ArtKey Magazine | ArticoloROBERT GLIGOROV Waste Land
Autore: Martina Angelotti
Data: 05.03.2007
Vai alla sede: B&D Studio contemporanea Gli artisti correlati: Robert Gligorov ROBERT GLIGOROV Waste Land Luci bianche al numero 18 di Via Pietro Calvi, Milano. Ma non sono solo i faretti ben sistemati sul soffitto ad illuminare lo spazio della 'bnd', ma la brillantezza decisa che emana dal groviglio di corde bianche e blu, posizionate al centro della prima sala, della compattezza simile ad un grande bozzolo e della delicatezza di una farfalla. E' Dalla terra alla luna, una corda intrecciata lunga 12.000 metri e di oltre 4000 kg che intreccia fra i suoi nodi tutta la pesantezza dell'età contemporanea, i sui mutamenti, i suoi desideri di fuga e ambizioni. Una forma ondulata che partendo da terra raggiunge quasi la sommità del soffitto, sorretta da una struttura mobile in metallo. Un blocco omogeneo di nodi e trecce congiunge la terra alla luna, e per pochi attimi permette l'evasione di sguardi e di anime da questa terra sterile per vivere attraverso un'esperienza onirica. Lasciandoci alle spalle la potenza immaginifica di questo oggetto, e muovendoci sul lato sinistro della galleria, appesa al muro vicino all'entrata, appare la foto de I magnifici Sette. ![]() Ma al posto di Charles Bronson e Steve McQueen, la figura rigida di Gligorov stesso rigorosamente in nero e con occhiali da sole e ai sui piedi sei piccolissimi animali: un passerotto, una formica, un verme, una mosca, che spiccano, nonostante le proporzioni, sullo sfondo bianco dell'immagine, accanto ai piedi dell'artista, distogliendo l'attenzione dall'intera foto ed accentuando la dimensione organica della composizione. Magnifici lo sono davvero, e impressiona la densità e la forza nel suo insieme, tanto che i cowboy a confronto perdono di credibilità. Si attraversa la soglia di una nuova stanza e proprio lì, appesa alla parete, una grande foto attira l'attenzione del pubblico. Sembra una piazza, come se ne vedono tante in Italia. Una foto tecnicamente perfetta, messa a fuoco netta e precisa, colori nitidi, ma qualcosa sembra non tornare. Che cosa, esattamente? Dalle prime impressioni, diventa spontaneo pensare di trovarsi a Milano, e di fatto guardando a sinistra sembra di scorgere una galleria, la Galleria Vittorio Emanuele, beh dunque è fatta, ci siamo, abbiamo riconosciuto un elemento familiare, ma manca ancora qualcosa a rendere il tutto più verosimile, e quel qualcosa è giusto il Duomo. Una Piazza del Duomo senza Duomo. L'immagine trasforma completamente la percezione dell'architettura, sembra di stare in un'altra città, i milanesi liberati dal colosso, la piazza appare meno affollata, e sembra addirittura più verde, meno inquinata. Con un gesto assolutamente efficace, Gligorov ha riconsegnato ai milanesi una città pura, privata di un simbolo che la rende riconoscibile al mondo. Attraverso l'utilizzo dell'immagine digitale, l'artista non desidera provocarci, ma portare avanti una ricerca poetica dove la potenza dell'immagine riacquista la propria autenticità. ![]() Ed è così che scendendo le scale per raggiungere i piani bassi della galleria, la stessa ricerca la si trova guardando Terra Desolata (da qui il titolo della mostra Waste Land, come la raccolta poetica T.S. Eliot) un potentissimo grandangolo di un quadrato urbano. Anche qui l'artista ci costringe ad individuare la location dello scatto, a seguire col dito le strade più visibili per scoprire dove portano e ad affossarci col naso a pochi millimetri dell'immagine per scorgere con grande stupore elementi aggiunti che acquistano immediata familiarità con gli elementi architettonici originali. Siamo ancora a Milano, poco lontani dal centro, e Gligorov ci mostra interni di giardini bellissimi, con piante in fiore, suggestive terrazze dall'alto, ma in lontananza, sui tetti, si ergono con disinvoltura, croci cristiane, di colore bianco, perfettamente adattate alla proporzione delle costruzioni, che incupiscono l'atmosfera o la rendono più religiosa. Sopra i tetti, quasi a consacrare una città funerea, pietre tombali, mosaici biblici, immagini di cristi e madonne dipinti sulle facciate più nascoste, come se lì esistessero davvero, ma nessuno passando di corsa, ha mai avuto il tempo di accorgersene.
E' così che Robert Gligorov, artista macedone ma naturalizzato milanese, in mostra alla bnd fino al 14 aprile, ha voluto regalarci l'utopia di un'esperienza, strappata alla quotidianità, per sublimare, con piccoli tocchi una misera e povera visione. 01.03.07 - 14.04.07 bnd tomasorenoldibracco contemporaryartvision |
ArtKey Magazine
In Primo Piano
![]() |
|
|
|
||