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LA FILLE DE BREST - 150 Milligrams
Data: 18.10.2016

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“Tra i 500 e i 2000 cittadini francesi, prevalentemente donne, sono morti (e molti di più si sono ammalati) di valvulopatia cardiaca in seguito all’assunzione tra il 1976 e il 2009 di benfluorex, un farmaco anoressizzante travestito, per le agenzie del farmaco, da adiuvante glicometabolico per soggetti diabetici.

La storia di come ciò sia potuto accadere è ignobile, come tutte le storie che fanno prevalere sul diritto alla salute delle persone gli interessi economici di qualcuno, in questo caso quelli della casa farmaceutica francese Servier”. 1



Questo studio sul Benfluorex che esamina due aspetti: la pericolosità di un farmaco, i suoi effetti devastanti e il mancato controllo della farmacosorveglianza risulta illuminante per comprendere meglio il film.
Da questo e altri articoli, da un susseguente libro e poi scandalo francese nasce questo geniale pellicola sociale, basata sulla storia della vita del medico, pneumologo francese, Irène Frachon che, come un piccolo Davide in gonnella contro Golia, si trova a dover lottare contro una casa farmaceutica francese: la Servier. Peraltro la stessa che ha causato il ritiro di un altro farmaco l’isomeride, usato per il dimagrimento dei super obesi pochi anni prima, ignorato da Agence Française de Sécurité Sanitaire des Produits de Santé (AFSSAPS). 300 000 persone sono state trattate con mediator, 7 milioni di scatole vendute con un affare di commercializzazione di ben 300 milioni di euro, forse motivo del diniego al ritiro per anni.

Il medico interpretato dall’attrice danese Sidse Babett Knudsen, bravissima, super vitale, energetica e un po’ macchietta, scopre il ruolo chiave, fatalmente negativo di Mediator detto MERDATOR, un farmaco commercializzato legalmente da più di 30 anni che cha ha causato morti sospette su più di 500 persone creando serie valvulopatie. 

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La regista Emmanuelle Bercot documenta perfettamente e senza remore un grave problema che non è solo francese, ma di tutto il mondo ormai: le case farmaceutiche, le lobby, il potere economico che surclassa competenza e onestà intellettuale verso cittadini ignari e perituri pazienti.

All’ansia di operazioni a cuore aperto, a scene di anatomo patologia, con polmoni rigonfi sul tavolo, o cuori con valvole saltate, insomma alla vita reale di un medico, alla sua forza quotidiana nel dare energia agli altri sia morale che fisica, si intervallano momenti ilari e familiari che i 4 figli musicisti della protagonista e un marito più santo che reale, riescono a regalare ad un audience del film, in molti punti affranta dalla crudezza delle immagini, dalla disonestà delle case farmaceutiche, dalla inconcludenza della politica e degli organismi di controllo del farmaco spesso oliato da membri corrotti.

Gli allietanti momenti della spericolata, positiva band e relativa musica sono vere e proprie chicche, vie d’uscita dal film e speranza nei giovani che rendono tutto più umano, oltre alla bravura indiscussa dei giovani attori, persino ottimi musicisti. Questo connubio tra vita, arte e morte rende il film veramente speciale per le tematiche sociali e di denuncia che, come “il venditore di medicine” di Morabito, sempre presentato qui al Roma Film Festival, dovrebbero essere film fondamentali per la vita di tutti.

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1. Ripreso dall’utilissimo articolo che vi consiglio di Guido Giustetto in Salute Internazionale.info dal titolo: “Come può un farmaco pericoloso restare in commercio?” http://www.saluteinternazionale.info/2011/09/come-puo-un-farmaco-pericoloso-restare-in-commercio/





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