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FINO ALLA FINE DEL MARE
Autore: Luca Del Core
Data: 03.10.2016

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Negli ultimi tempi l’isola di Lampedusa è balzata agli onori della cronaca per gli sbarchi dei migranti, ponendo l’attenzione da parte della comunità italiana e internazionale verso quei profughi costretti ad abbandonare la patria in seguito a eventi bellici, a persecuzione o a povertà. L’isola siciliana è diventata l’epicentro degli organi di informazione, parole come morte, paura, salvezza e speranza hanno riempito le prime pagine dei giornali risvegliando le coscienze della collettività affinché si metta la parola fine a simili tragedie. Anche il mondo della cultura si è mobilitato attraverso la produzione artistica (film, mostre, convegni) con raccolte fondi o con campagne di sensibilizzazione, esempi recenti sono in ambito cinematografico con il contestato documentario “Fuocoammare” che rappresenterà l’Italia al miglior film straniero Oscar 2017 e con una serie di mostre disseminate sul territorio nazionale, si va dall’amato/contestato artista cinese Ai Wei Wei con la sua installazione a Palazzo Strozzi a Firenze, alla personale che merita attenzione per qualità e contenuto “Fino alla fine del mare” dell’artista milanese Jacopo Di Cera al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, fino al 17 ottobre 2016.

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Jacopo di Cera, IL LEGAME, stampa diretta su legno resinata a mano, 40x30 cm, 2015

Interessante è il progetto espositivo che trae spunto dall’isola di Lampedusa, considerata il “ponte della speranza” verso l’Europa continentale e originale è la metafora utilizzata del viaggio di Ulisse: “l’uomo, cantami dea, l’eroe del lungo viaggio, colui che errò per tanto tempo dopo che distrusse la città santa di Ilio. Vide molti paesi,conobbe molti uomini, soffrì molti dolori, nell’animo, sul mare, lottando per salvare la vita a sé, il ritorno ai suoi compagni.” (Omero,Odissea. Incipit.) intesa come cambiamento, movimento, contaminazione. Proprio dai versi di Omero, Di Cera attinge ed elabora un rapporto di osmosi tra sei parole, il viaggio, l’isola, il legame, la lotta, la salvezza e il ritorno, a cui si associa una serie di rimandi cromatici che evidenziano la conoscenza del pittore espressionista astratto Mark Rothko e dell’esponente della pittura francese Yves Klein. Nella fase progettuale si accantona completamente l’idea di una rappresentazione “documentaria” di immigrati inermi e inerti su barconi sconquassati dalle onde del mare o di volti e corpi segnati dal lungo viaggio, è in questo caso il colore ad assumere un ruolo da protagonista, trenta opere che hanno come “base” della lavorazione frammenti di legno estratti dal cimitero delle barche di Lampedusa, natanti che hanno solcato le onde del mare in estate e in inverno, che sono stati l’involucro di speranza e di morte.

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Jacopo di Cera, L'ISOLA, stampa diretta su legno resinata a mano, 40x30 cm, 2015

All’ingresso della mostra una serie di barchette bianche sospese nell’aria ( da un punto di vista estetico simili alle opere dell’arte cinetica di Alexander Calder) richiamano il tema della navigazione, imbarcazioni fluttuanti nello spazio alla ricerca di un porto sicuro, espressione dei desideri, dei sogni e delle speranze degli immigrati. Le prime cinque opere, stampa diretta su legno resinata a mano, rappresentano il tema del viaggio, un blu intenso indica la profondità e l’estensione del mare, la linea d’orizzonte separa nettamente il cielo stellato dagli abissi marini. All’isola siciliana, inteso come spazio geografico sono dedicate altre cinque opere, punto di riferimento e di arrivo verso il mondo contemporaneo, raffigurata con una minuscola forma, una “macchia” nel Mediterraneo infinito. Al termine “legame”, probabilmente ruota il tema più emozionante dell’esposizione, osservando alcune opere emergono le striature e la frammentazione del legno, sembrano figure stilizzate del corpo umano, una sorta di “mappa” della disposizione dei profughi sull’imbarcazione, stipati in spazi angusti l’uno accanto all’altro, privati di dignità e di viveri, rassicurati soltanto dal forte legame dei familiari che condividevano lo stesso viaggio. Diverse tonalità di rosso sono i colori utilizzati per il tema della lotta, un intenso cromatismo che simboleggia il sangue innocente versato per una guerra ingiusta nel paese d’origine, una vera e propria esplosione di cromìe sulla superficie lignea quasi a creare una cartina geografica del mondo, a ribadire che questo problema non è soltanto delle popolazioni interessate ma di tutto il genere umano. Di diverso approccio sono le opere che affrontano il tema della salvezza, i colori bianchi e blu coprono la superficie restituendo una immagine di serenità e di armonia per essere scampati alla morte, forti sono l’auspicio e il desiderio di un futuro migliore, di libertà e di pace. Alla fine del mare, inizia la vita.



In copertina: Jacopo di Cera, IL RITORNO, stampa diretta su legno resinata a mano, 70x50 cm, 2015 (particolare)





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