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ART GENEVE: MEMENTO MORI - VISIONE DELL’ARTE CHE PASSA ASSIEME ALLA VITA
Data: 26.01.2017

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’Monte Verità is the place where our minds can reach up to the heavens’ 1
Harald Szeemann

La frase memento mori ha origine in un’usanza tipica dell’antica Roma. Quando infatti un generale rientrava da un trionfo bellico e, sfilando nelle strade, raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, poteva correre il rischio di essere sopraffatto da manie di grandezza. Per evitare che ciò accadesse qualcuno, alle sue spalle, gli pronunciava la frase: «Respice post te. Hominem te memento» "Guarda dietro a te. Ricordati che sei un uomo". Cioè mortale!

Con lo stesso monito si apre la bellissima e internazionale Art Geneve.
Una volta imboccata la scalinata che conduce al piano superiore del Palaexpo, alla maestosa presenza di 102.000 metri quadri, tutti dedicati all’elegante manifestazione di ogni fine gennaio, si viene sovrastati dalla gigante istallazione di Adel Abdessemed, uno scheletro che aleggia sopra gli spettatori, perlopiù ignari, dal titolo iconico o ironico HABIBI, in arabo: “amore”.

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Cobbing, The Kiss 2 (2017) 

Già nel 1990, il grandissimo Gino De Dominicis volle dire sul Memento Mori, proponendo uno scheletro gigante (16,5 x 24 metri), dal titolo CALAMITA COSMICA2 che impauriva i mortali. L’ossatura monumentale con fattezze da umanoide e becco, fu esposta in occasione di una sua grande mostra antologica a Grenoble. Originariamente il lavoro doveva persino essere ricoperto d’oro zecchino, ma ciò non venne mai eseguito. Funse comunque da occasione per rinnovare le alchimie di trasformazione e precarietà, il mistero di vita e morte. Tali temi mistici interessarono molto il grande artista, scomparso in modo precoce e misterioso.
Con un intento simile, Adel Abdessemed riflette sulla precarietà umana, il rapporto tra vita, creazione e distruzione o disfacimento.

Andando a ritroso nei secoli Il memento mori, divenuto poi popolare nell’ambito della pittura cristiana della Controriforma, fu associato visivamente al tema della natura morta e arte, il cui esempio tipico è quello di un teschio posizionato accanto a una cesta di fiori o frutta.
In fiera, questo tema pittorico della vanitas si ritrova in Guido Mocafico, riattualizzato da una fotografia presente alla galleria Bernheimer, a 8000 euro. L’artista compra oggetti antichi, li assembla, li fotografa ricreando l’identità della pittura seicentesca fatta di luci e ombre, come i tempi odierni e la tecnologia che li contraddistingue.

E poi in tante gallerie uomini e donne, messi a nudo di fronte all’umanità, come in Crewdson, con Woman at a window.
O nudi con se stessi, come nella scultura a testa in giù di Anton Gormley da Galleria Continua, versione scultorea di un mondo capovolto dipinto dal tedesco Baselitz, anch’esso presente in fiera con carte blu.
Uomini messi in luce, ma anche adombrati dall’esistenza, come nella bellissima foto di donna di schiena di Lucien Clergue dal titolo Nu Zebre, o nell’enorme e potentissima installazione di Antony Mc Call, in cui al buio sopravvive solo la luce.

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Artgeneve, vernissage, 2017, Julien Gremaud

Last but not least e Best stand su tutti, uno spazio giovane, quello di Collectionair.com, piattaforma online che tratta artisti dai 3.000-6.000 euro. Tra questi l’interessante The Kiss, video dell’artista inglese Cobbing, venduto ben tre volte a 6.500 pounds. Il video mostra due teste che con argilla modellano i rispettivi volti per allungarsi fino a baciarsi.
Nello stesso stand anche Alice Anderson che ricopre oggetti in disuso come cellulari, tastiere di computer con fili di rame che, per i suoi capelli rossi e ramati le ricordano la sua infanzia, creando opere interessanti e liberando il pianeta da scarti. Complimenti al curatore Martin Guinard per gusto e visione innovativa.

Infine interessante la scultura “Excavations of the Future” della polacca Angelika Markul alla galleria Laurence Bernard fatta di feltro, cera e acciaio, 6000 euro, che riflette su un’archeologia del futuro umana, una sorta di natura morta animale.

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Mocafico, Berneheimer

Nel moderno, bellissimo lavoro di Alexandra Exter, Femme aux Lunettes, venduto immediatamente alla preview alla Galleria Parigina Le Minotaure, assieme ad altri lavori su carta degli anni 20 come Francois Angiboult.

Moltissimi gli eventi di cinema, di tavole rotonde, concerti, durante la fiera nel programma Vip, articolato e ben organizzato con la proverbiale precisione d’oltralpe.
Tra questi particolarmente interessante anche l’esclusiva visita privata nella sede Ginevrina della UBS Collection, main sponsor sia di Art Geneve che di Art Basel, la cui collezione di 30.000 pezzi di 7.000 artisti si dipana in 70 paesi con 800 sedi diverse. Tra artisti svizzeri Armleder, Pipilotti Rist e internazionali come Fischli e Weiss, Lucian Freud, Gober o molti altri, il capitale raccolto è di valore inestimabile, anche e soprattutto per i dipendenti che hanno la fortuna di viverlo e sfruttarlo quotidianamente.
Swiss do it better, in arte è proprio il caso di dirlo.

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Artgeneve, vernissage, 2017, Julien Gremaud


1. Monte Verità è il posto dove le nostre menti possono raggiungere il paradiso.
2. Oggi l’opera dopo varie peripezie si trova nella Chiesa della Santissima Trinità in Annunziata a Foligno.






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