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The influencers: la sovversione dei codici
Autore: Luca Barbeni
Data: 07.07.2006

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Abbiamo intervistato Bani, uno dei 5 artisti che organizza The Influencers, un festival sugli “stimoli, idee e icone che compongono la cultura popolare contemporanea”. Realizzato interamente da individui attivi in prima persona nella produzione culturale contemporanea, fra cui il gruppo italiano 0100101110101101.ORG. In corso dal 6 all'8 luglio, a Barcellona, questo festival è costituito da una serie di incotnri con presonaggi chiavi della sovversione della cultura e dei codici della contemporaneità, come Vuk Cosic, Molleindustria, Dj Spooky e Chicks on Speed.

LB: The Influencers si differenzia da tutte le altre manifestazione legate alla cultura digitale, lasciando da parte il paradigma tecnologico e mediatico, per concentrarsi e promuovere piuttosto un'attitudine...
B: The Influencers è un'esplorazione di stili e strategie di ribaltamento dell'ordine dei significati, stimoli, idee e icone che compongono la cultura popolare contemporanea. si tratta di momenti di sovversione spesso brevi, che aprono degli squarci surreali in cui anche solo per un istante tutto è possibile. ma più che definire una teoria, un quadro generale omogeneo che spieghi e normalizzi i progetti degli ospiti di Influencers, il nostro obiettivo è aprire porte spazio-temporali. non ci preoccupiamo di rispettare confini disciplinari né il nostro principale obiettivo è la coerenza storiografica.

Si potrebbe dire che in un certo senso il festival è progettato come un'occasione per ascoltare delle storie. Certo, sono storie che hanno alcune particolarità: quella di avere a che fare con i flussi di stimoli, informazioni e significati di cui è impregnato il mondo occidentale; la peculiarità di essere storie con un certo grado di follia e avventura; la peculiarità di essere storie di idee che sono state realmente messe in pratica, non semplici speculazioni; e infine la particolarità di essere raccontate dagli stessi protagonisti e, visti i protagonisti, non è cosa di tutti i giorni!

LB: La cultura del plagiarismo è un chiaro paradigma post-modermo, ne usciremo? Il remix come paradigma della cultura in generale, ma siamo davvero sicuri che il ruolo dell'artista sia solo quello di "curatore/selezionatore"?
B: Questioni complesse che volentieri taglierò con l'accetta. I paradigmi interessano molto di più agli accademici che li inventano che agli autori di progetti reali e in ogni caso - continuando a generalizzare - esistono remix che riaprono questioni che sembravano chiuse, remix migliori degli "originali" e remix che volentieri dimenticheremmo. Il cosiddetto plagiarismo può essere approfondito come pratica avanguardistica, necessaria, classica o addirittura inevitabile: mi sembra poco suggestivo confinarlo a un'epoca, ancor più a un presunto paradigma teorico.

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