno e un’esperienza di maieutica. In questo mosaico manca forse un elemento. E’ anche “studio”... Almeno per me. In ogni caso, è fatica.

GSS: Non c’è fede senza amore. Dice il papa. Tu in cosa credi?
AA:
Un tempo, qualche anno fa, credevo nella costruzione e nel manifestarsi “dell’uomo nuovo”. Un Homo Novus che fosse il contraltare dell’Homo Homini Lupus. Una nuova specie nella catena evolutiva, una creatura completamente laica in grado di superare la propria limitata coscienza e fondare le basi di un nuovo sapiens. Un uomo scientifico ma immerso in una propria spiritualità con un profondo senso compiuto e un profondo rispetto per la collettività. Una manifestazione concreta del superamento del nichilismo. Oggi invece, per lo più, credo nel fare bene dentro il limitato perimetro del mio lavoro e  credo nell’importanza che il mio commercialista non faccia errori nella mia dichiarazione dei redditi.

GSS: Ti senti più un illusionista, un negromante, o uno scienziato dell’occhio?
AA:
Ho appena terminato un lavoro, un ritratto che s’intitola “Ritratto di un illusionista”... forse non è un caso. Sono uno scienziato quando sperimento, quando faccio delle prove e mi chiedo il senso dei risultati che ho ottenuto. In merito alla negromanzia... Non lo so, non mi sono mai ritrovato faccia a faccia con lo spirito di un defunto, però spesso mi trovo faccia a faccia con i demoni, i miei personali o quelli della collettività.

GSS: Fino a che punto ti sembra di ingannare lo spettatore? O è negromanzia, la tua?
AA: Anche se il mio lavoro si muove spesso nel territorio delle illusioni, non ho mai l’intenzione di ingannare lo spettatore. Un po’ maghi lo siamo tutti.

GSS: Che rapporto hai con la bruttezza?
AA:
Intendi... la mia personale bruttezza?

GSS: No, la mia.

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Théeodore Gericault. Alienato con monomania del furto. 1820-24 ca. olio su tela, 61X51 cm. Gand, Museum voor Schone Kunsten

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Théeodore Gericault. Alienata con monomania del gioco. 1820-24 ca. Olio su tela, 77X64,5 cm. Parigi, Musée du Louvre


In copertina: The Net #1 - 2015. Stampa ai pigmenti di carbone montata su alluminio. Cm. 90x120x10 (particolare)





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