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Intervista con Giacomo Guidi
Data: 23.01.2007

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Vai alla sede: Giacomo Guidi Arte Contemporanea


Abbiamo incontrato Giacomo Guidi, gallerista a Roma, per conoscere motivazioni ed obiettivi del suo nuovo spazio situato nel centro storico di Roma ed inaugurato nell`ottobre scorso con la mostra collettiva “Prossimità”.

 A.W.: Quale è la visione che ha per il Suo nuovo spazio e per il lavoro di gallerista?
G.G.:
Vorrei essere un gallerista vero, come esistevano una volta. Oggi si è persa l´idea della galleria com`era concepita una volta: un luogo d`incontro e di scambio intellettuale. Molte gallerie sono diventate spazi commerciali. Il risultato sono discorsi culturalmente poveri, ai quali manca un pensiero unico valido. Io voglio riprendere una tradizione, voglio aderire all`idea di galleria che è esistita fino agli anni sessanta: il gallerista deve essere un uomo di cultura con un pensiero stabile ed anticipante, che, attraverso la scelta accurata degli artisti e delle opere manifesta un pensiero concettuale e culturale. Bisogna seguire i vari tipi di linguaggio che ci sono nell`arte contemporanea in maniera approfondita, annalizzandoli ad altissimo livello e con attenzione, sensibilità e onestà. Non bisogna fare dell`arte uno show, non bisogna ridurla ad uno spettacolo mondano. Non apprezzo i colleghi che lavorano sfruttando solo lo storico.
 
A.W.: Quando parla dell´idea della galleria di una volta, ha qualche riferimento in particolare?
G.G.
: Si, certo. Penso a galleristi come Carlo Cardazzo, Luciano Pistoi, Plinio De Martis, Gian Tomaso Liverani.
  A.W.: Secondo Lei, a Roma in questo momento c`è un cambiamento di clima in favore dell`arte contemporanea?
G.G.: Promuovere l`arte contemporanea a Roma è difficile. La città non ha l`abitudine di frequentare le gallerie, perché esse non sono più un luogo di scambio intellettuale. La galleria deve invece essere il motore di un fervore culturale, e ciò attraverso la qualità degli artisti e degli cultori che la frequentano. Ciò risulta però difficile, anche a causa dello scarso spessore culturale di molti galleristi. E non c`è più uno scambio tra gallerie e istituzioni culturali. Dovrebbero mettersi insieme galleristi, curatori e direttori di musei per promuovere gli artisti. Invece non è così, ed è un peccato, perché gli artisti italiani sono un grande potenziale che non viene sfruttato dalle organizzazioni culturali.  
A.W.: Però la speranza che le cose possano cambiare, anche attraverso il Suo lavoro, c`è l`ha?

G.G.:
La speranza c`è sempre.  
 A.W.: Quali sono i prossimi progetti della Sua galleria?
 
G.G.: Da febbraio inaugueremo delle mostre personali, curate da curatori internazionali diversi. Gli artisti della mia galleria rappresentano concetti rifondativi, diversi tra loro, lontani dalle tradizioni più contemporanee ma ispirati sicuramente al classico. Non si tratta però di un gruppo. L`idea del gruppo d`artisti oggi non ha più senso.  
A.W.:
Quindi come li vede gli artisti di oggi, in particolare quelli da Lei rappresentati ?
G.G.
: Ora l`artista è più cosciente di quello che fa, ha delle conoscenze superiori, più ampie. L`artista, e anche il gallerista, deve avere il coraggio di manifestare un`idea di profezia artistica, una proiezione futura dell`arte. Gli artisti che rappresento sono legati al discorso “opera” nella sua struttura classica, ma subentrano nello spazio. I loro sono concetti complessi, perciò la loro grande capacità e quella di creare costanti sintesi tra l`opera e lo spazio, codificando strutture dell`irreale. Creano architetture dal reale che però assumano una dimensione trascendente. C`è una perseveranza, una trascendenza che parte dall`uomo, però nel senso di un`inespressionismo antropologico e formale, dal punto di vista visivo. Se vuole, è un`arte “fredda”. 
 A.W.: E quale sarebbe il Suo ruolo rispetto a questo tipo d`arte, visto che, almeno nel mondo dell`arte, gli artisti da Lei rappresentati hanno già un nome pur non essendo magari conosciuti dal grande pubblico ?
G.G.
: Voglio divulgare al massimo il pensiero ed i concetti di questi artisti. L`arte non è fine a se stessa e non può esistere da sola. Ha bisogno di un riscontro nel reale. Non deve essere per pochi e non deve rinchiudersi in una torre d`avorio. L`arte ha una funzione sociale. Bisogna dare delle chiavi di lettura alla gente. Perciò la comunicazione la intendo come uno slancio che dall`esterno porti all`interno della galleria. Voglio che la gente capisca che la galleria non è solo un punto di vendita d`arte. Spesso la gente è spaventata, addirittura ha paura di entrare nelle gallerie. Invece dovrebbe poter entrare tranquillamente anche solo per guardare. È questo che voglio fare nel mio spazio. 
 A.W.: Un`ultima domanda rispetto all`idea da Lei espressa riguardante la “profezia artistica”: pensa, in futuro, di promuovere anche delle posizioni molto giovani?
G.G.
: Penso che i giovani artisti abbiano dimenticato come soffrire. Hanno capito il mercato troppo bene. Invece dovrebbero avere il coraggio di lavorare per dieci anni senza aspettarsi un successo immediato. Purtroppo oggi c`è la tendenza a pescare o nello storico ovvio o nel giovanissimo, ma è sbagliato. Io invece trovo interessante le posizioni di artisti che si sono impegnati per anni al fine di sviluppare un discorso artistico forte e profondo.  
Galleria Giacomo Guidi Arte Contemporanea

via del Cancello 13 - Roma

Orari: dal lunedi' al sabato ore 10-13 16-20  
La prossima mostra, personale di Vittorio Messina “dei sensi e altro, per dire così, domani”, a cura di Amnon Barzel, inaugurerà il 1 febbraio.