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CAPTAIN FANTASTIC
Data: 29.10.2016

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"Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?" (dove per Cargo s’intendono tutti quei beni tecnologici di cui i guineani erano privi prima dell'arrivo dei coloni)1. Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies di Jared Diamond.

Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni è un saggio di Jared Diamond, che analizza le varie società umane dall'ultima glaciazione, avvenuta circa 13000 anni fa. Cercando una risposta alla domanda che Yali, un abitante della Nuova Guinea fa all'autore, un unico libro sviluppa cognizioni delle più svariate discipline: teoria del caos, archeologia, antropologia, biologia molecolare, ecologia, epidemiologia, genetica, linguistica e scienze sociali.
Il saggio diviene elemento focale per la sopravvivenza intellettuale e fisica di Captain Fantastic. E proprio come nel saggio, i piccoli protagonisti del film, equiparabili a Yali per la loro innocenza, fanno domande al padre, appunto un fantastico capitano e con lui ballano, suonano, imparano le lingue.
Diretto da Matt Ross, presentato al Sundance Film Festival e a Roma nella sezione Alice nella città dove ha vinto Premio BNL del pubblico, il film è in uscita in Italia il 7 dicembre.

Ben, ottimamente interpretato da Viggo Mortensen, è un padre amorevole cha ha un’idea tutta sua dell’essere genitore. Vive isolato dal mondo, in una foresta del Nord America, in un contatto estremo, radicale e antico con la natura.
Si procaccia il cibo, uccide cervi, fa leggere capolavori come i Fratelli Karamazov di Dostoevskij ai sei figli che non sanno invece cos’è la tv, la play station o la coca cola, li sottopone ad allenamenti durissimi per il corpo, di corsa in salita in montagna e a intense sessioni di yoga per la serenità della mente. E dice sempre la verità, che è regola primaria del branco, anche quando è dura. Anche quando è tragedia, senza indorare la pillola o attutire il colpo.

Captain Fantastic, soprattutto per la prima parte che risulta più snella, è un film assolutamente da vedere, per l’aumentata consapevolezza che riesce a trasferire a genitori spesso ignari dei danni che fanno, per le ottime interpretazioni degli attori, per la visione della vita completamente diversa dalla normalità, dalla banalità e dall’inutilità in cui il consumismo sta avviluppando le nostre esistenze, contribuendo a ibernare le nostre intelligenze spesso sguarnite di cultura. C’è un attacco agli Usa, alla vita incanalata dalle convenzioni più banali e quotidiane date sempre per scontate.
Tutta la fantasia e l’originalità del film, se non altro, aiuterà a far riflettere e costruire dei termini di paragoni sul “cosiddetto” concetto o preconcetto di famiglia media americana, che oggi sempre di più risulta piatta, senza creatività e tantomeno amore. Quello che invece sprigiona questo film.



1. L'autore cerca di rispondere a domande interessanti: perché sono stati gli europei e gli americani del nord a sviluppare una civiltà tecnologicamente avanzata e non, ad esempio, i cinesi o i sumeri? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli (ottenendo evidenti successi, spesso con tragiche conseguenze per i "conquistati"), e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dall'invasione di un popolo di agricoltori?






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