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NEBBIA IN AGOSTO e L’Ausmerzen di vite indegne
Data: 11.01.2017

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Dovere dell'eugenetica, dell'igiene razziale dev'essere quello di occuparsi con sollecitudine di un'eliminazione di esseri umani moralmente inferiori più severa di quella che è praticata oggi. Noi dovremmo letteralmente sostituire tutti i fattori che determinano la selezione in una vita naturale e libera.”
Konrad Lorenz, 1940


A marzo, prima della transumanza, gli animali più deboli, quelli che non reggerebbero il viaggio, vanno soppressi. La lingua tedesca dei pastori usa un vocabolo duro e antico, Ausmerzen, che indica qualcosa che va fatto, come estirpare, sradicare i deboli, che è anche è la strada intrapresa dall’eugenetica tedesca.

Tra questi, Ernst Lossa, un ragazzino Jenisch, cittadino tedesco bavarese di soli 14 anni fu ucciso nella clinica di Irsee con due iniezioni letali di morfina e scopolamina durante la seconda fase dell'eutanasia nazista, la cosiddetta eutanasia selvaggia. Nella sua cartella clinica i medici nazisti scrissero: la morte è stata causata da broncopolmonite.

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Tratto dall’omonimo, potentissimo romanzo di Robert Domes, Nebbia in agosto, narra la vera storia di questo orfano di madre, giudicato ineducabile dai riformatori per i suoi problemi comportamentali. “La sua vita è commovente, disturbante e vergognosa”, dice il produttore Limmer. A causa della sua intelligenza, del carattere ribelle e asociale, Ernst viene quindi mandato nell’ospedale psichiatrico gestito dal dottor Veithausen. Sebbene all’esterno ci fossero cartelli che indicavano: "Luogo per sanare e curare", ben presto qui scoprirà il triste destino che circonda il luogo e gli esseri umani che lo abitano, tutti condannati a morte in un programma di eutanasia: ovvero assassinio legalizzato.
Alle vittime del programma spettavano morti diverse; chi fu mandato nelle camere a gas, chi fu avvelenato con succo di mirtillo e barbiturici, chi lasciato morire di fame, con la cosiddetta dieta della fame, detta Dieta E, dove un brodo di verdure stracotto per ore fino a eliminarne ogni proprietà nutritiva permetteva di ingannare le vittime ignare che mangiavano senza assorbire alcuna caloria.
Oltre alla Dieta E, in questi centri di soppressione i cui gerenti sostenevano di fare solo un atto benevolo e pietoso, causando una morte per compassione, venivano somministrate anche terapie consistenti in iniezioni che prevedevano più soluzioni: allucinogeni pericolosi come la scopolamina, alcaloidi tossici come la morfina, e barbiturici nocivi come il veronal e il luminal. Un programma che in seguito, dopo la guerra, sarebbe stato conosciuto e denominato come: Aktion T4.

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Interpretazione ottima del piccolo IVO PIETZCKER nel ruolo del protagonista, assoluto, consapevole, forte e magicamente diretto da Kai Wessel, il film con splendida fotografia, ci ricorda ancora una volta gli obbrobri del periodo nazista e la sorta di catalessi, assuefazione mentale o aberrazione che medici, infermieri, normali cittadini subirono, persino in un ospedale, nell’eseguire ordini assurdi, maligni e ignobili come quelli di uccidere dei bambini, degli zingari, degli storpi o dei malati. In sostanza tutti coloro che erano diversi dalla furia nazista. O tutti coloro che avevano ancora un cuore.

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Una volta terminata la guerra queste persone colpevoli di strage su più di 200.000 bambini innocenti furono incarcerate solo per poco tempo, chi un anno, chi due e, quasi tutte addirittura riabilitate come puericultori, infermieri o medici.
Questa l’assurdità della Germania post-bellica e ricostruttiva e la forza di un film utile alle generazioni che verranno. 

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