ArtKey Magazine | ArticoloGameScapes: Paesaggi e città dei videogiochi
Autore: Alice Spadacini
Data: 19.10.2006
Il videogame, da Spacewar! (1962) e Pong (1972) in poi, ha prima catturato la cultura contemporanea, stregando generazioni di player, e poi vi si è insidiato entrando a farne parte, e arrivando ad essere una delle industrie più potenti della Terra: il suo ingresso nel mondo dell’arte è stato inevitabile, anche se meno conosciuto. Per ora è già un successo che in Italia se ne parli, e un trionfo che venga organizzata una mostra; ecco perché è stata emozionante l’inaugurazione di giovedì scorso alla Galleria Civica del centro di Monza. Che una mostra di Game Art, rivolta cioè a quell’universo di pixel che ci ha entusiasmati e agitati, e che ci ha irreversibilmente sdoppiati in situazioni che non esistono, sia orientata proprio verso il tema del “paesaggio”, soprattutto urbano, potrebbe apparire come una grande assurdità. Invece, esplorando i lavori dei cinque artisti che espongono in GameScapes, ci si trova a scoprire le molteplici connessioni, ma soprattutto le vicendevoli contaminazioni, fra il luogo fisico e quello, spesso molto criticato, dei videogiochi; in cinque diversi percorsi il videogame si lascia trasformare in strumento per l’esplorazione estetica dell’ambiente contemporaneo – quello relativo alla cultura naturalmente, ma anche quello fisico appunto. ![]() Cory Arcangel, I shot Andy Warhol, 2002 Cory Arcangel libera l’estetica dei videogiochi anni ottanta dalla sua limitante implicazione “storica”, per offrirla ad uno stadio più puro, estremamente stimolante e gradevole dal punto di vista percettivo: l’artista, già noto per le manomissioni delle vecchie cartucce Nintendo, sfida nuovamente il mito di Super Mario con Super Mario Movie, un video a 8 bit di un quarto d’ora, nella cui confusa proliferazione di figure è possibile riconoscere impronte estremamente familiari. ![]() Mauro Ceolin, Solid Landscapes. Kirby.04, 2004 Mauro Ceolin, particolarmente concentrato su ready-made digitali spesso oggettuali, va a caccia di scorci e di architetture intriganti all’interno del regno dei videogiochi, ed espone la sua ricerca di “paesaggista” in forma di dipinti o stampe con SolidLandscapes. Sul fondo dello spazio un grande schermo invita inoltre i visitatori ad intraprendere un lotta contro i diversi loghi dei sistemi operativi, in un’elaborazione in flash sulla scia di Space Invaders (RGBInvaders.03). ![]() Jonathan Haddock, Quan Duc's suicide in protest at the Vietnam War, 2001 Importante e parecchio eloquente rispetto ai meccanismi mediatici capaci di rendere leggendarie le immagini è invece Screenshots, di Jonathan “Jon” Haddock: in una serie di speciali “istantanee” sono immortalati momenti topici di cronaca contemporanea (come il massacro alla scuola di Columbine), reinterpretati però dalle asettiche e innaturali prospettive isonometriche della modellazione 3D, che permettono all’occhio un’analisi finalmente distaccata delle nuove iconografie televisive. Eddo Stern poi, è l’autore delle sculture computterizzate del progetto GodsEye, assemblate con parti del PC; si tratta di una ricognizione nel gusto retrò delle avveniristiche scenografie ludiche di certi videogiochi, spesso sfacciatamente voltate a guardare secoli lontani nella storia, ad esempio medievale, sia nell’estetica che nella tipologia di personaggi e azioni. Infine, il gioco (anche online) Average Shoveler, dell’italiano Carlo Zanni, è connesso in tempo reale con Yahoo che vi fornisce frasi e immagini, e si presenta come una proiezione della nostra società e dei suoi fondamentali legami con l’ormai prezioso concetto di “informazione”. GameScapes – che è curata da Rosanna Pavoni e vanta nel suo comitato scientifico anche Matteo Bittanti e Domenico Quaranta – coincide con altri due eventi piuttosto indicativi: l’apertura di “Video Games History – percorso interattivo attraverso l’evoluzione del videogioco”, visitabile fino al 22 ottobre, e soprattutto l’uscita dell’appassionante volume, unico nel suo genere, GameScenes – Art in the Age of Videogames, a cura di Matteo Bittanti e Domenico Quaranta ed edito da Johan & Levi (che contiene però anche i testi di Rebecca Cannon, Pierluigi Casolari, Maia Engeli, Henry Lowood, Sally O’Reilly, Pippa Stalker e Valentina Tanni). Il libro si propone di accompagnare il lettore attraverso le interessanti sfumature di quel filone sperimentale deciso a “sfruttare” i giochi digitali nel processo di creazione dell’opera, raccoglie un’esemplare scelta di artisti e lavori e spiega attentamente differenze e analogie con il repertorio di nozioni già conosciute al pubblico dell’arte, insegnandone di nuove. Se la costruttiva convergenza di questi e di altri avvenimenti nel campo dell’arte digitale apre finalmente un dialogo dedicato alle pratiche più nuove, penalizzate dalla mancanza di un sistema adeguato e aggiornato, GameScapes offre intanto ai suoi visitatori l’opportunità di conoscere diverse ricerche e di raggiungere una sospirata riconciliazione tra il mondo popolare dei giochi e quello elitario dell’arte, tra l’estetica dei quadratini della simulazione dinamica che non si può toccare ma che è ormai nostra da decenni e quella della vita vera, tra l’interno e l’esterno del computer insomma, illustrando una nuova tipologia di habitat ibrido. GameScapes Galleria Civica di Monza Via Camperio 1 Monza Tel. 039 2302192 Fino al 29 ottobre 2006 GameScenes – Art in the Age of Videogames A cura di Matteo Bittanti e Domenico Quaranta Ottobre 2006 Pagine 456 ISBN 88-6010-010-0 Prezzo € 32,00 Johan & Levi editore “Video Games History – percorso interattivo attraverso l’evoluzione del videogioco” Urban Center – Binario 7 Via Turati 6 Monza Tel. 039 2372342 www.gamescollection.it 14 – 22 ottobre 2006 |
ArtKey Magazine
In Primo Piano
![]() |
|
|
|
||