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C’ERA UNA VOLTA UN BULGARO, UN GRECO, UN… SLAVA - Glory
Data: 15.08.2016

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C’era una volta un bulgaro, un greco, un polacco e un francese. Come nelle barzellette. Solo che qui si tratta dell’apertura del Film Festival di Locarno dove, interessanti pellicole dell’Europa dell’est in concorso, si sono distinte sin all’apertura.

Parliamo di Slava - Glory, di Kristina Grozeva e Petar Valchanov, un film affascinante, in co-produzione bulgaro - greca che tiene sospesi fino alla fine i suoi spettatori. Narra la storia vera di un uomo e l’orologio da polso che ha smesso di funzionare. E’ la vicenda di un buono, uno come tanti che si trova a dover fronteggiare lo Stato. Tsanko Petrov è un ferroviere che recupera sui binari presso cui lavora milioni di lev e decide di consegnare l’intera somma alla polizia. Lo stato come ricompensa gli dà un “nuovo” orologio da polso… che, da subito, perde colpi e va a rilento. Come il sistema politico e sociale che lo produce, una Bulgaria corrotta dal midollo.
E come il corpo della spietata “funzionaria” di stato che “non Funziona”, tanto che deve essere assistita nella fecondazione, Julia Staikova, la responsabile ufficio stampa del Ministero dei Trasporti la quale, nel frattempo, perde il vecchio orologio di Tsanko, regalo prezioso del padre defunto del ferroviere, peraltro perfettamente funzionate, producendo uno smacco senza fine.
Qui, in una lotta contro corruzione, menefreghismo, superficialità politica comincia il disperato tentativo del protagonista di riaffermare la propria dignità e farsi ridare ciò che gli è stato tolto. Inclusi i pantaloni, metafora intelligente di ciò che lo stato ruba ai propri cittadini onesti, lasciandoli “letteralmente” in mutande, anche in relazione all’Europa.
Media, tv, giornali, l’ambiente e il sistema sociale bulgaro sono pieni di queste realtà e contraddizioni, dove molte persone ordinarie sono costrette a fronteggiare quotidianamente gravi problemi e soprusi, mal riportati da un sistema giornalistico colluso - raccontano i registi.

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Il film è ilare ma sottile, assurdo ma reale e riesce ad affermare cose potenti in modo anche allegro o originale, esplorando un tessuto sociale spesso corrotto. Ottima interpretazione del protagonista, Stefan Denolyubov, che sfodera una geniale recitazione, assolutamente veritiera che risulta credibile sia come disadattato, che come eroe, persino come e innanzitutto come cittadino.
Eccellente anche la performance della funzionaria del ministro, Margita Gosheva, nel ruolo di spietata assistente ai politici, ormai divenuta souless, come tutti loro.
Il finale rimane aperto. Per i due registi è più importante lasciare l’audience con le proprie conclusioni, senza voler per forza dare risposte precostituite. “In effetti – ricordano i registi - vogliamo porre domande, non dare risposte. In questo modo l’audience diviene co-writer. Pensa e formula la storia in modo autonomo”. Almeno li! 





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