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Piero Gilardi alla Boutique Borsalino
Autore: Redazione TK
Data: 03.10.2006

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Gli artisti correlati: Piero Gilardi, Ernesto Jannini, Corrado Bonomi, Vittorio Valente, Matilde Domestico, Walter Vallini, Paola Gandini, Guia Besana, Enrico Bartolucci


La Boutique Borsalino di Parigi nell'ambito di una attività di promozione dell'arte contemporanea italiana iniziata nel 2004 e sviluppata con le personali di Paola Gandini, Corrado Bonomi, Enrico Bartolucci, Vittorio Valente & Walter Vallini, Guia Besana, Matilde Domestico ed Ernesto Jannini presenta, con inaugurazione  
martedì 10 ottobre 2006 dalle 18 alle 22, l'opera di Piero Gilardi con una personale dal titolo "Il giardino di Dioniso".

 Mostra a cura di Edoardo Di Mauro ed Elena Masoero in collaborazione con Massimo Tretola e la galleria Biasutti & Biasutti di Torino.

 Piero Gilardi sarà anche presente a Parigi per la "Nuit Blanche" di sabato 7 ottobre con una installazione dal titolo "Inverosimile" presso il Parc de Bercy.

 L'allestimento dura fino al 4 novembre esclusi domenica e lunedì 11-13  15-19

Boutique Borsalino Rue de Grenelle 6 Parigi tel. 0142228824  metrò  
Sèvres Babylone o Saint-Sulpice
Info 335/7312205   La personale di Piero Gilardi costituisce un appuntamento di prestigio per la programmazione  della Boutique Borsalino di Parigi che, dal febbraio 2004, alterna l’attività di show room del prestigioso marchio alessandrino, tradizionale emblema della creatività applicata italiana, con la promozione dell’avanguardia artistica del nostro paese. La presenza di Piero Gilardi a Parigi, città che ha da sempre rappresentato un luogo importante per la sua carriera, basti pensare, tra le molte apparizioni, alla personale del 1967 da Ileana Sonnabend  e alle installazioni degli anni ’80 al Parc de la Villette, è arricchita nella circostanza con la partecipazione alla “Nuit Blanche” di sabato 7 ottobre 2006, nella sezione artistica curata da Nicolas Bourriaud e Jerome Sans sul tema del “metissage culturel”. Piero Gilardi esporrà al Parc de Bercy una grande installazione multimediale interattiva intitolata “Inverosimile”. Se la selezione nei precedenti sette appuntamenti espositivi è stata caratterizzata dalla scelta di artisti significativi della generazione italiana emersa a partire dai primi anni ’80 fino al decennio successivo e in un paio di casi, quelli di Paola Gandini e Guia Besana,  anche ad autori giovani di sicura qualità,  con Piero Gilardi, in sintonia con la volontà di presentare l’arte contemporanea italiana sotto molteplici aspetti, si propone un artista definitivamente storicizzato ed unanimemente considerato tra i protagonisti della svolta degli anni ’60 non solo da un punto di vista italiano ma anche internazionale. Non può d’altra parte non essere rilevata l’affinità del lavoro di Piero Gilardi con quello di molti tra gli artisti presentati alla Boutique Borsalino come Corrado Bonomi, Vittorio Valente & Walter Vallini, Matilde Domestico ed Ernesto Jannini. La comunanza è data, a mio avviso, dalla sintonia di questi artisti con  una ben precisa linea del Concettuale italiano, di cui Gilardi è tra i più insigni rappresentanti. Questa linea in cui spiccano, tra gli altri, personalità come Pino Pascali, Aldo Mondino, Alighiero Boetti, Gianni Piacentino, è caratterizzata dal frequente ricorso agli stereotipi pop, da una corrosiva ironia, dall’impiego di moderni ritrovati plastici, dall’attenzione al ruolo che la tecnologia può giocare nell’evoluzione del linguaggio dell’arte ; tutti elementi che si ritrovano, ovviamente formulati in diversi modi e maniere, nel lavoro degli artisti prima citati.  Chi scrive ha sempre guardato con occhio il più possibile attento l’evoluzione fenomenologica delle arti, arrivando alla convinzione che il progresso della tecnologia gioca da sempre un ruolo centrale in quello che è l’adeguarsi del linguaggio a nuove impostazioni formali. Così come la modernità venne contrassegnata in origine dall’elaborazione della prospettiva come metodo di inquadramento spaziale, dove l’opera veniva delimitata nel recinto bidimensionale della tela, all’interno della quale l’artista dava sfogo alla sua inventiva in relazione al rapporto intercorrente tra figura ed ambiente circostante, che troverà piena applicazione con la visione aeiriforme ed il gioco di luci ed ombre tipico dell’arte barocca, di pari la contemporaneità non può essere interpretabile od addirittura concepibile senza tenere presente la rivoluzione scatenata dall’avvento delle tecnologie fondate sull’elettromagnetismo. Dopo l’ultima grande invenzione moderna, la fotografia, che libera l’artista dall’onere di essere l’unico possibile riproduttore della realtà, dando il via alla fase dell’espressionismo e dell’astrazione,  la stagione della contemporaneità tende all’ambizione di far fuoriuscire l’arte dal suo classico confine, fosse esso lo spazio pittorico, od il classico monumentalismo, per invadere lo spazio circostante, esaltando il procedimento mentale e scapito di quello manuale, con l’arte vista come evento cerebrale ed immateriale e l’artista come lo sciamano in grado di “virgolettare” artisticamente l’universo mondo. La non rinviabile necessità di violare tutti i dogmi e tutti i tabù, che troverà il suo culmine con la stagione del Concettuale degli anni ’60 e ’70, dove si arriverà al “grado zero” dell’espressione artistica e dove la manualità, e quindi la pittura, verranno messe ignominiosamente al bando, porterà ad una fase successiva di grande libertà formale dove questi valori, affiancati da altri, torneranno decisamente in auge. Questi primi anni del nuovo secolo, esauritisi fortunatamente gli eccessi di disordine teorico e produttivo degli anni ’90, fase decadente del primo ciclo del post moderno,  stanno permettendo, nell’ambito di una scena sempre estremamente affollata di sollecitazioni visive, ed è ormai inevitabile sia cosi, ma più fluida e contrassegnata, specie da parte dei giovani artisti, da un maggiore tasso di umiltà e rigore progettuale, momenti di importante verifica ed aggiornamento di fasi importanti dell’arte degli ultimi decenni del Novecento, sia rispetto ai flussi generazionali che alle singole personalità, di cui ora si può verificare con calma il progetto e l’attualità dello stile. Attualità che non è mai venuta meno al progetto artistico di Piero Gilardi. Se, nel corso degli anni, il lavoro di molti suoi compagni di strada si è progressivamente isterilito sia nella riproposta dei fortunati canoni formali degli esordi sia nel reitero di posizioni ideologiche di cui si avverte ormai  l’inadeguatezza nell’interpretare il nostro tempo, in Gilardi si continua a percepire una volontà quasi febbrile di sintonizzarsi sulle coordinate del “qui ed ora” e di ipotizzare, ponendo in essere operazioni concrete, scenari futuribili. La storia di Gilardi è nota a tutti i fruitori d’arte contemporanea e sintetizzarla in poche righe è impossibile, oltre che inutile stante la ricca bibliografia di cui dispone. Tuttavia alcuni passaggi vanno menzionati. Come l’esordio degli anni ’60, nel pieno della stagione rivoluzionaria prima citata, con l’inserimento suo da parte di Germano Celant nel nucleo primigenio dell’Arte Povera. Operazione che dà l’avvio alla stagione della “critica militante” italiana e trova il suo suggello nella “tre giorni” organizzata ad Amalfi nel settembre 1968 intitolata “ Arte Povera più Azioni Povere”, operazione da me puntualmente menzionata nell’ambito del corso di “Storia e metodologia della critica d’arte” che svolgo presso l’Accademia Albertina di Torino. Questo sia per le modalità organizzative, con Celant che accortamente realizza un vero e proprio “evento” dal notevole, per allora, riscontro mediatico, caratterizzato dalla  presenza degli artisti, di tutti i più importanti critici dell’epoca e finanche della televisione, sia per l’importanza del dibattito teorico che lì si sviluppa. Come sottolineato dallo stesso Gilardi nell’epistolario con Angela Vettese pubblicato nel catalogo stampato in occasione della sua recente personale presso la Galleria d’Arte Moderna di Modena, l’oggetto del contendere consisteva nel dipanare, se possibile, il dualismo tra i sostenitori, tra cui l’artista, di un’ arte svincolata dalla materia ed attenta in primo luogo ai processi relazionali oppure centrata sulla materia e sull’energia fenomenica, in pratica la linea “mondana” basata sull’osservazione del divenire degli elementi sia artificiali che naturali, visti nella loro dimensione di esemplarità archetipa, quella più vicina al dettato celantiano ed incarnata da autori come Merz, Zorio, Penone, Anselmo, Long. In realtà il lavoro di Gilardi, ed anche quello di altri autori come Paolini, Boetti, Piacentino, Martelli, presentava solo alcune affinità con la teoria “poverista”.  Nel caso di Gilardi  questa era da rinvenire soprattutto nella consapevolezza ideologica di trovarsi al centro di una rivoluzione socio-strutturale della società occidentale. Il percorso di Gilardi dai primi, rivoluzionari “Tappeti-natura” che ad oggi non hanno perso nulla della loro carica innovativa, si incammina lungo una strada che, negli anni ’70 ed ’80, lo conduce verso un coerente impegno politico nella consapevolezza che oggi l’arte debba irrompere all’interno delle dinamiche sociali, delle situazioni di disagio e marginalità, per fornire un contributo diretto e non isterilirsi unicamente nelle strettoie del sistema artista – critico – galleria – collezionista -museo. Nel corso degli anni, e fino ai giorni nostri, Piero Gilardi ha poi perseguito l’obiettivo di un’arte relazionale, in grado di confrontarsi con le nuove tecnologie per trarne diverse possibilità estetiche e comunicative  in una accezione non meramente formalista ed autoreferenziale ma autenticamente”aperta” al mondo. Il coronamento di tutto ciò, dall’artista stesso definito il “progetto di una vita” è senz’altro il PAV – Parco d’Arte Vivente, in fase di realizzazione nella periferia sud di Torino. Si tratta di un progetto dove la dimensione troppo spesso relegata nella sfera dell’utopia di un’ibridazione tra uomo, natura, tecnologia, arte trova concreta realizzazione e dove le ardite teorie del recente passato, ad esempio l’”Urbanistica Unitaria” di Costant, hanno applicazione in una realtà dove l’arte gioca un ruolo alla pari con l ‘ architettura alla ricerca di una nuova concezione di “arte pubblica”. All’interno della personale presso la Boutique Borsalino Gilardi esporrà una serie di “Tappeti-natura” recenti ispirati ai colori ed ai frutti della natura autunnale e quattro litografie risalenti ai primi anni ’90.   Edoardo Di Mauro, settembre 2006.