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NOCTURAMA di Bertrand Bonello
Data: 21.10.2016

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E la Voglia Matta di Insurrezione

Nocturama
è un caleidoscopio notturno. E’ un film bellissimo, conturbante, sofisticato, di un’eleganza formale tipicamente francese.

I cospicui rimandi artistici alla Francia (o Europa) e alla sua caduta, sia passata che presente, sia culturale che sociale sono molteplici. Sia visivi.

Pittorici. Quando Bonello mette in scena con il Marat assassinato contemporaneo, un giovane vestito, adagiato in una vasca da bagno, all’interno dei grandi magazzini di Parigi, a cui Jacques-Louis David non darebbe il suo consenso odierno.

Scultorei. Con la statua equestre in bronzo dorato di Giovanna d’Arco, in Place des Pyramides, che a Parigi rappresenta dal 1874 la sconfitta della Francia nella guerra del 1870. Realizzata dallo scultore Fremiet, l’opera sarà collocata nel luogo in cui l’eroina nazionale era stata ferita durante il tentativo infruttuoso di entrare in città.

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Sia uditivi perché la musica di Berlioz, sinfonia op. 15, La Grande symphonie funèbre et triomphale in sottofondo, venne infatti commissionata dal governo francese che voleva celebrare il decimo anniversario della Rivoluzione di Luglio, con la costruzione della Colonna in Place de la Bastille.

In sostanza, il regista dipinge, senza giudizio, una società che si sta sgretolando, con i suoi valori marci, il suo consumismo, la sua bruttezza e vacuità, tanto più nei giovani, zombi contemporanei. Una società che corre verso l’autodistruzione, che Bonello mette in scena drammaticamente ed emblematicamente, proprio con la sua gioventù, dalle radici.

Sabrina, David, Yacine, Samir, Mika, Sarah, Omar sono giovani francesi, non solo musulmani, attori non protagonisti, i cui nove mesi di casting hanno dati frutti straordinari. Nella prima parte del film una tensione perenne li conduce in giro per la bellissima città, in metro, per strada, con spostamenti singoli, veloci, sempre con un i-phone in mano, pronti ad architettare qualcosa. Semtex ovunque, plastico di brevetto cecoslovacco.

Nella seconda parte, la stessa tensione unita a consapevolezza di ciò che hanno fatto, li racchiude tutti, meno uno, in un grande centro commerciale di lusso, le cui varie immagini sono raccolte dalle telecamere di sorveglianza, come se questi giovani fossero robot che non rispondono più ai comandi o uomini de-umanizzati.

Nello sfondo del film, una colonna sonora perfetta, che sa essere ilare, tragica e colta, che ci ricorda la tripla anima di Bonello che è sceneggiatore e compositore. Questa copre un arco temporale di almeno 40 anni, memoria degli anni 70, passando da musica elettronica, tecno o sinfonica e concludendo con le note nostalgiche e meravigliose di Baker in Persuaders, Attenti a quei due.

Questa diviene anche il soundtrack bestiale di diversi attentati a simboli di potere e di economia e ne scandisce il ritmo perverso: a La Défense, a un ministero, alla statua di Giovanna d'Arco che arde, alla Borsa con auto in esplosione e persino nei grandi magazzini di lusso dove andrebbe annoverata come uno dei personaggi.

Quegli stessi che hanno perso l’anima e che la potenza di Bonello potrebbe invece ricostruire, in una società che non sa più chi e cosa è. 




 





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