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Il video di Virus di Liuba
Autore: Redazione TK
Data: 30.03.2006

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Venerdì 31 marzo 2006 ore 22.00 presso  Fitzcarraldo, a Milano, proieazione del video di Liuba Virus & Virus New York.
Virus rende concreti e  visibili, in maniera provocatoria e ironica, I meccanismi sociali e individuali della bulimia dell’acquisto, che si avverte non solo nel mondo dell’arte ma anche nella vita quotidiana.
La performance di Liuba, che nell’inaugurazione di Artefiera ha infettato con miriadi di bollini rossile opere esposte, ha destabilizzato il sistema creando confusione tra i lavori venduti e non, ironizzando sul rapporto tra
valore commerciale e valore artistico dell’opera. Il virus si diffonde in maniera esponenziale divenendo il protagonista unico e incontrastato, dove non è più importante la qualità ma la quantità, non cosa si compra ma quanto si possiede.



La stessa performance, fatta in luoghi differenti, dimostra come il contesto e la performance si influenzino a vicenda, offrendo una riflessione sulla realtà circostante.
La performance Virus, realizzata al Sofa di New York, ha avuto esiti completamente differenti da quella realizzata a Bologna, e implicazioni aggiuntive.



A New York la performance ha portato stupore, divertimento, curiosità e rifiuto…ed è stata interrotta con l’espulsione di Liuba dalla fiera. Il video inizia con questa espulsione (le riprese erano proibite e sono state fatte di nascosto), che rende sempre più sottile e ambiguo il confine tra realtà e performance, e col paradossale dialogo sull’onnipotenza del dio-vendita e del dio-denaro.

Luca Vannulli

Nel segno di una provocazione irreverente e giocosa si colloca l’opera di Luca Vannulli, artista milanese (classe 1972) che, attraverso uno sguardo assolutamente sarcastico, si diverte nel catturare gli aspetti più negletti della realtà quotidiana. Si tratta di immagini fotografiche che registrano “scritte irripetibili”  a sfondo sessuale più o meno estremo a cui vengono associate scene con gente comune che percorre strade o autostrade, ordinari vacanzieri rappresentati nei loro “ordinari” itinerari di vita o di vacanza.
Segnali di un mondo sommerso e insospettatbile, una realtà che è tanto
nascosta e segreta quanto palese testimonianza di un certo modo di vivere, soprattutto di come la moda e il corpo siano diventati una prigione da cui è difficile liberarsi. Nella ricerca di Vannulli lo stesso messaggio scritto sui muri e relegato nei luoghi più bassi viene “elevato” a protagonista dell’opera, acquistando talvolta una dimensione paradossalmente poetica con graffiti che si trasformano in vere e proprie texture. Un’indagine su certi aspetti della realtà e su una forma di comunicazione “altra” che non mancherà di far riflettere, ma sempre accompagnata da una nota di pungente ironia.