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“Eroi! … come noi?” – a cura di Julia Draganovic al PAN
Autore: Anna Rescina
Data: 13.04.2007


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Vai alla sede: PAN - Palazzo delle Arti di Napoli

Gli artisti correlati: Adrian Tranquilli, Sislej Xhafa, Ilya Kabakov, Nedko Solakov, Charlotte Ginsborg, Sigalit Landau, Anton Corbijn, Marco Giovani, Peter Kees, Yerbossyn Meldibekov, Pierrick Sorin, Hu Yang, Trine Lise Nedreaas, Aes+f, Boisseau/westermeyer, Kathryn Cornelius, Fabio Cuttica, Yitzhak Livneh, Emily Prince, Tom Sanford


Eroi!Come noi...? - Heroes! Like us...?
a cura di Julia Draganovic






AES + F
Last Riot 2 (tondo #3), 2005
inchiostro a getto su tela / inkjet on canvas
diametro / diameter 155 cm
courtesy Galerie Nikolaus RUZICSKA, Salzburg



Edizione italiana di “
über MENSCHEN. Zur Zukunft des Humanen. (2002/03) ” tenutasi a Weimar, Germania,
Eroi!Come noi...? - Heroes! Like us...? ” è stata riproposta a Napoli, Palazzo Roccella, PAN – Palazzo delle Arti Napoli -, sotto nuove vesti, reclutati nuovi artisti, in un re-styling assolutamente originale, dalla neo-direttrice del PAN, nonché curatrice di entrambe le esibizioni, Julia Draganovic. Il concept sotteso per entrambi gli eventi espositivi, tuttavia, è il medesimo, e si dispiega eloquentemente nella domanda aperta cui il titolo rimanda. Nell’epoca del cosiddetto “pensiero debole”, l’interrogazione, spesso senza risposte definitive, è l’unica forma possibile d’indagine per tutto quello che riguarda, direttamente  e non, l’umano e la sua ridefinizione sociale, storica, filosofica. Ora, il dubbio deve riguardare, anche  e soprattutto, la questione degli stereotipi d’identificazione collettiva: se essi in qualche modo ci siano ancora e sotto quali spoglie ci appaiano, sottoposti, come sono, a continue trasformazioni e rimaneggiamenti, nelle operazioni di riscrittura della cultura, intesa in senso esteso, e dell’informazione, sempre più protagonista delle nostre vite; e, in secondo luogo, in che modo tali raffigurazioni, poi, agiscano sui processi di comunicazione e condivisione sociali. Un cortocircuito probabilmente senza precedenti, se l’immaginario collettivo crea, attingendoli e riplasmandoli da ambiti eterogenei rispetto alle fonti del sapere identitario ufficiale, tali eroi, e a sua volta se ne appropria rendendoli, sempre più simili a sè, dei veri  e propri oggetti di consumo.



Tom Sanford,
Supersized Phantasy, 2004
olio su tela
courtesy Galleri Faurschou, Copenhagen



In un’era come la nostra, definita di “fine della storia”, si è compiuta una vera e propria dissoluzione all’interno della dicotomia “classica” fra la categorie di eroicità VS antieroicità. L’arte può senza dubbio, anzi deve, raccontare tale lacerazione, lo strappo, lo stato di scissione in cui l’uomo odierno si trova  a vivere. Se da un lato l’idea di eroicità – persisi per sempre, perché sviliti e compromessi, i canoni della rappresentazione classica – si permea sempre più degli stilemi tipici dei  vissuti quotidiani collettivi, così come propagati dai media, con il loro immaginario tutto post-modern e post-umano, di contro la categoria di antieroicità, deprivata della sua carica negativa, siccome non può più essere l’antitesi di un’eroicità “a basso voltaggio”, va connotandosi sempre più come caduta necessaria non scindibile, anzi costitutiva, del ciclo caduco dell’eroe. Sicché l’inevitabilità, per l’eroe, dell’insuccesso, in quella che non è più una saga epica ma una rappresentazione mass-mediatica reiterata, lo rende sempre più vicino ai nostri orizzonti. Lo contraddistingue il non-senso del fallimento possibile, di una perdita eternamente in agguato, se la sua presunta invincibilità, impregnata e contaminata dall’ umano, è ormai attenuata. Si tratterebbe, in sostanza, di un processo di assimilazione inarrestabile e fagocitante che coinvolge l’eroe nella
comédie umana: non ci possono più essere miti edulcorati e consolatori, la tragedia di un semidio guerriero e titano che si sacrifica e ci salva, e cui vanno tributati onori e gloria. 



Sislej Xhafa
Skinheads Swimming, 2002
video, 4.58 min
courtesy Magazzino d’Arte Moderna, Roma



Questo è proprio ciò che questa mostra intende raccontare: la liberazione dall’illusione di un’eroicità alta e salvifica. Tale è l’orizzonte nel quale si muove la Draganovic: l’arte non può redimere, anzi deve uscire una volta per tutte dai territori falsati dell’auroreferenzialità, per acquisire non tanto una volontà – siccome questa è indice di potere ed eroismo - bensì rispondere, farsi carico, di una voglia: il gusto, ambiguo e seducente, del dire. Il raccontare è il “progetto dolce” di cui parla Achille Bonito Oliva, una voglia programmatica  e processuale – senza rifugi nell’”arte per l’arte” o nella ricerca di risultati volutamente eclatanti ma taciti e chiusi in se stessi – di raccontarsi come individui di una collettività in cui i segni dell’individualità e della separazione, anche se marcati, sono profondamente condivisi: e quindi raccontare, di noi tutti, i tempi, i sogni, le paure, le idiosincrasie, i saperi, le esperienze, i drammi, i casi, non senza una punta, affievolita, di crudeltà: il sorriso indulgente della dissacrazione partecipe e solidale.


In questa direzione s’inoltra il punto di domanda di Julia Draganovic: “come noi?”. Questi eroi, semidei sperduti in uno scenario antropizzato all’eccesso, sono diventati addirittura come noi? La questione sostanzialmente non è se essi siano ancora candidati a essere i nostri modelli, ma se, a tal punto allontanatisi dalle vette della semidivinità, irrimediabilmente contaminati dall’umano, segnati da una commistione infera, non siano finiti - loro! – per somigliarci.


Ilya Kabakov
Wings (How to make yourself better or how to become an angel), 1999
tecnica mista su legno / mixed media on wood
142 x 109 x 13 cm
courtesy Pescali & Sprovieri, London



La descrizione della caduta dell’eroe, così com’è stata resa dagli artisti messi insieme in questa mostra, non assume, però, i caratteri di una precipitazione drammatica, ma di un abbassamento tenue, umoristico: un rovesciamento dei canoni della rappresentazione ideale, senza preservare neppure i generi della raffigurazione, anch’essi coinvolti in una commistione senza arretramenti. È in quest’ottica che si deve guardare alle opere di Tom Sanford, riedizioni, in perfetto stile e tecnica, delle pale d’altare lignee cinquecentesche a immortalare qui rapper-gangster con entourage e groupies al seguito; o le apparizioni aliene di Marco Giovani, icone di santi  e madonne ri-velati, semi-celati, armati; le epifanie angeliche di Ilya Kabakov, gentili irruzioni, senza dramma estatico, nel nostro quotidiano; le “Heroic Stories” di Nedko Solakov, narrazioni scarne e tratteggiate, lievi, di storie di cadute, senza rimedio, di eroi dotati d’ironia: e solo l’ironia gli è rimasta, se hanno perso il lavoro, non hanno più religione, sono perseguitati dalla sfortuna e dalla pigrizia; i travestimenti fanatici di Anton Corbijn, ad imitare, con i propri tratti somatici, quelli che sono ormai i miti del nostro Olimpo (i divi del rock prematuramente scomparsi); il fregio della vita di Hu Yang, in cui desideri, paure e aspettative della gente comune sono il fulcro della ritrattistica fotografica; la vita frenetica dell’uomo tutto-fare di Pierrick Sorin; gli adolescenti sanguinari e bellissimi, tutti rigorosamente in pose contorte e innaturali,  a metà strada fra i personaggi delle pale barocche e i modelli degli spot pubblicitari, del quartetto russo AES+F; il femminile alle prese con l’espansione dei propri ruoli, da quello domestico di Kathryn Cornelius a quello storico-identitario di  Sigalit Landau; i superoi dei fumetti, in altre vesti, dimenticati e accasciati su se stessi, di Adrian Tranquilli.


20 artisti su 3 piani per più di 50 opere fra video-proiezioni, installazioni ambientali, fotografie, e tele; e ancora la nascita di una nuova ambasciata, il Consolato dell’Arcadia di Peter Kees, e una missione – compiuta? – di Batman, assoluto protagonista del proscenio visionario di Tranquilli.


Da non perdere, inoltre, le “Heroic Talkings” ovvero le “Conversazioni eroiche”, gli incontri aperti  a chiunque desideri interloquire con alcuni degli artisti presenti in mostra:
  11 Aprile 2007, Tom Sanford
17 Aprile 2007, Nedko Solakov
27 Aprile 2007, Adrian Tranquilli
9 Maggio 2007, Fermariello
23 Maggio 2007, Sislej Xhafa
 

ore 18.00, PAN – Palazzo delle Arti Napoli, via dei Mille 60, Napoli
  orari di apertura // 9.30 – 19.30 // festivi 9.30 – 14.30 // chiuso il martedì info // +39 081 7958605 // info@palazzoartinapoli.net www.palazzoartinapoli.net